![]()
Gli
sviluppi:
l'esicasmo sinaitico, athonita e studita

| L'esicasmo sinaitico | Il monte Athos | La spiritualità studita | IL METODO |
Sul monte Sinai
Questo
monastero, costruito negli anni
527-535
sotto il regno del basileus Giustiniano I, ha sempre osservato un
orientamento di spirito eremitico. L'ideale è qui quello della preghiera
concentrata su Dio. Preghiera monologistos che
si colloca nella tradizione di san Macario l'Egiziano, san Diadoco di
Foticea, san Barsanufio e san Giovanni il Profeta.
San
Giovanni Climaco.
La
grande figura dominante della spiritualità sinaitica è quella di san Giovanni
della Scala
(klimax
in greco), dal nome della sua opera principale. La scala del paradiso
(Scala paradisi) ispirerà infatti, tra l'altro, la rinascita esicastica
dei secoli XIII e XIV.
Secondo
san Giovanni, padre spirituale e capo (egùmeno) del monastero di Santa
Caterina, fine del monaco è quello di condividere il calvario e la resurrezione
di Cristo, e di giungere alla deificazione (théosis) di tutto l'essere.
Intenso è lo sforzo spirituale richiesto: «vera battaglia, dura e aspra». La
vita spirituale si fonda sulla conversione (metanoia), trasformazione che
è anche penitenza. Tale penitenza è accompagnata dalla preghiera: « Sta
scritto: "Nella mia meditazione si accenderà il fuoco” [Sal 39(38), 4]
ma si deve intendere che nella conversione del cuore il fuoco della preghiera
brucerà la materia» (Discorso V, 57) E nel ventisettesimo « gradino»,
dedicato all'hésychia, che san Giovanni dice: « il ricordo di Gesù
[sia] aderente al tuo respiro, allora potrai toccare con mano i vantaggi dell'esichia»
(XXVII, 185) 5, dato che « l'esichia consiste nello stare in continua
adorazione del Signore, sempre alla sua
presenza» (XXVII, 185).
Ecco
allora il ricordo, l'invocazione del nome e il respiro fusi insieme
nell'assidua vicinanza a Dio. La
preghiera è il tesoro degli esicasti (XXVIII, 188) e la sua perfezione è l'esultanza
nel Signore (XXVIII, 189).
- il silenzio: “ L'esichia
iniziale tiene lontani i rumori
perché sconvolgerebbero il suo profondo »(XXVii; 178);
- la solitudine: “
Esicasta è chi fugge il mondo senza odiarlo;
lo
fugge come altri corre dietro alle sue mollezze cioè perché non vuole gli
siano tagliate le dolcezze di Dio» (XXVII,
180);
- uno spazio ristretto: « La cella dell'esicasta circoscrive il suo
corpo (XXVII,
179);
- la
ruminazione mentale: «Giaccia
con te sempre il ricordo della morte e, infine, si alzi da letto assieme a
te; nel frattempo prega l'invocazione brevissima a Gesù, perché non si
potrebbe trovare nel sonno aiuto simile a questo « (XV, 103);
- l'attenzione alla sorveglianza del
cuore:
«Ama
l’esichia il pensiero vigoroso e conciso, sempre vigile alla porta del cuore
per eliminare o respingere quelli che dall'esterno vorrebbero in esso irrompere»
(XXVII, 177).
Esichio il Sinaita
Prendendo
spunto dall'opera di san Giovanni Climaco, Esichio il Sinaita (VIII-IX secolo)
ha sviluppato più sistematicamente la « preghiera di Gesù ».
Esichio
comunica ai suoi lettori, attraverso immagini suggestive, il gusto della ricerca
di un cuore puro: il cuore, cielo oscuro occultato dalle nubi, a poco a poco
purificato, s'illumina: è dapprima una lampada [...] poi come una luna
splendente che descrive la sua rivoluzione nel firmamento del cuore; infine come
un sole ci appare Gesù... » (ibid., Il, 64).
(tratto da H-P. RINCKEL, La preghiera del cuore - ed. Paoline).
Il monte Athos
Il Sinai ha ospitato altri
notevoli autori spirituali. Il trasferimento di Gregorio il Sinaita (1255-1346) dal Sinai al
monte Athos simbolizzerà
la continuità, nei secoli XIII e XIV, tra la
spiritualità sinaitica e l'esicasmo athonita
La
preghiera di Gesù
sul monte
Athos
Introducendo il tema dell’evoluzione della preghiera di Gesù a partire
dalla prime esperienze del monachesimo primitivo, notiamo come non esiste alcuna
testimonianza che attribuisca ai padri del deserto un nesso tra l'invocazione
costante del nome di Gesù, la respirazione e l’hesychia.
Nella
seconda metà del XIII secolo, l'eremita Niceforo l’Esicasta è il primo che
attesti un legame tra la preghiera di Gesù e una tecnica di respirazione.
Dopo aver chiarito la funzione del cuore e i suoi
rapporti con il respiro, egli insegna il raccoglimento dello spirito che deve
essere introdotto nelle narici e spinto sin dentro al cuore contemporaneamente
all’aria inspirata. Quando lo spirito, placato, è entrato nel cuore, bisogna
gridare dentro di sé: “SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI
PIETA’ DI ME!”.
Su Niceforo è degna di nota la testimonianza di san Gregorio Palamas: "Niceforo che aveva confessato la vera fede (antiunionista) e per questa ragione fu condannato all'esilio dal primo imperatore Paleologo che accettò il pensiero dei latini; che era di origine italica, ma riconosciuta l'eresia di quelle genti, raggiunse la nostra chiesa ortodossa.... qui venuto, adottò la vita più rigorosa, quella dei monaci, e scelse come abitazione quel luogo che porta il nome della santità, cioè l'Athos, casa della virtù, posta al limite del mondo e del soprannaturale. Dimostrò subito di saper obbedire sottomettendosi ai padri più eminenti, dopo un lungo tempo dette loro la prova della sua umiltà; allora anche lui ricevette da loro L'ARTE DELLE ARTI, cioè l'esichia come esperienza (Triadi II, 2,2). Nel suo celebre scritto sulla pratica esicastica, Trattato della sobrietà e della custodia del cuore, Niceforo invita i lettori ad imparare la TECNICA D'ORAZIONE e afferma: "Ritorna dunque, o più esattamente torniamo, cari fratelli, a noi stessi, rigettando col massimo disprezzo il consiglio del serpente [....]. Perchè non vi è che un mezzo per accedere al perdono e alla familiarità con Dio; prima di tutto, ritornare per quanto è possibile in noi stessi". Niceforo fa seguire poi un Elenco di brani patristici che invitano all'attenzione e alla custodia del cuore e nell'ultima parte dello scritto parla della preghiera e del METODO: "Prima di tutto la tua vita sia tranquilla, libera da ogni preoccupazione, in pace con tutti....Orbene:
|
in quanto a te siediti, raccogli il tuo spirito, introducilo - lo spirito intendo - nelle narici; è appunto questa la via di cui si serve il respiro per arrivare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel tuo cuore insieme con l'aria inspirata. Quando vi sarà, tu vedrai quale gioia ne consegue: non avrai nulla da rimpiangere... Fratello mio, abitua dunque il tuo respiro a non essere sollecito a uscirne. Agli inizi gli manca lo zelo... per questa reclusione e questo sentirsi alle strette. Ma una volta che abbia contratta l'abitudine, non proverà più alcun piacere a circolare al di fuori, PERCHE' IL REGNO DI DIO E' DENTRO DI NOI e a chi volge verso di lui i suoi sguardi e lo ricerca con preghiera pura, tutto il mondo esterno diviene vile e spregevole. Se fin dall'inizio riesci a penetrare con lo spirito NEL LUOGO DEL CUORE che ti ho mostrato, sia ringraziato Dio! Glorificalo, esulta e attaccati unicamente a questo esercizio. Esso ti insegnerà ciò che ora ignori. Sappi che mentre il tuo spirito si trova là, tu non devi nè tacere nè stare inerte. Ma non avrai altra preoccupazione che quella di GRIDARE: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME". Ma fratello mio, se malgrado tutti gli sforzi, non giungi a penetrare nei luoghi del cuore pur seguendo le mie indicazioni, fà come ti dico e, con l'aiuto di Dio, arriverai allo sopo. Tu sai che la ragione dell'uomo ha sede nel petto.... Dopo aver bandito da questo luogo ogni pensiero (lo puoi, basta volerlo), donagli l'invocazione "SIGNORE GESU' CRISTO ABBI PIETA' DI ME" e costringiti a gridare interiormente queste parole, escludendo ogni altro pensiero. quando, col tempo, sarai reso padrone di questa pratica, essa ti aprirà senz'altro l'entrata nel luogo del cuore. |
All'esicasta dunque che vuole avvalersi di un metodo psicofisico nella sua vita di preghiera, Niceforo consiglia una strada che comprende una pluralità di esigenze: scegliersi una guida esperta; sedersi, creando calma, anzitutto fisica, in se stessi; concentrare l'attenzione sulla respirazione, costringere la mente a seguire il respiro che scende verso il luogo del cuore. Infatti la mente dispersa nelle cose esteriori può essere raccolta solo facendola scendere nel cuore, centro di tutto l'uomo. Quando la mente sarà discesa nel cuore, sgorgherà la preghiera. Il metodo d'altra parte non opera da solo. E' per questo che Niceforo invita a legare ad esso la recita interiore della preghiera di Gesù. Infatti è la ripetizione del NOME DI GESU' la vera arma contro il demonio e l'autentica via per elevarsi all'amore e al desiderio di Dio. Tale metodo pur esprimendo una condizione della preghiera dell'esicasta, non ne costituisce nè l'essenza nè lo scopo. La Preghiera del cuore, pur legata alla respirazione, non può tuttavia essere separata da una mistica sacramentaria e da una teologia della grazia.
Gregorio il Sinaita
Nel secolo seguente,
mentre si spegnevano le ultime scintille dell' autunno bizantino, san Gregorio
il Sinaita (1255-1346), al quale era stata trasmessa la tradizione della
preghiera di Gesù,
si recò sul monte Athos, dove il fervore contemplativo andava
indebolendosi. Da allora il Monte Santo
divenne il centro della
preghiera esicastica e della sua diffusione. In Gregorio il Sinaita la preghiera
di Gesù è esplicitamente accompagnata da pratiche volte alla concentrazione
dello spirito: «A partire dal mattino, siediti su una seggiola
bassa, spingi il tuo spirito dalla mente nel cuore e mantienivelo […];
faticosamente chino, con vivo dolore al
petto, alle spalle e alla nuca, griderai
senza posa nel tuo spirito o nell’animo: “SIGNORE GESU’ CRISTO ABBI
PIETA’ DI ME!”. In seguito, a causa della costrizione e del disagio
dovuto alla persistenza, trasporterai il tuo spirito sulla seconda metà
dicendo: “FIGLIO DI DIO ABBI PIETA’ DI ME!”. Le indicazioni sono più
precise, e
Uno dei più grandi mistici bizantini fu del resto un
monaco studita, san Simeone il Nuovo Teologo (949-1022).
Gli scritti di san Simeone non accennano in modo esplicito
alla preghiera di Gesù, ma Niceta Stetato, suo biografo, riporta il seguente
episodio: «Una volta che era in preghiera [...] fu invaso da una grande gioia e
inondato di calde lacrime [...]. Non conoscendo ancora tal genere di
rivelazioni, nel suo stupore gridava ad alta voce senza stancarsi “ Signore,
abbi pietà di me”.
A Simeone il Nuovo teologo viene attribuito dalla tradizione un piccolo opuscolo dal titolo: Metodo della santa preghiera e attenzione e che invece sembra essere di un autore sconosciuto che una parte degli studiosi ha chiamato Pseudo-Simeone. L'autore inizia il suo scritto descrivendo tre metodi o forme di preghiera. Invita a scegliere quindi lo stato migliore al fine di raggiungere la sobrietà del cuore e l'attenzione. Infatti la preghiera e l'attenzione sono "vere e senza errore" solo quando "la mente, pregando, custodisce il cuore e ritorna sempre all'interno di questo e dal suo profondo fa risalire le sue domande verso il Signore. Allora la mente, avendo gustato quanto è buono il Signore, non è più espulsa dal soggiorno del cuore". il transito della mente verso il cuore avviene soprattutto con l'invocazione del Nome di Gesù: "Quando la mente trova il posto nel cuore, vede subito querllo in cui non avrebbe mai creduto: vede l'aria all'interno del cuore e se stessa tutta luminosa e piena di discernimento; appena spunta un pensiero, prima che si completi e prenda forma, lo scaccia e lo annienta con l'invocazione di Gesù Cristo. Allora la mente piena di risentimento nei confronti dei demoni, desta la collera secondo natura e colpisce, cacciandoli, i nemici spirituali. Il resto lo apprenderai con l'aiuto di Dio, nella custodia della mente, mantenendo Gesù nel cuore".
L'autore consiglia infine UN METODO NATURALE PER L'INVOCAZIONE DEL NOME e la custodia del cuore:
|
"Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, fà quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell'ombelico. Comprimi l'inspirazione che passa per il naso, in modo da non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all'interno delle viscere, PER TROVARE IL POSTO DEL CUORE ove sono solite dimorare tutte le potenze dell'animo. Dapprima troverai oscurità e una durezza ostinata, ma, PERSEVERANDO IN QUEST'OPERA NOTTE E GIORNO, troverai, oh meraviglia!, una felicità infinita. |
Il METODO raccomanda, durante la ripetizione della preghiera "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me", una posizione rilassata: "seduto in una cella tranquilla"; una disciplina della respirazione; una pratica immaginale alla ricerca del luogo del cuore nelle viscere: Sembra che questa tecnica avesse un preciso significato: "L'ombelico, secondo l'anonimo - che seguiva un'antichissima concezione già attestata nel Timeo di Platone - era la sede della concupiscenza. La trasmutazione che viene operata con questo metodo, il raffreddamento delle potenze dell'anima, non va intesa come repressione o annientamento di qualche parte, ma come UNA TRASFORMAZIONE DELLE DIVERSE COMPONENTI PSICHICHE. Di qui la necessità di una discesa nella zona ombelicale, per poi risalire nel luogo del cuore. Ma sarà proprio questa concezione a suscitare polemiche e difficoltà.
Tale metodo psicofisico sembra infatti mostrare più di una affinità con le tecniche yoga dell'estremo oriente sia di derivazione indiana (tantra induista), sia di derivazione tibetana e cinese (tantra buddhista, zen, taoismo) che mirano, appunto, alla trasformazione delle energie interne in vista dell'illuminazione e/o della lunga vita. La stessa alchimia occidentale, nel suo risvolto mistico-spirituale, opera con delle tecniche simili che mirano alla trasmutazione delle energie sessuali in vista del cosiddetto "corpo di luce".Paralleli importanti si ritrovano, infine, anche nell'ambito della mistica islamica (sufismo) sia sotto il profilo della tecnica (dikhr), che dal punto di vista teorico-concettuale.
In un prossimo articolo ci proponiamo di analizzare tutte queste convergenze e somiglianze; per il momento notiamo come, a differenza di tutte queste correnti religiose ed esoteriche, tutti i maestri esicasti (G. Palamas, Teofane il recluso, I. Brjiancaninov, etc.) abbiano sempre sottolineato che la tecnica è solo un accessorio, anche se utile, che facilita il raccoglimento dello spirito e aiuta i principianti a iniziare un cammino non facile verso l'incontro con Dio, vero e unico artefice, attraverso la sua grazia, del progresso spirituale nella contemplazione.