LA SPIRITUALITA' CERTOSINA
NELLA PREGHIERA, NELLA VITA QUOTIDIANA, NEL CUORE DELLA CHIESA E DEL MONDO

  Il tipo di vita dei certosini, cioè l’equilibrio tra solitudine e comunità, determina la struttura fisica del monastero, vale a dire gli edifici che compongono ciascuna certosa, che sono sempre divisi in tre grandi aree:

  1. Il Grande Chiostro
  1. I luoghi comunitari
  1. I laboratori

 

Orario di una giornata tipo per un monaco del chiostro

  Nei giorni feriali il monaco esce di cella soltanto tre volte per gli uffici comuni in chiesa: nel cuore della notte per l’Ufficio notturno, al mattino per l’Eucarestia e verso sera per i Vespri.

  Le ore liturgiche minori (Prima, Terza, Sesta, Nona e Compieta) sono celebrate in solitudine nella propria cella.

  Tutte le Ore liturgiche sono normalmente precedute da un breve Ufficio della Madonna che il monaco recita in solitudine.

  Questo è un orario tipo che, in concreto, potrà cambiare secondo le certose; inoltre, per quanto riguarda le attività svolte in solitudine, ciascun monaco seguirà le proprie esigenze. Gli uffici celebrati in chiesa sono segnati in grigio.

0.30

Mattutino
seguito dalle Lodi
Prima di recarsi in Chiesa per l’Ufficio notturno il monaco dedica in cella un certo tempo alla preghiera personale.

7.00

Prima Dopo qualche ora di riposo, con la celebrazione della Prima il monaco inizia la sua giornata. Il tempo che segue è dedicato alla lectio divina e alla preghiera personale in preparazione alla Messa.

8.15

Messa conventuale I monaci sacerdoti celebreranno anche una Messa solitaria in orari convenuti.
  Terza Dopo la Messa conventuale, la celebrazione dell’Ora Terza introduce il monaco alle attività di studio o di lavoro che deve svolgere in solitudine

11.45

Sesta Dopo l’ora Sesta viene servito il pranzo che il monaco consuma in cella. Segue un momento di libertà in cui ci si può dedicare ad attività manuali, letture o relax

14.30

Nona L’ora Nona riconduce il monaco ad un’altro momento di studio o lavoro prima dei Vespri.

17.00

Vespri Prima di recarsi in chiesa il monaco si dedica ad un momento di preghiera personale (Vespri della Madonna)
    Tra i Vespri e l’Angelus della sera il monaco attende alle letture spirituali. Quando non c’è digiuno può anche consumare una cena frugale.

19.00

Angelus
Compieta
Dopo il suono dell’Angelus, il monaco conclude la giornata celebrando la Compieta. Ci si corica senza indugio per poter essere pronti per la lunga preghiera notturna.

 

LO STILE DI VITA

   

  Lo scopo: la contemplazione

  ...scoprire l’immensità dell’amore (Statuti, 35.1)

  Scopo esclusivo della vita certosina è la CONTEMPLAZIONE: rimanere il più possibile, in forza dello Spirito, ininterrottamente nella luce dell’amore di Dio per noi, che si è manifestata in Cristo.

  Questo presuppone in noi purezza di cuore e carità: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio." (Mt 5.8)

  La tradizione monastica chiama questo scopo anche preghiera pura e continua.

  I frutti della contemplazione sono: la libertà, la pace, la gioia. O Bonitas! O Bontà!, questo era il grido d’esultanza che sgorgava dal cuore di Bruno. Ma l’unificazione del cuore e il raggiungimento della pace contemplativa richiedono un lungo cammino che i nostri Statuti così descrivono:

   

  Chi dimora stabilmente in cella e da essa è formato, mira a rendere tutta la sua vita un'unica e incessante preghiera. Ma non può entrare in questa quiete, se non dopo essersi cimentato nello sforzo di una dura lotta, sia mediante le austerità nelle quali persiste per la familiarità con la Croce, sia mediante quelle visite con le quali il Signore lo avrà provato come oro nel crogiolo. Così, purificato dalla pazienza, consolato e nutrito dall'assidua meditazione delle Scritture, e introdotto dalla grazia dello Spirito nelle profondità del suo cuore, diverrà capace non solo di servire Dio, ma di aderire a lui. (Statuti 3.2)

  Tutta la vita monastica consiste in questo cammino verso il luogo del cuore e tutti i valori della nostra vita sono orientati al raggiungimento di questo scopo. Aiutano il monaco ad unificare la propria vita nella carità e lo introducono nell’intimo del proprio cuore.

  Ciò che però ci distingue dagli altri monaci contemplativi (Cistercensi, Benedettini...), è il tipo di cammino intrapreso, le cui caratteristiche essenziali sono:

   

  La solitudine

  Noi certosini condividiamo alcuni valori monastici con gli altri monaci contemplativi, per esempio l’ascesi (veglie e digiuni), il silenzio, il lavoro, la povertà, la castità, l’obbedienza, l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, l’umiltà. Altri, invece, ci sono propri.

  La prima caratteristica essenziale della nostra vita è la vocazione alla solitudine, alla quale siamo chiamati in modo speciale. Il monaco certosino cerca Dio nella solitudine.

  Il nostro impegno e la nostra vocazione consistono principalmente nel dedicarci al silenzio e alla solitudine della cella. Questa è infatti la terra santa e il luogo dove il Signore e il suo servo conversano spesso insieme, come un amico col suo amico. In essa frequentemente l'anima fedele viene unita al Verbo di Dio, la sposa è congiunta allo Sposo, le cose celesti si associano alle terrene, le divine alle umane. (Statuti, 4.1)

  La solitudine è vissuta a tre livelli:

  1. la separazione dal mondo
  2. la custodia della cella
  3. la solitudine interiore, o del cuore
  1. La separazione dal mondo si realizza mediante la clausura. Usciamo dal monastero solo per lo spaziamento (passeggiata settimanale). Non riceviamo visite e non esercitiamo alcun apostolato all’esterno. Non abbiamo né radio, né televisione nel monastero. È il Priore che riceve le notizie e comunica ai monaci ciò che non devono ignorare. Vengono così a crearsi le condizioni necessarie perché si sviluppi quel silenzio interiore che permette all’anima di restare viglie alla presenza di Dio.

  La Cella è un eremo con una sua struttura propria che garantisce al Certosino una solitudine il più possibile completa assicurandogli comunque le necessità primarie. Ogni cella consiste in una casetta a un piano circondata da un giardinetto: qui il monaco trascorre da solo gran parte della giornata, per tutta la vita.
 

 

Per via della solitudine ognuna delle nostre case è anche detta deserto o eremo.

  1. La clausura e la custodia della cella assicurano però solo una solitudine esteriore. Questo è soltanto un primo passo che cerca di favorire la solitudine interiore o la purezza di cuore: allontanare dalla propria mente tutto ciò che non è Dio o non conduce a Dio. È a questo livello che il Certosino si scontra con i capricci della propria immaginazione e le oscillazioni della propria sensibilità. Fintantoché il monaco discute con il proprio "io", con la propria sensibilità, con i propri pensieri inutili, con i suoi desideri irreali, non è ancora centrato su Dio. È qui che fa conoscenza della propria fragilità e della potenza dello Spirito e che apprende a poco a poco ad avere " familiare quel tranquillo ascolto del cuore che lascia entrare Dio da tutte le porte e da tutte le vie." (Statuti 4.2)

Ospitalità?

Le celebrazioni liturgiche in Certosa non hanno finalità pastorali. Questo spiega perché le persone esterne all'Ordine non sono ammesse a partecipare agli Uffici o alla Messa celebrati nelle chiese dei nostri monasteri. Data la nostra vocazione alla solitudine, l’ospitalità è limitata ai familiari dei monaci (2 giorni all’anno) e a chi chiede di fare un ritiro perché aspira alla nostra vita.

 

Vita solitaria e vita comunitaria

Una comunione di solitari

La grazia dello Spirito Santo raduna, infatti, gli amanti della solitudine così da farne una comunione nell'amore, a immagine della Chiesa, una e diffusa in molti luoghi. (Statuti 21.1)

L’originalità dell’Ordine Certosino deriva, in secondo luogo, dalla componente di vita in comune che è indissolubilmente legata alla dimensione solitaria. È stata la genialità di San Bruno, ispirato dallo Spirito Santo, a saper coniugare fin dall’inizio la vita solitaria e la vita comune, in modo da fare dei Certosini una comunione di solitari per Dio. Solitudine e vita fraterna si equilibrano a vicenda.

La vita comunitaria si concretizza ogni giorno attraverso la liturgia cantata in chiesa e negli incontri settimanali della comunità: la domenica il pranzo viene consumato in silenzio nel refettorio e nel pomeriggio si ha un momento di ricreazione. Inoltre, il primo giorno libero della settimana facciamo una lunga passeggiata di quattro ore circa (lo spaziamento) durante la quale possiamo parlare e quindi conoscerci meglio. La ricreazione e lo spaziamento hanno lo scopo di mantenere vivo l’affetto reciproco e di favorire l’unione dei cuori, e allo stesso tempo assicurano una certa distensione.

Padri e Fratelli

Una comunità certosina è costituita da monaci del chiostro, già sacerdoti o in procinto di diventarlo (Padri) e dai monaci conversi o donati (Fratelli). I monaci del chiostro vivono una solitudine più rigida. Non escono mai dalla cella al di fuori delle occasioni previste dalla Regola, (di solito tre volte al giorno per la liturgia; un po’ più spesso la domenica). Le loro occupazioni sono la preghiera, la lettura, il lavoro (taglio della legna per scaldarsi d’inverno, giardinaggio, dattilografia, artigianato...). I Fratelli assicurano, col loro lavoro fuori della cella, i diversi servizi alla comunità (cucina, panetteria, falegnameria, sartoria, lavanderia, orto, frutteto, lavori nei boschi...). Si tratta dello stesso ideale, vissuto in due modi diversi. Anche i Fratelli lavorano il più possibile in silenzio e in solitudine. Anche loro trascorrono molto tempo in cella, ma meno dei Padri. È per questo che vivono in celle più piccole. Le due soluzioni sono complementari, formano l’insieme della Certosa e corrispondono alle diverse attitudini di chi desidera intraprendere la vita certosina.

Tra i Fratelli, ci sono ancora due possibilità, quella dei religiosi chiamati conversi (monaci che fanno esattamente gli stessi voti dei Padri) e quella dei donati. I donati sono monaci che non pronunciano i voti ma, per amore di Cristo, si donano all’Ordine con un impegno reciproco. Hanno usanze proprie che differiscono da quelle dei conversi: la loro assistenza agli Uffici, in modo particolare all’Ufficio della notte, è meno assidua, sono tenuti a recitare meno preghiere, ecc. Vivono senza avere niente di proprio, ma conservano la proprietà e la disposizione dei loro beni. Allo scadere dei sette anni, possono impegnarsi definitivamente o continuare a rinnovare la loro scelta ogni tre anni. La loro offerta a Dio non è meno vera di quella degli altri monaci, anche se adempiono a compiti più difficilmente compatibili con le regole dei conversi.

Le monache hanno gli stessi tipi di vocazione, che prendono i nomi di monache del chiostro, monache converse e monache donate.

 

La liturgia celebrata in certosa

Caratteristiche della nostra liturgia.

Sin dal loro arrivo alla Chartreuse, San Bruno e i suoi compagni hanno adottato una particolare liturgia adatta alla loro vocazione eremitica e alle ridotte dimensioni della loro comunità. Nel corso dei secoli, i nostri padri hanno cercato di conservare questa liturgia adeguata alla nostra vita solitaria e contemplativa. In confronto alla liturgia romana, il rito certosino si caratterizza per la grande semplicità e sobrietà nella sua forma esterna, aspetti che favoriscono l’unione dell’anima con Dio, al di là delle espressioni visibili e percepibili.

Alcuni aspetti della nostra liturgia sono:

 

La celebrazione quotidiana della liturgia.

La celebrazione del sacrificio eucaristico è il centro e il culmine della vita comunitaria: ogni giorno i monaci si riuniscono per celebrare la Pasqua del Signore. Questa eucarestia può essere concelebrata nei giorni in cui la vita certosina riveste un carattere comunitario: domeniche e feste importanti. Durante gli altri giorni c’è un solo celebrante all’altare e la preghiera eucaristica è detta a bassa voce. La comunità partecipa a questa liturgia eucaristica con il canto gregoriano, con la preghiera e la comunione.

Inoltre, ogni monaco sacerdote celebra i santi misteri in una cappella solitaria, facendo propria la portata universale del sacrificio eucaristico.

Un altro momento forte della giornata liturgica è quello dell’Ufficio celebrato in chiesa nel cuore della notte (Mattutino e Lodi): per due o tre ore, a seconda del giorno, si alternano il canto dei salmi e le letture della Sacra Scrittura o dei padri della Chiesa, momenti di silenzio e preghiere d’intercessione. Tutti i Certosini amano particolarmente questo lungo Ufficio della notte in cui, ciascuno, unito a tutti i suoi fratelli, ma in modo personale, può vivere una comunione intensa e profonda con Dio.

Il canto gregoriano (antifone, responsorio, inni, proprio della messa, Kyriale) è sempre in latino, secondo le melodie proprie dei certosini. In alcune certose dell’Ordine la salmodia è cantata nella lingua nazionale, in altre in latino. Le letture sono normalmente nella lingua nazionale. In cella si può dire l’ufficio in latino o nella propria lingua.

Verso la fine della giornata i monaci si ritrovano nuovamente in chiesa per celebrare l'Ufficio dei Vespri. Le altre parti dell'Ufficio vengono recitate da ciascun monaco nella propria cella, eccetto le domeniche e alcuni giorni di festa in cui vengono cantate in chiesa. Oltre all'Ufficio divino, i Certosini recitano ogni giorno in cella l'Ufficio della Vergine Maria e una volta alla settimana uno speciale Ufficio per i defunti, intercedendo così presso Dio perché accolga nel suo Regno eterno tutti coloro che hanno lasciato questa vita.

Grazie alla liturgia, la Certosa non si riduce ad un gruppo di solitari isolati tra loro, ma diventa una vera e propria comunità monastica, la quale rende così manifesto il mistero della Chiesa e trova il proprio posto attraverso il culto pubblico che rende a Dio.

 

 

NEL CUORE DELLA CHIESA E DEL MONDO

Separati da tutti, siamo uniti a tutti, per stare a nome di tutti al cospetto del Dio vivente (Statuti 34.2)

La lode

Il Certosino non ha scelto la solitudine come fine, ma perché in essa vedeva un ottimo mezzo per giungere ad una più grande unione con Dio e con tutti gli uomini. Dimorando nel profondo del proprio cuore il solitario Certosino diventa, in Cristo, presente ad ogni uomo. È solitario perché vuole essere in comunione. I contemplativi sono nel cuore stesso della Chiesa. Compiono una funzione essenziale della comunità ecclesiale: la glorificazione di Dio. Il Certosino si ritira nel deserto innanzitutto per adorare Dio, lodarlo, contemplarlo, lasciarsi sedurre da lui, donarsi a lui a nome di tutti gli uomini. A nome di tutti è incaricato dalla Chiesa di pregare incessantemente.

 

L’intercessione

Da sempre la Chiesa riconosce che i monaci, votati alla sola contemplazione, svolgono un ruolo d’intercessione. Rappresentanti di tutto il creato, ogni giorno, in tutti gli Uffici liturgici e durante la celebrazione eucaristica, pregano per tutti i vivi e tutti i defunti.

Testimonianza

Consacrandoci con la nostra professione unicamente a Colui che è, rendiamo testimonianza davanti al mondo, troppo irretito nelle realtà terrene, che non vi è altro Dio fuori di lui. La nostra vita dimostra che i beni celesti sono già presenti in questo secolo, preannunzia la risurrezione e in certo qual modo anticipa il mondo rinnovato.(Statuti 34.3)

Per il solitario, tutto ciò non si testimonia né attraverso la parola, né attraverso il contatto personale. Con la sua sola presenza, il monaco testimonia che Dio esiste e che può colmare il cuore dell’uomo.

La penitenza

La pratica ascetica associa il Certosino all’opera di Cristo, per la salvezza del mondo:

Mediante la penitenza partecipiamo all'opera salvifica di Cristo, il quale ha redento il genere umano, schiavo ed oppresso dal peccato, principalmente elevando la sua preghiera al Padre e offrendo in sacrificio se stesso. Poiché dunque noi cerchiamo di rivivere questo aspetto intimo della missione redentrice di Cristo, pur non dedicandoci ad alcuna attività esterna, tuttavia esercitiamo l’apostolato in maniera eccellentissima. (Statuti 34.3)

 

 

Per chi è chiamato...

LA VOCAZIONE

La chiamata di Dio

  Come ogni vita religiosa, la vita certosina è la risposta ad una chiamata di Dio. Non si decide da se stessi una simile vocazione, la si riceve. Non è una semplice scelta personale, è una storia d’amore, dunque una storia a due. E’ per amore che Gesù invita alcuni uomini a seguirlo nella solitudine della montagna, affinchè dimorino con lui e contemplino lo splendore del suo volto.

  "Cristo, Verbo del Padre, per mezzo dello Spirito Santo,si scelse fin da principio degli uomini per condurli nella solitudine e per unirli a sé in intimo amore." (Statuti, Prologo).

  "È possibile che chi conosce l’amore coniugale ci commiseri pensando che noi non sappiamo cosa sia l’amore. Si rassicuri: l’amore di Dio percepito nella fede, anche se nella fede oscura, è più sicuro, più vicino, più dolce, più forte, più rassicurante e anche più inebriante di ogni altro tipo di amore. Nella fede noi abbiamo una certezza che nessuna esperienza ci può dare. È questo il senso delle parole della Sacra Scrittura: "Ti sposerò nella fede."" (Yves Raguin, Célibat pour notre temps).

   

La risposta dell’uomo

   

  Questa chiamata di Dio è rivolta alla libertà dell’uomo; Dio propone, non impone. In più oggi c’è anche una certa difficoltà ad ascoltare tale chiamata. Poco conosciuta e spesso poco apprezzata, la vita contemplativa è così distante e anche così in contrasto con i modi di sentire del mondo moderno, che pochi sono in grado di avvertirne l’attrazione. Eppure oggi come ieri alcuni aspiranti continuano ancora a bussare alla nostra porta. Cosa ci aspettiamo da loro?

  Un desiderio profondo di consacrare la propria vita alla preghiera e alla ricerca di Dio nell’amore. "L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il suo volto?" (Sal 42.3). Questo ideale contemplativo deve sempre essere accompagnato da un’attrattiva per la solitudine, perché è nella solitudine che il monaco trascorre la maggior parte della sua vita. Tuttavia, non essendo i certosini eremiti in senso stretto, non bisogna trascurare la dimensione della vita comune. È necessario dunque che l’aspirante certosino sia atto non solo alla solitudine ma anche alla vita comunitaria. Tra le altre qualità indispensabili, un criterio equilibrato e sano è il primo requisito. Si possono ancora elencare:

  La chiamata alla vita certosina si manifesta spesso con un desiderio che può comparire all’improvviso, in seguito ad un’esperienza spirituale importante, o, al contrario, può maturare lentamente nel corso degli anni. In concreto non è affatto facile giudicare a prima vista la correttezza delle proprie attrattive e delle proprie attitudini. Per questo saranno necessari uno o due ritiri, più o meno lunghi, in una certosa, per cominciare a discernere la chiamata di Dio. Successivamente bisognerà rispettare una serie di tappe.

   

Le tappe della formazione

  Prima di entrare in monastero

  Chi valuta l’idea di entrare in un monastero certosino deve innanzitutto maturare seriamente il proprio desiderio nella preghiera. Una decisione simile non si prende così, su due piedi. Poi dovrà contattare un monastero, esponendo, per quanto possibile, ciò che l’attira verso la vita certosina. Gli verranno senz’altro chieste alcune informazioni ulteriori sugli studi, sulla famiglia, ecc.

  Se sarà il caso, gli verrà proposto un ritiro nel monastero in modo che possa fare esperienza di questa vita. In nessun altro caso i certosini ospitano persone che vogliono fare ritiri spirituali. Se l’esito del ritiro sarà positivo, è possibile che si permetta all’aspirante di entrare, se si sente pronto, oppure gli si chiederà ancora un periodo di prova (chiamato "prepostulato").

  Postulato e noviziato

  Al momento del suo ingresso nel monastero, l’aspirante inizia il postulato che dura da tre mesi a un anno. Al termine del postulato, se la sua vocazione ha trovato conferma, vestirà l’abito certosino e comincerà il noviziato, che dura due anni. Emetterà quindi i voti temporanei per tre anni, che verranno poi rinnovati per altri due. Al termine di questi ultimi due anni ha luogo la professione solenne, con la quale il monaco s’impegna per sempre davanti a Dio e davanti alla Chiesa.

  I certosini non accettano persone di età superiore a 45 anni..