GRANDI DONNE DELLA BIBBIA

LIA E RACHELE

 

(…) Lia e Rachele due donne assai im­portanti per il "popolo di Dio". Sicco­me la "promessa" del Signore era una numerosissima discendenza, e poiché era allora consentito avere più mogli, Abramo, oltre a Isacco e Ismaele ebbe altri figli; ma prima che, in avanzatissima età, lasciasse la vita terrena li aveva mandati in orien­te per separarli da Isacco, il "figlio della promessa" (Gen.25). Per molti anni Isacco e Rebecca non ebbero fi­gli; più tardi, rimasta incinta di due gemelli, Rebecca si stupiva che essi si pressassero l'un l'altro dentro il suo grembo. Il Signore stesso le die­de una spiegazione: "Due dan nel tuo ventre e due popoli dalle tue vi­scere si separeranno. Un popolo pre­varrà sull'altro, e il maggiore servirà il minore".

Nacquero infatti i due figli: "irsuto", rossiccio come un peloso mantello, il primo: lo chiamarono Esaù; subito dopo usì il fratello nell'atto di tene­re con la mano il calcagno del ge­mello, e fu chiamato Giacobbe (da etimologie popolari, il nome è mes­so in rapporto con "ageb", tallone). Giacobbe dunque contende a Esaù la precedenza fin dal seno materno. Ma le peripezie fra i due non furono poche. Cresciuti, Esaù divenne abi­lissimo cacciatore, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimora­va sotto le tende: era quindi più amato dalla madre, mentre il padre preferiva l'altro figlio.

Un giorno Esaù arrivò stanchissimo e affamato dalla steppa e chiese al fra­tello una parte della minestra che stava mangiando. Fu così che Gia­cobbe riuscì a carpire al fratello, sotto giuramento, il diritto di primogenitura per mezza scodella di lenticchie. "A che mi vale la primogenitura, se in questo momento muoio di fame?" Esaù giurò, mangiò e se ne andò di­mostrando di non stimare granché il privilegio della sua condizione di fi­glio maggiore. E si punì da sé: per­ché i privilegi dei primogeniti erano grandi: oltre alla doppia parte di ere­dità e la direzione della tribù, aveva­no nella società tribale enorme im­portanza, anche perché difendevano gli averi e ogni bene familiare.

Le promesse del Signore ad Abramo continuano ad avverarsi. Egli aveva un suo piano e riesce a concretizzar­lo per opera di una madre: Rebecca. Giacobbe è sempre il suo preferito, al punto di carpire a Isacco, ormai vecchio e quasi cieco, la benedizio­ne che di norma spettava a Esaù; era un tipo di testamento orale dato in punto di morte, non poteva più essere ritirato e doveva essere ri­spettato dalla legge tribale. Ma Esaù non ne tenne conto.

E' notissimo lo svolgersi dei fatti: un giorno Isacco, sentendo vicina la sua fine, ebbe un desiderio; chiese ad Esaù di andare nella steppa, abbatte­re della selvaggina e preparargli la pietanza che gradiva di più, dopo di che gli avrebbe dato la benedizione che in qualità di primogenito gli spet­tava. Ma Rebecca che era in ascolto con il celebre inganno che tutti or­mai conosciamo, riusò a "trasferire" la primogenitura sul figlio preferito. Ricoprì con la pelle di un animale uc­ciso il petto e le braccia di Giacobbe, e il padre, abbracciandolo, lo scam­biò per Esaù e lo benedì.

Esaù rientrava dalla caccia, vide e sentì e, lui che non aveva tenuto in conto la primogenitura, quando si rese conto del torto subito, con la complicità della madre che predili­geva il figlio minore, s'infuriò; pro­gettò di uccidere il fratello e questi, per non incorrere nella vendetta, fugge spaventato e, sempre per consiglio della madre, si rifugia nel paese dei suoi antenati, a Carran, presso Labano, suo zio.

Durante il viaggio ha un sogno: vede una scala che va dalla terra verso il cielo, con angeli che scendono e salgono. Il Signore promise a lui e ai suoi discendenti la terra su cui stava dormendo: "Non ti abbandonerò - gli disse - senza aver fatto tutto quel­lo che ho promesso". Rebecca, dun­que, non ha fatto altro che collabo­rare, sia pure con inganno, al compi­mento del disegno divino. Infatti ...

Giacobbe giunge a Carran; accolto da Labano, conosce per prima Ra­chele, e l'incontro è una scena sug­gestiva e delicata: egli vede arrivare la bella cugina presso un pozzo nei pressi di Harran per abbeverare le pecore: il coperchio era una lastra di pietra per sollevare la quale non ba­stava un solo uomo: ma Giacobbe si avvicina, alza il coperchio, quindi aiuta la giovinetta ad abbeverare il gregge. Ella attingeva l'acqua con un'anfora e la versava nell'apposito truogolo con tanta grazia che Gia­cobbe subito se ne invaghì. E per amor suo, lavorò gratis sette anni come pastore per suo zio.

Ma questi, con inganno, lo costrinse a sposare Lia, perché era la maggio­re e, per tradizione, doveva essere la prima ad accasarsi. Così Giacobbe che era andato avanti grazie ad inganni, stavolta finì per essere ingan­nato. Ma pur di avere Rachele, la­vorò altri sette anni per Labano. Di­ventato poi ricco non senza astuzia, infine, dopo aver concluso un'allean­za con lo zio, riesce a portare con sé la famiglia e i suoi beni, riprende la via di Canaan. Lungo il cammino, verso Paddam-Aram, gli appare in sogno il Signore, che gli rinnova la promessa. AI suo risveglio, Giacobbe fonda il santuario di Betel (Gen. 28, 16-22).

Dopo il ritorno a Canaan, il Signore, vedendo che Lia era meno amata di Rachele, rese sterile questa e molto feconda invece Lia. La quale, dopo la figlia Dina, diede presto alla luce il pri­mo figlio, che fu chiamato Ruben; e Lia disse: "Il Signore ha riguardato la mia umiliazione, e ora mio marito mi amerà". Poi divenne di nuovo madre, e chiamò il figlio Simone dicendo: "Il Signore mi ha confortata per il di-sprezzo e mi ha dato un altro figlio".

Quando partorì ancora, chiamò il terzo figlio Levi pensando: "Questa volta mio marito si affezionerà a me". E chiamò Giuda il quarto, di­cendo:" Questa volta celebrerò il Si­gnore" ben cosciente di essere nel volere divino, perché sapeva che la promessa del Signore fatta ad Abra­mo, il primo Patriarca, era basata sulla numerosa discendenza.

Dopo, Lia non ebbe altri figli. E Ra­chele dovette attendere molto prima che, finalmente, desse un figlio a Gia­cobbe: fu chiamato Giuseppe col si­gnificato di "Dio aggiunga", cioè ag­giunga altri figli. Ma intanto le due so­relle cominciarono a essere gelose l'una dell'altra fino al punto di diven­tare rivali. E si servirono delle rispetti­ve schiave, ricorrendo a una sfida as­surda e senza precedenti, che portò a undici maschi la figliolanza di Gia­cobbe; il quale pensò giunta l'ora di tornare a Canaan, abbandonando La­bano e portandosi appresso le mogli, le schiave, i figli e i beni acquistati.

E si continuò con altri inganni. Gia­cobbe agì senza informare lo zio. Scoperta la fuga, Làbano logicamen­te s'irritò. Tanto più che aveva costa­tato una cosa assai grave: gli erano stati rubati anche i suoi idoli; allora si gettò all'inseguimento dei fuggiaschi, insieme con i suoi servi, raggiungen­doli a est del Giordano. E qui costa­tiamo quanto sia stata intrigante la bella Rachele. Minuziosamente ispe­zionate tutte le tende ... nemmeno l'ombra di idoli: non era possibile trovarli perché la finta ingenua Ra­chele li aveva nascosti nella sella su cui stava seduta lei e, accusando un malessere dovuto alla sua seconda maternità, seduta restò.

Era stata proprio lei a sottrarre a suo padre quelle statuette di argilla e a portarle di nascosto con sé, dato che simboleggiavano il diritto di ere­dità. Sfumata la rabbia, Labano do­vette rassegnarsi e si separò da Gia­cobbe dopo aver giurato un'alleanza di pace.

La carovana proseguì tra tante altre peripezie; e quasi giunti a Efrata (Betlemme) la carovana dovette fer­marsi: Rachele cominciò ad avvertire i dolori del parto. Il suo secondo fi­glio nacque, e Giacobbe volle chia­marlo Beniamino, per segnare con questa predilezione il ricordo perso­nificato della sua "prediletta", che non sopravvisse a quella nascita in cui tanto aveva sperato...

E Giacobbe continuò, senza Rache­le, il suo pellegrinaggio verso Ca­naan, in preda a profondissimo do­lore, già deciso a dedicarsi all'unico figlio nato nella Terra Promessa: ap­punto il suo "beniamino". Costretto a staccarsi dal suo lungo sogno d'a­more, seppellì l'amatissima moglie lungo la strada per Betlemme. Ancor oggi questa tomba è meta di pelle­grinaggi. Ogni strada, ogni sentiero è segnato davvero dalla volontà divi­na: vano risulta qualsiasi inganno, qualsiasi sotterfugio, qualsiasi tradi­mento.

Giacobbe dovrà affrontare dall'uni­co figlio di Rachele, Giuseppe, al­tre soddisfazioni e un grandissimo dolore...