![]()
ALTRI APOFTEGMI DI AMMA SARRA

La beata Sarra diceva: «Temo tre cose: quando l'anima lascerà il corpo, quando mi presenterò davanti a Dio e quando sarà emesso su di me l'ultimo verdetto nel giorno del giudizio finale. Pensandoci tremo in tutto il corpo per il terrore».
Una volta la beata Sarra, avendo visto una giovane monaca che rideva, le disse: «Non ridere, sorella, perché ridendo cacci via il timore di Dio e ti sottometti alla risata del diavolo».
La beata Sarra disse: «So che la scarsità di pane e il digiuno consumano il corpo, però la veglia lo esaurisce più del digiuno».
La beata Sarra disse: «Niente calma l'anima così come la mancanza di pane e di acqua. Quando un nemico assedia una città cerca di impadronirsi del cibo e dell'acqua ed ecco questo è il risultato: la resa dei cittadini. È così ogni monaco, se non si trattiene dall'avidità di cibo e di acqua, non può sfuggire ai pensieri cattivi».
Disse ancora: «Se l'uomo ricorderà quanto dice la Scrittura "in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato ", sceglierà come cosa migliore il tacere».
Disse ancora: «Come il fumo caccia via le api e toglie nel contempo il dolce dell'opera loro, così il rilassamento del corpo scaccia il timore di Dio e rovina tutta l'opera buona dell'anima».
La beata Sarra disse: «Chi condivide cibi e bevande e parla con un uomo ne è già stata irretita nella sua mente. Davvero, noi monache, possiamo permetterci di essere così libere di stare vicino agli uomini e chiacchierare tranquillamente con loro? Gesù Cristo diceva: "Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato". Così noi vecchie, che abbiamo vi-sto molto nella vita e abbiamo superato tante tentazioni e sofferenze, esprimiamo i nostri auguri a voi, giovani monache, perché sempre fuggiate dai volti degli uomini anche se fossero i vostri fratelli. Quelle che ora non ci ascoltano attentamente saranno scoperte nel loro peccato e nel giorno del giudizio ci avranno come testimoni della loro colpa».
Disse ancora: «L'uomo non deve cedere mai alle seguenti due tentazioni: la lussuria e il giudicare il prossimo. Quando il nemico le introduce furtivamente, devi metterti in ginocchio e piangendo pregare Dio contro di esse. E Dio ti libererà».
Raccontavano della beata Sarra che per quindici anni fu assediata dal demone della lussuria e non pregava mai Dio di strapparle questa passione, ma ripeteva semplicemente: «Dio mio, dammi la forza!».
Si raccontava ancora di lei che una volta fu assalita con più veemenza dal demone della lussuria. Questi le offriva tutte le cose del mondo, ma lei si dava più duramente alla preghiera, al digiuno, alla veglia e agli inchini fino a terra. Continuando a resistere fermamente, salì sul tetto della casa e il demone della lussuria si presentò davanti a lei e le disse: «Sono vinto da te». Gli rispose: «Sei sconfitto non da me; ma dal Signore mio, da Gesù Cristo!».
Una monaca andò dalla beata Sarra e disse: «Prega per me, signora mia». La beata rispose: «Né Dio, né io possiamo avere misericordia dite se tu non la cerchi da te stessa, facendo l'opera buona come ci hanno insegnato i padri santi».
Una monaca domandò alla beata Sarra: «Dimmi, signora mia, come potrei salvarmi?». La beata rispose: «Sii come se fossi morta, non avere nessuna preoccupazione delle cose del mondo, pratica l'esichia nella tua cella e ricorda solo Dio e la morte. Così ti salverai!».
Un giorno una monaca venne dalla beata Sarra e le portò del cibo e del vino. La beata prese tutto, eccetto il vino, e disse: «Toglimi da davanti questa morte!». Poi gettò uno sguardo alla monaca e continuò: «Come ti sei permessa di toccare il vino, di annusare il suo odore? Non hai forse sentito che rovina hanno subito Noè e Lot per colpa del vino?». La monaca rispose: «Signora mia, se non bevo il vino il mio ventre viene tanto disturbato!». La beata disse: «Se tu non imbrigliassi il tuo corpo, se non lo smagrissi e non ne facessi un albero secco, come potrebbe scendere la grazia divina sulla tua anima? Temi Dio! Tu, così giovane, come osi bere il vino? Sono da cinquantanove anni in questa cella e, grazie a Dio, il vino non l'ho mai assaggiato. All'inizio però della vita monastica, il diavolo tentava fortemente di convincermi a berlo: mi suscitò una grave malattia che durò tre anni, mi faceva infinite crudeltà che non riesco a raccontarti. Ma mi sono opposta con l'aiuto di Dio e ho sconfitto questa devastante tentazione! Ricorda, se tu non sopportassi sulla terra il peso dei dolori per Dio, come il Signore potrebbe graziarti nel giorno del giudizio?». La monaca si inginocchiò davanti alla beata e disse: «Ecco, signora mia, ti do la mia parola alla presenza di Dio che non toccherò mai il vino in vita mia, neanche se dovessi morire! Prega per me davanti a Dio!». La beata s'alzò e dopo aver pronunciato una preghiera, lasciò andare la monaca.
60. Una volta venne una monaca dalla beata Sarra e disse: «Signora mia, perché non mi lasciano i pensieri lussuriosi?». La beata rispose: «Perché essi sono dentro dite, cambia l'anima tua ed essi spariranno».
Una volta due grandi e santi Padri, anacoreti delle parti di Pelusio, andarono dalla beata Sarra. Strada facendo dicevano tra loro: «Rendiamo un po' docile la vecchia monaca». Rivolgendosi a lei dissero: «Guarda, madre, non inorgoglirti nel tuo pensiero e non dire dopo: "Ecco, gli asceti sono venuti da me, che sono una donna". A queste parole la beata, umilmente e con le lacrime agli occhi, rispose: «Io sono una donna per la mia natura, ma per i miei pensieri sono un maschio».
Una monaca lavorava nel giorno di un santo martire. Un'altra monaca la vide e disse: «Perché stai lavorando, oggi non è la festa di un martire santo?». La monaca rispose: «Già, è vero, in quel giorno un servo di Dio subì gravissimi travagli e dolori, proprio per questo devo continuare a lavorare per Dio, per avere il cibo e non essere di peso a nessuno, e per aver inoltre qualcosa con cui fare l'elemosina a chi ne ha bisogno e alleggerire la sua fatica».
Una volta alla beata Sarra fu domandato: «Qual è la via stretta e angusta?». Lei rispose: «La via stretta e angusta è praticare l'esichia e il silenzio, digiunare, vegliare, dedicandosi alla lettura della Santa Scrittura e facendo tantissimi inchini fino allo stremo di tutte le forze. La via stretta e angusta è rimanere nella cella lasciandola solo per andare in chiesa, rinunciare alla propria volontà per Dio, perché proprio questo diceva l'apostolo rivolgendosi al Signore: "Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito"».
La beata Sarra disse: «I santi lavorarono bene nel mondo, perciò ebbero la pace». Disse tutto ciò perché vivendo nel mondo non si preoccuparono delle cose del mondo.
Disse anche: «Se, con fatica immensa, invochiamo Dio tramite le nostre virtù, egli viene da noi, ma se pratichiamo l'esichia, egli rimane con noi».
Disse inoltre: «I comportamenti seguenti cacciano via dall'anima il ricordo di Dio: la verbosità, la ricerca del piacere, il riso, l'allontanamento dalla cella, i legami con gli uomini, l'ira, l'abbandono della lettura della Scrittura Santa e della meditazione, la preoccupazione del mondo, il dimenticare la morte. Tutto ciò fa allontanare il ricordo di Dio. La monaca saggia però, appena avrà trovato in sé uno di questi mali, correrà al riparo, come una zelante serva di Dio, e così sfuggirà dalla ragnatela del maligno».
Disse una volta: «Fino a quando vivi nel tuo corpo non ti inorgoglire neanche dopo aver fatto qualcosa di buono, perché il nemico tramite l'orgoglio entra nel tuo cuore, portando-ti verso una passione che ti disonorerà».
Disse inoltre: «Lodiamo l'Unico e tutti ci loderanno. Se trascuriamo l'Unico, cioè Dio, tutti ci disprezzeranno e così finiremo nel fuoco dell'inferno».
Disse ancora: «Le parole del Signore: "[ero] carcerato e siete venuti a trovarmi" hanno questo significato: rimanere nella cella ricordando Dio fino all'ultimo respiro».