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GLI ELEMENTI PECULIARI DELLA
SPIRITUALITA' ORTODOSSA
di John B. Dunlop
II parte

IL MONACHESIMO
RUSSO, LO STARCESTVO E
LA PREGHIERA DI GESU'
Che
sia stata la tradizione bizantina a esercitare un influsso determinante sullo
sviluppo del cristianesimo russo, non può essere negato. D'altro canto, come ha
mostrato Georgij Fedotov nel primo volume della sua celebre opera Il pensiero
religioso russo, la tradizione bizantina ha inciso sulla neoconvertita
nazione soprattutto attraverso la liturgia e gli scritti etici di alcuni padri,
come Giovanni Crisostomo ed
Efrem il Siro. Sarebbero occorsi molti
secoli prima che la Russia riuscisse ad arrivare a una qualsivoglia maturità
teologica o filosofica. Alcuni tra i primi santi della Russia, come ad esempio
Feodosij (morto nel 1074), raggiunsero un
elevato grado di santità. Feodosij svolse una funzione molto simile a quella di
uno starec. Sia i monaci che i laici andavano da lui per confessare i
loro peccati e godere della sua direzione spirituale. D'altro canto, se Fedotov
ha ragione, nessuna tradizione contemplativa era mai esistita in Russia prima
della conquista mongola.
Feodosij insegnò
la pratica della preghiera di Gesù,
che era usata dai mistici. Questa preghiera era in uso tra
alcuni dei suoi discepoli e rimase in maniera permanente sulle labbra del pio
popolo russo. Ma per Feodosij, così come per Monomach e i pii laici, non è che
una forma di giaculatoria, la formula più breve e più facile per pregare
“incessantemente”
Si deve attendere fino al
XIV secolo per veder apparire in Russia sia un monachesimo di natura
prevalentemente contemplativa. Questo nuovo
monachesimo russo, che può essere datato a partire dal secondo quarto del XIV
secolo, differisce in modo sostanziale da quello dell'antica Russia. Si tratta
di un monachesimo del "deserto" ... La stragrande
maggioranza dei santi di quest'epoca lascia le città per le foreste disabitate
dagli uomini. Per quanto concerne i veri motivi di questa nuova tendenza nel
movimento monastico, possiamo soltanto fare delle congetture. Una possibile
spiegazione è che essa riflette la vita difficile e turbolenta nelle città che
erano ancora soggette a occasionale devastazione a causa delle razzie dei
Tartari. D’altro canto, la stessa decadenza delle strutture monastiche urbane
favorì l'intensa ricerca di nuove vie, vie che erano state indicate dalla
tradizione classica del monachesimo del deserto, in Egitto e in Siria ...
Accollandosi il compito più difficile - compito inevitabilmente connesso con la
preghiera contemplativa - essi elevarono la vita spirituale ad altezze che in
Russia non erano mai state raggiunte in precedenza.
Il faro e la guida di
questo nuovo esodo è stato indubbiamente
Sergio di Radonez, la cui
influenza sul monachesimo e sulla spiritualità russa fu estremamente incisiva.
Rivivendo il monachesimo del "deserto", san Sergio portò la spiritualità del
monachesimo ortodosso in Russia a quel livello di eccellenza che l'aveva
caratterizzata durante il periodo precedente l'invasione mongola. Come ha
segnalato Fedotov, l'influsso del movimento esicasta
bizantino su Sergio, pur non potendo essere provato, è "altamente
verosimile". Attraverso l'influenza di
Gregorio Sinaita,
di Eutimio di Trnovo, del
metropolita Kiprian di Mosca (un bulgaro di
formazione greca inviato in Russia da Costantinopoli) e di altri,
la spiritualità esicasta fece il suo ingresso
definitivo nei paesi slavi. A prescindere dal tipo di contatto che san Sergio
ebbe con l'esicasmo, una cosa è certa: egli era un mistico autentico, secondo la
tradizione della chiesa orientale. "Sergio", scrive Fedotov, "è il primo santo
russo che possa essere definito un mistico, vale a dire portatore di una vita
spirituale peculiare, misteriosa, che non è limitata
alla pratica ascetica, ma che è amore e preghiera continua". Inoltre, è
fuori dubbio che Sergio svolse l'attività di starec.
Secondo il suo agiografo, Epifanio il Saggio, Sergio aveva l'abitudine di
ricevere i fratelli per la "manifestazione dei pensieri (otkrovenie
pomyslov)". Si può dimostrare inoltre che un certo numero dei suoi discepoli
continuò tale pratica.
I seguaci di san Sergio si sparsero in lungo e in largo attraverso le regioni
selvagge della Russia. Questo periodo costituì veramente l"'età dell'oro" del
monachesimo russo. Un certo numero di seguaci del santo di Radonez furono
canonizzati. Sfortunatamente, tuttavia, nessuno di loro ci ha lasciato un
qualche scritto; sicché non abbiamo alcun indizio diretto del loro modo di
pensare. Nel caso di Nil Sorskij (1433-1508), peraltro, abbiamo scritti che testimoniano una vasta conoscenza
della tradizione patristica orientale. Sempre secondo Fedotov:
Tra tutti gli antichi santi russi, solo lui scrisse riguardo alla vita spirituale, e nelle sue opere ci ha lasciato una guida completa e precisa per coloro che desiderano progredire spiritualmente. Alla luce dei suoi scritti, le scarne allusioni a tali tematiche nelle antiche Vitae degli eremiti del Nord acquistano il loro significato reale.
Nil rappresenta, per così dire, il portavoce della tradizione contemplativa del monachesimo russo. Sappiamo che egli si recò al Monte Athos, centro spirituale del monachesimo ortodosso, ed è lì che - con ogni probabilità - entrò in contatto con la letteratura ascetica ortodossa. E' noto inoltre che divenne familiare con gli scritti di tutti i più importanti scrittori bizantini di spiritualità, compresi Basilio il Grande, lo Pseudo-Macario, Giovanni Cassiano, Nilo Sinaita, Doroteo, Barsanufio, Giovanni Climaco, Massimo il Confessore, Isacco il Siro, Pietro Damasceno, Gregorio Sinaita e altri ancora. Questo dato è molto importante, poiché, come abbiamo visto, la storia della spiritualità ortodossa è legata in modo molto stretto alla storia di questa letteratura, che noi abbiamo definito una sorta di "mappa". Ovviamente, il monaco può arrivare a un livello molto elevato di santità e influenzare altri in modo positivo anche senza leggere tutte queste opere. Ma senza di esse, l'influenza di un monaco non andrà al di là dei suoi contemporanei. Che l'intento di Nil Sorskij sia proprio quello di conservare la "mappa" risulta evidente dai suoi scritti:
Occorre che [quanti vengono da noi] ricevano la tradizione dei santi e custodiscano i comandamenti di Dio, seguano la tradizione dei santi padri e non introducano errori, non meditino opere di peccato, né affermino che oggi è impossibile vivere secondo la Scrittura e seguire i santi padri. Anche se siamo deboli, dobbiamo tuttavia, secondo le nostre forze, seguire ancora i beati padri di eterna memoria, anche se non possiamo giungere alla loro misura.
Lo stesso Nil ha fornito il proprio contributo al corpus della spiritualità ortodossa. I suoi scritti non sono particolarmente originali, ma mostrano una conoscenza approfondita di tutta la letteratura bizantina, nonché una capacità di afferrarne gli elementi fondamentali che può derivare soltanto dall'esperienza. È noto che egli fosse solito praticare la "preghiera del cuore". Un rapido sguardo ai suoi scritti lo dimostra molto facilmente:
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Inutile dire che con Nil la
tradizione bizantina ricevette un portavoce quanto mai articolato. Tuttavia,
essa non ebbe la meglio. La nota disputa tra Iosif di Volokolamsk (e i
cosiddetti "Possessori") e Nil Sorskij (e i "padri d'Oltre-Volga" o "Non
possessori") terminò con la sconfitta dei secondi. Non entreremo nei dettagli di
questo conflitto, sul quale esiste una letteratura enorme. Basti dire che i
"Possessori" sottolineavano il dovere della chiesa verso il mondo e insistevano
sul diritto dei monasteri di possedere grandi proprietà. I "padri d'Oltre-Volga"
negavano che i monasteri potessero possedere terreni propri ed erano asceti che
rifiutavano di coinvolgersi nel mondo. Georgij
Florovskij ha mostrato come vi fosse una parte di verità in entrambi
i movimenti. Ciò nonostante, con Iosif e in particolare con i suoi seguaci
l'aspetto negativo del coinvolgimento della chiesa nel mondo divenne molto
evidente. Nil e i suoi, che sul piano spirituale erano di gran lunga superiori
ai loro avversari, subirono pesanti pressioni e a volte anche persecuzioni da
parte dei "Giosefiti", e alla fine scomparvero dalla scena.
Il XVI secolo è stato un secolo di decadenza della "mappa" (per il concetto di
"mappa": Cfr. I parte); i due secoli successivi sono stati catastrofici.
L'ascesa di Mosca fu accompagnata da un collasso della spiritualità monastica. A
portare avanti la tradizione restarono soltanto pochi solitari in regioni
desertiche. Massimo il Greco e il
metropolita Filippo di Mosca (entrambi del XVI
secolo), ambedue rappresentanti insigni della spiritualità bizantina, furono
sacrificati sull'altare dell’orgoglio della "terza Roma". Sotto Pietro il Grande
(1682-1725) venne intrapresa una "secolarizzazione governativa" della chiesa,
che ebbe conseguenze disastrose per la chiesa russa. Dopo Pietro le cose
peggiorarono ulteriormente. In Ucraina la teologia scolastica riuscì più o meno
vittoriosa, e il pietismo tedesco esercitò una grande influenza su molti russi
di quel tempo. Nonostante le poche e brillanti eccezioni a questo generale
spirito di corruzione (il caso più eclatante fu probabilmente
Tichon di Zadonsk, che visse nel diciottesimo
secolo), la situazione del cristianesimo in generale e quella della spiritualità
contemplativa ortodossa in particolare furono davvero molto misere.
La reviviscenza della spiritualità ortodossa in Russia è dovuta in misura
notevole agli sforzi di un uomo,
Paisij Velickovskij
(1722-1794). A lui è legato il destino della "mappa" che,
come abbiamo visto, a partire dai secoli XV e XVI praticamente era andata
perduta. Lo stesso Paisij visse nel XVIII secolo, ma il suo influsso aumentò
dopo la sua morte, nel secolo XIX. Fuggendo da Kiev, dove a dominare era la
teologia latina, si recò al Monte Athos, come aveva fatto tre secoli prima Nil
Sorskij, per entrare in contatto con le fonti vive dell'ortodossia. Al pari di
Nil, si innamorò della letteratura ascetica bizantina e capì quanto fosse
necessaria tale letteratura in Russia; iniziò perciò a raccogliere scritti
ascetici e si mise a tradurli. In questo suo lavoro fu aiutato in grande misura
dalla pubblicazione, nel 1782, della
Filocalia, una collezione di scritti dei padri che trattano della
preghiera del cuore e della guerra contro le passioni, che era stata edita da
Nicodemo Aghiorita. Paisij e i suoi aiutanti tradussero quest'opera in slavo
ecclesiastico.
Ma Paisij era ben più che un traduttore: era anche uno
starec dotato di una mente assai fine e i
suoi scritti sulla preghiera di Gesù mostrano la
sua capacità di padroneggiare l'argomento, nonché l'esperienza che egli
personalmente aveva di esso. Il successo che egli ottenne tra i monaci fu
immenso. Dal suo monastero "di base" in Moldavia fu in grado di inviare
discepoli in tutti i paesi di lingua slava. Molti suoi seguaci arrivarono in
Russia, portando con sé non soltanto gli insegnamenti del grande starec,
ma anche traduzioni in slavo ecclesiastico della letteratura patristica greca.
Grazie agli sforzi prodigiosi di Paisij, la mappa riuscì di nuovo a mettere
radici in Russia, questa volta definitivamente.
L'opera dello starec Paisij segnò "il ritorno dello spirito russo ai
padri bizantini". Optina Pustyn', di cui parleremo ora, è indubbiamente una
filiazione spirituale del movimento promosso da questo grande asceta moldavo, il
quale insegnò che i cristiani dovrebbero essere come api
che raccolgono il miele dalle opere dei padri.
Quanto al monastero di Optina Pustyn', esso si trova a due miglia circa dalla
città di Kozelsk, non troppo distante da Mosca. Il monastero era sorto già nella
prima metà del XVI secolo, ma verso la fine del XVII era caduto in uno stato di
completo abbandono: "Alla fine del secolo vi erano rimasti soltanto tre monaci,
uno dei quali quasi del tutto cieco". Fu in questo periodo che il metropolita
Platon di Mosca, facendo il giro della sua
diocesi capitò a Optina e ne comprese le potenzialità. Convocò quindi un certo
Makarij, un discepolo di Paisij del quale lo
starec aveva parlato molto favorevolmente agli altri suoi seguaci, e gli
chiese di fare il nome di un monaco in grado di occupare la posizione di igumeno
in un rinnovato monastero di Optina Pustyn'. Makarij inviò un certo
Avramij, il quale si mise all'opera al fine di
fare di Optina un monastero funzionale anche sotto il profilo logistico. Essendo
discepolo di Paisij, Avramij era in contatto diretto con la spiritualità
bizantina che a quel tempo stava penetrando in Russia.
Nel 1821 fu costruito uno skit nel monastero recante il titolo della
Decollazione di san Giovanni Battista. Fu in esso che
gli
starcy di Optina avrebbero trascorso la loro esistenza diffondendo la
fama del monastero per tutta la Russia.
Che cos'è esattamente uno skit? Una descrizione molto buona è fornita da
Sergij Cetverikov, nel suo libro dedicato alla vita dello starec
Amvrosij:
Per coloro che non sono familiari con la struttura di Optina e della vita monastica in generale, dovremmo notare che, rispetto alla vita monastica normale, la vita in uno skit è più rigorosa e più solitaria. A prescindere dal fatto che nello skit non c'è quella moltitudine di pellegrini che affolla il monastero, i fratelli che vi abitano vivono in una solitudine molto più grande di quelli che risiedono in monastero. Mentre nel monastero le liturgie vengono celebrate quotidianamente, nello skit si tengono celebrazioni liturgiche soltanto di sabato e di domenica e in determinati giorni festivi. In altri giorni si legge il Salterio ... I monaci eseguono le preghiere previste dalla regola nelle loro celle, nelle quali in generale trascorrono gran parte del tempo dediti alla contemplazione solitaria di Dio e alla lettura di opere spirituali. Entrando nello skit il visitatore raramente ne incontrerà gli abitanti, e lo skit gli darà l'impressione di una profonda desolazione. Per il resto, gli abitanti dello skit lavorano con le proprie mani rilegando libri, facendo copertine, impegnandosi in lavori in legno, intagliando cucchiai e dandosi alla copiatura di libri e manoscritti. Essi digiunano tutto l'anno, a eccezione del Natale, della Pasqua e delle settimane in cui è prescritto che non si digiuni. Per una verifica del loro cammino spirituale, è chiesto loro di andare il più spesso possibile da uno starec per confessargli i loro pensieri in grande dettaglio.
Come vescovo della nuova diocesi
nella quale rientrava ora anche Optina Pustyn', fu nominato in quel tempo
Filaret, che più tardi sarebbe diventato
metropolita di Kiev (e che non va confuso con Filaret di Mosca). Egli diede
grande importanza allo skit, convinto com'era che oltre al monastero ci
dovesse essere un altro ambiente per coloro che desideravano vivere una vita più
contemplativa e rigorosamente ascetica. Come direttori dello stesso, Filaret
chiamò due fratelli, Moisej e
Antonij, che avevano già trascorso dieci anni
in un altro skit, sotto la direzione spirituale di alcuni discepoli di
Paisij. A Optina, Moisej e Antonij avrebbero svolto un lavoro lungo e notevole.
Ben presto Moisej divenne igumeno di tutto il monastero, e Antonij fu nominato
guida unica dello skit. Entrambi raggiunsero un livello estremamente
elevato di vita spirituale e ambedue erano profondamente venerati dai fratelli
del monastero. Lo
starec Amvrosij racconterà spesso aneddoti sulla sapienza spirituale di
questi due fratelli, a edificazione dei suoi ascoltatori. L'abilità con la quale
essi guidarono Optina nel periodo di fioritura del suo starcestvo
contribuì non poco al diffondersi della fama degli starcy di Optina.
Ma le dramatis personae più importanti dovevano ancora arrivare. Nel 1829
padre Leonid
(noto anche come Lev, il nome che egli assunse quando diventò monaco del grande
abito) Nagolkin venne a stabilirsi nello skit di Optina Pustyn'. Fu
questo un evento di non poca importanza; infatti, quando entrò a Optina, Leonid
aveva già conseguito un livello notevolmente elevato di vita spirituale. Egli
era vissuto per un certo numero di anni con un monaco di nome
Fedor, che era stato per qualche tempo monaco
presso il monastero di Paisij in Moldavia. Guidato da Fedor,
Leonid arrivò alla vera perfezione nella preghiera del
cuore. La preghiera di Leonid era infatti talmente "incessante" che di
lui si narra di come avesse risposto a uno dei suoi vicini che
"per amore sarebbe stato disposto a parlargli per due
giorni ininterrottamente se necessario, senza provare la minima agitazione nella
sua preghiera interiore”.
Leonid era nato in una famiglia appartenente alla classe dei commercianti, e per
un certo periodo aveva svolto egli stesso l'attività di mercante girando da un
mercato all'altro per vendere le sue merci. Ma presto avverti la vuotezza di una
simile vita e decise di darsi alla vita monastica. Sembra fosse un uomo grosso,
possente, di natura piuttosto semplice. La sua forza fisica e morale erano assai
provvidenziali, e grazie a esse egli si assunse il compito di stabilire e di far
accettare la pratica dello starcestvo. Non si dovrebbe dimenticare che
per molti la tradizione bizantina, con la sua
"manifestazione dei pensieri" e la sua "preghiera
del cuore", era considerata nel suo insieme un innovazione" e persino un'
"eresia". A Paisij era stato richiesto di difendersi da tali accuse. E Leonid
dovette subire a volte una vera e propria persecuzione prima che lo
starcestvo potesse essere accettato. Prima di arrivare a Optina, Leonid e il
suo maestro Fedor erano stati perseguitati dal vescovo di Valaam per le loro
"strane" pratiche.
Ma i suoi problemi non cessarono nemmeno quando arrivò a Optina. Si riteneva
infatti che un monaco del suo livello, che aveva scelto di vivere in uno
skit, non avrebbe dovuto avere alcun contatto con i visitatori, ma avrebbe
dovuto dedicarsi a una vita di preghiera nella solitudine. Su questo punto
Leonid si mostrò molto "ribelle". Ogni volta che un contadino o un qualsivoglia
visitatore andava da lui per la direzione spirituale, egli non esitava a
fornirgliela. A un certo punto il suo vescovo gli proibì di ricevere visitatori.
Perciò l'igumeno Moisej fu non poco sorpreso allorquando, facendo visita a
Leonid, lo vide circondato da una folla di pellegrini. "Padre."', si dice abbia
gridato, "che cosa sta facendo? Le è vietato ricevere visitatori! Potrebbe
essere convocato dal vescovo e spedito alle Solovki!". Ma Leonid rispose:
"Fate di me quello che volete. Guardate questi malati:
posso forse respingere la loro preghiera, che è l'unica cosa in cui sperano, e
che - a motivo della loro fede e della loro devozione per la Madre di Dio - darà
loro la guarigione?". La persecuzione di Leonid cessò soltanto grazie
all'intercessione del metropolita Filaret di Kiev in prima persona. Come
vedremo, Leonid fu il primo starec di
Amvrosij, e fu quindi suo direttore spirituale fino a quando morì,
nel 1841.
Nel 1834 arrivò il secondo grande starec
di Optina,
Makarij.
Due anni dopo il suo arrivo, iniziò a condividere i suoi doveri di starec
con Leonid. Dopo la morte di Leonid, egli assunse la piena responsabilità dello
starcestvo nel monastero. Esternamente, Makarij era l'esatto opposto di
Leonid: quest'ultimo era stato un commerciante, mentre Makarij proveniva dalla
piccola nobiltà (la famiglia Ivanov) della provincia di Orlov. Leonid era rozzo
e semplice, Makarij era esteta e "intellettuale", e da giovane era stato anche
un violinista di valore. Anche da starec "riservava per sé un'ora libera
ogni giorno, durante la quale camminava da solo in giardino, fermandosi ad
ammirare per lungo tempo un fiore dietro l'altro". Mentre Leonid era
straordinariamente robusto, Makarij era piuttosto fragile e cadeva spesso
vittima di gravi malattie. Tuttavia, nonostante la differenza così marcata dei
loro caratteri e dei loro precedenti, la loro formazione spirituale aveva molti
punti in comune. Al pari di Leonid, Makarij per breve tempo aveva preso in
considerazione la possibilità di una professione nel mondo e aveva persino messo
in conto un possibile matrimonio, ma visitando un monastero nella sua provincia
era stato colpito dalla grande bellezza e santità della vocazione monastica e
aveva smesso di pensare a carriere secolari. Entrò dunque nel monastero di
Ploscansk e si pose sotto la direzione spirituale di un discepolo diretto di
Paisij Velickovskij, il monaco Afanasij.
Così, sia Leonid che Makarij furono abbastanza fortunati da ricevere la loro
formazione da uomini che avevano subito l'influsso diretto del grande starec
moldavo. Makarij trascorse tredici anni sotto la tutela di Afanasij.
Indubbiamente, si trattò di anni decisivi per il suo sviluppo spirituale.
Dal 1836 al 1860 Makarij fu
direttore spirituale dei fratelli di Optina Pustyn'. Ma le sue attività andavano
ben al di là di questo difficile compito. Egli tenne inoltre una vasta
corrispondenza con fedeli ed ecclesiastici provenienti da un po' tutta la
Russia. Fu durante il periodo in cui Makarij era starec che l'intelligencija
russa iniziò ad accorrere numerosa a Optina, trovandovi quella luce che non
era riuscita a trovare nella filosofia e nei movimenti di azione sociale
provenienti dall'occidente. Nikolaj Gogol,
scrittore russo celebre per i tormenti del suo spirito, visitò Optina e conversò
con Makarij e altri monaci del monastero. Ma l'intellettuale più importante che
si mise sotto la direzione di Makarij fu indubbiamente il noto filosofo
slavofilo Ivan Kireevskij. In principio
seguace della filosofia idealistica tedesca, questi divenne un cristiano ardente
sotto l'influsso della moglie Natalija, donna di forte tempra religiosa, e del
padre spirituale di quest'ultima, per l'appunto lo starec Makarij, che
Kireevskij incontrò grazie alla moglie. Questo incontro fortuito fu importante
per la storia della spiritualità russa. Sia Makarij che Kireevskij erano
interessati a quel patrimonio di scritti spirituali ai quali abbiamo fatto
riferimento in termini di “mappa". Paisij Velickovskij aveva portato a termine
l'impresa immane di raccogliere tale materiale, ma molta parte di esso era
ancora inedito o era disponibile in traduzioni insoddisfacenti. Si decise perciò
di incominciare a pubblicare questo materiale a beneficio di tutti i russi che
erano interessati alla vita spirituale. Oltre a Makarij e a Kireevskij, furono
coinvolti nel progetto un certo numero di studiosi di vaglia, tra i quali il
professor Sevyrev dell'Università di Mosca e il professor Golubinskij
dell'Accademia teologica di Mosca. Anche un certo numero di monaci istruiti, a
Optina Pustyn', furono in grado di partecipare al lavoro. Il più noto di essi
era Kliment Zedergol'm, un convertito
all'ortodossia dal luteranesimo, che aveva conseguito il titolo di dottore in
filologia classica all'Università di Mosca. Questo gruppo, ridotto ma
estremamente qualificato, il cui mecenate era nientemeno che il metropolita
Filaret di Mosca, riuscì a pubblicare un certo
numero di scritti patristici, tra i quali: una Vita di Paisij Velickovskij;
gli scritti di Isacco il Siro,
Giovanni e
Barsanufio di Gaza, Marco l'Asceta,
Simeone il Nuovo Teologo,
Massimo il
Confessore, Teodoro Studita,
Gregorio Sinaita
e altri ancora.
Quando Makarij scrive a uno dei suoi figli spirituali: "Non ti ho detto nulla
che sia mia invenzione. Tutto quello che dico proviene dagli scritti dei padri",
dice la verità. Egli era effettivamente un'incarnazione della tradizione
ortodossa, e cercava soltanto di trasmettere ad altri ciò che a sua volta aveva
ricevuto. Tra i molti che fu in grado di assistere attingendo a questa grande
tradizione, troviamo colui che sarebbe stato il suo successore,
Aleksandr Grenkov, il futuro
starec Amvrosij.
FINE SECONDA PARTE
Tratto da John B. Dunlop, AMVROSIJ DI OPTINA - ed. Qiqaion Comunità di Bose a cui si rimanda vivamente per l'approfondimento.