Kathleen Norris
Santa Maria Egiziaca
Riflessioni di una oblata benedettina offerte alle giovani di oggi
 

 
 

Kathleen Norris, scrittrice e poetessa, è  oblata benedettina dell’abbazia dell’Assunzione nel nord Dakota.

 

Un giorno regalai un'immaginetta di Maria Egiziaca a un'amica che assiste le prostitute adolescenti, la cui età varia dai dieci anni di una bambina sviluppatasi precocemente, sbattuta sul marciapiede dal patrigno e dai fratellastri, fino ai diciotto di una ragazza già nauseata dal mondo. Molte sono scappate di casa, spesso per sottrarsi alla violenza domestica; quasi tutte sono abituate a essere trattate come ciarpame. Il compito della mia amica è riuscire a convincerle di non essere affatto robaccia. Nell'aiutarle a prendere coscienza delle proprie potenzialità, che vanno ben oltre l'essere comprate e vendute, questa grande lavoratrice diventa talvolta il bersaglio di minacciosi protettori.

La vicenda di Maria, vissuta nell'Egitto del V secolo, è estremamente ordinaria anche ai giorni nostri. Fuggita di casa all'età di dodici anni, visse ad Alessandria facendo la prostituta. A ventinove anni, incuriosita da Gerusalemme, si unì a una barca di pellegrini, offrendo come compenso all'equipaggio le proprie prestazioni sessuali per tutta la traversata. A Gerusalemme si diede nuovamente a esercitare la prostituzione. La notizia che una reliquia della Croce vera sarebbe stata esposta nella chiesa del Santo Sepolcro punse ancora la sua curiosità, tanto da indurla a unirsi alla folla in quel giorno festivo. Ma sulla soglia del santuario, una mano invisibile le impedì di proseguire. Vergognandosi d'un tratto della sua condotta, scoppiò in lacrime, si inginocchiò dinanzi a un'immagine delle Vergine e, implorando il perdono, domandò aiuto. Una voce le disse: «Se attraverserai il Giordano, troverai la pace» Maria trascorse i rimanenti 47 anni della sua esistenza da anacoreta, tra le sabbie del deserto.

Anni dopo raccontò la propria vicenda a un monaco giunto nel deserto per un periodo di digiuno, confessandogli in maniera toccante quanto le erano mancati il pesce che era solita consumare in Egitto e il vino («Mi piaceva molto il vino» sottolineò).
Con sua grande sorpresa, giacché nel deserto da nessuno se non da Dio riceveva ammaestramento, il monaco scoprì che Maria conosceva molti passi biblici a memoria. La donna chiese al religioso di portare con sé la comunione la prossima volta che si fosse recato in quei luoghi sperduti, e questi mantenne la promessa. Ma un giorno, in occasione della sua terza visita, trovò Maria priva di vita. Ad aiutarlo a scavare una fossa per la sepoltura sopraggiunse un leone, una fiera che lo spettatore moderno riconoscerebbe come il simbolo di Cristo, leone di Giuda.

I monaci raccontano sempre la storia di Maria Egiziaca per ricordare a se stessi di non nutrire eccessiva compiacenza nei confronti delle pratiche monastiche, scambiandole per veicoli salvifici e dimenticando che la salvezza promana soltanto da Dio. E nella tradizione ecclesiastica ortodossa orientale la vita di Maria è recitata la quinta domenica di Quaresima, presentata, a detta di Benedicta Ward, «come un'icona in parole delle verità teologiche relative al pentimento».
A dare importanza a tale vicenda non è il suo particolare nesso con la prostituzione delle adolescenti, né tanto meno il fatto che il mondo sarebbe più bello se queste donne fossero più riflessive e decidessero di prendere la via del più vicino deserto e stabilirsi in una spelonca. Se la parola pentimento non è in gran voga ai giorni nostri, è vero però che chiunque sa riconoscerne la caratteristica morsa che attanaglia le viscere. Pentirsi significa rinsavire, riconoscere di botto quali atti potevano essere evitati. Comprendere, come ebbe a dire Oscar Wilde nella sua eccellente meditazione religiosa intitolata De Profundis, che il vero problema è chi diventeremo in futuro, non ciò che abbiamo fatto in passato.

Il pentimento è prezioso in quanto schiude il soggetto all'idea del cambiamento. Ho avuto modo di conoscere diverse ragazze invischiate nel mercato del sesso e so che la sensazione dell'impossibilità del cambiamento costituisce il loro principale dilemma. Vittime di un sistema che non indugerà a eliminarle una volta varcata la soglia dei trent'anni, finiscono per convincersi della propria dappocaggine in qualsiasi altra attività. Molte aborriscono l'idea del proprio destino. Ma allorché si fa strada in loro l'esigenza di una svolta, nei semplicistici ragionamenti dell'America borghese (Io sono OK, tu sei OK, il tuo protettore è OK) esse trovano un ben magro sostegno.

La vicenda di Maria Egiziaca disserra le chiuse della conversione. Tra gli episodi inclusi nella tradizione degli » scritti del deserto, essa va a suscitare il dubbio che, risultando impossibile tra monaci e prostitute, il dialogo sarebbe altrettanto improbabile per il resto dell'umanità. Il religioso che incontra Maria ha ancora molto da imparare. Consapevole del semplicismo della sua nozione di vita spirituale rispetto a quella della donna, riconosce in lei una delle fortunate anime dei Vangeli che, per le innumerevoli prove superate nella vita, è accolta da Gesù con le seguenti parole: «La tua fede ti ha salvata».
A detta di Benedicta Ward, tali episodi testimoniano dell'affrancamento dalla «disperazione dell'anima, dal pericolo della tragedia di rifiutare la vita, di chiamare la morte vita», forse una delle funzioni dell'eufemismo «la vita», usato in gergo per riferirsi alla prostituzione.
Alla vicenda di Maria Egiziaca può rivolgersi chiunque senta in sé calare il gelo ed emergere il bisogno di rimorso, di lacrime che scioglieranno quello che Benedicta Ward definisce «l'ultimo blocco interiore; quell'intima, fredda convinzione di non poter amare o essere amati». In tal senso, aggiunge, le lacrime possono restituire la verginità, intesa come l'essere integri, un tutt'uno con se stessi e con Dio.

 

Tratto da Kathleen Norris, IL CHIOSTRO, Un anno di preghiera e meditazione in un monastero benedettino – ed. Mondadori a cui si rimanda per l’approfondimento.