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SECONDO RACCONTO

Passai così più di due mesi dell’estate. Camminavo specialmente per i boschi e quando giungevo in un villaggio mendicavo un sacchetto di pane, una manciata di sale, riempivo d’acqua la mia borraccia e riprendevo a camminare.
Per due giorni trascinai a stento i piedi, e il terzo caddi, del tutto privo di forze, accanto a un cespuglio e mi addormentai. Ed ecco che in sogno mi apparve il mio starets. Era nella sua cella, all’eremo, e mi consolò dicendo: «Ti serva di lezione per staccarti dalle cose terrene e procedere più facilmente sulla via del cielo. Questo ti è accaduto perché Dio vuole che il cristiano rinunci del tutto alla propria volontà e ai propri desideri per affidarsi completamente alla sua volontà divina. Ogni avvenimento è predisposto da Lui per il bene e la salvezza dell’uomo. Perciò sii forte e credi che Dio, insieme con la prova ti darà anche la forza per superarla».
A queste parole mi svegliai col cuore colmo di pace e mi rimisi in cammino. Di nuovo la Preghiera cominciò ad agire nel mio cuore e per tre giorni camminai tranquillo.
Improvvisamente raggiunsi sulla strada una colonna di forzati sotto scorta. Riconobbi tra loro i due uomini che mi avevano derubato, e li scongiurai di dirmi che ne avevano fatto dei miei libri. In un primo momento non mi prestarono alcuna attenzione, poi uno di loro, sotto promessa che gli avrei donato un rublo d’argento, disse che i miei libri erano nel carro insieme con altra roba rubata. Mi precipitai dall’ufficiale di scorta che mi promise di restituirmi i libri alla prossima tappa, non potendo fermare tutto il convoglio per me.
Rasserenato, mi misi a camminare al suo fianco e a chiacchierare con lui. Vidi che era un uomo buono e onesto, non più tanto giovane. Quando arrivammo alI’izba dove i deportati avrebbero pernottato, il capitano andò a cercare i miei libri e me li diede invitandomi a passare la notte con lui. Poi mi disse: «Si vede che ami leggere la Bibbia. Anch’io, fratello, leggo attentamente ogni giorno il Vangelo». Si sbottonò la giacca della divisa e ne tolse un piccolo Vangelo rilegato in argento. «Siediti - disse, - ti racconterò come ho preso quest’abitudine».
Ci sedemmo a tavola e il capitano cominciò a raccontare: «Fin dalla giovinezza ho sempre servito nell’esercito. Ero abile e i superiori mi stimavano come un ufficiale modello. Per disgrazia mi misi a bere e mi abbandonai del tutto a questo vizio. Quando non bevevo ero un ufficiale perfetto, ma appena cominciavo non valevo più nulla. Mi sopportarono per molto tempo, ma alla fine, per avere insultato un superiore durante una delle mie sbornie, fui degradato a soldato semplice e condannato a prestar servizio per tre anni in guarnigione. Ma anche in quella miserabile situazione, per quanto mi sforzassi di trattenermi, non riuscii a guarire dal mio vizio.
Un giorno ero in camerata quando entrò un monaco a questuare per la chiesa. Ognuno dava quello che poteva. Arrivato vicino a me, mi domandò perché fossi così triste ed io gli raccontai i miei guai. Il monaco, impietosito, mi disse che la stessa cosa era capitata a suo fratello, e l’aveva salvato il suo padre spirituale dandogli un Vangelo con l’ordine di leggerne un capitolo ogni volta che avesse sentito il bisogno di bere; e se il desiderio tornava, doveva leggere il capitolo successivo. Mio fratello cominciò a seguire questo consiglio e in breve tempo il vizio di bere scomparve. Sono quindici anni che non assaggia più un goccio d’alcool. Prova anche tu. Io ho un Vangelo, te lo porterò».
Qualche tempo dopo mi prese una gran voglia di bere, una voglia da morire che mi spinse ad aprire il bauletto per prendere i soldi e correre all’osteria. Ma la prima cosa che mi venne sott’occhio fu il Vangelo, e ricordai ciò che il monaco mi aveva detto. Apersi il libro e lessi il primo capitolo del Vangelo secondo Matteo. Lo lessi tutto, fino in fondo, senza capirci nulla. Ma ricordavo che il monaco mi aveva detto: «Non importa se non capisci, basta che tu legga con attenzione». Via,- dissi fra me - ne leggerò un altro capitolo. Lo leggo e comincio a capire quacosa. Allora attacco il terzo, ma in quel momento suona la ritirata. Troppo tardi per uscire dalla caserma, non era più permesso. Cosi restai dov’ero. E per quella volta non bevvi.
Il mattino dopo mi alzai e stavo per andare in cerca di un buon bicchiere di vino quando mi venne il pensiero: «E se leggessi un altro capitolo del Vangelo?». E così ogni volta che la voglia di bere mi riprendeva, mi mettevo a leggere un capitolo e più passava il tempo, più diventava facile resistere. Quando ebbi terminato di leggere tutti e quattro gli Evangelisti, il vizio del bere mi era passato. Ora sono venti anni che non bevo più un goccio d’alcool.
Tutti si stupirono di un simile mutamento: dopo tre anni mi restituirono il grado di ufficiale e da allora feci carriera finché diventai capitano. Mi sposai: ebbi la fortuna di trovare una buona moglie; abbiamo messo da parte qualcosa e ora, grazie a Dio, viviamo bene, aiutiamo i poveri per quanto possiamo e ospitiamo i pellegrini. Anche mio figlio ormai è già ufficiale ed è un bravissimo ragazzo. Quando guarii dal vizio dell’alcool giurai di leggere ogni giorno, per tutta la vita, uno dei quattro Vangeli, qualsiasi cosa fosse accaduta. E così ho sempre fatto».
Ascoltai con infinita tenerezza il racconto del capitano, poi ci congedammo per andare a riposare. Al mattino mi diede la mia Filocalia e un rublo d’argento, mi salutò, ed io ripresi con gioia il mio cammino.