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GRANDI DONNE DELLA BIBBIA
REBECCA

Abramo seppellì Sara nel
campo di Macpela, di fronte a Mamre, cioè Ebron nel paese di Canaan. E quel
campo e quella tomba passarono dagli Hittiti ad Abramo in proprietà sepolcrale
(Gen. 23,19-20) Così fu assicurato al primo uomo storico della Bibbia il
dominio del campo nella terra dove Dio lo aveva chiamato: la Terra promessa.
Prima di morire, Abramo aveva chiesto di essere sepolto a Macpela, accanto
a Sara. Uniti nella vita, non furono separati neppure dopo la morte.
Splendida conclusione di una
storia di famiglia che ha tutto il fascino di una moderna saga. Una storia che è
prima di tutto un grande mistero. A Dio nulla è impossibile. Basta non
dimenticare che i suoi piani non sempre concordano con i nostri e che
ogni cosa stabilita da lui accade in tempi e modi che non immagineremmo e
forse non avevamo mai desiderato: solo Dio conosce davvro tutto; solo lui
sa, vede, dispone e provvede. Non rimane che seguirlo sulla sua strada...
Il "seminomade" tuttavia
continuava a vagabondare, ma tornava sempre a Macpela, che aveva scelto come
luogo di sepoltura anche per lui e per i suoi figli. Intanto era diventato
proprietario di greggi e di molti beni, considerati benedizione divina per
l'uomo giusto: proprio la povertà, la malattia, la sterilità erano invece
segno di maledizione.
Gli anni passavano, Abramo
era ormai in età avanzata e si rese conto che per Isacco era l'ora di
prendere moglie; e questa non doveva
essere cananea: lui era certo che ciò fosse nei piani di Dio.
E poiché aveva avuto
l'accortezza di restare legato anche alla sua terra natia e alla sua parentela,
e dato che facendo i suoi bravi calcoli ricordava che Melca, moglie di suo
fratello Nacor, aveva messo al mondo ben otto tra figli e figlie, riuscì ad
annodare la trama di un bellissimo romanzo, ponendo al tempo stesso le basi
di una tradizione che, circa 600 anni dopo, avrebbe fatto tornare in Canaan i
suo discendenti. Isacco, secondo Paolo (Rom 9, 7-10 e GaI. 4,28) è infatti
il "figlio della promessa", ed è menzionato nella genealogia di Gesù
da Matteo (1,2) e da Luca (3, 34), pur se paragonato ad Abramo appare
personaggio abbastanza scialbo: la sua storia è inclusa in quella di suo
padre ed è importante per il sacrificio della sua vita, non avvenuto perché
la fede di suo padre era immensa. E questo al Signore bastava.
La scelta di una moglie per
Isacco è simpatica e degna di una novella, quasi moderna. Abramo chiama Eliezer,
il più anziano servitore della sua casa, che era anche amministratore dei
suoi beni, e si fa giurare "per il Signore" che non gli avrebbe portato una
cananea. Eliezer giurò. Scelse dieci cammelli dagli allevamenti del suo padrone
e presi con sé ogni sorta di beni, si mise in viaggio alla volta della
Mesopotamia.
Arrivato nel "paese dei due
fiumi", fuori della città di Nacor, presso un pozzo, fece inginocchiare i
cammelli perché riposassero. Prima del tramonto, nell'ora in cui le donne
sogliono uscire per attingere acqua, pregò il Signore: "Fa' che la fandulla
alla quale dirò: "Piega la tua brocca perché beva anch'io" e mi risponderà:
"Bevi pure, anzi disseterò anche i tuoi cammelli", da questo capirò che sei
stato propizio al mio padrone". Non aveva finito di dire in cuor suo queste
parole, che una giovinetta veniva ad attingere acqua e il viaggiatore
pregò: "Abbassa, per favore, la tua anfora, e lasciami bere". Gli fu
risposto: "Bevi, anzi disseterò pure i tuoi cammelli". Eliezer l'ammirava
in silenzio, come un oggetto prezioso: la giovinetta era molto avvenente e
squisitamente femminile, e lui fu certo che il suo padrone (e il suo Dio)
sarebbero stati contenti di questa scelta, sicché le chiese chi fosse. "Son nata
qui, sono Rebecca, la figlia di Batuel, figlio di Melca". Il
viaggiatore si rallegrò molto della risposta: era la conferma che Dio
conduceva l'impresa che stava a cuore ad Abramo. Allora regalò alla
fanciulla un anello prezioso e le parlò del suo padrone. Rebecca,
rincasando, parlò in famiglia di quell'insolito incontro. Labano suo
fratello, ospitale come in genere Io sono tutti gli orientali, si reca
subito al pozzo per invitare l'amministratore di Abramo e Io prega di
andare a casa loro.
Ma questi non tocca cibo
senza prima aver riferito l'ambasciata del suo padrone e la preghiera che
lui stesso aveva rivolto al Signore, nonché la sua certezza che fosse
Rebecca la donna che avrebbe sposato Isacco.
La famiglia apparve convinta
e soddisfatta, e la risposta non si fece attendere: Labano rispose per
tutti: "Il Signore ha parlato, non possiamo che obbedirgli. Prendi
Rebecca, noi abbiamo fiducia, portala ad Abramo. Dato che anche
Rebecca si dimostrava contenta, il padre la benedisse e i parenti
cominciarono ad augurarle ogni felicità.
Ed ebbero inizio i
preparativi. Rebecca, con le sue serve, certa della fiducia espressa dai
familiari, segui fiduciosamente l'amministratore dello zio. La scena della
partenza, interessantissima per gli orientali di allora, si svolse
alle porte della città, dove conveniva la gente per trattare gli affari.
Labano sempre presente e determinante.
Perché Labano anziché il
padre? Secondo alcuni esegeti, (e fino a epoca non troppo remota, specie nel
meridione d'italia) maggior ingerenza del padre aveva il fratello quando
c'era da sistemare, o per meglio dire accasare, una sorella. Per ciò fu Labano
ad augurare a Rebecca: "O tu, sorella nostra, diventi migliaia di miriadi,
e la tua stirpe conquisti la porta dei nemici".
E la futura sposa andò
incontro al suo destino: il Signore sarebbe stato con lei. Intanto, per primo,
incontrò Isacco. In quel periodo egli abitava nel desertico territorio del Neheb
e, uscito sul far della sera, avvistò la carovana.
Anche Rebecca vide l'uomo
che veniva loro incontro e chiese ad Eliezer chi fosse. Appreso che si
trattava di Isacco, subito scivolò dal suo cammeIlo, prese il velo e si
coprì il volto. Così era l'usanza per ogni fidanzata: toccava al promesso
sposo levarle il velo e con questo gesto la dichiarava sua.
Così fece Isacco. Poi
condusse Rebecca al padiglione di Sara, sua madre; e dal primo istante
sentì di amarla. E quando la sposò si sentì molto consolato della morte di sua
madre che lo aveva lungamente afflitto (Gen 24,63-65-67).
Può sembrare un episodio
romantico, e ricco di colpi di scena e sorprese, ma sempre valido
quando si tratta di certi accadimenti che sembrano aleggiare tra mito e
realtà. Lo costatiamo anche ai nostri giorni.
Inoltre, sappiamo ormai che
la storia del "popolo di Dio" è, almeno in apparenza, irta di avvenimenti
assurdi, difficili, dolorosi. Spesso a noi umani incomprensibili. (…).