ALTRI INSEGNAMENTI DI
AMMA SINCLETICA

  Le monache interrogarono la beata Sincletica: «Come sal­varsi?». E lei, dopo aver tirato un sospiro e piangendo rispose: «Figlie mie, noi tutti sappiamo come farlo, ma per la nostra negligenza perdiamo la salvezza. Prima di tutto e più di tutto noi dobbiamo rispettare quello che ci disse il Signore: "Ame­rai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Quindi, la salvezza è in questo du­plice amore"».

  Diceva inoltre: «Le donne possono vivere innocentemente nel secolo, però sono sempre spudorate: ridono smisuratamente, lanciano sguardi volgari, peccano con i loro sentimenti. Tu devi essere superiore nelle tue virtù, per noi è imperdonabile guar­darsi intorno vanamente, poiché la Scrittura dice: "i tuoi occhi guardino diritto e le tue pupille mirino diritto davanti a te".  Non soltanto dobbiamo salvare dal peccato lo sguardo, ma an­che la nostra lingua: non è giusto che lo strumento con cui si recitano i salmi possa pronunciare parole cattive. Dobbiamo non soltanto fuggire dal dire le perversità, ma anche dal sentirle».

  Diceva ancora: «E molto bene salire dal più piccolo al più grande, però non è sicuro scendere da un bene grande a un bene più piccolo. Per questo l'apostolo insegnava: "Dimenti­co del passato e proteso verso il futuro corro verso la meta"».

 La beata Sincletica disse alla beata Teodora: «Durante la quaresima mi bastavano soltanto sette misure di lenticchie e una caraffa d'acqua».

 Disse una volta: «Cerchiamo di essere saggi nel nostro cammino. Contro la nostra volontà ci assediano i ladri. Come una stanza potrà non essere nera di fuliggine se le finestre del­la casa, circondata da un fumo denso, sono aperte? Per questo è necessario che ci asteniamo dall'uscire in luoghi pubblici. Se ci fa vergognare uno sguardo involontario ai fratelli o ai geni­tori svestiti, non sarebbe più indegno guardare la gente che si scopre scandalosamente per strada e usa parole sgarbate? Da queste brutte impressioni nascono dannosi e sconvolgenti pensieri. A casa però non dobbiamo restare a dormire, cerchia­mo di essere svegli sempre, come dice la Sacra Scrittura: "Ve­gliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora"».

 Disse ancora: «Hai vinto la lussuria del corpo, ma il nemi­co tenta di radicare i semi della passione nella tua anima. Se sconfiggessi anche questi tentativi, vedresti i volti delle perso­ne che ti sono piaciute, i loro vestiti provocanti, udresti voci insensate, in questo modo il nemico continuerebbe a distur­barti con strumenti immateriali ».

  Disse ancora: «Il nemico di solito si veste dell'abito altrui e nasconde le sue armi sotto i veli. Fa vedere chicchi di grano sotto i quali è mascherato un laccio. Bada bene a tutte le furbi­zie del nemico, veglia in ogni momento, stai attenta non sol­tanto alle questioni materiali, ma ancora di più a quelle spiri­tuali, perché il diavolo immateriale e invisibile si aggira intorno a te giorno e notte senza stancarsi».

 La beata Sincletica disse: «Se ti sovviene la bella immagine di un volto, cavale gli occhi, tagliale le labbra e le guance e poi guarda bene l'orrenda composizione delle ossa. Siine certa: ogni fascino lascerà la bella immagine! Sarebbe addirittura be­ne sognare il corpo di una persona da te amata come un cada­vere pieno di pus e di ferite putrefatte e puzzolenti. Ma so­prattutto bisognerebbe imbrigliare il ventre».

 La beata Sincletica disse: «Come un tesoro che è lasciato all'aperto viene rubato dai ladri, così i demoni si prendono gio­co della monaca che esce dalla cella fino a farla sprofondare in qualche passione. Rimanendo nella sua cella, come un tesoro chiuso, non teme il furto, perché la sua anima è protetta da Gesù Cristo il Signore Nostro. Se stai facendo un'opera di be­ne nella tua cella non pensare che così vuole Dio e non osare mai di giudicare il prossimo».

 Disse ancora: «Come non può crescere l'erba sulla sabbia, così chi è occupato nei divertimenti e nelle chiacchiere non può fare un'opera divina. Il Signore diceva: "Nessuno può servire a due padroni"».

 Diceva inoltre: «I laici più acquistano più nascondono la ricchezza dicendo che sono poveri. Noi, invece, più abbiamo successo nell'opera di bene più ci esaltiamo con parole vana-gloriose. Perciò ogni briciolo di bene, che abbiamo appena va­nitosamente dichiarato di aver fatto quasi fosse merito nostro, subito sparisce come portato via da un ladro. Fai opere di be­ne nel silenzio e non riferirle a nessuno! Quelli che fanno il contrario subiscono gravi danni "perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere"».

 Disse ancora: «Come la cera si scioglie col fuoco, così l'ani­ma si illanguidisce con le lodi e perde la sua fermezza. Ma se il fuoco scioglie la cera, il freddo la rende solida: se le lodi di­struggono la fermezza dell'anima, allora gli insulti e l'esichia la fanno più forte e vigorosa».

 Santa Sincletica disse: «Non dare niente e non prendere nien­te dalla gente del mondo, non parlare con gli uomini, non scher­zare con un ragazzo, solo così si calmeranno le tue passioni».

 Disse ancora: «Bisogna salvaguardare la lingua e l'udito, non dire e non ascoltare mai parole vane e riprovevoli. Non ascoltare le sciocchezze e non sarai il ricettacolo dei vizi altrui. Se prendi dentro dite la fetida schifezza delle vergognose chiac­chiere tramite i pensieri, avrai brutte macchie sulla tua preghie­ra. Dopo aver ascoltato la gran quantità di crudeli calunnie di cui parla male, guarderai di sbieco tutto come un occhio che, ac­cecato dalla luce forte, socchiudendosi, fissa le cose».

 Santa Sincletica disse: «Noi tutti sappiamo come ci si può salvare, però per nostra negligenza e pigrizia camminiamo verso la morte. Il diavolo crea per i monaci innumerevoli allet­tamenti, li fa uscire dalle loro celle o li esorta a vagare stolta-mente dentro la stanza fino a sedurli a tal punto che o cadran­no per conto loro nella dissolutezza o spingeranno gli altri a scivolare. Tutto ciò però succede non soltanto ai monaci, ma anche a noi monache. Che vantaggio c'è nell'aggirarsi insen­satamente nella cella, se questo ti porterà verso numerosi pec­cati per i quali sarai condannata alle pene eterne?».

 Disse ancora: «Se il tuo pensiero sarà sempre rivolto verso il regno dei cieli, presto lo raggiungerai!».

 Diceva inoltre: «La vita del monaco assomiglia al paradiso, è sempre circondata da una spada di fuoco: la spada della preghiera e del ricordo di Dio».

 Santa Sincletica disse: «Se dicessi con umiltà per una tua caduta: "Perdonami!", saresti perdonato».

 Disse una volta: «Se ti succede di ottenere, con la grazia di Dio, qualche virtù, non levare il cuore nell'orgoglio dicendo: "Sono stato io a raggiungere queste virtù!". Persino se fosse vero che tu le hai conquistate, di' sempre: "Sono una serva e ho realizzato solo quello che mi è stato imposto". Se farai ogni cosa con questo pensiero nel cuore, Dio ti aiuterà e ti farà sfuggire alle ragnatele del maligno».

 Una monaca domandò alla beata Sincletica: «La povertà vo­lontaria potrebbe essere una virtù perfetta?». Rispose Sincletica: «Sicuramente, però per le persone forti. Come l'abito fatto da un tessuto grezzo, dopo averlo lavato e strizzato molte volte, di­venta più liscio e bianco, così l'anima forte per la povertà volon­taria acquista maggior vigore. Invece i deboli d'animo sono co­me un abito stracciato, il loro cuore è ridotto a brandelli e non hanno le forze per sostenere il peso di nessuna virtù. Bisogna fin dall'inizio rinunciare a ogni desiderio e pensiero dei piaceri del corpo, cioè alla lussuria e al godimento della carne, e cercare di consolidarsi nelle virtù principali come il digiuno, la veglia, il la­voro che stanca il corpo, la pazienza e altre ancora. Soltanto do­po tutto ciò si potrà osare di darsi alla povertà volontaria. li Sal­vatore non ordinò all'uomo ricco di lasciare subito il suo podere, ma prima gli domandò: "Hai seguito i comandamenti?".   Co­me se avesse detto: "Se conosci già l'alfabeto, sai mettere insie­me le lettere e riconosci le parole scritte, allora comincia a legge­re, cioè: 'Va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi ».

 La beata Sincletica disse: «La croce è la nostra bandiera vit­toriosa. Perché il nostro nome non è nient'altro che la rinuncia alla vita e l'essere destinati alla morte. Come i morti sono pri­vi di azione anche noi dobbiamo cercare di comportaci così. Portiamo avanti soltanto la vita spirituale in cui facciamo ve­dere le virtù».

 Disse inoltre: «Dobbiamo lottare per il rinnovamento vero dell'anima, non per quello finto e ingannevole, cioè per il rin­novamento interiore e profondo. Abbiamo tagliato i capelli, ora rimuoviamo le incrostazioni dalla testa. I capelli verosi­milmente sono la bellezza mondana, la fama, il possesso, il dolce cibo e altri piaceri. Le incrostazioni della testa invece rappresentano i pensieri cattivi, i sentimenti sporchi, perché la testa è la nostra anima. Spazziamo via le incrostazioni, sia la nostra anima bella e limpida».

 Disse una volta: «Bisogna incessantemente fare la pulizia nella casa dell'anima e sorvegliare con cura se non ci siano na­scosti velenosi animali, cioè i pensieri o i sentimenti del pecca­to, e dopo averla pulita, è necessario bruciare il divino incenso della preghiera»

 Disse ancora: «Conoscevo un servo di Dio che, pur rima­nendo nella sua cella, rifletteva sull'arrivo dei pensieri e con­tava quale venisse per la prima volta, quale per la seconda, per quanto tempo ognuno rimanesse e, se non era venuto per la prima volta - diciamo ieri - ma era già noto, che effetto avesse, se come la prima volta o di meno. In questo modo quel monaco distingueva in sé il bene e il male, quello che ve­niva da Dio e dal nemico. Così, per grazia di Dio, era riuscito a purificare bene il suo cuore, cosa che gli aveva aperto l'oc­chio della mente alla visione di Dio».

 La beata Sincletica disse: «Le anime che abbiano dedicato se stesse a Dio non si debbono mai rilassare o darsi alla spen­sieratezza, perché il nemico, digrignando i denti, le segue per aggredirle nel momento giusto, cioè appena si assopiscono».

 Disse una volta: «Anche il diavolo sa spingere a percorre­re la strada verso il male e, appunto, non gli mancano gli ap­prendisti. Come si può distinguere tra il servizio reso a Dio e quello reso al diavolo? Non c'è niente di meglio che la tempe­ranza».

 Disse inoltre: «Bisogna conoscere l'arte di guidare l'ani­ma: non dobbiamo mai cercare nel monastero qualcosa per noi stesse che possa soddisfare la nostra propria volontà, ma desiderare di sottometterci alla madre spirituale. In base a una nostra libera scelta abbiamo mandato noi stesse in esilio, cioè fuori dai confini di questo mondo. Siamo diventate straniere, non pensiamo neanche di tornare indietro».

 Disse ancora: «Andando incontro a Cristo sposo ci dob­biamo ornare per essere belle e piacergli. Al posto però delle pietre preziose, poniamoci sulla fronte una corona intrecciata fatta dalla fede, dalla speranza e dall'amore. Cingiamo al collo la collana preziosa della saggia umiltà, fasciamo la vita con la castità, la modestia ci farà un vestito puro e bello, per il ban­chetto di nozze ci serviranno la preghiera e il canto».

 Disse una volta: «Viviamo sulla terra, come in un altro grembo della madre, per rinascere alla vita celeste. Come i neonati, dopo essere maturati nel seno materno, escono alla luce, così i santi si perfezionano sulla terra con l'impegno fati­coso e con la grazia di Dio per poi passare al mondo celeste. I peccatori, invece, sono come i feti morti nel grembo, passano da un buio all'altro. Muoiono sulla terra per il veleno dei vizi e, dopo la morte, proseguono verso il buio infernale».