Camaldoli nella storia

Camaldoli ha alle spalle mille anni di storia.
Non è un po' troppo per pensare che una comunità monastica, nata in un contesto
storico e culturale così lontano dal nostro, abbia ancora un messaggio capace di
interessare la vita di uomini e donne del nostro tempo?
E' vero che un certo turismo alternativo va in cerca di luoghi un po' fuori
mano, propone antiche ricette di cucina, e suggerisce vacanze intelligenti
nei monasteri, ma...
Seguire Camaldoli nella storia, in realtà è come seguire una grande avventura
dello spirito, vissuta da monaci e da monache toccati da un grande innamoramento
per Dio, suscitato in loro dall'esempio e dall'insegnamento di San Romualdo
(+1027).
Persone e comunità capaci di grandi slanci creativi e di smarrimenti.
Ma come in ogni autentico innamoramento, anche nei momenti più oscuri ha
continuato a permanere nella loro memoria e nella loro coscienza una segreta
attrattiva per l'originaria esperienza spirituale che attraverso San Romualdo e
i suoi discepoli aveva fatto nascere Camaldoli.
Lungo questi mille anni si registrano momenti di intensa vitalità, di debolezze,
di vigorose riprese e di creatività spirituale, culturale e organizzativa.
Questo non deve stupire perché l'esperienza monastica camaldolese ha raccolto
anche le istanze e sfide delle epoche storiche che ha attraversato.
La storia di Romualdo e di Camaldoli in qualche modo è anche la storia di
ciascuno di noi.
La storia di esistenze segnate da incontri misteriosi con Dio,
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Il lungo e travagliato percorso storico ci ha resi ancor più consapevoli
che l'eredità spirituale di San Romualdo e di Camaldoli porta in sé una
ricchezza e una dinamicità che è anche complessità non riducibile ad una
linea sola. |
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Questo ci rende consapevoli che il pluralismo di espressioni nelle chiese e
nelle tradizioni monastiche non appartiene solo al passato ma è costitutivo
dell'oggi, in linea con l'ecclesiologia di comunione tratteggiata dal
Concilio.
Le "nuove comunità monastiche", camaldolesi e non, sorte in questi decenni in
Italia e all'estero e ispirate a varie tradizioni, sono benvenute
interlocutrici.
In un dialogo fecondo fra tradizione e novità ne risulterà un arricchimento
reciproco a servizio dell'evangelo e della chiesa.
Il radicamento nella tradizione e l'apertura al futuro costituisco la base
naturale per un autentico
dialogo in
campo ecumenico e interreligioso, e nel rapporto con uomini e donne di
ogni estrazione e in sincera ricerca di valori e di senso. Forse sta qui la
ragione che avvicinano alle comunità monastiche un crescente numero di laici
in uno spirito di sincera amicizia e reciproca accoglienza.
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Camaldoli nella storia
le origini |
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il Duecento e il Trecento |
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Tra il 1200 e il 1300 il movimento monastico che fa capo a Camaldoli
conosce una forte espansione territoriale e un deciso inserimento nelle
città dei Comuni.
Si rafforza la componente cenobita della Congregazione camaldolese e assume maggiore rilievo una formazione culturale e teologica dei monaci, aperta alle nuove correnti di pensiero di cui erano portatori i frati mendicanti, francescani e domenicani. Camaldoli entra nel tessuto della società urbana, vi porta la sua testimonianza di sapienza spirituale ereditata dalla Bibbia e dai Padri della Chiesa, recepisce le istanze di nuova attenzione all'uomo e al suo protagonismo nella storia che spiccano nell'umanesimo fiorentino.
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il Quattrocento |
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Nel 1400, alcuni monaci e monasteri camaldolesi furono protagonisti della
riscoperta dei Padri della Chiesa congiunta a quella degli autori classici
latini e greci, nonché del fervore letterario e artistico che ne risultò
in centri di eccezionale importanza, videro spesso tra i loro protagonisti
diretti o tra i loro ispiratori, monasteri e monaci camaldolesi.
Santa Maria degli Angeli a Firenze e San Michele di Murano a Venezia furono a lungo un vero e proprio laboratorio di spiritualità, di arte, e di cultura. Tra i monaci vissuti in questi monasteri si distinsero |
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il Cinquecento |
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Per l'intera Chiesa, il 1500 si caratterizza per il suo logoramento
interiore e della sua incapacità di rinnovarsi che producono la rottura
dell'unità della Chiesa stessa, e si evidenzia poi nella Riforma
protestante.
Anche nella famiglia camaldolese viene a nudo l'incapacità di rielaborare nel nuovo contesto storico l'originaria ispirazione romualdina della comunione nelle diversità. Le due colombe, che simbolicamente avevano accompagnato il cammino dei discepoli di San Romualdo, cessano di bere allo stesso calice e, tra incomprensioni reciproche, volano ognuna nella propria direzione. Così, da Camaldoli ha origine una nuova Congregazione a carattere esclusivamente eremitico. Esponenti di spicco di questo travagliato periodo furono Pietro Delfino (+1525), sotto il cui Priorato Generale avvenne la suddetta scissione, e Paolo Giustiniani (+ 1528), carismatico animatore del nuovo movimento, più tardi noto come Eremiti di Monte Corona. Mentre era ancora monaco nel Sacro Eremo di Camaldoli, si era fatto coraggioso propugnatore di una radicale riforma della chiesa delineata in un libellus indirizzato a papa Leone X. |
| il Seicento |
Il 1600 e 1700 spiccano per le scienze naturalistiche, matematiche e
storiche. Su questa scia, anche i monaci camaldolesi si inseriscono
sviluppando preziosi contributi.
Emergono tra gli altri
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l' Ottocento |
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Le soppressioni delle comunità monastiche da parte di Napoleone (1810) e
poi dello stato unitario italiano (1866) ridussero anche Camaldoli al
lumicino della sopravvivenza.
A fine secolo i pochi sopravvissuti accolgono con coraggio l'invito di un vescovo del sud del Brasile ad aprire una comunità inserendosi tra le masse di immigrati italiani, dando un'alta testimonianza di impegno monastico e di generoso servizio alla popolazione. |
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il Novecento |
Il nono centenario della morte di S Romualdo (1927) fu l'occasione di una
provvidenziale collaborazione tra i rami separati e un po' feriti degli
antichi discepoli del loro padre comune.
Segnò l'inizio di una riscoperta del carisma personale di S Romualdo e di una faticosa rielaborazione critica della lunga e complessa tradizione storica e spirituale che si rifaceva a vario titolo a lui e a Camaldoli. Nella comunità di Camaldoli questo percorso di riscoperta critica delle origini fu particolarmente impegnativo e sofferto e andò avanti per alcuni decenni sfociando nel nuovo orizzonte aperto per tutta la chiesa dal Concilio Vaticano II. In quei decenni il cammino della comunità di Camaldoli si intreccia con il percorso di formazione del laicato italiano promosso dai movimenti laicali di azione cattolica Laureati di azione cattolica e Federazione Universitari Cattolici Italiani (FUCI). Questi hanno trovato accogliente ospitalità nella recuperata Foresteria del monastero fin dal 1934. Tra gli animatori principali di questi movimenti si potevano trovare uomini come Mons. Giovanni Battista Montini, Padre Mariano Cordovani, Don Primo Mazzolari, il Card. Elia Dalla Costa, Igino Righetti, ecc. Iniziò un rapporto e un dialogo tra laicato cattolico e comunità monastica che con gli anni si rivelò estremamente prezioso per l'uno e per l'altra. Tale scambio si rivelò negli anni come un'opportunità di recupero della tradizione sapienziale cristiana come base di una solida spiritualità per laici impegnati nell'azione sociale e politica. Per i monaci si rivelò come sfida e stimolo a dialogare non solo con le loro radici storiche e spirituali ma anche con il presente della chiesa e della società. Il confronto offrì loro strumenti di interpretazione del proprio passato suscettibile di un recupero dinamico e creativo. Tra gli esponenti più significativi di questo ricco e travagliato periodo figurano confratelli di rilevante spessore culturale spirituale come Don Pier Damiano Buffadini (+1972), Don Anselmo Giabbani (tuttora vivente), Don Cipriano Vaggaggini (+1999) teologo e liturgista e Don Benedetto Calati (+2000). |
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Il cammino fin qui descritto rappresentò le premesse per entrare con
slancio nei nuovi orizzonti del rinnovamento promosso dal Concilio Vaticano
II, accolto dai camaldolesi come un dono irrepetibile dello Spirito per la
chiesa del nostro tempo. Agli orientamenti del Concilio Camaldoli ha ispirato il rinnovamento del suo impianto spirituale, radicato nella tradizione e aperto al nuovo, e la revisione delle sue strutture giuridiche e organizzative. Questo lavoro, promosso con la partecipazione di tutti i membri della Congregazione, è confluito nel documento di base della vita delle comunità camaldolesi chiamato Costituzioni della Congregazione Camaldolese dell'Ordine di San Benedetto. Oggi, grazie allo spirito del Concilio la Congregazione camaldolese si è rinnovata all'interno, aprendosi alle esigenze della Chiesa universale. Nel dopo Concilio si è rinnovata profondamente la composizione dei membri delle comunità camaldolesi esistenti, e ne sono sorte di nuove in Italia, USA, Brasile, India. |