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Ignatij Brjancaninov
La preghiera orale e vocale

Il valore della preghiera orale
Nessuno tra coloro che desiderano
progredire sulla via della preghiera pensi con leggerezza che la preghiera
pronunciata dalle labbra e dalla voce e con la partecipazione dell’intelligenza
sia di poco valore e non meriti la nostra stima. Se i Santi Padri parlano della
sterilità della preghiera orale e vocale quando non è unita all’attenzione, non
bisognerà concludere che hanno respinto o disprezzato
questa preghiera come tale. Tutt’altro! Essi insistono solamente perché la si compia con attenzione. La preghiera orale e vocale
compiuta con attenzione è l’inizio e la causa dell’orazione mentale; è anche
una preghiera mentale. Abituiamoci per cominciare, a
pregare attentamente in tal maniera, ed allora
apprenderemo facilmente a pregare anche con il solo spirito nel silenzio della
nostra interiorità.
La
Testimonianza della Sacra Scrittura
La preghiera orale e vocale è menzionata nella Sacra
Scrittura. L’esempio di questa preghiera e del canto vocale ci
è dato dal Salvatore stesso e dagli Apostoli che l’avevano ricevuto da
Lui. L’evangelista Matteo ci riferisce che dopo aver cantato l’inno alla fine
della Mistica Cena, il Signore e gli Apostoli salirono verso il monte degli
Ulivi. Il Signore pregò in modo da essere
inteso da tutti prima della resurrezione di Lazzaro, morto da quattro giorni. Mentre erano rinchiusi in prigione,
l’apostolo Paolo ed il suo compagno di viaggio Silas erano in preghiera a mezzanotte e cantavano le lodi
di Dio: gli altri prigionieri potevano ascoltarli. Improvvisamente, coprendo la
voce del loro canto, si verificò un grande terremoto, in modo che le fondamenta
della prigione furono scosse; nel medesimo tempo, tutte le porte si aprirono, e
le catene di tutti i prigionieri furono spezzate. La preghiera di sant’Anna, madre del profeta Samuele,
sovente presentata dai Santi Padri come un modello di preghiera, non era
solamente mentale. “Quella – dice la Scrittura – parlava in cuor suo: solo le
labbra si muovevano, ma non si udiva la voce”. Questa preghiera non era vocale, ma, pur essendo una
preghiera del cuore, era anche orale.
L’apostolo Paolo chiama la preghiera orale il frutto delle labbra. Ordina di offrire senza sosta
a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto delle labbra che pronunciano il suo
nome; comanda di intrattenersi con dei salmi,
con degli inni, e con dei canti spirituali, ed unendo la preghiera vocale ed
orale al canto, di cantare e di celebrare nei nostri cuori le lodi del Signore. Rimprovera la mancanza d’attenzione
durante la preghiera orale e vocale. Se la tromba ha un suono confuso, chi si
preparerà al combattimento? Da voi stessi, se con la lingua non dite una parola
distinta (cioè intelligibile), come si saprà ciò che
dite? Perché parlate a vuoto. Benché l’Apostolo abbia detto queste parole a coloro che pregavano e che proclamavano ciò che il Santo
Spirito loro ispirava nelle lingue straniere, i Santi Padri le applicano con ragione
anche a coloro che pregano senza attenzione. Colui che
prega così e che, per conseguenza, non comprende le parole che pronuncia, che è
per se stesso se non uno straniero?
L’attenzione è essenziale
Fondandosi su questo insegnamento, san Nilo di Sora dice
che colui che prega con le labbra e con la voce, ma
senza attenzione, fa salire la preghiera in aria, ma non verso Dio, “È
paradossale desiderare che Dio ti intenda, quando tu non comprendi te stesso”,
diceva san Demetrio di Rostov, prendendo in prestito queste parole dal Santo
vescovo e martire Cipriano di Cartagine. È
esattamente ciò che succede a coloro che pregano
oralmente e vocalmente, ma senza attenzione; non si
capiscono, si lasciano trascinare dalle distrazioni, i loro pensieri vagano
lontano nelle preoccupazioni, si estraniano dalla preghiera che spesso giunge
ad arrestarsi bruscamente, senza ricordarsi di ciò che devono leggere; o invece
di pronunciare le parole della preghiera che sono intenti a leggere, cominciano
a dire quelle di altre preghiere, benché il libro sia aperto sotto i loro
occhi. Come i Santi Padri non rimprovererebbero una simile preghiera recitata
senza attenzione, mutilata, distrutta dalle distrazioni!
La Testimonianza dei Padri
“L’attenzione, dice san Simeone il Nuovo Teologo, deve
essere anche strettamente legata alla preghiera come il corpo lo è all’anima:
questi ultimi non possono essere separati; non possono
esistere l’uno senza l’altro. L’attenzione deve essere come una sentinella in
agguato per sorvegliare l’attacco del nemico. Che sia la prima a lottare contro
il peccato, ad opporsi ai pensieri malvagi che si
avvicinano al cuore! Quindi, dopo l’attenzione intervenga la preghiera per
estirpare ed annientare istantaneamente tutti i
pensieri malvagi contro i quali l’attenzione aveva prima ingaggiato il
combattimento, perché, lei sola, l’attenzione non può dominarli. La vita e la
morte dell’anima dipendono da questa battaglia condotta congiuntamente
dall’attenzione e dalla preghiera. Se, per mezzo dell’attenzione, proteggiamo
la purezza della preghiera, progrediremo. Se, al contrario,
non ci preoccuperemo di conservarla pura, ma la lasceremo senza sorveglianza, i
pensieri malvagi la insudiceranno, diventeremo uomini rilassati e non potremo
fare dei progressi”.
L’attenzione deve assolutamente accompagnare la
preghiera orale e vocale, come d’altra parte... ogni altra forma di preghiera.
Quando è presente, i frutti della preghiera orale sono innumerevoli. L’asceta
deve cominciare dalla preghiera orale. È quella che la Santa Chiesa insegna per
prima ai fanciulli. “La radice della vita monastica, è
la salmodia”, ha detto san Isacco Siro. “La Chiesa”,
insegna san Pietro Damasceno, “ha adottato per uno scopo lodevole e gradevole a
Dio, dei canti e diversi inni in ragione della debolezza dell’intelletto,
affinché, noi che non conosciamo, si sia attratti
dalla dolcezza della salmodia e cantiamo, per così dire malgrado noi, le lodi a
Dio. Coloro che possono comprendere e penetrare il senso delle parole che
pronunciamo, entrano in uno stato di umile commozione del cuore. Così, come con
una scala, ci eleviamo verso i santi pensieri. Nella misura con cui progrediamo
nell’abitudine di questi pensieri divini, un desiderio divino sorge e ci fa
scoprire ciò che significa l’adorazione del Padre in Spirito ed in Verità, secondo le parole del Signore”.
I frutti della preghiera orale
La bocca e la lingua che si esercitano spesso nella
preghiera e nella lettura della Parola di Dio si santificano; non possono più
dire parole oziose o ridere, e diventano incapaci di pronunciare delle celie,
delle oscenità o dei propositi turpi. Vuoi progredire nell’orazione mentale e
nella preghiera del cuore? Allora incomincia ad essere
attento durante la preghiera orale e vocale: la preghiera orale detta con
attenzione si trasformerà essa stessa in preghiera mentale e del cuore. Vuoi
iniziare a respingere rapidamente e con forza i pensieri seminati in noi dal
nemico comune dell’umanità? Respingili, quando sei solo nella cella, con una
preghiera orale attenta, pronunciando le parole pacatamente, con un’umile
commozione del cuore. L’aria risuona di una preghiera orale e vocale attenta, ed i santi Angeli si avvicinano a coloro che pregano e
cantano; si rallegrano e partecipano ai canti spirituali come furono giudicati
degni di vederli alcuni santi e, fra loro, un nostro contemporaneo, il beato staretz Serafino di Sarov.
La pratica dei Padri
Numerosi padri illustri sono vissuti nella preghiera
orale e vocale, e ciò non ha impedito loro di essere
colmi dei doni dello Spirito. La causa dei loro progressi si trova nel fatto
che in loro l’intelletto, il cuore, l’anima e tutto il corpo erano uniti alla
voce ed alle labbra; pronunciavano la preghiera con
tutta la loro anima, con tutte le loro forze, con tutto il loro essere, in
breve con l’uomo tutto intero. È così che san Simeone della Montagna Ammirabile
recitava durante la notte tutto il Salterio. San Isacco
Siro menziona un felice staretz che aveva per
occupazione la lettura dei salmi; gli fu concesso di non proseguire la lettura
che per tre o quattro salmi, dopo di che la consolazione divina s’impadroniva
di lui con una tale forza che rimaneva giorni interi in uno stato di
felicissima estasi, cosciente né del tempo, né di se stesso.
Durante la lettura dell’Akatistos,
san Sergio di Radonez fu visitato dalla Madre di Dio
accompagnata dagli apostoli Pietro e Giovanni. Si racconta a proposito di san Ilarione di Suzdal che quando leggeva l’Akatistos
in chiesa, le parole uscivano dalla sua bocca come se fossero fuoco, con una
forza ed un’efficacia sugli ascoltatori che non si poteva spiegare. La
preghiera orale dei santi era vivificata dall’attenzione e dalla grazia divina
che ristabilisce l’unità delle potenze dell’uomo divise dal peccato; ciò che
spiega che diffondeva una uguale forza sovrannaturale
e che produceva un’impressione prodigiosa sugli ascoltatori. I santi hanno
celebrato Dio con tutto il cuore; hanno cantato e professato Dio con una
fermezza incrollabile, cioè senza distrazione, hanno cantato per Dio con
saggezza.
Salmodia
Bisogna notare che i santi monaci dei primi secoli e
tutti coloro che desideravano progredire nella
preghiera non si preoccupavano del tutto o non si preoccupavano che molto poco
del canto. Sotto il vocabolo “salmodia”, di cui si parla nelle loro Vite e nei
loro scritti, bisogna intendere una lettura estremamente
lenta dei salmi e delle preghiere. Una simile lettura è indispensabile se si
vuole conservare un’attenzione vigilante ed evitare le distrazioni. A causa
della lentezza e dell’affinità con il canto, questa lettura è stata chiamata
“salmodia”. Si faceva con il cuore; i monaci di quei tempi avevano infatti per regola di imparare a memoria il Salterio. La
recitazione dei salmi a memoria contribuisce molto a fissare l’attenzione. Una
simile lettura – a dire il vero non è una lettura, perché non si fa per mezzo
di un libro, ma si tratta proprio della salmodia – può essere compiuta in
un’oscura cella, con gli occhi chiusi, ciò che protegge dalle distrazioni;
quando una cella è illuminata quanto è indispensabile
per la lettura di un libro e semplicemente per vederlo – distrae lo spirito e
lo allontana dal cuore verso l’esterno. “Cantano, dice san Simeone il Nuovo
Teologo, cioè le loro labbra pregano”. “Coloro che non cantano assolutamente,
dice san Gregorio Sinaita, fanno bene, anche loro, se hanno già progredito; non
hanno infatti, bisogno di recitare i salmi, ma hanno
necessità di silenzio e della preghiera incessante”.
Lettura e preghiera
Per dirla chiaramente, i Padri
chiamano “lettura” quella della Sacra Scrittura e degli scritti dei Santi
Padri, e “preghiera” soprattutto la Preghiera di Gesù, come la preghiera del
Pubblicano e altre preghiere estremamente brevi. Che queste preghiere
sostituiscano vantaggiosamente la salmodia è incomprensibile per i principianti
e non può essere loro spiegato in modo soddisfacente, perché ciò oltrepassa la
saggezza psichica e non si spiega che con la felice esperienza.
Fratelli, stiamo attenti durante le preghiere orali e
vocali che pronunciamo nei servizi in chiesa e nella solitudine della cella.
Non rendiamo i nostri sforzi e la nostra vita in monastero sterile a causa
della mancanza di attenzione e della negligenza nell’opera di Dio. La
negligenza nella preghiera è fatale! Maledetto, dice la Scrittura, sia colui
che compie l’opera di Dio con negligenza. Il risultato di questa maledizione è evidente: una
sterilità spirituale totale e l’assenza totale di progressi malgrado
i numerosi anni trascorsi nella vita monastica. Mettiamo alla base dell’ascesa
di preghiera la preghiera attenta, orale e vocale, è il principale ed il più importante tra i lavori monastici e quello per cui
tutti gli altri esistono. In risposta a questa
preghiera, il Signore misericordioso darà, a suo tempo, all’asceta
perseverante, paziente ed umile la preghiera dell’intelletto e del cuore mosso
dalla grazia. Amìn.
Trad.
di M. C.
in: “Messaggero
Ortodosso”, Roma, agosto-settembre 1985, pp. 10-16