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Serge Bolshakoff
I discepoli di Paisij Velickovskij

Paisio ebbe numerosi discepoli e alcuni assai degni di nota, come lo starec Cleopa, lo starec Teodoro, lo starec Basilio Kiskin, lo starec Giovanni di Moldavia ed altri ancora.
Lo starec
Cleopa
Lo starec Cleopa visse con Paisio sul monte Athos e poi a Dragomirna, ritornò in Russia prima del 1778 e fu nominato abate del monastero di Ostrov Vedenskij, dove introdusse la regola cenobitica dell'Athos. Dopo di lui due suoi discepoli, Macario e Ignazio, fecero adottare la stessa regola nel celebre monastero Pesnoskij, nei dintorni di Mosca, di cui Macario divenne poi abate nel 1778 e ove morì nel 1811.
Parecchi monasteri furono in seguito riformati secondo il modello di Pesnoskij e per opera di abati che di là provenivano; tra questi, per esempio, i monasteri Davidov, Berljukov, Ekaterinin, Medvedov, Krivoezerskij, Golutvin, il monastero Sretenskij di Mosca e il famoso Optina Pustyn'.
Quanto a Ignazio egli divenne nel 1788 successore di Cleopa, quindi abate di Tichvin e poi nel 1795 archimandrita del monastero Simonov di Mosca; quivi morì nel 1796.
Lo
starec
Teodoro
Lo starec Teodoro, nato nel 1756 a Karacev in provincia di Orel, era figlio di un mercante. Desiderava essere monaco e due volte scappò di casa, ma due volte la madre lo costrinse a ritornare; in famiglia, comunque, egli diede prova di animo buono e pio e verso i poveri fu particolarmente generoso. Mentre si trovava a capo di una grande ditta, proprietà di una donna vedova e madre di quattro figlie avvenenti, si lasciò trascinare dalle circostanze e cedette all'impulso dei sensi, dopodiché, preda dei rimorsi, abbandonò la Russia e andò in Moldavia da Paisio che lo accolse nel monastero di Neamtu e lo affidò allo starec Sofronio, il quale a sua volta, in punizione dei peccati, lo sospese per cinque anni dalla Comunione e lo costrinse a duro lavoro.
Dopo qualche tempo Teodoro fece la conoscenza di un certo Padre Onofrio, un nobile nativo di Cernigov che si era fatto monaco dopo essere stato per dieci anni «pazzo per amore di Cristo». Di Onofrio, che viveva in compagnia di un altro monaco, Nicola, Teodoro si fece discepolo. Un giorno però i due poveri monaci furono in sua assenza assaliti dai briganti e malamente feriti; Onofrio mori e Teodoro ritornò a Neamtu e qui si diede ad aiutare Paisio nelle traduzioni. Dopo la morte di quest'ultimo egli fece ritorno in Russia, si stabilì nel monastero Cholnskij vicino a Orel, vi operò parecchie innovazioni e vi introdusse lo starcestvo.
Di qui Teodoro passò poi al
monastero di Belo-Berezskij dove fece la conoscenza di Cleopa e del famoso
Leonida Nagolkin, monaci che avevano ambedue ricevuto gli ordini
sacri e il secondo dei quali divenne poi a suo tempo primo starec di
Optino; insieme con essi egli si ritirò a vivere in un eremitaggio, ma poco dopo
i sospetti e l'invidia di altri monaci lo costrinsero a rifugiarsi con i suoi
discepoli nel monastero Novoezerskij. Il metropolita di Novgorod mandò in
seguito Teodoro a riformare il monastero di Paleoostrovskij, sul lago Onega, ma
qui egli incontrò la resistenza dei monaci che non vollero saperne delle sue
austerità e gli resero la vita impossibile; rinunciando all'incarico egli si
ritirò allora nel monastero di Valaam e da ultimo passò in quello di
Sant'Alessandro Svirskij, dove morì nel 1822 pronunciando queste parole:
«Dio sia ringraziato, Dio sia ringraziato! Scorgo finalmente l'approdo dal mare
della vita nel quale la mia anima, a guisa di navicella, ha sopportato molte
tempeste».
In ogni
monastero da lui abitato Teodoro aveva introdotto la regola atonita,
la preghiera esicastica e lo starcestvo,
grandemente contribuendo in tal modo alla diffusione delle idee di Paisio in
Russia; fu pure in gran parte opera sua la formazione spirituale dello starec
Leonida Nagolkin.
Basilio Kiskin
L'importanza dello starec
Basilio Kiskin nella storia del monachesimo russo è anche più grande di
quella di Cleopa e Teodoro. Basilio, al secolo Vladimiro, nacque in provincia di
Kursk nel 1745; fin dall'infanzia si era sentito chiamare alla vita monastica e
all'età di 7 anni entrò nel monastero di Sarov insieme con Nazario, più tardi
abate di Valaam, allora diciassettenne; a Sarov rimase quattro anni e poi andò
pellegrino a Kiev. In età di 15 anni fece professione religiosa nel monastero
Miropolskij e nel 1764, quando Miropolskij fu soppresso, si trasferì al
monastero Korennij dove venne iniziato alla preghiera
esicastica.
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"Se si prega con attenzione e zelo, così gli insegnarono, la pigrizia scomparirà e l'amore divino riempirà il cuore; le parole della preghiera devono essere pronunciate lentamente e con chiarezza e il tono delle invocazioni tipo «perdono», «pietà», deve essere lamentoso, come di mendicanti." |
Basilio ebbe pure frequenti conversazioni con San Tichone, che spesso si recava a visitare il monastero Zadonskij.
Alla ricerca di una perfezione che non gli sembrava possibile trovare in Russia, Basilio accompagnato dai discepoli Arsenio e Israele si recò sul monte Athos e prese dimora nella skete di Sant'Elia che Paisio aveva fondato. Sul monte Athos egli allacciò rapporti con parecchi mistici e visse alcuni anni di pace profonda, ma le circostanze l'obbligarono ad allontanarsi ed egli, dopo un soggiorno all'abbazia di Neamtu, in epoca posteriore alla morte di Paisio, ritornò in Russia al monastero Korennij.
Essendo stato nominato nel 1800 superiore del monastero BeloBerezskij, che si trovava allora in piena decadenza e contava sette monaci e nessun sacerdote, Basilio, seppur riluttante, acconsentì a ricevere gli ordini. Egli introdusse nel suo monastero la regola di Neamtu e in pochissimo tempo gli riuscì di portare il numero dei suoi monaci a 60; fra i nuovi venuti vi furono personalità degne di nota, come i già menzionati Cleopa, Teodoro e Leonida. Parecchi abati, inoltre, ricevettero a BeloBerezskij la loro particolare formazione; fra essi Serafino di Plosèanskij, Melchisedec del Simonov di Mosca, Filarete Glinskij e Leonida di BeloBerezskij stesso i quali tutti si sforzarono di realizzare nei loro monasteri l'ideale monastico di Paisio.
Basilio scrisse pure delle regole per altri quattro monasteri e nel 1802 ottenne il permesso di introdurre a Pietroburgo la stretta osservanza cenobitica. Da tutti coloro che entravano a Belo-Berezskij egli esigeva la confessione generale dei peccati e, tenacemente contrario allo spirito di certi monaci ai quali piaceva vagabondare da un luogo all'altro, per parte sua insistette sempre sulla necessità del lavoro manuale e così esortava: «Lavorate sodo, fratelli; Dio apprezza tanto il lavoro compiuto per obbedienza, che dinanzi a Lui ogni goccia di sudore è come sangue di martiri».
Le sue costituzioni prescrivevano oltre la lettura delle opere dei Padri e la preghiera esicastica anche la meditazione sulla morte, da farsi ogni sera.
Dopo di aver provveduto all'organizzazione del suo monastero egli diede le dimissioni e nel 1811 prese commiato raccomandando ai monaci: «La salvezza sia con voi, o fratelli; quando il Signore ve lo suggerirà ricordatevi di me e del mio amore per voi. Ora vi lascio per andare dove Dio mi chiama». Uno dopo l'altro egli visitò in seguito il convento di Sevsk, i monasteri Rychovskij, Zadonskij, Kremeneckij e quelli di Livnyj e Voronez; a Kremeneckij i monaci erano appena 8 ma per merito di Basilio in breve tempo aumentarono fino ad essere 65.
Dopo un soggiorno nei monasteri Ust-Medvedskij e Tolsevskij, dal monastero Korennij nel quale si trovava, Basilio decise di recarsi a quello di Glinskij. Fra primavera, i fiumi erano in piena, non senza pericolo riuscì a pervenirvi e vi trovò appena 10 monaci neppur molto eminenti. Egli si pose al lavoro, riuscì a far nominare superiore il suo discepolo Filarete e a dare un volto a quel monastero che poi, alla vigilia della rivoluzione, contava parecchie centinaia di monaci e che ancora oggi è fiorente.
Rimasto per 10 anni a Glinskij, Basilio passò poi nel 1827 al monastero Ploscanskij e morì quindi nell'aprile del 1831, all'età di 86 anni. Egli stesso si autodefinì un vagabondo e in un certo senso lo fu; ma proprio questo suo vagabondare da un monastero all'altro gli permise di diffondere in tutta la Russia le idee rinnovatrici di Paisio.
Giovanni di Moldavia
Fra i discepoli di Paisio il
più grande come mistico fu forse lo starec Giovanni di Moldavia. Nato
nella Grande Russia egli, al pari di Basilio, percorse tutta la Russia alla
ricerca di chi potesse essergli guida nella via dello spirito, ma insoddisfatto
di ciò che aveva trovato finì per recarsi in Moldavia da Paisio. Quando però,
dopo la morte di questi, il nuovo abate Sofronio prese ad apportare delle
variazioni alla regola, molti monaci se ne dispiacquero e mentre fra essi
settanta russi ritornavano in patria, Giovanni andò a vivere sul monte Athos,
nella skete di Lack. Costretto ad allontanarsene a causa della guerra,
egli fece ritorno a Neamtu e qui entrò in rapporti con uno dei più famosi
discepoli di Paisio, Platone, nella cui
skete chiese di entrare, ricevendone però un rifiuto; la sua richiesta fu
poi accolta tre anni dopo quando, di ritorno da un nuovo soggiorno sull'Athos,
egli insisté ulteriormente presso Platone. In questa skete della Moldavia
Giovanni visse per vent'anni. Di poi, importunato da certi monaci che in seguito
alla morte di Platone incominciarono a rivolgersi a lui come a direttore
spirituale, di ciò spiacente, egli si ritirò a vivere nella solitudine di Vorona
dove ad un certo momento ricevette la visita di Partenio, divenuto poi abate di
Guslici, che in una sua meritevole opera ci ha lasciato il resoconto
della conversazione che ebbe con Giovanni a proposito della preghiera
esicastica.
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Giovanni di Moldavia: In seguito all'epoca in cui vivevo nella skete Pokrovskij, per le orazioni di Padre Platone la grazia del Signore mi visitò: una gioia indescrivibile avvolse il mio cuore e la preghiera incominciò a dare i suoi frutti. Ciò mi procura un tale gaudio che quasi mi toglie il sonno ed io riesco a malapena a dormire un'ora su ventiquattro, stando seduto; quando mi alzo mi pare di non avere mai dormito e anche nel sonno il mio cuore veglia. Davvero, o figlio, il Regno dei Cieli è dentro di noi! I frutti della preghiera si manifestarono in un immenso amore per tutti e nel dono delle lacrime talché, se lo voglio, posso piangere senza interruzione. Le Sacre Scritture e in modo particolare il Vangelo e il Salterio mi sono diventate così amabili che non posso mai smettere di esultarne: su ogni parola mi perdo in ammirazione e verso abbondanti lacrime. O Dio, Tu mi hai manifestato la Tua nascosta e misteriosa Sapienza. Sovente, la sera, leggo i Salmi o pratico la preghiera di Gesù ed allora sono rapito, fuori di me stesso, verso l'ignoto; se col corpo o senza il corpo non so, ché Iddio lo sa. Quando ritorno in me mi accorgo che è già spuntato il giorno. Ma un pungolo della carne mi è stato dato affinché, per il tormento, io mi mantenga nell'umiltà; non mi riesce infatti di stare fra la gente, meno che mai coi laici; alle donne, poi, non posso neppure parlare. In Moldavia, per più di quarant'anni, non ricevetti la visita di nessuna donna benché molte desiderassero incontrarsi con me per una conversazione; dovetti sempre rifiutare adducendo il pretesto di una malattia». |
Fra gli altri discepoli e
amici di Paisio si possono ricordare:
- Teodosio, archimandrita del monastero di
Sofroniev,
- Cleopa morto nel monastero di Valaam nel 1816,
- Atanasio Zacharov che mori nel 1823 nel monastero Plolcanskij,
- un altro Atanasio che portò con sé dall'Athos il Dobrotoliubie e l'introdusse a Pietroburgo nel 1791 e morì poi nel 1811 nel monastero Svensky,
- Paolo, morto nel monastero moscovita di Simonov,
- Gerasimo, morto nel monastero di Sofroniev e
- Arsenio che morì nel 1884.
L'influsso che questi discepoli, sia direttamente sia attraverso i loro successori esercitarono sul monachesimo russo si fece sentire in più di 160 monasteri e gli sforzi di Paisio che aveva promosso in Russia la pratica della preghiera esicastica, l'introduzione dello starcestvo, lo studio della Bibbia e dei Padri diedero il loro lampante risultato nel secolo XIX, quando in Russia lo stupefacente risveglio del monachesimo si trovò a coincidere con il pieno fiorire del misticismo.