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Robert Faricy
PREGHIERA DEL CUORE E PREGHIERA DI GESU’
NEL RINNOVAMENTO CARISMATICO

La
vera preghiera è semplice, infantile, non contaminata da tanti pensieri e idee.
La vera preghiera parte direttamente dal cuore.
Dice semplicemente: «Ti amo, Signore» e: «Grazie di amarmi».
La preghiera migliore è quella più semplice: l'unione dei cuori, l'unione del mio cuore con quello del Signore. La preghiera semplice dice poco o nulla. Guarda con amore al Signore. Pronuncia il suo nome con fede ed amore; e accetta il suo amore, confidando in esso e avendo fiducia in esso.
LA PREGHIERA PERSONALE
Cuore e centro del cristianesimo è la relazione personale con Gesù Cristo risorto. Inoltre, voglio che questa relazione occupi il primo posto e sia al centro della mia vita, che organizzi le altre mie relazioni, sintetizzandole, dando loro significato e nuova vita.
Cuore e centro di una viva
relazione interpersonale con Gesù Cristo è la preghiera, in particolar modo la
preghiera personale. Non intendo dire che la preghiera di gruppo, quella
familiare, le funzioni religiose e la Messa abbiano poca o nessuna importanza.
Al contrario. Ma la preghiera insieme con gli altri può sempre in qualche modo
cadere nel formalismo o nella recitazione, perché ho bisogno del sostegno di
altri. La preghiera insieme con gli altri ha bisogno della preghiera personale
- preghiera in solitudine, fatta da me, per alimentare la mia relazione
col Signore così che la mia preghiera con gli altri sia una preghiera autentica,
onesta, reale.
Inoltre, la mia preghiera personale manterrà viva e
forte la mia relazione con Dio.
Di che cosa ho bisogno per avere una vita di preghiera personale? Quali
condizioni devo soddisfare, realizzare, nella mia vita quotidiana così da avere
una salutare vita di preghiera nella quale il Signore possa unirmi più
strettamente a Sé? Ho bisogno di: fedeltà quotidiana, semplicità e fede.
Esaminiamole una per volta.
Fedeltà
La relazione con Dio, così come una relazione interpersonale, richiede disciplina e in gran parte dipende da essa. Se desidero avere un rapporto buono e cordiale con qualcuno, devo passare del tempo con quella persona. Se ritengo che qualcuno sia importante nella mia vita, gli dedico del tempo. Voglio essere fedele al Signore, al suo amore per me. La mia fedeltà a lui nella preghiera fa parte della mia risposta al suo amore. Questo significa che ho bisogno di avere un periodo di tempo fisso ogni giorno da dedicare alla preghiera, da dare esclusivamente al Signore.
Quanto tempo? Questo dipende. Forse un'ora, forse venti
minuti. Certamente voglio pregare durante tutta la
giornata, per vivere per quanto è possibile con gli
occhi rivolti al Signore. Ma ho bisogno di un tempo di durata fissa nel
quale possa essere solo col Signore, tranquillo, solo per lui, con nient'altro
da fare, senza distrazioni esterne. Può essere la mattina prima che gli altri in
casa si alzino, o dopo che sono andati a letto, o durante la mia pausa per il
pranzo, o in qualunque momento possa trovare un posto tranquillo e stare col
Signore. Oppure posso pregare due volte al giorno, per esempio, venti minuti la
mattina e venti la sera.
In ogni caso, devo rimanere fedele ogni giorno al periodo di tempo che ho deciso
di dedicare al Signore. Non che il Signore sia un marcatempo; non mi giudica se
vengo meno al mio tempo per la preghiera con lui un giorno o due. Devo essere
fedele perché la fedeltà al mio momento di quiete col Signore esprime il grado
del mio impegno con lui, il grado della mia risposta al suo amore. Se il Signore
occupa un posto importante nella mia vita, nel mio cuore, allora troverò il
tempo per pregare, per stare con lui, per quanto la mia giornata possa essere
indaffarata. Se accade qualcosa e non posso pregare nel momento regolarmente
fissato, posso farlo più tardi nel corso della giornata. La fedeltà a questo
momento regolare di preghiera è la misura della mia risposta all'amore del
Signore per me.
Semplicità
La vera preghiera è semplice,
infantile, non contaminata da tanti pensieri e idee.
La vera preghiera parte direttamente dal cuore.
Dice semplicemente: «Ti amo, Signore» e: «Grazie di
amarmi».
La preghiera migliore è quella più semplice: l'unione dei
cuori, l'unione del mio cuore con quello del Signore. La preghiera semplice dice
poco o nulla. Guarda con amore al Signore. Pronuncia il suo nome con fede ed
amore; e accetta il suo amore, confidando in esso e avendo fiducia in esso.
A tutti quelli che vogliono pregare, il Signore dice: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11, 29). Posso imparare da lui ad essere mite, piccolo, umile come un bambino dinanzi a lui (cf. Mt 18, 4).
Quando Marta si lamentava che doveva preparare e
servire il pranzo da sola, e chiese a Gesù di dire a sua sorella Maria che
l'aiutasse, Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per
molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte
migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10, 41-42).
Maria sedeva tranquilla ai piedi di Gesù, lo guardava con amore e lo ascoltava -
non solo con l'orecchio, ma col cuore.
Io posso essere «preoccupato per molte cose» nella mia preghiera - da fare, da
pensare, da dire. Il Signore mi dice che la «parte migliore» è stare tranquillo,
non preoccupato, e di sedere ai suoi piedi con amore riverente. E lui mi
insegnerà se stesso.
La preghiera è come la danza.
Quando io (Robert Faricy) avevo dodici anni, i miei genitori mi mandarono a una
scuola di danza a imparare i balli tradizionali da sala da ballo, con la
speranza che quell'esperienza mi avrebbe aiutato a divenire una persona civile.
Il maestro di ballo metteva un disco - un valzer, per esempio - e ognuno di noi
si sceglieva un compagno per ballare. Ero il più piccolo della classe: tutte le
ragazze erano più grandi di me, molto più grandi. Qualunque ragazza avessi come
compagna mi trascinava per tutta la pista nonostante le mie proteste che era
l'uomo che doveva guidare. Anche le ragazze, dopo tutto, stavano solo imparando
a ballare.
La preghiera è come la danza. Che tu sia uomo o donna, è Dio che fa la parte
dell'uomo nel ballo. Lui guida, io seguo. E se balla lentamente, non ho voglia
di andare veloce. Voglio lasciarmi guidare da lui.
Sbaglio quando voglio programmare eccessivamente la mia
preghiera. La preghiera è semplice:
vado al Signore con semplicità, guardo a lui con amore, e poi mi lascio
guidare da lui.
Fede
Per pregare devo aver fede nel Signore. Devo aver fiducia nel suo amore per me. Devo affidarmi al fatto che Gesù mi ama personalmente. Non come uno fra tanti, un volto nella folla; devo sapere che mi chiama per nome. E lo fa veramente. Gesù morì per me sulla croce come se fossi l'unica persona al mondo. Quando viene a me adesso, nella mia vita quotidiana e in special modo nella mia preghiera, viene personalmente, pronunciando il mio nome. Egli mi ama, e, poiché è Dio, il suo amore è infinitamente potente. Questo mi dà il potere di pregare, di venire a lui nella preghiera e di ricevere il suo amore.
Ora pregate con me:
«Signore Gesù, insegnami a pregare.
Concedimi il dono di una fede più grande.
Aiutami a pregare con
semplicità, come un bambino, senza tante idee e parole.
Aiutami a restare fedele al mio tempo con te ogni giorno. Amen».
MODI DI PREGARE
Che cosa devo fare quando prego? Come passo il mio
momento di quiete col Signore? Che cosa faccio? Quale metodo di preghiera devo
utilizzare? Devo usare davvero un metodo?
In questo paragrafo suggeriamo alcuni modi semplici per pregare, forse non
abbastanza strutturati per essere chiamati metodi. Potete usarne uno qualunque o
tutti quanti, anche combinandoli, o pregare in qualche altro modo.
La regola è: Usate ciò che vi aiuta.
Voglio pregare così come il Signore mi guida a farlo. Come faccio a sapere che
mi sta guidando a pregare? Egli mi guida nel modo che mi aiuta di più ad avere
un rapporto con lui, nel modo che mi rende più facile restare vicino a lui. In
qualunque modo, in questo momento, sia più facile per me essere più unito al
Signore - quella è la via per la quale mi sta guidando, ed è così che voglio
pregare. Modi diversi per persone diverse e modi diversi
per la stessa persona in momenti diversi.
Allora, il mio criterio per decidere che cosa fare nella preghiera è questo:
ciò che mi aiuta di più ad avere un rapporto col Signore.
SCHEMA GENERALE DELLA PREGHIERA
Per esempio, se frequento regolarmente degli incontri
di preghiera, posso seguire uno schema generale per incontri di preghiera. La
maggior parte degli incontri carismatici di preghiera iniziano con una
lode e continuano con altre lodi intervallate da
letture della Bibbia,
profezie e preghiere o dichiarazioni
ispirate. A ciò spesso segue una catechesi, poi la
preghiera di supplica e il
ringraziamento per i benefici ricevuti dal Signore. Di solito l'incontro
termina con un inno o una preghiera.
Il mio incontro di preghiera col Signore può avvenire nella mia preghiera
personale.
La mia preghiera può iniziare con la lode. Posso cominciare col cantare al
Signore un inno che mi piace. Per la preghiera personale, gli inni che sono già
preghiere sono i più utili, per es. «Laudato sii, o mi Signore», oppure
«Accoglimi», o qualche altro inno o canto che si rivolga a Dio direttamente, che
lodi, ringrazi o adori Dio. Poi, se ho il dono delle
lingue, posso continuare a lodare il Signore in lingue, cantando o
pregando sommessamente in lingue. Se mi sembra il modo giusto, posso continuare
ad alternare gli inni alla lode silenziosa e all'adorazione, e magari alla lode
in lingue.
Il Signore può darmi una lettura della Bibbia. Se sento che vuole indicarmi una
strada, posso aprire la Bibbia e vedere che cosa mi ha riservato. Posso leggere
il brano lentamente, lasciandolo imprimere in me stesso e riponendovi
devotamente la mia fiducia. Oppure, in qualche occasione, il Signore può darmi
persino una profezia personale come nutrimento per la mia preghiera.
Così ho già iniziato la seconda parte della mia preghiera che è anche quella
principale: confidare nel Signore. Questo è un
momento intimo col Signore. Confido in lui e gli permetto
di insegnarmi e di amarmi, di plasmarmi e di trasformarmi nel suo modo segreto.
Posso usare un testo biblico per aiutarmi ad entrare in relazione con lui - uno
che lui mi dia e che io trovi aprendo devotamente la Bibbia, oppure il Vangelo
della Messa del giorno, o ancora le poche righe seguenti del Vangelo che sto
meditando giorno dopo giorno nella mia preghiera. Oppure posso usare
la preghiera di concentrazione. In qualunque
modo io preghi, voglio confidare in qualche modo nel Signore, permettendogli di
amarmi e rispondendo al suo amore.
Verso la fine del mio momento di preghiera posso presentare al Signore le mie
suppliche. Gli dico semplicemente per chi voglio pregare, nominando la persona,
rimettendola nelle sue mani. Innalzo al Signore le mie richieste; prego per ciò
di cui ho bisogno. E lo ringrazio per tutto quello che ha fatto per me in
risposta a richieste precedenti.
Posso concludere la mia preghiera dicendo di sì al Signore. Posso cantare il
grande «Amen» con una delle melodie usate nella Messa dopo la Preghiera
Eucaristica. Amen significa «così sia» oppure «sì, Signore, a ciò che
vuoi». Posso anche cantare un inno che mi piace, magari un inno col quale possa
in qualche modo acconsentire all'amore del Signore e a qualunque cosa voglia.
Oppure, posso semplicemente ringraziarlo per la mia preghiera e dire di sì al
suo amore e alla sua volontà.
|
Un altro modo di pregare è quello di usare la preghiera
di concentrazione. Posso prendere una parola - il nome
di Gesù, per es. - e riporla
mio cuore. Pronuncio
silenziosamente, col cuore,
la parola Gesù,
ripetendola molto lentamente. |
Usare i Vangeli per la preghiera
Tutta la Bibbia è la parola di Dio ispirata, e
qualunque parte della Bibbia può venire usata per la preghiera. Comunque, i
quattro Vangeli hanno un'importanza speciale come sentieri che portano ad una
più stretta unione col Signore nella preghiera.
Posso prendere un breve
episodio di un Vangelo, pochi versetti che parlino di una guarigione, una
piccola parte di un discorso di Gesù, o qualunque frammento di Vangelo, e
utilizzarlo per la mia preghiera. Per esempio, posso leggere il brano lentamente
e con devozione, e poi entrare in relazione col Signore sulla base di quanto ho
di fronte a me nel Vangelo. Posso parlare col Signore in modo semplice, con le
mie parole. Posso rimanere semplicemente là, a guardarlo con amore, lasciando
che le parole del Vangelo mi si imprimano. Oppure, posso usare la preghiera di
concentrazione, e ripetere lentamente il nome di Gesù nel mio cuore. O ancora,
posso usare una versione della preghiera di concentrazione basata sul brano di
Vangelo che ho appena letto. Se ho letto il brano della guarigione del cieco
Bartimeo, posso ripetere più volte le sue parole: «Signore, che io riabbia la
vista!». Se di fronte a me ho le parole di Gesù: «Imparate da me, che sono mite
e umile di cuore», posso pregare in silenzio ripetendo più
volte queste parole nel mio cuore: «Insegnami, Gesù».
Altri modi di pregare
Ci sono molti altri modi di pregare. I migliori sono quelli più semplici. Ma talvolta sono troppo distratto per pregare. Nella mia mente ci sono preoccupazioni che si affollano sulla mia preghiera, che mi riempiono il cuore, che mi distraggono dal darmi totalmente al Signore nella preghiera.
GESU’ È SIGNORE DELLA MIA PREGHIERA E DELLA MIA VITA
La frase «Gesù è Signore» è una delle più antiche della
tradizione cristiana. Ricorre sei volte negli scritti paolini del Nuovo
Testamento. Per esempio, in Filippesi 2, 9-11: «(...) Dio l'ha esaltato e
gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di
Gesù ogni ginocchio si pieghi (...) e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il
Signore, a gloria di Dio Padre».
In questo testo, il «nome che è al di sopra di ogni altro nome» non è il nome di
Gesù, ma il titolo di Signore. Gesù ha il titolo più alto, un titolo che in
effetti appartiene propriamente a Dio e che l'Antico Testamento dà solo a lui.
Gesù è Signore non solo perché ne ha il titolo. La sua autorità è reale. I primi
tre capitoli della lettera agli Efesini ci dicono che «( il Padre ) ha
sottomesso tutto ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della
Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza
interamente in tutte le cose» (1, 22-23). Gesù è Signore nel senso che
si realizza pienamente nel mondo intero, è presente in ogni luogo e
dovunque con l'influenza del suo amore risorto e universale. Ed è Signore nel
senso che governa ogni cosa nel mondo ed ha la sovranità su tutta la
creazione.
La lettera ai Colossesi intende il mondo come sussistente nel Signore Gesù, come
in un certo modo sostenuto da lui, come dipendente da lui per la sua stessa
esistenza. «Tutte le cose sussistono in lui» (1, 17). Gesù è Signore perché
riunisce tutto in sé per «riconciliare a sé tutte le cose» (1, 20). La lettera
agli Ebrei si spinge anche oltre; Gesù è Signore e grande sacerdote che
intercede per noi alla destra del Padre (1, 10; 2, 8; 6, 20 - 8, 13).
Gesù: Signore della mia vita
Questo Signore di tutta la creazione, che governa,
sostiene e riempie ogni cosa, è anche il mio Signore personale, il Signore della
mia vita, che mi chiama per nome a vivere in stretta relazione interpersonale
con lui. Riempie tutta la creazione del suo amore, e riempie me del suo amore.
Governa il mondo, e vuole dirigere la mia vita verso una più grande pienezza in
lui. Così come il mondo, anch'io dipendo da lui persino per la mia esistenza.
Gesù dà significato al mondo e alla sua storia; e dà significato a me e alla mia
vita. Alla destra del Padre, egli intercede per il mondo; e prega per me,
innalzandomi fino al Padre.
Gesù è il mio Signore così come è Signore dell'universo. Il disegno del Padre
per il mondo è di ricapitolare tutte le cose in Gesù, sotto l'autorità di Gesù
(Ef 1, 10). Il Padre vuole, cioè, riconciliare tutto in Gesù Cristo, tutte le
cose sulla terra o nei cieli. Questo è il disegno di Dio sul mondo. E il disegno
di Dio per me è che io sia sempre più unito interiormente; che tutto quello che
è in me sia riconciliato, unificato, integrato, in Gesù Cristo; e che, in Gesù,
io sia sempre più riconciliato col Padre nello Spirito Santo.
Gesù vuole darmi unità personale in lui, per integrare tutte le parti di me
stesso in un tutto unificato in lui, per ricucire tutti i brandelli di me stesso
in una nuova unità sotto la sua autorità. Questo è il progetto per me. E lo
attua principalmente nella mia preghiera personale e attraverso di essa. Ed è
nei miei momenti di silenzio con lui che io coopero al suo progetto nei miei
confronti.
Gesù: Signore
della mia preghiera
Gesù mi invita a riporre saldamente nelle sue mani, quando prego, tutti i miei
interessi, le mie preoccupazioni, i miei problemi. Qualunque cosa che mi
distragga nella preghiera o che possa farlo, posso innalzarla al Signore,
rimettendola nelle sue mani.
In effetti, quando prego posso riporre nelle mani del Signore ogni cosa della
mia vita: le mie paure, le mie angosce, i miei fallimenti; i miei progetti, le
mie speranze, i miei successi; le mie scelte, le mie decisioni, le mie
risoluzioni. Gesù si interessa ad ogni cosa della mia vita. Egli è - e vuole
esserlo ancora di più - Signore della mia vita. Io coopero col suo disegno di
agire in armonia con me e di concentrarmi su di lui quando porto a lui nella
preghiera qualunque cosa io abbia in mente.
Quando, nella preghiera, rimetto qualcosa nelle mani del Signore, sotto la sua
autorità, alla sua cura amorosa, allora quella cosa entra a far parte
maggiormente della mia relazione personale con lui. Più lo faccio,
e più la mia vita - attraverso la preghiera - diverrà
unificata, integrata, incentrata su Gesù.
Per esempio, se mi
preoccupo di un problema di soldi, nella mia preghiera personale posso dare quel
problema al Signore, rimettendolo nelle sue mani e avendo fiducia in lui per il
futuro. Non metto quel problema semplicemente fuori dalla mia mente. E come se
lo mettessi nella sua; e poi posso smettere di preoccuparmene - o perlomeno,
posso preoccuparmene di meno, per la fede che mi dona.
E ancora, se un rapporto personale è divenuto un
problema serio - se, per esempio, non riesco ad andare d'accordo con qualcuno
sul lavoro - mentre avrei bisogno di andarci d'accordo - posso pregare per
quella persona, rimettendola nelle mani del Signore, mettendo quel rapporto
interamente sotto la sua autorità, avendo fiducia che lui è capace di
appianarlo.
Distrazioni
Le distrazioni che ho quando prego possono aiutarmi. Mi
indicano le parti della mia vita che non sono ancora completamente integrate
nella mia relazione col Signore.
Per esempio, se una persona a cui voglio bene si inserisce nella mia preghiera
come una distrazione, questo significa che il mio rapporto con quella persona
non è stato ancora completamente integrato nella mia relazione con Gesù.
Piuttosto che scacciare semplicemente quella distrazione,
posso mettere il mio rapporto con quella persona devotamente nelle mani di Gesù,
sotto la sua autorità.
Il motivo per cui quella persona è una distrazione è questo:
Qualcosa nella mia relazione con quella persona non è
completamente sotto l'autorità di Gesù, non è completamente integrato nella mia
relazione con Gesù. Se così fosse, allora quella persona non sarebbe una
distrazione; lui o lei sarebbero, fin dall'inizio, un oggetto della preghiera.
Vale a dire che, poiché qualcosa nel rapporto con la persona a cui voglio bene
mi allontana da Gesù nella vita, questo mi allontana da Gesù nella preghiera. E' perché
qualcosa nel rapporto con quella persona non è pienamente orientato verso il
Signore, che questa diventa una distrazione per la mia preghiera.
Che cosa, in quel rapporto, mi allontana dal Signore
nella vita e nella preghiera? La possessività. Posso pensare che voglio troppo
bene a quella persona, ma non è mai così. Non vogliamo mai troppo bene alle
persone; dovremmo sempre amarle di più. Il problema è che tendo a voler bene in
modo possessivo, trattando l'altro più come un oggetto che come un soggetto.
Forse uso l'altro per gratificare i miei bisogni. Tendo a possedere la persona a
cui voglio bene piuttosto che a lasciarla libera.
Il Signore vuole insegnarmi ad amare così come mi ama lui, a mani aperte,
lasciando l'altro libero. Vuole insegnarmi ad amare altruisticamente, per amare,
non di meno, ma di più.
Quando, nella preghiera, prego per la persona a cui voglio bene, innalzandola al
Signore e ponendo esplicitamente il nostro rapporto sotto l'autorità di Gesù,
allora coopero col disegno di Gesù di integrare la mia vita, di integrare questo
rapporto di amore nella mia relazione personale con lui. Coopero con l'azione
del Signore nella mia vita portando al Signore quella persona e il mio amore per
lei. Posso farlo e farei meglio a farlo ogni volta che quella persona diviene
una distrazione. Alla fine, quella persona non sarà più una distrazione, ma
oggetto di una preghiera di intercessione. In qualunque momento penserò a lei,
sarò immediatamente portato al Signore per pregare per quella persona.
Questa stessa procedura è utile per qualunque distrazione: converto l'oggetto
della distrazione in preghiera; prego per la persona o per la cosa che mi
distrae. Supponiamo che qualcuno abbia ferito me o i miei sentimenti, o entrambe
le cose. Turbato mi è difficile pregare. La ferita è nella mia mente come un
ostacolo ad entrare facilmente in relazione col Signore, come una distrazione.
Posso convertire la distrazione in una preghiera, in un modo di essere in
relazione col Signore.
Nel mio cuore perdono quella persona. Prego per quella persona, innalzandola
fino a Gesù. E chiedo al Signore di guarire la ferita, di consolarmi. Posso
offrire le mie sofferenze al Padre unendole alle sofferenze di Gesù per me sulla
croce. Posso chiedere il dono della compassione e della comprensione verso
questa persona che mi ha ferito.
Il Signore risponderà alla mia preghiera. Guarirà gradualmente le ferite del mio
cuore. Userà quello che è successo per portarmi più vicino a sé.
Oltre ai rapporti positivi di amore e di ammirazione e a quelli negativi di
ferimento, di risentimento o di odio, altre cose possono apparire come
distrazioni nella preghiera. Posso usarle nello stesso modo.
Se il mio lavoro mi distrae, posso offrirlo al Signore, mettendolo sotto la sua
autorità. Se un discorso che devo fare o qualcosa che devo dire in futuro mi
distrae, allora, piuttosto che organizzare quello che dirò, affido la mia
preoccupazione al Signore, invoco il suo aiuto e la sua guida, lasciando che mi ispiri riguardo a quanto dirò. Egli può ispirarmi subito, nella
preghiera, o più tardi, quando vorrà lui.
Se mi distraggono problemi familiari, o progetti per il
futuro, o fallimenti reali o possibili, o contrattempi, li rimetto al Signore.
Voglio che sia il Signore di tutta la mia vita e di ogni cosa in essa.
Libertà e contemplazione
Cooperando col disegno di Gesù su di me - di fare di
lui il centro della mia vita - si accresce la mia libertà. A poco a poco mi
libero da qualunque cosa che possa allontanarmi dal Signore: il peccato, la
paura, lo scoraggiamento, l'ansia, i sentimenti irreali di colpevolezza, e tutti
gli altri legami negativi che mi trattengono da un'unione più stretta col
Signore.
Quando guardo a Gesù con amore nella mia preghiera, rimettendo con fede tutto
nelle sue mani, egli mi porta ad una libertà maggiore: libertà di amarlo e di
amare gli altri in modo maturo, senza possessività, libertà di corrispondere al
suo amore e all'amore degli altri per me. Mi aiuta a crescere in santità.
La santità è la capacità infinita di amare e di ricevere amore. Ecco perché solo
Dio è veramente santo: solo Dio può amare e ricevere amore infinitamente,
Ma posso crescere in santità. Il modo principale di
crescere in santità è quello di tenere con amore il mio sguardo fisso su Gesù,
di guardare a lui con amore. Questa si chiama «contemplazione».