PADRE SPIRITUALE E PREGHIERA DI GESÙ
IL CONTESTO DI FEDE DELL’INVOCAZIONE DEL NOME DI GESÙ

 

 

Introduzione del curatore del sito
 

In questo periodo ricevo molte lettere caratterizzate da un denominatore comune: la richiesta di consigli tecnici sul metodo della preghiera esicasta e soprattutto di delucidazioni su come cercare e trovare una guida a cui affidarsi per progredire nel cammino già iniziato.

La domanda è molto seria e non può essere sottovalutata visto l'interesse che in questi ultimi anni sta suscitando la preghiera del cuore presso gli occidentali.

Quando si espone questa richiesta molto spesso però non si ha presente che, oltre alla obiettiva difficoltà ad incontrare uno maestro della preghiera di Gesù, esiste una tradizione nel campo della paternità spirituale che va meglio conosciuta e compresa. E' una tradizione che risale ai primi padri del deserto e , se ci riflettiamo a fondo, allo stesso Gesù.

I primi monaci, come sappiamo, erano circondati da un certo numero di allievi, "fratelli" e "figli" spirituali  con cui stabilivano rapporti diversificati sia per quanto riguarda la vicinanza spaziale, sia per il tempo  che a loro dedicavano e per le modalità di insegnamento.

Volendo essere sintetici ma ovviamente riduttivi, possiamo racchiudere in tre o quattro categorie i vari allievi o discepoli dei primi maestri del deserto e dei padri spirituali (monaci,  startsi) che nei secoli successivi hanno seguito tale modello:

 

1) i figli spirituali più diretti con cui i maestri condividevano a volte grandi periodi di convivenza e di insegnamento. Un esempio ben conosciuto è il rapporto di paternità spirituale tra i monaci reclusi Barsanufio e Giovanni . Famose sono le parole che Barsanufio rivolge a dei monaci che l'avevano interrogato sulla vita di Giovanni:


"Che dire della vita del mio figlio benedetto, umile e obbediente, che è una cosa sola con me e che ha rinunciato completamente fino alla morte ad ogni sua volontà? Il Signore ha detto: 'Chi ha visto me, ha visto il Padre' (Gv 14,5) e ha detto che il suo discepolo può quanto il maestro (Lc 6,40). Chi ha orecchie per intendere intenda"


Barsanufio, con queste parole, ha l'audacia di dire che la comunione tra lui e Giovanni è uguale alla comunione che esiste tra il Padre e Figlio! E a chi si stupisce di udire gli stessi consigli dall'uno e dall'altro recluso, Barsanufio risponde con candore: "Il Dio di Barsanufio e quello di Giovanni è uno solo!"

 

2) I figli e allievi spirituali  che orbitavano vicino alla cella del maestro o condividevano con lui (quando non si trattava di un eremita recluso) perlomeno la vita in monastero. Sempre rimanendo nell'esempio citato, Barsanufio e Giovanni il Profeta avevano anche un discepolo, abba Seridos, che tra l'altro faceva da intermediario tra i due Anziani e il mondo esterno.

 

3) E siamo arrivati così al terzo tipo di allievo o discepolo: tutti gli esterni, laici, altri monaci  ed ecclesiastici, che potevano mantenere un contatto con il maestro in due modi. O attraverso una corrispondenza epistolare o per mezzo di visite periodiche alle celle o al monastero.

 

Riportando il discorso ai tempi odierni e alla situazione  di coloro che sono interessati alla preghiera di Gesù, e dando per assodato che la maggior parte di essi non appartiene all'ordine monastico e quindi non può vivere il regime dell'esichia nella sua strettezza, notiamo che quasi tutti appartengono alla terza categoria.

Da ciò derivano alcune necessarie considerazioni.

In primo luogo, non vivendo a stretto contatto (in pratica in un monastero) con i monaci che ancora oggi praticano la preghiera di Gesù non è facile incontrare nel proprio territorio qualche maestro che liberamente offre insegnamenti sulla preghiera del cuore. Bisognerebbe recarsi direttamente nei luoghi che conservano questa antica e nobile tradizione spirituale, ma tenendo presente che non possono non incontrarsi, per lo meno agli inizi, giustificate diffidenze e resistenze, soprattutto se la richiesta viene fatta da un cattolico ad un monaco ortodosso.

Intanto..... bisogna iniziare, coltivare questa vocazione alla preghiera, continuare..... in attesa di incontrare la persona giusta con cui avviare un rapporto basato come dicevamo su visite periodiche e sulla corrispondenza epistolare e tenendo presente che è il Signore a guidarci segretamente e a inviarci al tempo opportuno un aiuto concreto.

Per quanto concerne i riferimenti io consiglio di rivolgersi:

 

 In campo cattolico

a) alla Comunità di Bose;

b) ai monaci certosini (tenendo però presente che il contatto via internet non da in genere molti frutti);

 

c) Chiesa greco cattolica: c'è una abbazia millenaria alle porte di roma ( Grottaferrata- Abbazia di S. Nilo) che vive la vita monastica bizantina fondata, come si legge nel sito alla voce "vita monastica", sulla preghiera continua e sulla preghiera del cuore. Vi è apertura alla direzione spirituale ed è contattabile  via internet: www.abbaziagreca.it  che è il sito e l'e-mail è segreteria@abbaziagreca.it . E' l'unica comunità monastica di ispirazione basiliana rimasta in italia ed è abbastanza viva, e si propone come ponte tra spiritualità ortodossa e cattolica. Ha una biblioteca molto famosa e nel 2004 celebrerà il millenario di fondazione. I monaci credo che siano 15-20 circa. Grottaferrata è facilmente raggiungibile da Roma, sono circa 20 Km. a sud. (potresti far conoscere questa esperienza ed il sito)

 

 In campo ortodosso

a) ai monaci athoniti residenti in Calabria oppure, per chi può permetterselo, andare a cercare direttamente all'Athos.

b) Si può naturalmente chiedere consiglio anche ai parroci responsabili delle varie parrocchie e comunità ortodosse dislocate sul nostro territorio, tenendo anche qui presente che non tutti praticano la preghiera di Gesù.

c) Vi è inoltre una associazione di amicizia chiamata  "Insieme per l'Athos" che è riconosciuta ufficialmente dal governo del monte athos e sostenuta dalla ambasciata greca in Italia. Ora vi appartengo e devo dire che è una associazione molto seria con soci molto interessanti. Questa associazione organizza viaggi all'Athos a poco prezzo, con sconti speciali, ed è possibile, una volta lì incontrare monaci, eremiti, od organizzare colloqui, in inglese soprattutto, ma anche francese. All' Athos vi è un punto di riferimento italiano, cioè un monaco italiano. L'associazione è laica e per evidenti motivi non si pone come punto di riferimento spirituale, ma come centro di amicizia e di conoscenza dell'Athos .Puoi diffondere il sito che è www.insiemeperathos.org ( mentre ti pregherei di non diffondere tutto il resto che ti ho detto circa i viaggi etc., lo scopriranno da soli)

 

Per aiutarvi nella riflessione ho inserito un piccolo estratto dell'ottimo libro di Marcello Brunini sulla "Preghiera del cuore nella spiritualità dell'oriente cristiano" (ed. Messaggero - Padova).

Intanto buona preghiera del cuore e che il Signore invii la sua potente misericordia su ciascuno di voi.

 

R. Benvenuto De Matteis

 

 



PADRE SPIRITUALE E PREGHIERA DI GESÙ

 

L'Oriente cristiano sottolinea con forza il convincimento che il cammino  spirituale ha bisogno di accompagnamento. Il padre spirituale, lo starets, come viene chiamato in Russia, è colui che aiuta i fratelli nel viaggio della preghiera: un cammino che necessità di discernimento, perché conduce là dove il mistero di Dio si fa più fitto e avvolgente. Così si esprime Silvano del monte Athos (1866-1938):

 

«Colui che vuole pregare incessantemente deve essere sobrio in tutto e obbediente allo starets che lui serve; deve confidarsi con fiducia al suo padre spirituale  pensare che in lui vive lo Spirito Santo e solo allora non avrà nei suoi confronti cattivi pensieri. Un uomo simile a motivo della sua santa obbedienza sarà istruito dalla grazia e progredirà nella umiltà di Cristo. Ma se egli pensa: “Non ho bisogno di consigli” e così abbandona l'obbedienza diventerà irascibile e non solo non progredirà ma perderà anche la preghiera»

 

Colui che pratica la Preghiera del cuore ha più degli altri il dovere di affidarsi ad uno starets esperto e amante di Dio. Infatti la via del Nome conduce il credente nella profondità della contemplazione. Per cui chi si propone di dedicarsi  in maniera sistematica ad essa utilizzando anche il controllo della respiro, necessita sicuramente di una guida. Nota il vescovo Kallistos:
 

«Il principiante che, in assenza di tale guida, cerca di trovare il centro del cuore è in pericolo di orientare i suoi pensieri inconsciamente nell’area che giace immediatamente sotto l’addome e gli intestini. L'effetto della sua   preghiera sarà allora disastroso, perché questa regione inferiore è la sorgente dei pensieri carnali e delle sensazioni che macchiano la mente e il cuore»

 

Oggi tuttavia non è facile trovare una guida spirituale sperimentata. In questo caso, come sottolinea Ware:

 

«E’ meglio per il principiante limitarsi alla recita pura e semplice senza voler alterare il ritmo del respiro o dei battiti del cuore Più spesso di quanto possa sembrare,  si accorgerà che senza alcun consapevole sforzo da parte sua, le parole dell’invocazione si adatteranno spontaneamente al ritmo del respiro e del cuore. Se ciò non dovesse accadere, non c'è motivo di allarmarsi; continui serenamente l'uso dell'invocazione mentale».

 

Gli startsi russi Nil Sorskij e Silvano dell'Athos, in assenza di un maestro, invitano 1'orante alla lettura pregata della Sacra Scrittura e dei Padri, ad una assidua vita sacramentale, alla pratica dei comandamenti, ai semplici consigli del confessore.

Invitano ad affidarsi a Dio in fiducia ed umiltà e lui stesso provvederà.

 

 

IL CONTESTO DI FEDE DELL’INVOCAZIONE DEL NOME DI GESÙ

 

Va osservato con molta puntualità che gli scrittori ortodossi negli ultimi centocinquanta anni hanno riservato in genere un’attenzione minimale alle tecniche fisiche della Preghiera di Gesù. Questo convincimento viene ripreso dagli autori contemporanei.

Afferma Kallistos Ware:

 
«Le tecniche fisiche sono soltanto un elemento accessorio, un aiuto che si è rivelato utile per alcuni, ma che non è affatto indispensabile per tutti. La Preghiera di Gesù può essere benissimo praticata senza alcun metodo fisico».

 

Il punto essenziale della Preghiera di Gesù non è la tecnica o l'atto della ripetizione in se stesso, ma a chi si rivolge e cioè al Salvatore Nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio di Maria.

 

Scrive sempre Kallistos:

 
«L'esistenza di una tecnica fisica in connessione con la Preghiera di Gesù non dovrebbe renderci ciechi riguardo al suo carattere distintivo. La Preghiera di Gesù non è soltanto un mezzo o un aiuto per la concentrazione o il rilassamento; non è semplicemente un saggio di "yoga cristiano", una specie di "meditazione trascendentale", o un “mantra” cristiano, anche se alcuni hanno tentato di interpretarla in questo modo. Al contrario, è un'invocazione che in modo specifico viene indirizzata da noi a un' altra Persona: al Dio fatto uomo, Gesù Cristo nostro vero Salvatore e Redentore.

La Preghiera di Gesù, perciò, è molto più che un metodo o una tecnica considerabile di per sé. Esiste entro un certo contesto, e se strappata da tale contesto perde il suo significato specifico»

 

L'orizzonte autentico e originale della Preghiera di Gesù è primariamente un contesto di fede nella persona del Signore:

 

«L'invocazione del Nome presuppone che chi dice questa preghiera creda in Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore. Al di là della ripetizione di  una formula fatta di parole deve esserci una fede viva nel Signore Gesù: in Colui che è e in ciò che ha fatto personalmente. Forse in molti di noi la fede è molto incerta e vacillante; forse coesiste con il dubbio; forse spesso ci troviamo costretti a gridare con il padre del ragazzo indemoniato:  “Signore io credo ma aiuta la mia poca fede" (Mc 9,24). Almeno però ci deve essere il desiderio di credere; almeno deve esserci, fra tutte le incertezze, una scintilla di amore per Gesù che noi conosciamo in modo ancora così imperfetto».

 

Insieme alla fede, la Preghiera di Gesù ha bisogno del luogo ecclesiale. Infatti è nella Chiesa che il cristiano entra in relazione intima e personale con Cristo, perché essa è il suo Corpo, la “comunione della deificazione”, come la definisce Palamas:

 

«Noi non invochiamo il Nome come individui isolati confidando unicamente sulle nostre risorse interiori ma lo invochiamo come membri della comunità ecclesiale.  

Per scrittori della levatura di San Barsanufio, San Gregorio il Sinaita o il vescovo Teofane era pacifico che coloro ai quali si raccomandava la Preghiera di Gesù dovevano essere membri battezzati della Chiesa e partecipare regolarmente alla vita sacramentale mediante la confessione e la santa comunione. Neppure per un istante essi considerarono l’invocazione del Nome come un surrogato dei sacramenti, ma ritenevano che chi la recitava  doveva essere un membro praticante e in comunione con la Chiesa»
 

Oggi tuttavia possiamo trovare persone che usano la Preghiera del cuore senza essere appartenenti in maniera forte ad alcuna Chiesa e forse senza avere neppure una chiara percezione della persona di Gesù Cristo. «Dobbiamo condannarle?», esclama il vescovo Kallistos e risponde: «No di certo, dal momento che sono sinceramente alla ricerca della Fonte della vita». E continua: «Ma, con tutta umiltà e profondamente consci della nostra infedeltà, siamo costretti a considerare la situazione di tali persone come anomala e ad ammonirli di questo fatto.

 

Vedi sullo stesso argomento: La paternità spirituale nei Padri del Deserto