GLI ELEMENTI PECULIARI DELLA
SPIRITUALITA' ORTODOSSA
di John B. Dunlop

II parte

 


IL MONACHESIMO RUSSO, LO STARCESTVO E

LA PREGHIERA DI GESU'


Che sia stata la tradizione bizantina a esercitare un influsso determinante sullo sviluppo del cristianesimo russo, non può essere negato. D'altro canto, come ha mostrato Georgij Fedotov nel primo volume della sua celebre opera Il pensiero religioso russo, la tradizione bizantina ha inciso sulla neoconvertita nazione soprattutto attraverso la liturgia e gli scritti etici di alcuni padri, come Giovanni Crisostomo ed Efrem il Siro. Sarebbero occorsi molti secoli prima che la Russia riuscisse ad arrivare a una qualsivoglia maturità teologica o filosofica. Alcuni tra i primi santi della Russia, come ad esempio Feodosij (morto nel 1074), raggiunsero un elevato grado di santità. Feodosij svolse una funzione molto simile a quella di uno starec. Sia i monaci che i laici andavano da lui per confessare i loro peccati e godere della sua direzione spirituale. D'altro canto, se Fedotov ha ragione, nessuna tradizione contemplativa era mai esistita in Russia prima della conquista mongola.
Feodosij insegnò la pratica della preghiera di Gesù, che era usata dai mistici. Questa preghiera era in uso tra alcuni dei suoi discepoli e rimase in maniera permanente sulle labbra del pio popolo russo. Ma per Feodosij, così come per Monomach e i pii laici, non è che una forma di giaculatoria, la formula più breve e più facile per pregare “incessantemente”
Si deve attendere fino al XIV secolo per veder apparire in Russia sia un monachesimo di natura prevalentemente contemplativa. Questo nuovo monachesimo russo, che può essere datato a partire dal secondo quarto del XIV secolo, differisce in modo sostanziale da quello dell'antica Russia. Si tratta di un monachesimo del "deserto" ...   La stragrande maggioranza dei santi di quest'epoca lascia le città per le foreste disabitate dagli uomini. Per quanto concerne i veri motivi di questa nuova tendenza nel movimento monastico, possiamo soltanto fare delle congetture. Una possibile spiegazione è che essa riflette la vita difficile e turbolenta nelle città che erano ancora soggette a occasionale devastazione a causa delle razzie dei Tartari. D’altro canto, la stessa decadenza delle strutture monastiche urbane favorì l'intensa ricerca di nuove vie, vie che erano state indicate dalla tradizione classica del monachesimo del deserto, in Egitto e in Siria ... Accollandosi il compito più difficile - compito inevitabilmente connesso con la preghiera contemplativa - essi elevarono la vita spirituale ad altezze che in Russia non erano mai state raggiunte in precedenza.
Il faro e la guida di questo nuovo esodo è stato indubbiamente Sergio di Radonez, la cui influenza sul monachesimo e sulla spiritualità russa fu estremamente incisiva. Rivivendo il monachesimo del "deserto", san Sergio portò la spiritualità del monachesimo ortodosso in Russia a quel livello di eccellenza che l'aveva caratterizzata durante il periodo precedente l'invasione mongola. Come ha segnalato Fedotov, l'influsso del movimento esicasta bizantino su Sergio, pur non potendo essere provato, è "altamente verosimile". Attraverso l'influenza di Gregorio Sinaita, di Eutimio di Trnovo, del metropolita Kiprian di Mosca (un bulgaro di formazione greca inviato in Russia da Costantinopoli) e di altri, la spiritualità esicasta fece il suo ingresso definitivo nei paesi slavi. A prescindere dal tipo di contatto che san Sergio ebbe con l'esicasmo, una cosa è certa: egli era un mistico autentico, secondo la tradizione della chiesa orientale. "Sergio", scrive Fedotov, "è il primo santo russo che possa essere definito un mistico, vale a dire portatore di una vita spirituale peculiare, misteriosa, che non è limitata alla pratica ascetica, ma che è amore e preghiera continua".  Inoltre, è fuori dubbio che Sergio svolse l'attività di starec. Secondo il suo agiografo, Epifanio il Saggio, Sergio aveva l'abitudine di ricevere i fratelli per la "manifestazione dei pensieri (otkrovenie pomyslov)". Si può dimostrare inoltre che un certo numero dei suoi discepoli continuò tale pratica.
I seguaci di san Sergio si sparsero in lungo e in largo attraverso le regioni selvagge della Russia. Questo periodo costituì veramente l"'età dell'oro" del monachesimo russo. Un certo numero di seguaci del santo di Radonez furono canonizzati. Sfortunatamente, tuttavia, nessuno di loro ci ha lasciato un qualche scritto; sicché non abbiamo alcun indizio diretto del loro modo di pensare. Nel caso di Nil Sorskij (1433-1508), peraltro, abbiamo scritti che testimoniano una vasta conoscenza della tradizione patristica orientale. Sempre secondo Fedotov:

Tra tutti gli antichi santi russi, solo lui scrisse riguardo alla vita spirituale, e nelle sue opere ci ha lasciato una guida completa e precisa per coloro che desiderano progredire spiritualmente. Alla luce dei suoi scritti, le scarne allusioni a tali tematiche nelle antiche Vitae degli eremiti del Nord acquistano il loro significato reale.

Nil rappresenta, per così dire, il portavoce della tradizione contemplativa del monachesimo russo. Sappiamo che egli si recò al Monte Athos, centro spirituale del monachesimo ortodosso, ed è lì che - con ogni probabilità - entrò in contatto con la letteratura ascetica ortodossa. E' noto inoltre che divenne familiare con gli scritti di tutti i più importanti scrittori bizantini di spiritualità, compresi Basilio il Grande, lo Pseudo-Macario, Giovanni Cassiano, Nilo Sinaita, Doroteo, Barsanufio, Giovanni Climaco, Massimo il Confessore, Isacco il Siro, Pietro Damasceno, Gregorio Sinaita e altri ancora. Questo dato è molto importante, poiché, come abbiamo visto, la storia della spiritualità ortodossa è legata in modo molto stretto alla storia di questa letteratura, che noi abbiamo definito una sorta di "mappa". Ovviamente, il monaco può arrivare a un livello molto elevato di santità e influenzare altri in modo positivo anche senza leggere tutte queste opere. Ma senza di esse, l'influenza di un monaco non andrà al di là dei suoi contemporanei. Che l'intento di Nil Sorskij sia proprio quello di conservare la "mappa" risulta evidente dai suoi scritti:

Occorre che [quanti vengono da noi] ricevano la tradizione dei santi e custodiscano i comandamenti di Dio, seguano la tradizione dei santi padri e non introducano errori, non meditino opere di peccato, né affermino che oggi è impossibile vivere secondo la Scrittura e seguire i santi padri. Anche se siamo deboli, dobbiamo tuttavia, secondo le nostre forze, seguire ancora i beati padri di eterna memoria, anche se non possiamo giungere alla loro misura.

Lo stesso Nil ha fornito il proprio contributo al corpus della spiritualità ortodossa. I suoi scritti non sono particolarmente originali, ma mostrano una conoscenza approfondita di tutta la letteratura bizantina, nonché una capacità di afferrarne gli elementi fondamentali che può derivare soltanto dall'esperienza. È noto che egli fosse solito praticare la "preghiera del cuore". Un rapido sguardo ai suoi scritti lo dimostra molto facilmente:


Al momento della preghiera, bisogna portare la nostra mente a una disposizione tale che sia sorda e muta, come diceva san Nilo Sinaita; bisogna avere il cuore libero da ogni pensiero, persino da quelli che sembrano buoni, come diceva Esichio di Gerusalemme... Bisogna dunque ritrarsi con tutte le proprie forze da questi pensieri che fingono d'esser retti, per guardare costantemente e senza impedimenti nel profondo del proprio cuore ed esclamare: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me", pronunciando questa preghiera a volte per intero, a volte solo a metà: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me", oppure: "Figlio di Dio, abbi pietà di me", come sarà più opportuno per i principianti, insegna san Gregorio Sinaita. Non bisogna però cambiare troppo spesso le parole della preghiera. Dopo aver recitato le parole: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me", i padri aggiungono anche la parola "peccatore". Ciò è gradito al Signore Dio e particolarmente utile per noi peccatori.
Fa' salire con assiduità questa invocazione, sia quando sei in piedi che quando sei seduto o coricato, fa' salire questa invocazione racchiudendo la mente nel cuore e, per essere interiormente libero, trattieni per quanto possibile il tuo respiro, in modo da non respirare troppo rapidamente, come insegna Simeone il Nuovo Teologo. Dice Gregorio Sinaita: "Invoca il Signore Gesù con tutto il cuore, con pazienza, costanza, perseveranza, scacciando ogni pensiero".

 

Inutile dire che con Nil la tradizione bizantina ricevette un portavoce quanto mai articolato. Tuttavia, essa non ebbe la meglio. La nota disputa tra Iosif di Volokolamsk (e i cosiddetti "Possessori") e Nil Sorskij (e i "padri d'Oltre-Volga" o "Non possessori") terminò con la sconfitta dei secondi. Non entreremo nei dettagli di questo conflitto, sul quale esiste una letteratura enorme. Basti dire che i "Possessori" sottolineavano il dovere della chiesa verso il mondo e insistevano sul diritto dei monasteri di possedere grandi proprietà. I "padri d'Oltre-Volga" negavano che i monasteri potessero possedere terreni propri ed erano asceti che rifiutavano di coinvolgersi nel mondo. Georgij Florovskij ha mostrato come vi fosse una parte di verità in entrambi i movimenti. Ciò nonostante, con Iosif e in particolare con i suoi seguaci l'aspetto negativo del coinvolgimento della chiesa nel mondo divenne molto evidente. Nil e i suoi, che sul piano spirituale erano di gran lunga superiori ai loro avversari, subirono pesanti pressioni e a volte anche persecuzioni da parte dei "Giosefiti", e alla fine scomparvero dalla scena.
Il XVI secolo è stato un secolo di decadenza della "mappa" (per il concetto di "mappa": Cfr. I parte); i due secoli successivi sono stati catastrofici. L'ascesa di Mosca fu accompagnata da un collasso della spiritualità monastica. A portare avanti la tradizione restarono soltanto pochi solitari in regioni desertiche. Massimo il Greco e il metropolita Filippo di Mosca (entrambi del XVI secolo), ambedue rappresentanti insigni della spiritualità bizantina, furono sacrificati sull'altare dell’orgoglio della "terza Roma". Sotto Pietro il Grande (1682-1725) venne intrapresa una "secolarizzazione governativa" della chiesa, che ebbe conseguenze disastrose per la chiesa russa. Dopo Pietro le cose peggiorarono ulteriormente. In Ucraina la teologia scolastica riuscì più o meno vittoriosa, e il pietismo tedesco esercitò una grande influenza su molti russi di quel tempo. Nonostante le poche e brillanti eccezioni a questo generale spirito di corruzione (il caso più eclatante fu probabilmente Tichon di Zadonsk, che visse nel diciottesimo secolo), la situazione del cristianesimo in generale e quella della spiritualità contemplativa ortodossa in particolare furono davvero molto misere.
La reviviscenza della spiritualità ortodossa in Russia è dovuta in misura notevole agli sforzi di un uomo, Paisij Velickovskij (1722-1794). A lui è legato il destino della "mappa" che, come abbiamo visto, a partire dai secoli XV e XVI praticamente era andata perduta. Lo stesso Paisij visse nel XVIII secolo, ma il suo influsso aumentò dopo la sua morte, nel secolo XIX. Fuggendo da Kiev, dove a dominare era la teologia latina, si recò al Monte Athos, come aveva fatto tre secoli prima Nil Sorskij, per entrare in contatto con le fonti vive dell'ortodossia. Al pari di Nil, si innamorò della letteratura ascetica bizantina e capì quanto fosse necessaria tale letteratura in Russia; iniziò perciò a raccogliere scritti ascetici e si mise a tradurli. In questo suo lavoro fu aiutato in grande misura dalla pubblicazione, nel 1782, della Filocalia, una collezione di scritti dei padri che trattano della preghiera del cuore e della guerra contro le passioni, che era stata edita da Nicodemo Aghiorita. Paisij e i suoi aiutanti tradussero quest'opera in slavo ecclesiastico.
Ma Paisij era ben più che un traduttore: era anche uno starec dotato di una mente assai fine e i suoi scritti sulla preghiera di Gesù mostrano la sua capacità di padroneggiare l'argomento, nonché l'esperienza che egli personalmente aveva di esso. Il successo che egli ottenne tra i monaci fu immenso. Dal suo monastero "di base" in Moldavia fu in grado di inviare discepoli in tutti i paesi di lingua slava. Molti suoi seguaci arrivarono in Russia, portando con sé non soltanto gli insegnamenti del grande starec, ma anche traduzioni in slavo ecclesiastico della letteratura patristica greca. Grazie agli sforzi prodigiosi di Paisij, la mappa riuscì di nuovo a mettere radici in Russia, questa volta definitivamente.
L'opera dello starec Paisij segnò "il ritorno dello spirito russo ai padri bizantini".  Optina Pustyn', di cui parleremo ora, è indubbiamente una filiazione spirituale del movimento promosso da questo grande asceta moldavo, il quale insegnò che i cristiani dovrebbero essere come api che raccolgono il miele dalle opere dei padri.
Quanto al monastero di Optina Pustyn', esso si trova a due miglia circa dalla città di Kozelsk, non troppo distante da Mosca. Il monastero era sorto già nella prima metà del XVI secolo, ma verso la fine del XVII era caduto in uno stato di completo abbandono: "Alla fine del secolo vi erano rimasti soltanto tre monaci, uno dei quali quasi del tutto cieco". Fu in questo periodo che il metropolita Platon di Mosca, facendo il giro della sua diocesi capitò a Optina e ne comprese le potenzialità. Convocò quindi un certo Makarij, un discepolo di Paisij del quale lo starec aveva parlato molto favorevolmente agli altri suoi seguaci, e gli chiese di fare il nome di un monaco in grado di occupare la posizione di igumeno in un rinnovato monastero di Optina Pustyn'. Makarij inviò un certo Avramij, il quale si mise all'opera al fine di fare di Optina un monastero funzionale anche sotto il profilo logistico. Essendo discepolo di Paisij, Avramij era in contatto diretto con la spiritualità bizantina che a quel tempo stava penetrando in Russia.
Nel 1821 fu costruito uno skit nel monastero recante il titolo della Decollazione di san Giovanni Battista. Fu in esso che gli starcy di Optina avrebbero trascorso la loro esistenza diffondendo la fama del monastero per tutta la Russia.
Che cos'è esattamente uno skit? Una descrizione molto buona è fornita da Sergij Cetverikov, nel suo libro dedicato alla vita dello starec Amvrosij:

Per coloro che non sono familiari con la struttura di Optina e della vita monastica in generale, dovremmo notare che, rispetto alla vita monastica normale, la vita in uno skit è più rigorosa e più solitaria. A prescindere dal fatto che nello skit non c'è quella moltitudine di pellegrini che affolla il monastero, i fratelli che vi abitano vivono in una solitudine molto più grande di quelli che risiedono in monastero. Mentre nel monastero le liturgie vengono celebrate quotidianamente, nello skit si tengono celebrazioni liturgiche soltanto di sabato e di domenica e in determinati giorni festivi. In altri giorni si legge il Salterio ... I monaci eseguono le preghiere previste dalla regola nelle loro celle, nelle quali in generale trascorrono gran parte del tempo dediti alla contemplazione solitaria di Dio e alla lettura di opere spirituali. Entrando nello skit il visitatore raramente ne incontrerà gli abitanti, e lo skit gli darà l'impressione di una profonda desolazione. Per il resto, gli abitanti dello skit lavorano con le proprie mani rilegando libri, facendo copertine, impegnandosi in lavori in legno, intagliando cucchiai e dandosi alla copiatura di libri e manoscritti. Essi digiunano tutto l'anno, a eccezione del Natale, della Pasqua e delle settimane in cui è prescritto che non si digiuni. Per una verifica del loro cammino spirituale, è chiesto loro di andare il più spesso possibile da uno starec per confessargli i loro pensieri in grande dettaglio.

Come vescovo della nuova diocesi nella quale rientrava ora anche Optina Pustyn', fu nominato in quel tempo Filaret, che più tardi sarebbe diventato metropolita di Kiev (e che non va confuso con Filaret di Mosca). Egli diede grande importanza allo skit, convinto com'era che oltre al monastero ci dovesse essere un altro ambiente per coloro che desideravano vivere una vita più contemplativa e rigorosamente ascetica. Come direttori dello stesso, Filaret chiamò due fratelli, Moisej e Antonij, che avevano già trascorso dieci anni in un altro skit, sotto la direzione spirituale di alcuni discepoli di Paisij. A Optina, Moisej e Antonij avrebbero svolto un lavoro lungo e notevole. Ben presto Moisej divenne igumeno di tutto il monastero, e Antonij fu nominato guida unica dello skit. Entrambi raggiunsero un livello estremamente elevato di vita spirituale e ambedue erano profondamente venerati dai fratelli del monastero. Lo starec Amvrosij racconterà spesso aneddoti sulla sapienza spirituale di questi due fratelli, a edificazione dei suoi ascoltatori. L'abilità con la quale essi guidarono Optina nel periodo di fioritura del suo starcestvo contribuì non poco al diffondersi della fama degli starcy di Optina.
Ma le dramatis personae più importanti dovevano ancora arrivare. Nel 1829 padre Leonid (noto anche come Lev, il nome che egli assunse quando diventò monaco del grande abito) Nagolkin venne a stabilirsi nello skit di Optina Pustyn'. Fu questo un evento di non poca importanza; infatti, quando entrò a Optina, Leonid aveva già conseguito un livello notevolmente elevato di vita spirituale. Egli era vissuto per un certo numero di anni con un monaco di nome Fedor, che era stato per qualche tempo monaco presso il monastero di Paisij in Moldavia. Guidato da Fedor, Leonid arrivò alla vera perfezione nella preghiera del cuore. La preghiera di Leonid era infatti talmente "incessante" che di lui si narra di come avesse risposto a uno dei suoi vicini che "per amore sarebbe stato disposto a parlargli per due giorni ininterrottamente se necessario, senza provare la minima agitazione nella sua preghiera interiore”.
Leonid era nato in una famiglia appartenente alla classe dei commercianti, e per un certo periodo aveva svolto egli stesso l'attività di mercante girando da un mercato all'altro per vendere le sue merci. Ma presto avverti la vuotezza di una simile vita e decise di darsi alla vita monastica. Sembra fosse un uomo grosso, possente, di natura piuttosto semplice. La sua forza fisica e morale erano assai provvidenziali, e grazie a esse egli si assunse il compito di stabilire e di far accettare la pratica dello starcestvo. Non si dovrebbe dimenticare che per molti la tradizione bizantina, con la sua "manifestazione dei pensieri" e la sua "preghiera del cuore", era considerata nel suo insieme un innovazione" e persino un' "eresia". A Paisij era stato richiesto di difendersi da tali accuse. E Leonid dovette subire a volte una vera e propria persecuzione prima che lo starcestvo potesse essere accettato. Prima di arrivare a Optina, Leonid e il suo maestro Fedor erano stati perseguitati dal vescovo di Valaam per le loro "strane" pratiche.
Ma i suoi problemi non cessarono nemmeno quando arrivò a Optina. Si riteneva infatti che un monaco del suo livello, che aveva scelto di vivere in uno skit, non avrebbe dovuto avere alcun contatto con i visitatori, ma avrebbe dovuto dedicarsi a una vita di preghiera nella solitudine. Su questo punto Leonid si mostrò molto "ribelle". Ogni volta che un contadino o un qualsivoglia visitatore andava da lui per la direzione spirituale, egli non esitava a fornirgliela. A un certo punto il suo vescovo gli proibì di ricevere visitatori. Perciò l'igumeno Moisej fu non poco sorpreso allorquando, facendo visita a Leonid, lo vide circondato da una folla di pellegrini. "Padre."', si dice abbia gridato, "che cosa sta facendo? Le è vietato ricevere visitatori! Potrebbe essere convocato dal vescovo e spedito alle Solovki!". Ma Leonid rispose: "Fate di me quello che volete. Guardate questi malati: posso forse respingere la loro preghiera, che è l'unica cosa in cui sperano, e che - a motivo della loro fede e della loro devozione per la Madre di Dio - darà loro la guarigione?". La persecuzione di Leonid cessò soltanto grazie all'intercessione del metropolita Filaret di Kiev in prima persona. Come vedremo, Leonid fu il primo starec di Amvrosij, e fu quindi suo direttore spirituale fino a quando morì, nel 1841
.
Nel 1834 arrivò il secondo grande starec di Optina, Makarij. Due anni dopo il suo arrivo, iniziò a condividere i suoi doveri di starec con Leonid. Dopo la morte di Leonid, egli assunse la piena responsabilità dello starcestvo nel monastero. Esternamente, Makarij era l'esatto opposto di Leonid: quest'ultimo era stato un commerciante, mentre Makarij proveniva dalla piccola nobiltà (la famiglia Ivanov) della provincia di Orlov. Leonid era rozzo e semplice, Makarij era esteta e "intellettuale", e da giovane era stato anche un violinista di valore. Anche da starec "riservava per sé un'ora libera ogni giorno, durante la quale camminava da solo in giardino, fermandosi ad ammirare per lungo tempo un fiore dietro l'altro". Mentre Leonid era straordinariamente robusto, Makarij era piuttosto fragile e cadeva spesso vittima di gravi malattie. Tuttavia, nonostante la differenza così marcata dei loro caratteri e dei loro precedenti, la loro formazione spirituale aveva molti punti in comune. Al pari di Leonid, Makarij per breve tempo aveva preso in considerazione la possibilità di una professione nel mondo e aveva persino messo in conto un possibile matrimonio, ma visitando un monastero nella sua provincia era stato colpito dalla grande bellezza e santità della vocazione monastica e aveva smesso di pensare a carriere secolari. Entrò dunque nel monastero di Ploscansk e si pose sotto la direzione spirituale di un discepolo diretto di Paisij Velickovskij, il monaco Afanasij. Così, sia Leonid che Makarij furono abbastanza fortunati da ricevere la loro formazione da uomini che avevano subito l'influsso diretto del grande starec moldavo. Makarij trascorse tredici anni sotto la tutela di Afanasij. Indubbiamente, si trattò di anni decisivi per il suo sviluppo spirituale.

Dal 1836 al 1860 Makarij fu direttore spirituale dei fratelli di Optina Pustyn'. Ma le sue attività andavano ben al di là di questo difficile compito. Egli tenne inoltre una vasta corrispondenza con fedeli ed ecclesiastici provenienti da un po' tutta la Russia. Fu durante il periodo in cui Makarij era starec che l'intelligencija russa iniziò ad accorrere numerosa a Optina, trovandovi quella luce che non era riuscita a trovare nella filosofia e nei movimenti di azione sociale provenienti dall'occidente. Nikolaj Gogol, scrittore russo celebre per i tormenti del suo spirito, visitò Optina e conversò con Makarij e altri monaci del monastero. Ma l'intellettuale più importante che si mise sotto la direzione di Makarij fu indubbiamente il noto filosofo slavofilo Ivan Kireevskij. In principio seguace della filosofia idealistica tedesca, questi divenne un cristiano ardente sotto l'influsso della moglie Natalija, donna di forte tempra religiosa, e del padre spirituale di quest'ultima, per l'appunto lo starec Makarij, che Kireevskij incontrò grazie alla moglie. Questo incontro fortuito fu importante per la storia della spiritualità russa. Sia Makarij che Kireevskij erano interessati a quel patrimonio di scritti spirituali ai quali abbiamo fatto riferimento in termini di “mappa". Paisij Velickovskij aveva portato a termine l'impresa immane di raccogliere tale materiale, ma molta parte di esso era ancora inedito o era disponibile in traduzioni insoddisfacenti. Si decise perciò di incominciare a pubblicare questo materiale a beneficio di tutti i russi che erano interessati alla vita spirituale. Oltre a Makarij e a Kireevskij, furono coinvolti nel progetto un certo numero di studiosi di vaglia, tra i quali il professor Sevyrev dell'Università di Mosca e il professor Golubinskij dell'Accademia teologica di Mosca. Anche un certo numero di monaci istruiti, a Optina Pustyn', furono in grado di partecipare al lavoro. Il più noto di essi era Kliment Zedergol'm, un convertito all'ortodossia dal luteranesimo, che aveva conseguito il titolo di dottore in filologia classica all'Università di Mosca. Questo gruppo, ridotto ma estremamente qualificato, il cui mecenate era nientemeno che il metropolita Filaret di Mosca, riuscì a pubblicare un certo numero di scritti patristici, tra i quali: una Vita di Paisij Velickovskij; gli scritti di Isacco il Siro, Giovanni e Barsanufio di Gaza, Marco l'Asceta, Simeone il Nuovo Teologo, Massimo il Confessore, Teodoro Studita, Gregorio Sinaita e altri ancora.
Quando Makarij scrive a uno dei suoi figli spirituali: "Non ti ho detto nulla che sia mia invenzione. Tutto quello che dico proviene dagli scritti dei padri", dice la verità. Egli era effettivamente un'incarnazione della tradizione ortodossa, e cercava soltanto di trasmettere ad altri ciò che a sua volta aveva ricevuto. Tra i molti che fu in grado di assistere attingendo a questa grande tradizione, troviamo colui che sarebbe stato il suo successore, Aleksandr Grenkov, il futuro starec Amvrosij.

FINE SECONDA  PARTE

Tratto da John B. Dunlop, AMVROSIJ DI OPTINA - ed. Qiqaion Comunità di Bose a cui si rimanda vivamente per l'approfondimento.