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Arcivescovo
Damianos
IL MONASTERO DEL SINAI OGGI

Vedi anche:
IL MONASTERO DI SANTA
CATERINA
DEL MONTE SINAI
Introduzione
Il deserto del Sinai è il sacro luogo dell'incontro di Dio con l'uomo, il luogo dove Dio si è manifestato a Mosè, dapprima nel "roveto ardente che non si consuma" (cf. Es 3,1-I14) e in seguito nel dono della Legge, il Decalogo (cf. Es 32,15). Sullo stesso monte, più tardi, Dio, come "voce di una brezza leggera", consolò e confortò il profeta Elia perseguitato (cf. 1Re 19,8-15). La stessa manifestazione, la stessa consolazione si ripeté spesso nei tempi successivi, nella vita dei santi asceti che abitarono il deserto, uomini e donne, come angeli in terra.
Cenni storici
Sembra che le origini del monachesimo sinaitico debbano essere collocate nel III secolo, intorno al 300 d.C. All'inizio esso si sviluppò nella valle dove ora sorge il monastero, nel punto cioè in cui, secondo la tradizione, si trova il roveto dal quale Mosè ricevette la chiamata di Dio per l'opera di liberazione di Israele.
Al di sopra di questo luogo si innalza anche il monte del Decalogo. I criteri che condussero alla scelta del posto erano oculati. Oltre alla santità del luogo, che costituiva la motivazione, l'elemento d'attrattiva, i monaci cercarono luoghi adatti per vivere in solitudine e consacrarsi alla preghiera, e luoghi che assicurassero un livello minimo di sussistenza, cioè l'acqua e una piccola estensione per lo svolgimento delle attività indispensabili.
All'inizio si sviluppò l'austera vita anacoretica, ma con il passare del tempo vi furono anche piccole comunità semi-anacoretiche o cenobitiche; è ciò che avvenne anche all'insediamento monastico situato sul luogo dell'attuale monastero. Questa vita semicenobitica prevedeva preghiera comune e lavoro, e costituiva il nucleo del kyriakòn presso il Roveto, cioè del centro comune intorno al quale si era organizzata la vita dei monaci. Il lavoro manuale e la coltivazione del piccolissimo appezzamento di terra - spesso ottenuto trasportando terra dal fondovalle - costituiva la principale occupazione dei monaci finalizzata alla sussistenza.
Questo è ciò che riguarda l'apparenza esterna. In parallelo, si sviluppò anche l'impegno interiore, sull'altare mistico del cuore, cioè la preghiera "con gemiti inesprimibili" (cf. Rm 8,26) che, con il passare del tempo, fu tramandata di generazione in generazione come il tesoro della preghiera spirituale. Non è casuale la significativa catena di padri che vanno da Nilo il Sinaita e Giovanni Climaco fino ad Anastasio, a Esichio di Batos e Gregorio il Sinaita.
A due riprese, durante il IV secolo, incursioni di blemmi e di saraceni, descritte da Ammonio e Nilo, crearono una folla di santi martiri sinaiti. Dato che le incursioni barbariche ricercavano anche il minimo vantaggio dal brigantaggio e non si accontentavano dunque di depredare, ma consideravano tra i loro obblighi l'uccidere, la perdurante insicurezza costrinse i padri a cercare soluzioni. All'inizio cercarono dì risolvere il problema costruendo presso il Roveto una torre, conservatasi fino ad oggi - certamente con modifiche - e detta "torre di sant'Elena". Alla fine, tuttavia, furono costretti a rivolgersi al grande imperatore bizantino Giustiniano, che proprio in quel tempo si stava occupando della sicurezza dei monasteri di Palestina. Si giunse così alla costruzione della fortezza e del katholikòn del monastero che si conservano fino ad oggi, ovviamente con alcuni interventi successivi.
A quanto pare, all'inizio, la costruzione non riusciva a far fronte alle necessità del monastero cenobitico; per questo motivo non si provvide a costruire celle. La fortezza giungeva a far fronte alle necessità comuni di un monachesimo semi-anacoretico: all'interno si trovavano il katholikòn, i mulini e i forni per il pane, i depositi del grano e dell'olio - sui quali conosciamo i meravigliosi racconti dei padri - e evidentemente lì abitavano gli inservienti del kyriakòn, i pellegrini, e anche i malati. Abbiamo informazioni riguardo al funzionamento dell'ospedale, risalenti alla seconda metà del VI secolo; questo ospedale, a quanto sembra, ricevette il sostegno anche dei papi Giovanni III e Gregorio Magno.
La sicurezza e
l'organizzazione diedero nuovo impulso allo sviluppo del monachesimo. L'Oreb,
cioè la montagna del Decalogo, ma anche le montagne all'intorno, si riempirono
di asceti la cui attività si estese fino all'estremità della penisola del
Sinai, a notevole distanza, al punto che nessuno potrebbe negare che anche qui
"il deserto si è trasformato in città". Sono stati identificati la maggior parte
dei 550 insediamenti monastici sorti a partire da quell'epoca eroica.
La preghiera costituiva il nucleo della vita monastica.
L'attività
che circondava questo nucleo era poi multiforme: soddisfacimento delle
necessità vitali, scrittura, occupazione nelle arti sacre (con il passare dei
secoli, sul Sinai videro la luce numerose testimonianze di arte cristiana, e
anche codici, benché alcune di queste opere vi siano giunte da altrove).
Sul Sinai gli echi delle controversie monofisite non conobbero gli esiti che ebbero ad esempio in Palestina o in Egitto. Sembra che i sinaiti su questo tema abbiano mantenuto l'atteggiamento conveniente, dal momento che risulta un unico caso di un tale che deviò dall'ortodossia, quello del vescovo Teodoro di Faran, che fu condannato. Segnaliamo che, a quanto risulta, i vescovi di Faran erano scelti tra i padri del deserto del Sinai, come è noto che avvenne, per esempio, nel caso di Dula e di altri.
I mutamenti che sopraggiunsero con l'apparizione, a partire dal VII secolo, della nuova religione, l'Islam, ebbero quale risultato l'interruzione del dominio bizantino sulla regione, mentre la nuova fede sembra inizialmente essere compresa come un'eresia cristiana, eco delle controversie cristologiche. Non è casuale il posto riservato a Gesù nel Corano e la venerazione a lui attribuita. Per comprendere questa nuova realtà è necessario ricordare i privilegi concessi al Sinai da Maometto stesso. Si tratta del celebre Ahtinamé, cioè del testamento di Maometto indirizzato ai capi e ai fedeli della sua religione, in cui egli li vincola alla protezione e al sostegno dei sinaiti e concede esenzioni e privilegi riguardo ai beni del monastero. Per questo, anche se i più piccoli insediamenti della penisola furono distrutti, in linea di massima, i padri non furono importunati.
A quest'epoca di passaggio - probabilmente verso l'VIII secolo o poco più tardi - sembra risalga il trasferimento al monastero del vescovo di Faran. Dato che la cittadina di Faran era stata in gran parte distrutta ed era rimasta senza gregge - a eccezione di alcuni monasteri - era naturale e logico che il vescovo si rifugiasse nel monastero; e questo sia a motivo della vicinanza, sia in ragione della probabile provenienza spirituale dello stesso vescovo. In un momento successivo si registra anche la coincidenza in un unica persona delle cariche di vescovo e di igumeno del monastero, naturale guida del monachesimo sul monte Sinai. Intorno all'XI-XII secolo il vescovo riceve il titolo di arcivescovo, titolo che ha ancora oggi. L'arcivescovo del Sinai sovrintende, oltre che sulla comunità e sui fedeli della penisola, sul piccolo gregge che si è conservato attraverso i secoli a Raito, il porto del monastero sul mar Rosso, l'odierno El-Tor.
Dall'XI-XII secolo ha inizio uno sviluppo particolare, quello dell'espansione della comunità oltre i confini del monte Sinai, in Egitto, in Asia e in Europa. Ciò è in rapporto con il dono fatto al Sinai di diversi metochi, cioè di possedimenti con una chiesa, o anche di monasteri, mediante i quali viene offerta agli ieromonaci del Sinai la possibilità di una presenza e di un'attività missionarie.
Significativo è il rapporto con l'occidente di lingua latina in un'epoca in cui sì confessa ancora l'unità della fede, prima dello scisma definitivo del 1054. Un caso caratteristico è quello di Simeone Pentaglosso il quale, dopo aver viaggiato in Europa occidentale per i bisogni materiali del monastero, si stabilì nel metochio di Rouen in Francia. In seguito, divenuto discepolo prediletto del vescovo di Treviri - l'attuale Trier, in Germania - si stabilì in quella città e là visse il resto dei suoi giorni fino alla morte, avvenuta intorno al 1035, recluso in una cella collocata sopra la Porta Nigra, colmo della grazia divina e dei suoi prodigi. Per questo, ancora vivente, fu venerato in loco quale santo, e ancora oggi viene venerato al monastero del Sinai, che ha il privilegio di aver ricevuto in dono parte delle sue reliquie. Ma anche nei secoli successivi i rapporti con il mondo occidentale furono sempre buoni e i sinaiti, sempre “sinceri nell'amore” (cf. Ef 4, 15), diedero prova di buona accoglienza e di amicizia nei confronti dell'occidente, essendo tuttavia nello stesso tempo severi, ma anche discreti, custodi dei dogmi e dei sacri canoni.
E’ un fatto che, con il passare del tempo, i metochi sinaiti crebbero di numero nelle regioni ortodosse e sottomesse al giogo ottomano. A ciò concorsero numerosi fattori. Innanzitutto la tradizionale venerazione degli ortodossi per i pellegrinaggi in Palestina e al Sinai. Poi il regime di privilegi concessi da Maometto nei confronti del Sinai - di solito rispettati - condussero molti, e in particolare quanti non avevano eredi, a offrire i loro averi, conservando l'usufrutto per la durata della propria vita, vivendo nella tranquillità e ottenendo il ricordo come benefattori dopo la morte. Così l'irradiamento del monastero si sviluppò significativamente; i sinaiti, cultori di civiltà e di fede, si distinsero ovunque come catalizzatori di vita cristiana e di cultura. Non è un caso che lo ieromonaco Raffaele, a Chio, ebbe una certa importanza e fu guida spirituale di uno dei neo martiri.
Questa "esportazione" di beni spirituali e culturali si lega sapientemente alla vita monastica della comunità, ma anche alla santità che non smise di sussistere - nascosta e inosservata - sul Sinai, anche nei secoli successivi La santità fu il fine della consacrazione monastica, l'argomento dei testi patristici, il motivo della rinuncia monastica. Per questa ragione incontriamo santi al Sinai, non solo al tempo della fioritura dei primi secoli, ma anche in seguito. Secondo la tradizione, orale e scritta - confortata anche da antica documentazione scritta - i santi sinaiti ufficialmente venerati ammontano a circa 180, senza contare quanti, ignoti agli uomini ma noti a Dio, al Sinai rifulsero nella vita spirituale. Tutti costoro sono venerati con una festa comune (sinassi) il mercoledì della settimana successiva alla Pasqua.
Il Sinai oggi
Oggi il monastero del monte
Sinai, di Santa Caterina, il più antico monastero del mondo ortodosso ancora
attivo, continua a essere
un sigillo per la vita della parte meridionale della penisola sinaitica, una
regione che sì estende per 22.000 km2, montuosa, granitica e sterile.
La comunità conta in questo momento circa venticinque monaci nel monastero
centrale; mentre per i metochi e per i vari servizi sono demandati altri
quindici padri. Nella penisola sinaitica vi sono anche due comunità femminili.
Il monastero centrale comprende la fortezza di Giustiniano, dove sorge l'antico katholikòn con la sue chiese. Esso è, tra l'altro, una vera arca in cui sono conservati tesori spirituali e culturali di inestimabile valore. Concretamente il monastero rappresenta il più grande museo bizantino al mondo, contenente oggetti che, sia per significato sia per numero, superano di molto le grandi collezioni bizantine sparse nel mondo (sia nei musei che nei monasteri).
Vi si conserva la più grande e più significativa collezione di icone bizantine del mondo, molte delle quali sono le uniche testimonianze che abbiamo per l'epoca precedente l'iconoclasmo; grazie alla collezione sinaitica, è anche possibile seguire lo sviluppo dell'arte iconografica bizantina.
La biblioteca sinaitica è tra le più importanti al mondo per il numero di manoscritti greci, la cui datazione risale fino al IV secolo. Essa si è ulteriormente arricchita in tempi recenti con la scoperta, nel 1975, di un gran numero di nuovi manoscritti. Altrettanto si dovrebbe dire anche per lo skeuophylàkion del monastero. A Dio piacendo, il prossimo dicembre avremo la gioia di vedere inaugurato il nuovo skeuophylàkion del monastero, dove saranno conservati gli oggetti più significativi. La sua organizzazione scientifica è stata assunta da un gruppo di specialisti del campo, mentre l'infrastruttura materiale è stata progettata dal Metropolitan Museum di New York.
Metochi nella Penisola
Certamente noi sinaiti siamo innanzitutto nel monastero centrale; ma siamo anche al di fuori di esso, nella più vasta regione sinaitica, dove sono stati finora segnalati e catalogati circa 550 insediamenti monastici, dei quali circa venti si trovano in buono stato e sono sempre stati attivi.
Tra i metochi del monastero collocati all'interno della penisola, si distinguono quelli di Faran e di Tarfa, dove si trovano comunità di eremiti, e il metochio storico di Raito sul mar Rosso, dove vive anche il piccolo gregge dell'arcivescovo del Sinai composto da venti famiglie ortodosse, ora di lingua araba, la maggior parte delle quali sono tornate al loro luogo d'origine dopo un breve periodo di allontanamento durante l'occupazione israeliana.
Degli altri metochi, molti sono custoditi e vengono rinnovati con lavori di restauro grazie alla presenza di custodi, a visite occasionali o a soggiorni di padri del monastero. La maggior parte di questi insediamenti si trova sull'Oreb, sul monte di Santa Episteme, nel deserto di Arselao; e, nelle regioni vicine, antichi insediamenti sono nella valle dei Quaranta Santi, nei pressi di Bostani, come la cappella dei Santi Apostoli, e poi quella dei Santi Anarghiri e naturalmente quella di San Giovanni Climaco a Thola.
Turismo e problemi
A questo punto è necessaria
una precisazione. La penisola, un tempo quasi desertica, del Sinai ha accolto
negli ultimi decenni, con
un ritmo sempre crescente, l'invasione del mondo e della cosiddetta civiltà. Nel
Sinai non abitano soltanto monaci e beduini nomadi. Sorgono cittadine piccole o
grandi, sopraggiunge un cambiamento di popolazione, si applicano programmi di
sviluppo.
Il monastero e la penisola del Sinai rappresentano in questo momento, dopo le piramidi e Luxor-Abu Simbel, il terzo polo di attrazione turistica dell'Egitto con prospettive di sviluppo turistico continuamente crescenti. Tutti i luoghi di villeggiatura turistici del litorale distano al massimo 200-250 km dal monastero; perciò tutti i turisti della regione dedicano un giorno per un'escursione al monastero e ai dintorni. In questo modo il deserto rischia di perdere il suo carattere e di ridursi a un semplice elemento ornamentale e decorativo. In determinate occasioni, e nella misura in cui si verificano le condizioni necessarie, il monastero si rallegra anche per il vantaggio spirituale che alcuni dei suoi visitatori conseguono. Dato, tuttavia, che di fatto il monastero è oberato, per le ore mattutine e quotidianamente, da circa 1000 visitatori, sono enormi i problemi cui il monastero deve far fronte, tenuto anche conto del fatto che un così elevato numero di visitatori è costituito da turisti e non da pellegrini. Certamente i tempi di ingresso sono stati stabiliti in modo che sia recato il minor disturbo possibile alla vita del monastero.
Vi sono anche i pellegrini che il monastero cerca di sostenere al meglio nello scopo spirituale del loro pellegrinaggio; per essi il monastero è aperto in qualsiasi momento. I pellegrini provengono tradizionalmente sia dall'oriente che dall'occidente; accogliamo con particolare gioia i pellegrini provenienti, sempre in maggior numero, dall'Europa orientale. Infine dobbiamo sempre ricordare che il Sinai rappresenta un luogo santo non solo per i cristiani, ma anche per i musulmani e per gli ebrei.
L'attività caritativa e i beduini
Nonostante queste evoluzioni, il monastero del Sinai, nella regione in cui si trova, continua a rappresentare il cuore della penisola e a godere - come in passato - della stima e della venerazione da parte degli abitanti e delle autorità, costituendo il cuore della penisola sinaitica. Oggi, in un tempo in cui il mondo vive in ogni sua parte giorni cattivi, sottolineiamo particolarmente questo dato della coesistenza e del rispetto. Questo non è semplicemente un rispetto tradizionale per il monastero, ma è dovuto, in generale, al ruolo e al contributo da esso, in vario modo, offerto alla regione, contributo riconosciuto e coadiuvato dalle autorità egiziane.
Tale contributo, secondo la tradizione, si traduce in linea di massima in un'attività caritativa stabile o occasionale. Ricordiamo qui l'assistenza gratuita medica e farmaceutica che viene offerta con buoni risultati e un significativo impegno economico per il monastero. Sono attivi una piccola clinica odontoiatrica, un laboratorio ematologico e uno biochimico, perfettamente attrezzati, dove offrono i loro servizi amici medici provenienti dalla Grecia o da altre regioni. Parallelamente, vengono assistite regolarmente più di ottanta famiglie di beduini, e naturalmente ci si fa carico anche di casi straordinari, sempre con discrezione e con amore.
Per il lavoro comunitario del monastero sono impegnati novanta operai, con assunzione quotidiana o mensile, per il monastero e la penisola in generale; e si mette in atto ogni sforzo, attraverso il sostegno offerto a elementi laboriosi e amanti del progresso, per dare un contributo all'opera del governo egiziano che cerca di allontanare gli abitanti della regione dall'antica e deleteria abitudine di coltivare e commerciare piante allucinogene.
L'attività pedagogica del monastero ha due poli. L'uno, propriamente pedagogico, è costituito dalla Scuola Ampeteio del Cairo, attiva dal 1860 sotto la guida del monastero; essa comprende, oltre a una sezione greca con gli allievi della comunità greca, anche altre due sezioni in piena attività: una con un corso di studi egiziano e un'altra con un secondo corso arabo-inglese; in queste due ultime sezioni si insegna anche un pò di lingua greca. Il secondo polo è quello tecnico; esso si occupa della formazione degli operai beduini nelle arti relative alle costruzioni e nelle tecniche di coltivazione; in questo modo si fa anche fronte alle necessità di costruzioni e di restauro del monastero. L'attività pedagogica del monastero rappresenta un'antica tradizione e un'eredità impegnativa. Ricordo infine anche la Scuola sinaitica di Candia a Creta nella quale completarono gli studi eminenti personalità dello spirito e dell'arte tra i quali, sembra, anche il grande El Greco.
Attività archeologica
Si deve segnalare che sia all'interno del monastero, sia nei dintorni del monastero del Sinai, si è sviluppata un'attività archeologica e di restauro quanto mai significativa, per iniziativa del monastero e con il suo aiuto. In questo momento vi sono all'interno del monastero sei importanti opere in restauro; tra queste, la riorganizzazione della biblioteca, il nuovo skeuophylàkion, i vecchi mulini, l'antico refettorio dei padri, eccetera. Tali restauri vengono attuati con l'autorizzazione del Servizio Archeologico Egiziano e sotto la supervisione di un comitato scientifico composto da greci e stranieri.
Come si è detto più sopra, nel sud del Sinai sono stati individuati circa cinquecento antichi insediamenti monastici. In un tentativo dì localizzazione, ma anche di salvaguardia di questa tradizione, su iniziativa del monastero e con il suo multiforme sostegno, e con l'autorizzazione del Servizio Archeologico Egiziano, sono in atto operazioni archeologiche in vari luoghi. Si pensi a Faran, dove la città tardo-romana e la sede paleocristiana del vescovo del Sinai sono oggetto di scavi archeologici da parte dell'Istituto Archeologico Tedesco del Cairo, con splendidi risultati. Finora sono stati portati alla luce una parte importante della città, la chiesa cattedrale, forse l'episcopio, e molte altre chiese, tra cui il santuario dove erano venerati, sembra, i santi Anarghiri. La Missione Archeologica dell'Università di Atene è invece attiva da tre anni nell'area del monastero. Ormai è stato completato, fra l'altro, lo scavo della basilica di Giustiniano, del suo splendido santuario, sulla santa Vetta, la vetta del Decalogo, dove forse sono stati localizzati anche i resti del primo oratorio, risalente al IV secolo. Similmente la Missione dell'Università di Iannina sta per intraprendere un'esplorazione superficiale di questa parte della penisola.
Irradiamento internazionale
Per quanto riguarda l'irradiamento internazionale del monastero, oltre ai rapporti con il mondo scientifico - per via dello studio dei suoi manoscritti e degli altri oggetti - possiamo menzionare la sua partecipazione, a partire dal 1997, soprattutto con le icone, a sette esposizioni internazionali all'estero, mentre ad altre tre hanno partecipato icone dei nostri metochi in Grecia. Tale partecipazione rappresenta certamente un apertura e offre una possibilità di conoscenza della nostra eredità bizantina che ha destato un'entusiastica accoglienza. Tuttavia per noi, per i quali le icone non sono oggetti da museo o semplicemente opere di alto valore estetico ma parte vivente della vita e della tradizione liturgica, questa discreta uscita delle icone ha in qualche modo un carattere processionale; è cioè un'uscita dell'icona incontro agli uomini, al fine di provocare in loro una feconda messa in questione e un nuovo slancio. A volte tale uscita verso il mondo prende anche altre forme: i padri sinaiti partecipano a convegni internazionali e altri, sempre con discrezione, per non rischiare di tradire la propria identità monastica.
Il clima positivo instauratosi è confermato anche dall'esistenza di tre fondazioni che da tempo operano in Gran Bretagna, negli USA e in Svizzera con lo scopo di sostenere i programmi del monastero (biblioteca, restauri, eccetera).
Nella capitale dell'Egitto, Il Cairo, e all'estero, il monastero ha un'attiva presenza spirituale e culturale che agisce principalmente attraverso i suoi metochi (Cairo, Costantinopoli, Libano, Cipro, molti - circa 8 in Grecia). I padri che qui prestano il loro servizio vi trasmettono, naturalmente, il clima della tradizione sinaitica; non è d'altronde un caso che i metochi rappresentino poli di attrazione, di ritiro spirituale, di attività pastorale, luoghi per le confessioni.
All'iniziativa del monastero si deve anche l'istituzione, in Grecia, della Fondazione del Monte Sinai, che ha come scopo principale la creazione, recentemente avviata, di un efficace Centro Culturale, Scientifico e di Ricerca, che si prefigge di studiare, valorizzare e far apprezzare gli oggetti custoditi al monastero a questo mondo così segnato dalla tecnologia, per mezzo di copie (digitali e altre), che dovrebbero contribuire all'ulteriore valorizzazione della nostra eredità spirituale e culturale. Si prevede che tale Fondazione costituirà il centro degli studi e del coordinamento di tutte le ricerche sinaitiche. La ricostruzione dell'edificio della biblioteca, su una superficie di 3000 m2, è ormai completata; ora è in corso la costruzione dei rimanenti edifici. Speriamo che con questo venga allentata la pressione sul monastero centrale da parte del mondo scientifico, per la quale il monastero rischia di essere trasformato in un centro di studi. Gli studiosi potranno essere così agevolati nel loro compito, poiché l'accesso alla tradizione sinaitica sarà possibile in un luogo organizzato e adeguatamente collocato.
Sulla stessa lunghezza d'onda si muove anche l'attività editoriale del monastero. Non si tratta soltanto di edizioni scientifiche specialistiche sull'eredità culturale del Sinai. Dato che per noi la principale eredità sono i lasciti spirituali dei padri che ci hanno preceduto, cerchiamo di rendere maggiormente nota la loro attività e la loro vita. In questa prospettiva si inquadra anche la traduzione e l'edizione della Scala di Giovanni in arabo e, recentemente, in tedesco; opere che hanno conosciuto un'ottima accoglienza nel pubblico dei lettori.
Conclusione

Qualcuno forse si sarebbe aspettato di sentire cose completamente diverse da quelle che avete sentito finora sul sacro monastero del Sinai. Bene, in un convegno su Giovanni Climaco forse le cose dette le si ascoltano in modo parziale e non accordate con la tradizione esicasta della Scala e dei padri neptici sinaiti. Avete sentito parlare di programmi scientifici, di mobilitazione internazionale, di attività filantropica e pedagogica, ma non di ascesi o di preghiera spirituale o di tradizione filocalica.
Quanto avete udito non costituisce, in realtà, il Sinai. Probabilmente lo descrive; descrive il rivestimento esterno della vita monastica sinaitica. Noi non ci illudiamo, certo, credendo di vivere oggi nel tempo eroico dei nostri padri. Riconosciamo di essere molto piccoli al loro confronto, meno capaci di lottare, più indaffarati. Tuttavia il Sinai mistico, lo sforzo spirituale dei fratelli, la loro lotta e la loro consolazione, non appaiono all'osservazione, non sono descritte né comprese nell'ambito di una così breve esposizione.
La varietà delle forme dell'ascesi spirituale fu assolutamente caratteristica del Sinai. La vita monastica anacoretica, cenobitica, missionaria, coesistettero e coesistono ancor oggi. La presenza di fratelli nel deserto non ha mire terrene. Se anche la loro sola presenza, e la loro sola preghiera, desse a quanti hanno “orecchie per intendere" (cf. Mt 11,15) anche solo un messaggio di semplicità, di vita ascetica, di gerarchia dei bisogni, allora essa sarebbe realmente utile e presterebbe un servizio. Del resto, la tradizione della preghiera è ciò che costituisce la spina dorsale della vita comune e della vita solitaria dei monaci. La nostra vita, comune e solitaria, si dispiega intorno alla preghiera.
Ciò che ci auguriamo è che in mezzo alle molteplici occupazioni del mondo contemporaneo, alla tecnologia che aliena senza nutrire lo spirito, la tradizione monastica continui a rappresentare un vivo appello e una chiamata, una realtà capace di tenere vivo il ricordo che "di una sola cosa c'è bisogno” (cf. Lc 10,42) e dell'affermazione del Signore nostro: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Mt 6,33).
Vedi anche:
IL MONASTERO DI SANTA
CATERINA
DEL MONTE SINAI
Tratto da A.A.V.V., GIOVANNI CLIMACO E IL SINAI- Atti del IX Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa - Bose 16-18 settembre 2001, a cui si rimanda per l'approfondimento.