SERAFINO DI SAROV

 

 


Canone di preghiera


 

Ogni cristiano, appena alzato, reciti in piedi, davanti alle icone,

- la preghiera domenicale del «Padre Nostro» per tre volte, in onore della Santa Trinità;

- poi l'inno alla Vergine: «Rallegrati, o Vergine, Madre di Dio»[1] pure questo tre volte;

- infine il Credo, una volta sola.


Dopo aver pregato in questo modo, ciascuno si occupi di quanto deve fare. Durante il lavoro, in casa, per strada, in viaggio, ripeta sottovoce: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore», e se non è da solo, dica interiormente: « Signore, pietà », e vada avanti così fino a mezzogiorno.

 

Prima di mangiare, ripeta le preghiere del mattino.
 

Nel pomeriggio ogni cristiano, occupato nelle proprie faccende, dica sottovoce: «Santa Madre di Dio, salva me, peccatore», oppure: «Signore Gesù Cristo, per l'intercessione della tua Santa Madre, abbi pietà di me, peccatore».

E continui così fino a sera.


Prima di coricarsi, ogni cristiano reciti ancora una volta le stesse preghiere del mattino; poi, dopo aver fatto il segno della croce, si addormenti.

 

Seguendo questa norma - diceva lo staretz - si può giungere alla perfezione cristiana, perché le tre preghiere che la compongono sono il fondamento stesso del cristianesimo. La prima è stata data dal Signore stesso e serve da modello a tutte le altre; la seconda è un canto portato dal cielo dall'Arcangelo per salutare la Vergine Maria, Madre di Dio; quanto al Credo, contiene in sintesi tutti i dogmi della fede cristiana.


A coloro che non avevano neanche la possibilità di recitare queste preghiere davanti alle icone, lo staretz permetteva di recitarle a letto, in cammino, lavorando, poichè sta scritto: «Chiunque invocherà il Nome del Signore, sarà salvato» (Rom 10, 13). Quelli poi che hanno a disposizione più tempo di quello necessario per recitare queste preghiere e sono istruiti, possono aggiungervi altre preghiere, o la lettura di canoni, di acatisti, di salmi, dei Vangeli o delle Epistole.

 

Paragonando questo canone di preghiera con quello dato un tempo dallo staretz alle monache di Divejevo, ci si rende conto che non vi è una grossa differenza. Il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Credo ne costituiscono la base. La cosa più difficile è comune a entrambi: «conservare» durante tutta la giornata la preghiera interiore nel proprio spirito unito al cuore. E' l'invincibile vittoria, «la stella che ci guida suI cammino del Regno».


Lo staretz consigliava sia ai laici che ai monaci e alle monache la comunione frequente, il più spesso possibile
. «Colui che si comunica non solo una volta all'anno, ma spesso, sarà benedetto già sulla terra. Sono convinto che la grazia si diffonde anche sulla discendenza di colui che si comunica. Davanti a Dio un giusto conta più di un gran numero di empi».


Dobbiamo affrettarci ad aggiungere che il canone quotidiano di preghiera seguito dallo staretz non era così semplice né così breve. Comprendeva un gran numero di preghiere, invocazioni, tropari, kondak, katismi[2] che evitiamo di tradurre. Si possono trovare riassunti nel libro di N. Levitsky (pp. 643-646), oppure in V. I. Ilyn, San Serafino di Sarov, YMCA Press, Parigi 1930 (in russo), pp. 193-198.

 

Qui vorremmo citare solo una preghiera penitenziale - quella di Efrem il Siro - che i fedeli recitano con amor e compunzione durante la Quaresima, e che lo staretz aveva incluso nel proprio canone quotidiano a motivo della sua grande bellezza e dell'intima corrispondenza con lo spirito dell'ortodossia.

 

 

Dio mio e Signore della mia vita,

liberami dallo spirito dell'ozio

dallo scoraggiamento

dalla volontà propria

e dalle parole inutili.

(Metania)

 

Ma lo spirito di castità

di umiltà

di pazienza

e di amore

concedilo al tuo servitore.

(Metania)

 

O mio Dio e mio Re,

fà che io veda i miei peccati

e che non giudichi il mio prossimo

perché Tu sei benedetto

nei secoli dei secoli.

             (Metania)

 

Amen.


 

[1] Equivalente dell'Ave Maria.

[2] Tropari, kondak, katisrni sono inni che fanno parte del ciclo liturgico della Chiesa Ortodossa.