GRANDI DONNE DELLA BIBBIA

REBECCA

 

  L'avventura terrena di Sara si era conclusa in pace (ma Abramo aveva sofferto grandemente per la sua dipartita). Nella triste occasione com­però in terra di Canaan una grotta per seppellirla versando il prezzo che il terreno valeva; abbastanza alto: 400 sicli d'argento. Ciò fu una specie di anticipo di "possesso" di quella terra che Dio aveva promesso e che i discendenti di Abramo in seguito conquisteranno (Cen. 12,1-3).

Abramo seppellì Sara nel campo di Macpela, di fronte a Mamre, cioè Ebron nel paese di Canaan. E quel campo e quella tomba passarono dagli Hittiti ad Abramo in proprietà sepolcrale (Gen. 23,19-20) Così fu assicurato al primo uomo storico del­la Bibbia il dominio del campo nella terra dove Dio lo aveva chiamato: la Terra promessa. Prima di morire, Abramo aveva chiesto di essere se­polto a Macpela, accanto a Sara. Uniti nella vita, non furono separati neppure dopo la morte.

Splendida conclusione di una storia di famiglia che ha tutto il fascino di una moderna saga. Una storia che è prima di tutto un grande mistero. A Dio nulla è impossibile. Basta non di­menticare che i suoi piani non sem­pre concordano con i nostri e che ogni cosa stabilita da lui accade in tempi e modi che non immagine­remmo e forse non avevamo mai desiderato: solo Dio conosce davv­ro tutto; solo lui sa, vede, dispone e provvede. Non rimane che seguirlo sulla sua strada...

Il "seminomade" tuttavia continuava a vagabondare, ma tornava sempre a Macpela, che aveva scelto come luogo di sepoltura anche per lui e per i suoi figli. Intanto era diventato proprietario di greggi e di molti beni, considerati benedizione divina per l'uomo giusto: proprio la povertà, la malattia, la sterilità erano invece se­gno di maledizione.

Gli anni passavano, Abramo era or­mai in età avanzata e si rese conto che per Isacco era l'ora di prendere moglie; e questa non doveva essere cananea: lui era certo che ciò fosse nei piani di Dio.

E poiché aveva avuto l'accortezza di restare legato anche alla sua terra natia e alla sua parentela, e dato che facendo i suoi bravi calcoli ricordava che Melca, moglie di suo fratello Nacor, aveva messo al mondo ben otto tra figli e figlie, riuscì ad annoda­re la trama di un bellissimo romanzo, ponendo al tempo stesso le basi di una tradizione che, circa 600 anni dopo, avrebbe fatto tornare in Canaan i suo discendenti. Isacco, se­condo Paolo (Rom 9, 7-10 e GaI. 4,28) è infatti il "figlio della promes­sa", ed è menzionato nella genealo­gia di Gesù da Matteo (1,2) e da Luca (3, 34), pur se paragonato ad Abramo appare personaggio abba­stanza scialbo: la sua storia è inclusa in quella di suo padre ed è impor­tante per il sacrificio della sua vita, non avvenuto perché la fede di suo padre era immensa. E questo al Signore bastava.

La scelta di una moglie per Isacco è simpatica e degna di una novella, quasi moderna. Abramo chiama Eliezer, il più anziano servitore della sua casa, che era anche amministra­tore dei suoi beni, e si fa giurare "per il Signore" che non gli avrebbe porta­to una cananea. Eliezer giurò. Scelse dieci cammelli dagli allevamenti del suo padrone e presi con sé ogni sor­ta di beni, si mise in viaggio alla volta della Mesopotamia.

Arrivato nel "paese dei due fiumi", fuori della città di Nacor, presso un pozzo, fece inginocchiare i cammelli perché riposassero. Prima del tramonto, nell'ora in cui le donne so­gliono uscire per attingere acqua, pregò il Signore: "Fa' che la fandulla alla quale dirò: "Piega la tua brocca perché beva anch'io" e mi rispon­derà: "Bevi pure, anzi disseterò anche i tuoi cammelli", da questo capirò che sei stato propizio al mio padrone". Non aveva finito di dire in cuor suo queste parole, che una giovinetta ve­niva ad attingere acqua e il viaggiato­re pregò: "Abbassa, per favore, la tua anfora, e lasciami bere". Gli fu rispo­sto: "Bevi, anzi disseterò pure i tuoi cammelli". Eliezer l'ammirava in silen­zio, come un oggetto prezioso: la giovinetta era molto avvenente e squisitamente femminile, e lui fu cer­to che il suo padrone (e il suo Dio) sarebbero stati contenti di questa scelta, sicché le chiese chi fosse. "Son nata qui, sono Rebecca, la figlia di Batuel, figlio di Melca". Il viaggiato­re si rallegrò molto della risposta: era la conferma che Dio conduceva l'im­presa che stava a cuore ad Abramo. Allora regalò alla fanciulla un anello prezioso e le parlò del suo padrone. Rebecca, rincasando, parlò in fami­glia di quell'insolito incontro. Labano suo fratello, ospitale come in genere Io sono tutti gli orientali, si reca subi­to al pozzo per invitare l'amministra­tore di Abramo e Io prega di andare a casa loro.

Ma questi non tocca cibo senza pri­ma aver riferito l'ambasciata del suo padrone e la preghiera che lui stesso aveva rivolto al Signore, nonché la sua certezza che fosse Rebecca la donna che avrebbe sposato Isacco.

La famiglia apparve convinta e soddi­sfatta, e la risposta non si fece atten­dere: Labano rispose per tutti: "Il Signore ha parlato, non possiamo che obbedirgli. Prendi Rebecca, noi abbiamo fiducia, portala ad Abramo. Dato che anche Rebecca si dimo­strava contenta, il padre la benedisse e i parenti cominciarono ad augurar­le ogni felicità.

Ed ebbero inizio i preparativi. Rebecca, con le sue serve, certa della fiducia espressa dai familiari, segui fiduciosamente l'amministratore del­lo zio. La scena della partenza, inte­ressantissima per gli orientali di allo­ra, si svolse alle porte della città, do­ve conveniva la gente per trattare gli affari. Labano sempre presente e de­terminante.

Perché Labano anziché il padre? Secondo alcuni esegeti, (e fino a epoca non troppo remota, specie nel meridione d'italia) maggior in­gerenza del padre aveva il fratello quando c'era da sistemare, o per meglio dire accasare, una sorella. Per ciò fu Labano ad augurare a Rebecca: "O tu, sorella nostra, di­venti migliaia di miriadi, e la tua stirpe conquisti la porta dei nemici".

E la futura sposa andò incontro al suo destino: il Signore sarebbe stato con lei. Intanto, per primo, incontrò Isacco. In quel periodo egli abitava nel desertico territorio del Neheb e, uscito sul far della sera, avvistò la ca­rovana.

Anche Rebecca vide l'uomo che veni­va loro incontro e chiese ad Eliezer chi fosse. Appreso che si trattava di Isacco, subito scivolò dal suo cammeI­lo, prese il velo e si coprì il volto. Così era l'usanza per ogni fidanzata: tocca­va al promesso sposo levarle il velo e con questo gesto la dichiarava sua.

Così fece Isacco. Poi condusse Rebecca al padiglione di Sara, sua madre; e dal primo istante sentì di amarla. E quando la sposò si sentì molto consolato della morte di sua madre che lo aveva lungamente af­flitto (Gen 24,63-65-67).

Può sembrare un episodio romanti­co, e ricco di colpi di scena e sorpre­se, ma sempre valido quando si trat­ta di certi accadimenti che sembrano aleggiare tra mito e realtà. Lo costa­tiamo anche ai nostri giorni.

Inoltre, sappiamo ormai che la storia del "popolo di Dio" è, almeno in ap­parenza, irta di avvenimenti assurdi, difficili, dolorosi. Spesso a noi umani incomprensibili. (…).