![]()
San Paolo della Croce fondatore dei
Passionisti
L' ORAZIONE

Uno dei principali effetti dell'amore è il desiderio, la brama d'esser vicini alla persona amata e di trattenersi con lei in intima e dolce conversazione, poiché l'amore, nella sua essenza, altro non è che «un movimento dell'anima verso l'oggetto amato».
Perché Dio ci ama, egli trova tutte le sue delizie nell'essere coi figli degli uomini (Prov. VIII, 31). Del pari le anime amanti del Signore altro gusto ed altro desiderio non hanno che di stare ai piedi di Gesù, come la Maddalena, e di ascoltare le sue parole (Lc X, 39).
Gli è per questo che l'occupazione più cara e gradita delle anime pie è la santa orazione, la quale, secondo S. Agostino «è un moto affettivo dell'anima verso il Signore; e secondo S. Francesco di Sales «una dolce conversazione in cui l'anima s'intrattiene con Dio della sua amabile bontà, per unirsi a lui»
Per innamorarci sempre più della santa orazione, gioverà ascoltare quel che S. Paolo della Croce dice intorno ai suoi benefici e alla sua pratica.
Benefici dell'orazione
L'orazione è mezzo efficacissimo per ottener tutto da Dio
L'umile orazione ha efficacia d'impetrare tutto ciò che domanda a gloria di Dio e a utilità nostra spirituale (I, 791).
Se non si lascerà di ricorrere alla miniera ricchissima della santa orazione, tutti si faranno ricchi d'ogni tesoro di virtù (III, 762).
Per ricever tutto con rassegnazione, e soffrir con fortezza bisogna cibarsi spesso della santa orazione (I, 41).
Molte volte domandiamo una grazia a Dio, ed egli ce la concede in maniera diversa, perchè così è espediente per il nostro bene (I, 207).
E' arma invincibile contro i nemici
L'orazione è arma invincibile per superare tutti i nemici (IV, 44).
E’ arma potentissima per abbattere tutta la rabbia dell'inferno (I, 319).
L'orazione è mezzo efficacissimo per vincere ogni assalto del demonio (II, 17).
Per esser forti bisogna cibarsi spesso della santa orazione (II, 5).
Scotta molto al diavolo l'orazione (II, 505)
So che il demonio ha grande invidia di chi fa orazione (I, 9).
Anima dell'apostolato
La vera vita apostolica consiste nell'azione per le anime e nella continua orazione (II, 752).
Senza orazione i missionari saranno più atti a distruggere che ad edificare; più ad ammorbare i prossimi col cattivo odore delle loro imperfezioni che a profumarli col buon odore delle loro cristiane e religiose virtù (IV, 252).
Cristo Signor nostro, appena predicato, fuggiva al monte ad orare: e noi? e noi? (III, 254).
Scuola di santità
L'orazione fa imparare grandi cose (II, 366).
Nell'orazione s'impara la scienza dei santi, che consiste nell’esercizio di ogni virtù (III, 427).
La vera scienza dei santi s'impara ai piedi del Crocifisso nella santa orazione (II, 7).
Per esercitare le virtù non dovete lasciar mai l'orazione, ma continuarla nelle occupazioni, tenendo il cuore rivolto al cielo (I, 600).
Vi raccomando di non lasciar mai l'orazione: in questa divina scuola imparerete ad essere obbedienti a tutti, modesti, caritativi ecc. (II, 625).
Beato chi è fedele e non lascia mai l'orazione (II, 17).
Se manca l'orazione...
Certo è che se manca l'orazione tutto l'edificio spirituale cade a terra (III, 370).
Non vi e' strada più corta per cadere in precipizi, quanto il lasciare l'orazione (I, 432).
Se lascerete l'orazione vi troverete in un abisso irrimediabile di rovine (I, 417).
Avvertite bene di non lasciar mai la santa orazione, che sarebbe la vostra rovina (I, 415).
Sopra tutto vi raccomando di non lasciar mai l'orazione mentale (III, 357).
Non lasciate mai l'orazione, per qualunque tempesta vi susciti il demonio (III, 697).
Pratica dell'orazione
Rimuovere gli ostacoli
La pigrizia e' una tignuola che rode e guasta tutta la devozione, e porta via il frutto della santa orazione (III, 409).
Vincete il tedio e le ripugnanze che provate nell'orazione, standovi il tempo prefisso (III, 382).
Se darete luogo alla curiosità, avrete distrazioni, molestie e rimorsi interni, e nell'orazione durerete fatica a raccogliervi
(IV, 294).
Meno tratterete con le creature e più avrete introduzione al tratto amoroso con Dio (I, 635).
Quando vi trovate distratti, ravvivate la fede, e riconcentratevi in Dio nell'interno dello spirito (III, 381).
Quando le mosche delle distrazioni svolazzano intorno al vostro spirito, non fate altro che un pacifico ravvivamento alla divina presenza (IV, 48).
Quando la mente se ne fugge e vengono delle distrazioni, ravvivate dolcemente la fede con qualche slancio d'amor di Dio, e con qualche colloquio sopra la Passione di Gesù Cristo (III, 362).
Nelle distrazioni e tentazioni che occorrono durante la santa orazione non bisogna inquietarsi affatto, ma ritirarsi nella parte superiore dello spirito, ed ivi trattare con Dio in spirito e verità, ridendovi dei fracassi esteriori dei nemici (I, 118).
Quando non potete meditare e discorrere esteriormente, statevene alla presenza di Dio, nel tempio dell'anima vostra, riposandovi come bambini nel seno del Signore, in silenzio di fede e di santo amore (III, 367)
Disporsi con la mortificazione
Il gran punto si è che mai potremo esser anime d'orazione e unione con Dio, se non avremo grand'amore alla mortificazione interna ed esterna (IV, 285).
Il silenzio, la mortificazione dei sensi, lo staccamento da tutto il creato, sono ali di fuoco per volare a Dio in pura e santa orazione (Il, 366).
Procurate d'acquistare un grand’abito alla custodia e mortificazione dei sensi: con questo metodo l'orazione viene da sé (Boll. VI, 216).
L'umiltà vera di cuore, la vera e cieca obbedienza, la perfetta abnegazione della propria volontà in tutto, la mortificazione interna ed esterna delle proprie passioni, queste sono le virtù per ottenere il dono della santa orazione (III, 439).
Ogni grado d'orazione deve avere la sua purga preparatoria (III, 173).
La porta e la via
Per entrare in orazione non vi scordate di entrare per la porta: la porta è Gesù Cristo: Ego sum ostium. Passate dunque per questa divina porta per mezzo dei misteri sacrosanti della sua santissima Passione (II, 511).
Ottima cosa si è cominciare l'orazione dai misteri della santissima Passione, perché questa è la porta (II, 810).
Seguitate nella vostra orazione, passando però sempre per la porta che è la vita, passione e morte di Gesù, in quel modo che v'insegna lo Spirito Santo (Il, 818).
Fondate sempre più la vostra orazione sopra i misteri della santissima Passione di Gesù Cristo, chè questa è la via sicura
(I, 615).
Come bisogna pregare
Bisogna pregare con viva fede, gran confidenza, e sopra tutto con grande umiltà (I, 266).
La migliore disposizione per l'orazione è una vera fede ed umiltà profonda, da cui nasce grande cognizione di Dio e del nostro niente (I, 397).
La meditazione si faccia con attenzione, sempre però senza sforzi di testa, fermandosi dove si ha più devozione (III, 489).
Nella meditazione non abbiate fretta di passare da un punto all'altro, ma fermatevi dove trovate più devozione e raccoglimento, e fate tutto con spirito posato e pacifico (III, 559).
Avvezzatevi a far la meditazione nella chiesa interna dell'anima vostra... E’ di fede che l'anima nostra è tempio di Dio vivo, è di fede che Dio abita in noi. Dunque entrate dentro voi stessi e ivi adorate l'Altissimo in spirito e verità, parlategli delle sue pene, e del suo amore verso di voi (III, 359).
Nell'orazione imitate gli angeli, or prorompendo in lodi d'amore, or restando in alto stupore dell'infinito Bene, or in sacro silenzio d'amore e di compiacenza (I, 397).
Tirate per l'orazione ordinaria, e per le sode virtù; chè l'interna orazione infusa, di cui son parto i riposi amorosi l'insegnerà Iddio (I, 578).
Maestro d'orazione è lo Spirito Santo, e bisogna orare come piace a lui (I, 419).
L'orazione dev'esser fatta a modo dello Spirito Santo, come vuole quest'infinito Bene (I, 249).
Se sarete umili ed obbedienti lo Spirito Santo v'insegnerà lui (Il, 355).
Prendere i frutti e lasciare le foglie
Nell'orazione prendete i frutti e lasciate le foglie cioè prendete le virtù e lasciate passare le altre cose senza farne caso (I, 674).
Le virtù sono i frutti della vera orazione, le dolcezze e le consolazioni ne sono i fiori (IV, 187).
Quando si va nell'orto non si coglie le fronde ma i frutti: così nell'orto dell'orazione non bisogna appigliarsi alle foglie dei sensibili sentimenti e consolazioni, ma bensì raccogliere i frutti dell'imitazione di Gesù Cristo (IV, 59).
Orazione continua
Per ben servire Sua Divina Maestà, la nostra orazione dev'essere continua (Il, 292).
Mi dite che potete far poca orazione, ed io voglio che ne facciate ventiquattr'ore al giorno. Che voglio dir con questo? Voglio dire che ve ne stiate sempre dentro di voi, annichilati in Dio, dando però libertà all'anima di fare quei voli di spirito secondo che vi porterà l'aura dello Spirito Santo (I, 472).
Orazione ventiquattr'ore al giorno: cioè far tutto col cuore e con la mente elevata a Dio, stando in solitudine interna, e riposando in pura fede e santo amore in Dio (III, 076).
Chi sta alla presenza di Dio, adorandolo in spirito e verità, fa un'orazione che dura ventiquattr'ore al giorno (I, 443).
Il servo di Dio fa continua orazione, non dico già con le ginocchia, ma con l'attenzione amorosa alla divina presenza (I, 547).
Chi sta con la mente in Dio nelle sue occupazioni fa sempre orazione (II, 62).
La vostra orazione dev'esser continua, con la solitudine interiore dell'anima (III, 472).
La vostra orazione sarà continua se ve ne starete in solitudine interiore, con dolce, amorosa attenzione a Sua Divina Maestà, senza immagini, in pura fede e santo amore (III, 337 – notare in questo la perfetta coincidenza con il pensiero dei Padri neptici orientali).
Rendete continua la vostra orazione standovene in santo raccoglimento (I, 611).
Semper orat, qui bene agit (I, 537).
Unite al lavoro l'orazione interna, cioè una dolce amorosa attenzione al sommo Bene (III, 342).
Lavorando con le mani, con la mente e col cuore trattate con Dio (Il, 5; 19).
O grande Iddio! O gran Padre! Ciò basta a tenerci in orazione per un'eternità! (II, 459).
O Padre! O bontà! O amore! Una di queste giaculatorie basta per tener l'anima amante in continua orazione (III, 337).
L'orazione veramente buona
Se cresce la cognizione del proprio nulla, l'amore al patire, al proprio disprezzo, e all'esercizio d'ogni virtù, in tal caso si può far giudizio certo che l'orazione è veramente buona (II, 823).
Quando i frutti son buoni, buono è l'albero che li produce; quando l'orazione porta seco umiltà, carità verso Dio e il prossimo, amore al patire, cognizione del proprio niente e ardore grande in amare il sommo Bene, in tal caso non v'è inganno, perchè il demonio non può produrre simili effetti (I, 196).
Quando l'orazione lascia nell'anima buoni effetti, come amore al patire, disprezzo di sè, amore verso Dio, e il prossimo, non v'è inganno (I, 155).
Quando l'anima viene dall'orazione piena di ardenti desideri della gloria di Dio, della salute delle anime, e di far grandi cose per l'amato Bene, non vi può essere inganno (I, 329).
Il più perfetto della santa orazione non consiste in giubili e diletti sensibili, ma nello stare in spiritu et veritate, nudo e povero, senza rubare niente a Dio (I, 796).
Quando l'orazione è più pura e spogliata d'immaginazioni, in pura e nuda fede, allora è più perfetta (III, 376).
Allora l'orazione è più perfetta quando si fa nell'interno dell'anima, la quale orat in spiritu Dei: questo è un linguaggio altissimo (II, 721).
L'anima che Dio vuole tirare all'alta unione con lui, per mezzo della santa orazione, bisogna che passi per la strada di patire anche nell'orazione, senza alcun conforto sensibile (I, 9).
Pater mi! Fiat voluntas tua!... O altissima e dolcissima orazione (III, 819).
L'orazione affettiva in pura fede cioè di alto raccoglimento, ossia orazione infusa, essendo questa un dono gratuito di Dio, non si deve pretendere di porvi alcuno a forza di braccia, come si suol dire (III, 439).
Quando sentite che l'anima gusta di starsene in sacro silenzio di fede e d'amore, riposando nel seno del divin Padre, seguitate così, benché durasse per tutta l'orazione, mentre allora lo Spirito Santo tira l’anima a tale orazione, e conviene obbedire alle attrattive dello Spirito Santo (III, 369).
Quanto all'orazione, sentite di grazia una parabola di S. Teresa: L'ortolano cavando l'acqua dal pozzo per adacquare l'orto, conviene che usi non poca fatica; ma quando vien la pioggia del cielo, cessa la fatica e se ne sta sulla porta della capanna, compiacendosi dell'acqua che irriga l'orto, con maggiore ubertà di quello che egli faccia cavandola dal pozzo, e sta quieto e si rallegra. Così anche voi ricevete quella pioggia celeste che dall'alto innaffia l'anima vostra, poiché tale orazione è più passiva che attiva, nè per questo le potenze stanno oziose, poichè restan tutte abissate e immerse in Dio. Non fate resistenza a tal superiore grazia, ma siate obbedientissimi alle attrattive dello Spirito Santo, e in silenzio di fede e d'amore ricevete quel che Dio Ottimo Massimo vi dà, e terminata l'orazione ritornate a porre nell'erario dell'Altissimo ciò che Dio vi ha dato per grazia, gratis, e ponetevi nel vostro nihilo passivo, nudo e povero, attribuendo a Dio ogni bene (III, 346).