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UN TESTO ANONIMO
ISTRUZIONE SUL MISTERO DELLA PREGHIERA DELLO SPIRITO:
“SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME”
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Premessa
Il testo che segue è tratto da un codice del XVIII o XIX secolo appartenente all’Istituto francese di Studi bizantini. Esso riprende, verosimilmente, una versione più antica, più vicina all’età bizantina.
Questo breve scritto oltre a presentare sinteticamente “il metodo” della preghiera di Gesù", denuncia anche alcune contraffazioni islamiche della preghiera del cuore, riferendosi in particolare all’utilizzazione del dhikr..... , a certe conseguenze fisiologiche incresciose dovute al suo uso imprudente e ad alcune deviazioni erotiche conseguenti.
Il
testo:
ISTRUZIONE SUL MISTERO DELLA PREGHIERA DELLO SPIRITO:
“SIGNORE
GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME”.
La grazia che che ci è stata donata nel santo battesimo è contenuta nelle profondità dello spirito. Quando l’intelletto custodisce il cuore mediante l’attenzione e l’invocazione del Nome del Signore, il cuore stesso, per mezzo di questa preghiera incessante, diventa il ricettacolo della grazia.
L’inganno di Satana avvolge il cuore continuamente e vi insinua pensieri impuri, ingannando l’intelletto attraverso forme e immagini.
Chi porta avanti il combattimento spirituale non ha allora altro mezzo per scacciare tale inganno che l’invocazione del Nome che salva, Gesù.
Rivolgi dunque la tua attenzione verso la zona sinistra del petto, là dove si trova il cuore e guardati dall’energia che scendendo verso l’ombelico sfocia nell’atto voluttuoso. Poiché è in questa zona che agisce l’inganno di Satana, stimolando gli organi genitali alla turpe emissione. Fai quindi molta attenzione: il segno che non inganna è la compunzione, il pentimento e le lacrime. L’inganno opera invece nel basso ventre e scatena il flusso della lussuria, rendendola abituale. Vigila dunque sul cuore e invoca, quando inspiri, il Nome del Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Questo è il metodo o insegnamento pratico, ricevuto dai Padri, sul mistero della preghiera spirituale che si attua attraverso la sobrietà, l’unione della mente e dello spirito con il ritmo del respiro e la compunzione.
L’attività spirituale (operazione) giusta è fonte di compunzione e la sua pratica porta in un primo tempo alle lacrime che purificano i peccati e le passioni dell’ira e dell’orgoglio, successivamente, quando la coscienza si è gradualmente purificata, conduce alla compunzione gioiosa.
Invece, l’operazione che inganna è gonfia di vanità, di orgoglio e di arroganza e culmina spesso nell’emissione proibita della voluttà vergognosa. Al contrario, l’operazione che procede dalla grazia trabocca di gioia e di letizia spirituale nella consapevolezza certa di una coscienza pura e della vittoria sulle passioni peccaminose. Da ciò la necessità di una grande vigilanza (nepsis, sobrietà) da parte degli esicasti per non incorrere nella confusione e nello smarrimento.
L’operazione che non sbaglia è di grandissimo beneficio quando viene attuata
correttamente, secondo quanto appena dirò.
Essa viene esercitata nella sobrietà e nella preghiera attraverso l’unione di tre parti dell’anima (intelletto, ragione e spirito), con l’invocazione continua del Nome salvifico di Nostro signore Gesù Cristo, proferita nel silenzio e nel più profondo del cuore.
Questo santo metodo, con l’aiuto della grazia, conduce all’impassibilità (apatheia) le tre parti dell’anima: razionale, irascibile, concupiscibile.
Il principio, il mezzo
e il termine di questa faticosa operazione, di questa
“arte delle arti”, di questa “scienza delle
scienze” sono i seguenti:
1) unificare e raccogliere il proprio pensiero
per impedirgli di rincorrere le vanità del mondo;
2) proferire il verbo interiore (l’invocazione del Nome
di Gesù) dentro di noi, fondendolo con il nostro respiro;
3) dare quindi alla mente, come impegno continuo, la
preghiera “SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME”,
secondo la parola di Cristo: “Dio è Spirito e quelli che l’adorano devono
adorarlo in spirito e verità”.
Questa santa preghiera di Gesù risale agli
stessi Apostoli e serviva loro per pregare senza interruzione,
secondo il comando di Paolo ai cristiani di pregare incessantemente, cioè di
praticare questa preghiera nel proprio intimo (nel segreto), di esprimerla col
pensiero sia quando si trovano nei luoghi propri della preghiera e del culto,
sia quando camminano, mangiano, dormono o vegliano, perchè essa custodisce da
ogni peccato e tentazione.
Questa preghiera l’hanno praticata gli antichi
cristiani e i martiri andando incontro al supplizio;
i santi monaci del deserto e delle caverne si sono salvati
spesso grazie ad essa ed è loro servita per compiere miracoli e altre
cose straordinarie.
Tale preghiera è stata praticata dai grandi dignitari della corte, dai capirè
stessi in mezzo al trambusto degli affari e degli impegni mondani.
Questa preghiera breve, oltre ad essere alla portata di tutti e
dispensare dalla lettura di numerosi libri, ispira la compunzione, è ripiena di
Spirito Santo ed è ben fondata dal punto di vista teologico: confuta tutti gli
errori ed eresie, nella sua concisione abbraccia tutto il mistero della salvezza
e dell’economia divina e nello stesso tempo il sentire ortodosso.
I santi
Apostoli e i più perfetti tra i padri “sobrii” e contemplativi,
sicuri della loro santità e della loro salvezza, si
contentavano di dire “Gesù”. Il resto della preghiera è in funzione
del livello spirituale del soggetto.
Questo vantaggio dell’operazione mentale è degno di essere raccomandato a tutti,
ma in primo luogo ai monaci, a causa della sua estrema utilità. Molti,
disgraziatamente, a causa della loro inesperienza in questo esercizio, nel
nostro tempo in cui esso (tale santo esercizio della preghiera incessante) è
quasi totalmente trascurato, ne soffrono invece di trarne profitto. Perché
invece di dedicarsi strenuamente alla sobrietà e all’attenzione dello spirito,
al pensiero della morte, e invece di versare le lacrime di
compunzione generatrici di purezza e di gioia per la certezza che esse
apportano del perdono dei peccati, essi condividono l’errore dei falsi profeti
ventriloqui e l’operazione snaturata ed empia degli
pseudo-monaci maomettani. I primi avevano Satana seduto nel loro
cuore e il loro ventre era pieno di spiriti cattivi, pronunciavano oracoli e
profezie per coloro che andavano a consultarli: così i profeti di Baal e altri
idolatri che si incidevano con spade e con dardi per rendere un culto ai demoni.
Gli altri sono i dervisci musulmani che girano
facendo schioccare la loro lingua, blaterando ed eruttando ogni sorta di
bestemmie […].
I nostri, sviati dalla loro inesperienza, si lasciano corrompere dal seduttore, e Satana, uso a ogni male, li fa deviare e li precipita nell’abisso della perdizione.
Invece di acquistare la
contrizione, di spezzare il loro cuore col pensiero della morte e dei loro
peccati, e di farlo in modo generico, (invece di rappresentarsi il modo in cui
hanno commesso questi peccati - cosa che è molto deleteria per i deboli e li
attira subdolamente nel piacere e nella compiacenza del passato) e richiamarli
alla memoria in modo anonimo, impreciso, nell'insieme, per umiliarsene ed
espellerli, così che il pensiero non si attardi con loro e ne sia contaminato.
E’ per questo che io rifiuto coloro che, per acquistare la contrizione e cercare
il perdono di Dio con l'invocazione del Nome salvatore, portano la loro
attenzione sul loro ventre e sul loro petto o sulla gola. Essi sono infatti
soddisfatti da un certo piacere estraneo che
materializzandosi (o addensandosi) approda - dicono essi – all’ombelico e
al basso ventre e li macchia con il flusso della lussuria. Ecco come gli
sventurati affondano lamentevolmente nell'abisso della perdizione. Ciò dipende
da due o tre cause. Invece di recarsi al dispensario della salvezza con umiltà,
per consultare gli esperti, essi con subdola presunzione, si sono messi in mente
di acquistare di colpo la grazia dello Spirito Santo e di diventare
contemplativi. Hanno voluto raggiungere le altezze dello spirito e Dio ha
permesso che cadessero miserevolmente a causa della loro presuntuosa temerarietà
e del loro orgoglio. Essi traviano per mancanza di consiglio e alcuni
poi, non comprendendo l’esercizio dell’inspirazione, si fanno violenza per
trattenere l’espirazione e compromettono così la loro salute fisica; essi
contraggono la tisi in seguito all’abbandono divino conseguente al loro
orgoglio, perché la grazia procura la vita, non la morte.
A volte Dio fa loro vedere una luce come di fuoco, generatrice di tenebre, di
fiacchezza, di bestemmia e di gioia menzognera. La manifestazione della luce
divina, invece, è piena di una gioia inesprimibile e la contemplazione della
luce santa non è come la contemplazione del fuoco materiale: è una
contemplazione immateriale, estranea e superiore alla comprensione, che rapisce
gli intelletti beati nella contemplazione dei misteri ineffabili, come appare
nella vita dei santi.
La pratica di questa operazione è di per sé nobile e vantaggiosa; ne danno testimonianza i santi Padri che hanno combattuto con essa. Ragione di più per provocare l’ira di Satana. Egli non vuole che il disgraziato scopra come lui, l’impostore, vendemmia il cuore dell’uomo e, possedendo i pascoli, spande la zizzania dei pensieri e dei ricordi cattivi e come quella pratica ripetuta basta a scacciarlo. Per questo fa in modo che l’uomo trascuri di purificare il suo cuore per mezzo dell’orazione mentale. Si applica a ingannare gli uomini con la moneta falsa, o far loro accettare le tenebre invece della luce e al posto della compunzione e delle lacrime di umiltà, la presunzione e il fuoco del piacere vergognoso e così concludere il traviamento dello spirito… Egli tenta anche di ispirare a quelli che lo ascoltano l’avversione a quest’opera tanto vantaggiosa per l’anima.
L’impostore vi è riuscito fin troppo bene. I monaci d’oggi non vogliono sentir parlare dell’attenzione o preghiera mentale, si prendono gioco di coloro che la praticano…. E divengono insensibilmente il giocattolo dello spirito empio di Satana. Essi non vedono che la preghiera consistente nella lettura e nel puro movimento delle labbra.
I santi Padri, componendo le preghiere e i tropari ricchi di contemplazioni, hanno inteso offrire dei mezzi per stimolare i lettori. Dunque, colui che prega solamente con la bocca con inni e salmi, ha lo spirito che vaga e si disperde ad arbitrio dei pensieri terrestri e delle distrazioni. Al contrario, colui che fa preghiera mentale ed eleva il suo spirito dalle parole che pronuncia alla contemplazione del loro contenuto, fa buona raccolta e progredisce dalla vita attiva alla contemplazione. L'attivo - colui che pratica la preghiera - beve la bevanda della compunzione, persevera nell'operazione spirituale e varca, per così dire, la porta della pratica dei comandamenti di Dio quando fa orazione, per ricevere la ricompensa allorché desidera raggiungere la vetta della contemplazione. Il contemplativo - cioè colui che è perfetto nella contemplazione - s'inebria della bevanda potente delle lacrime e penetra nel vestibolo della casa di Dio, rende grazie non solo perché ha vinto i suoi nemici, ma perché inoltre li ha fatti prigionieri.
L'intelletto, calpestato dai passi della preghiera mentale, somiglia a un suolo calpestato con frequenza dai passanti, il quale diviene una strada battuta e piana. La preghiera unita alla contemplazione spirituale è la terra della promessa.
Grandi e lodevoli sono l’opera e la lotta di questo esercizio mentale quando il combattente vi si dedica come si deve… Se vi sono monete false, esistono anche dei cambiavalute addetti alla perizia dell’oro e dell’argento mediante la pietra di paragone, ai quali noi possiamo portarle per sottoporle ad esame. Intendi che occorre consultare gli uomini sperimentati in questo esercizio e apprendere da essi la verità. La pietra, ossia l’interpretazione dei Padri, ci rischiarerà secondo in nostri desideri, soprattutto quella del nostro santo padre Niceforo, il maestro sicuro di questo metodo, e tanti altri con lui….