INSEGNAMENTI DI AMMA TEODORA


 

Ecco gli insegnamenti che la beata Teodora impartiva alle monache venute da lei:

I. Cercate, care madri e sorelle, di diventare monache non sol­tanto esteriormente, ma anche dentro di voi.

II.   Amate il Signore nostro, Gesù Cristo, lottate per raggiungere le virtù. Il lavoro continuo che si svolge nella perseveranza allontana e caccia la tristezza.

III.  Se volete liberarvi da tutte le passioni, fuggite dall'origine del male, l'amor proprio.

IV. Amate l'esichia. L'indipendenza dell'anima dalla vanità del mondo si rafforza tramite l'esichia, il silenzio e la rinuncia. La preghiera e la lettura perfezionano il discernimento.

V.   Chiudete le passioni nella dimora della buona esichia, per­ché non attirino la mente verso le seduzioni.

VI.  La rinuncia e il silenzio, la preghiera e la lettura, il ricordo in­cessante di Dio sono le armi forti del monaco che persevera nell'esichia.

VII. Praticando l'esichia, non date mai alla mente la possibilità di prendere la parte del corpo per non raccogliere, dopo, i frut­ti della lussuria e della tristezza.

VIII. Imbrigliate il ventre, la lingua e l'ira, care madri e sorelle, così i vostri piedi non inciamperanno contro una pietra.

IX. Fermate la forza della brama con l'astinenza, quella dell'ira con l'esichia e il silenzio. L'esichia e la preghiera sono i migliori strumenti per la virtù, esse perfezionano la mente e la fanno più acuta.

X. Le brame del corpo e dell'anima si disseccano per mezzo dell'astinenza, della perseveranza, dell'esichia, del silenzio e del coraggio.

XI.  La perseveranza è l'opera dell'anima. Dove è l'impegno lì fuggono la lascivia e la lussuria.

XII. Ogni peccato si compie attraverso il godimento. Ogni per­dono attraverso il dolore, l'esichia e il silenzio.

XIII.  La rivolta della carne nasce dalla poca cura della preghie­ra, dell'astinenza e della buona esichia.

XIV.  Positivi risultati dell'esichia sono il silenzio, l'astinenza, la lettura, la preghiera pura.

XV La lettura e la preghiera, l'esichia e il silenzio, l'astinenza e le genuflessioni purificano la mente da ogni peccato.

XVI.  Il male, cioè la sordida passione, radicata nel cuore dell'uomo, richiede un lungo e faticoso dolore. L'abitudine, radi­cata nel cuore, si stacca con un grande sforzo.

XVII. Chi opera con ragione, con misura e con attenzione non sente mai la fatica del lavoro monastico. 

XVIII. L'esichia e il lavoro monastico, la perseveranza e la ge­nerosità purificano la coscienza.

XIX. Il digiuno e la veglia, 1 esichia e il silenzio, l'astinenza e gli inchini, il canto e la lettura calmano l'anima inaridita e sconfig­gono la carne che non vuole cedere.

XX.   Il sollecito aiuto di Dio sarà come un premio per quelli che perseverano nell'esichia. Se sentiste una mancanza nelle vostre celle, abbiate pazienza! Il Signore, Dio nostro, manderà un aiu­to a quelli che lo attenderanno nel giorno del dolore, perché: «Ancora un poco, infatti, un poco appena, e colui che deve ve­nire, verrà e non tarderà».

XXI.  Se imbrigliate il ventre si calmeranno presto le passioni: la vostra mente smette di essere la serva di fantasie lascive. La mente di uno che digiuna diventa il tempio dello Spirito Santo. La mente di un mangione è la dimora dei demoni.

XXII. Ecco ciò che salva l'anima: il dolore e l'umiltà, l'esichia e il silenzio, il digiuno e la veglia, la lettura e il canto, la preghie­ra e gli inchini, il ricordo della morte e di Dio! Se, care madri e sorelle, rimanendo nell'esichia, otterrete con l'aiuto di Dio tutte queste virtù, vi avvicinerete al regno di Dio.

XXIII. Se volete, care madri e sorelle, che il vostro spirito porti frutto e che le passioni cessino di esercitare su di voi ogni seduzione, rafforzate l'esercizio della lettura. Quando però vi accin­gete alla lettura, fatelo in un totale silenzio con la mente limpi­da e tacendo per dare alla mente la possibilità di approfondirla completamente. Siamo condannati ad assaggiare il pane della sapienza con grande fatica e con il sudore della fronte.

XXIV. Sappiate, care madri e sorelle, che la pigrizia e la negli­genza fecero peccare Adamo e, invece di rimanere nel paradi­so, fu condannato a morte. Siate prudenti, per amor di Dio, per non cadere nella negligenza e non finire come il nostro proge­nitore.

XXV. State alla larga dal vino, care madri e sorelle, con tutta la vostra fermezza. Il bere il vino non è proprio dei monaci e an­cor meno delle monache. Chi non ascolterà questa avvertenza finirà nella rete del diavolo. Badate bene alla Sacra Scrittura, là troverete sicuramente la sicura conferma di quel che vi dico.

XXVI. L'amore dell'esichia e del silenzio è il segno della pa­zienza. La mente, cercando di impadronirsene, spera di rag­giungere il bene e di sfuggire ai travagli eterni.

XXVII. Se umilierete il corpo con l'astinenza sarete graditi a Dio e agli angeli custodi. Dio ama quelli che, per lui, patiscono dolori e sofferenze.

XXVIII. Davvero non sapete, care madri e sorelle, che colui che «opera la salvezza nella nostra terra»  ci ha lasciato un coman­damento che dice: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me».  Il mio discepolo - vuole dire - non è costui, ma chi mi ama e per il suo amore lascia tutte le cose del mondo ma­teriale. Chi, per me, annienta la sua anima, la salverà e avrà la vita eterna. Come possiamo, care madri mie, sperare di compie­re opere di bene in questo mondo? Perché il Signore dice: «Usci­te di mezzo a loro e riparatevi».  Avete fiducia nelle parole del Signore? Come non averla, se il Signore stesso dice: «11 cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Ditemi, madri mie, gli angeli raccolgono oro e argento o glorificano Dio? E noi, sorelle mie, assumiamo l'angelica immagine per ar­ricchirci di oro, di argento o di altre cose del mondo? Non sape­te, madri mie, che Dio vuole rimpiazzare i corrotti caduti dal re­gno celeste con quelli che stanno vivendo una vita santa, onesta e corretta sulla terra? Perché abbiamo rinunciato al mondo? De­cisamente per Dio e per le nostre povere anime! Se è così, come mai a volte ci mostriamo negligenti e diamo al diavolo una bel­la opportunità di sviarci dal giusto cammino dell'umiltà? Non avete sentito, madri mie e sorelle, che il vino, le cose del mondo, i piaceri della carne, la stima della gente, tutte queste cose fanno allontanare i monaci da Dio? E se fanno allontanare i monaci, cosa possiamo dire noi, che per natura siamo deboli verso ogni seduzione? Avete dimenticato quello che ha detto san Giovanni: «Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui».  Lo stesso ha detto l'apostolo Giacomo: «Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio».  Allora, sorelle mie, lasciate il mondo e amate il silenzio. Fuggite dal mondo come si corre via dal ser­pente perché quando il serpente morde è difficile guarire, lo stesso capita per il mondo. Perciò, se volete diventare vere figlie di Dio, fuggite dal mondo e dagli uomini del mondo, custodite le anime nell'esichia. Ditemi, care madri e sorelle, dove i santi padri ottennero le virtù, in mezzo alla gente e al loro mondo o nel silenzio dei deserti? Se non abbandonerete la sozzura del mondo, se non rinuncerete al corpo, se non praticherete l'esi­chia, come potrà vivere la vostra anima nel futuro divino? In­tendete entrare nel regno di Dio nel modo in cui, fino a ora, nes­suno è riuscito a entrarci? Lasciate stare, figlie mie, le vane speranze, dirigete lo sguardo verso il Signore nostro Gesù Cri­sto, il nostro sole di verità, in cui si concretizza tutta la nostra speranza! Un milite, sulla terra, se non combatterà, se non ver­serà il sangue e non porterà le ferite, non avrà mai la gloria, sia pure temporale! Volete salvarvi ed ereditare la vita eterna senza lotta, mangiando bene, bevendo vino, divertendovi con gli uo­mini e girando tra la gente? Stupide aspettative! Sorelle mie, non andate errando! Lasciate ogni preoccupazione e premura, non fate neanche il lavoro d'ago in attesa dell'elemosina. Se ne preoccupi il mondo! Dio non vuole che noi, che abbiamo scelto la vita monastica, dopo aver rinunciato al mondo, abbiamo an­che l'oro e le cose superflue. Il Signore ci ha lasciato un coman­damento chiaro: «Guardate i corvi: non seminano e non mieto­no, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre».

XXIX.  La nostra immagine monastica, care madri e sorelle, è angelica, cerchiamo di non trasformarla in una immagine dia­bolica. Fuggite dal mondo e dal diavolo che ne è il padrone. Se nel silenzio del deserto non è facile salvarsi, come ci si può di­fendere circondati dalla gente e in specie dagli uomini? No, in tal modo non ci si salva. Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo lo diceva: «Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui»  e anche: «Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me».  E diceva ancora: «Uscite di mezzo a loro e riparate­vi».1~ «Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancel­lati i vostri peccati»  diceva il Signore onnipotente.

Ecco, buona sorella mia, il mio lavoro scritto per te, il libro sulle vite e le lotte delle beate monache perché tu possa sce­gliere come punto di riferimento la vita di una di loro, per esempio quella della santa Melania o della santa Teodora, del­la quale tu porti il nome, e seguirla fino al tuo ultimo giorno. Allora, immaginando la sua vita, conserva nella tua memoria, giorno e notte, tutte le sue azioni e le sue lotte, cerca di imitar­le e non dimenticare di pregare anche per me. Dio vede con quale fatica ho raccolto tutto ciò per tuo amore. Ho tuttavia paura perché finora nessuno ha osato compilare un libro così femminile come quello che ho fatto per te. Respingo però ogni rimprovero, avendo nella mente la tua salvezza! Dio, glorifi­cato nella Trinità, sia maestro al tuo cammino!

Vedi, cara signora mia e sorella, che travagli sopportavano le donne beate lungo la loro strada e come sono state onorate nel nostro tempo e come saranno addirittura lodate nel futu­ro. Non dire che soltanto gli uomini, per la forza della loro na­tura, possono raggiungere la virtù. Ama la lotta faticosa, cu­stodisci la purezza e la santità, l'onestà del corpo e la semplicità del cuore senza le quale nessuno vedrà Dio. In quel giorno si rivelerà l'interiorità dell'uomo mite e povero. La gente vissuta prima del diluvio universale non era né idolatra, né esagerata­mente avara, non beveva vino, non mangiava carne, però no­nostante la sua ingenuità, il diluvio la inghiottì soltanto per la lussuria, il solo peccato odiato da Dio. Si salvò solamente il beato Noè con la sua famiglia perché Dio lo giudicò, unico tra migliaia, estraneo a questo obbrobrioso lerciume. La salvezza divina di Noè e della sua famiglia fu meravigliosa! Egli rin­chiuse tutti in modo tale che non potevano vedere niente, per­ciò contemplavano ogni cosa con la mente e lodavano l'unico Dio. Ovviamente anche noi non saremo perdonati da Dio, benché portiamo il nome di cristiani, se non mostreremo in quel giorno le vere opere di Cristo! Perché è vero che Gesù on­nipotente ci ripeterà quello che disse una volta ai giudei che si vantavano affermando: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo!». Dirà tutto ciò anche a noi: «Se siete stati cristiani, avreste do­vuto fare opere convenienti ai cristiani». Non dubitare, credi­mi, padrona mia e sorella! Con il diluvio universale e con lo sterminio dei sodomiti nel fuoco Dio indicò esplicitamente che fine faranno quelli che continuano a vivere nella disgusto­sa lussuria! Nel giorno del giudizio non avranno il perdono divino quelli che si sono sottomessi a essa e che nemmeno pensano di pentirsi. Udranno una voce orribile che dice: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli». Sono convinto, sarà proprio co­sì! Vorrei che anche tu, nel silenzio della tua cella, sapessi e non scordassi mai tutto ciò, che fossi infiammata dalla voglia di partecipare al bene e di fuggire il male con il cuore e con l'a­nima. Sii degna della gioia infinita nel tempio eterno del no­stro Signore!

Accetta il presente Meterikon come luce che illuminerà il cammino della tua vita fino a quando tu arriverai alla luce mai vacillante di Gesù Cristo, il Signore nostro. Concedi, Dio, anche alla mia povertà, con le tue preghiere sante, di far parte della schiera dei salvati! Sia con la tua anima beata la grazia divina della Trinità! Amen.