DETTI DELLA BEATA MATRONA


"L'opera di Dio è, per prima cosa, l'esichia; per seconda, il silenzio, per terza, la preghiera, la genuflessione e il canto dei salmi; per quarta, la lettura; per quinta, il pianto; per sesta, il ricordo di Dio e della morte; per settima, la beata umiltà."

"La pazienza di una monaca cresce nell'esichia e nel silenzio"

"Per il monaco la cella è la galera, egli rimane là nell'esichia per amore di Dio"

"Se vuoi salvare l'anima tua, ascoltami bene! Va' e
pratica l'esichia nella tua cella e prega piangendo, affida la tua anima e il tuo corpo a Dio, ed egli, che insegna la ragione all'uomo, ti istruirà sulla salvezza!"


1. Una monaca andò dalla beata Matrona e le domandò: «Cosa devo fare se sono disturbata dal pensiero della lussuria?».
La beata rispose: «Scusami, ma non sono stata mai assediata dal demone della lussuria. Tutto questo è al di sopra della nostra natura».
La monaca, un po' scontenta e delusa, se ne andò via senza salutarla. Poi si diresse dalla beata Teodora, le raccontò delle sue inquietudini e aggiunse: «Alla mia angoscia la beata Matrona ha risposto che tutto ciò è al di sopra della nostra natura». Le disse la beata: «La risposta della beata Matrona non era casuale, torna presto da lei e chiedile di spiegarti il senso delle sue parole». Tornando dalla beata Matrona, la monaca si scusò: «La colpa è mia che sono andata via da te trasgredendo alla regola monastica. Ma ti prego, spiegami perché non sei mai stata assediata dal demone della lussuria?».
La beata Matrona rispose con un'ombra di sorriso: «Anch'io ti devo chiedere di scusarmi. Da quando ho pronunciato i voti monastici non mi sono saziata mai più né di pane, né di acqua, né di sonno e quest'impegno duro mi ha impedito ogni possibile prossimità con la lussuria».
Dopo aver ascoltato questo insegnamento la monaca se ne andò via in pace.

2. La beata Matrona raccontava: «Dio mi diceva: "Farai l'opera mia e io ti nutrirò, ma non mi chiedere come". L'opera di Dio è, per prima cosa, l'esichia; per seconda, il silenzio, per terza, la preghiera, la genuflessione e il canto dei salmi; per quarta, la lettura; per quinta, il pianto; per sesta, il ricordo di Dio e della morte; per settima, la beata umiltà.
Non potresti riuscire a ottenere queste virtù senza l'esichia e senza staccarli dalle premure terrene, neanche se sapessi risuscitare i morti».

3. Disse ancora: «La pazienza di una monaca cresce nell'esichia e nel silenzio. Continua a portare questo carico pesante fino all'ultimo giorno e sarai salvata, così ci dice il Signore».

4. Disse inoltre: «Nel mondo chi sbaglia, anche contro la sua volontà, finisce in galera e viene messo ai ferri. Noi mettiamo in galera noi stessi volontariamente e ci incateniamo per sfuggire ai peccati e così agli inevitabili travagli. Per il monaco la cella è la galera, egli rimane là nell'esichia per amore di Dio».

5. Disse ancora: «Comincia una cosa buona, cioè chiuditi nell’esichia e non uscire dalla tua cella mai, anche se ti chiederanno di farlo. Lascia la tua cella soltanto in caso di estrema necessità. Così con la pazienza sconfiggerai il diavolo».

6. La beata Matrona disse una volta alla nostra santa madre Sarra: «Hai espresso una così meravigliosa e gloriosa pazienza che ti glorificano gli angeli e i diavoli tremano davanti al tuo nome».  La cella della beata Sarra era situata lungo un fiume, però durante i sessant'anni che trascorse da monaca non abbassò mai gli occhi per guardarlo.

7. Venne una monaca dalla beata Matrona e domandò: «Se, per colpa del sonno, mi succedesse di saltare una preghiera obbligatoria, la mia anima per la vergogna non vorrebbe mai più seguire le regole!».
La beata rispose: «Anche se ti succedesse di dormire fino a tarda mattinata, alzati e chiudi la porta della cella, poi tranquillamente fai, senza vergognarti, la preghiera secondo la regola, perché è scritto: "Tuo è il giorno e tua è la notte"».

8. Una monaca chiese alla beata Matrona: «Come potrei salvarmi?».
La beata tra le lacrime rispose: «Ora, cara sorella, salvarsi è assai difficile! Perché spesso lasciamo le nostre celle per vagabondare lì dove ci spinge il diavolo. Se vuoi salvare l'anima tua, ascoltami bene! Va' e pratica l'esichia nella tua cella e prega piangendo, affida la tua anima e il tuo corpo a Dio, ed egli, che insegna la ragione all'uomo, ti istruirà sulla salvezza!».

9. Santa Melania domandò alla beata Matrona: «Voglio salvare il mio cuore, ma non ci riesco!». Rispose la beata: «Mi meraviglio delle tue parole: «Voglio e non ci riesco!». Davvero non ti rendi conto del fatto che chi è rimasto fuori dalla regola dell’esichia non potrà raggiungere nessuna virtù vera? Come si potrebbe custodire il cuore se rimane aperta la porta al parlare, all'udire e al guardare? Se vuoi salvare il tuo cuore e aver successo nelle virtù, stai nella tua cella nell'esichia. La cella ti insegnerà tutto! ».
 

Tratto da: METERIKON, I detti delle Madri del deserto - ed. Mondadori a cui si rimanda per l'approfondimento