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BEATI CERTOSINI
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Beata Beatrice d'Ornacieux
Effigiata nel 1629 con la dizione "Santa Beatrice Monaca", in realtà essa venne beatificata solamente nel XIX secolo e mostra tutta la libertà rituale di cui godeva l'ordine certosino. In questo caso specifico non si tratta certamente di un culto eretico e contrario alle prescrizioni della Santa Sede, poiché tutti i monaci certosini non veneravano la figura di questa monaca, ma ne adoravano Cristo stesso che si manifestava in lei. Questa santa nacque ad Ornacieux intorno al 1250 ed a ventitré anni entrò nella Certosa di Parménie, nei pressi di Grenoble. Nel 1300 insieme a Luisa Allemman di Grésivaudan e Margherita di Sassenage, fondò un nuovo monastero certosino nella diocesi di Valenza, della quale ne divenne badessa. Negli affreschi di Daniele Crespi essa viene raffigurata con due chiodi ed un martello fra le mani. Benedetto Tromby, monaco certosino del XVIII secolo, ricorda che la Beata Beatrice d'Ornacieux si conficcava due grossi chiodi nelle mani e che, nonostante il dolore e la perdita di sangue, ella ripetesse questa sofferenza ogni Venerdì per ricordare il sacrificio di Gesù in croce. Nascondeva poi i segni di questo martirio volontario nelle grandi maniche della veste monastica. La sua vita trascorse tutta nel silenzio e la solitudine della sua cella ed in realtà sono molto poche le notizie che gli stessi monaci certosini raccolsero su questa monaca. Secondo alcune fonti la sua morte risalirebbe al 25 novembre del 1303, mentre secondo altri testi essa sarebbe deceduta il 5 febbraio di due anni dopo. Il suo corpo fu trasportato nel sacrario olivetano di Parménie ed in quel luogo vi rimase fino al 1901, mentre attualmente si trova nella chiesa di Rancurel. Il suo culto si diffuse in molte certose ed in quella di Milano non fu effigiata solamente negli affreschi di Daniele Crespi, ma a lei fu dedicato il paliotto d'altare in scagliola eseguito nel XVII secolo dai Solari. |
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Beato Guglielmo da Fenoglio
Beato Guglielmo da Fenoglio nacque a Garessio Borgoratto, in Val Sorda, nel 1065 ed entrò nell'ordine di San Bruno dopo un'esperienza anacoretica che visse nel più alto ascetismo. Dopo alcuni anni di solitudine si recò nella parte alta della Val Casotto per vivere in comunione con altri anacoreti che si erano stanziati nella zona. Secondo la tradizione, dopo il passaggio di San Bruno che si stava recando a Roma, alcuni di essi si riunirono e fondarono la Certosa di Casotto. In questo monastero egli visse tutta la sua vita in santità fino al giorno della sua morte, avvenuta probabilmente nel 1120 all'età di 55 anni. La tradizione vuole che, al rientro da uno dei suoi piccoli viaggi per poter acquistare i beni occorrenti al monastero e per raccogliere i proventi dei loro possedimenti, il Beato Guglielmo fu assalito e derubato dai briganti che infestavano le montagne. Tornato in Certosa, il priore scherzando gli disse che se il fatto si fosse ripetuto si sarebbe potuto difendere utilizzando una gamba dell'asino per far scappare i malviventi. Tempo dopo, Guglielmo, nuovamente assalito, salvò il carico brandendo con forza una gamba della mula, per poi riattaccarla per rientrare in Certosa. Quando fu giunto nel cortile principale, il priore si accorse che la mula zoppicava e notò che la zampa era stata attaccata capovolta. Chieste le ragioni per tale anomalia, gli ordinò di ricompiere il miracolo per non far soffrire l'animale. Il monaco, con grande stupore di tutti gli astanti, ristaccò la gamba alla mula e gliela riattaccò senza che l'animale emettesse alcun ragliato e senza che alcuna goccia di sangue fuoriuscisse dalla sua zampa. Questo è il miracolo più eclatante compiuto dal Beato Guglielmo al quale seguirono, anche dopo la morte, numerosissime guarigioni da malattie e pestilenze. Si narra inoltre che dopo la sua morte le spoglie furono collocate nella Correria esterna al complesso monastico, ma a causa del gran numero di fedeli del Beato, i certosini ebbero paura che qualcuno le rubasse e decisero di trasferirle all'interno della loro casa. Questo trasferimento durò ben poco, poiché tutte le volte che il corpo del Beato Guglielmo da Fenoglio (ritrovato ancora intatto dopo 300 anni dalla sua morte) veniva spostato, esso ritornava miracolosamente al suo posto originario. In epoca napoleonica(intorno al 1802),invece, il suo corpo venne nascosto nella muratura della cappella che Papa Pio V aveva consacrato nel XVI secolo; e da allora, malgrado numerose spedizioni di scavo, il suo corpo non fu mai ritrovato. La santità di questo monaco è ben viva anche grazie alle parole pronunciate da Pio XI durante la sua canonizzazione del 29 marzo del 1860, e rifulge ancora nell'opera pittorica di Daniele Crespi. |