JESUS CASTELLANO CERVERA

 

PREGARE CON LE ICONE

 

 

 

 

 

            Accanto alla  preghiera di Gesù, la riscoperta delle icone orientali è uno dei frutti più vistosi della comunione spirituale fra Oriente ed Occidente dell'epoca moderna nell'ambito della spiri­tualità.

            Oggi le icone sono di moda nel mondo occidentale. Una serie di libri di arte e di spiritualità ci hanno svelato i misteri delle austere immagini dell'Oriente. La facilità della riproduzione a colori, benché a suo tempo condannata dalla Chiesa russa, per­mette di averle a buon mercato nelle nostre case. Ma s’intensifica la riproduzione vera e propria, in una rinascita dell'iconografia anche nell'Occidente. E le icone sono ormai dappertutto, nelle chiese, nelle piccole cappelle per la preghiera, nelle abitazioni, imi­tando la tradizione dell'angolo della bellezza o luogo delle icone nella vita domestica dei cristiani orientali.

            In Oriente le icone hanno la loro giusta collocazione nell'ambito della liturgia, nel tempio e nell'iconostasi, nei diversi modi con cui icone portatili sono adagiate sui leggii o "analoi", per essere venerate o portate in processione, particolarmente durante le celebrazioni dei misteri ivi rappresentati o nelle feste dei santi. Come in una continuità fra la liturgia e la vita, le icone sono anche parte dell’esistenza quotidiana. Si accumulano nell'angolo domestico della preghiera, a ricordo di momenti caratteristici della vita, segnati dal regalo di una di queste immagini, come sono il battesimo o il matrimonio. Diventano così misteriose presenze che rendono fa­miliare la comunione dei santi ed invitano alla preghiera.

            La presenza delle icone oggi in Occidente non trova ancora una sua collocazione armonica nella liturgia della Chiesa. Sono diventate elemento decorativo di cappelle e di stanze; al di là della novità e della moda, le icone, presenti in ambienti di preghiera contemplativa, sono un invito al raccoglimento, una presenza che attira, una via alla contemplazione del mistero che esse rappre­sentano: sia il volto di Cristo o della Madre di Dio, sia l'immagine di un mistero della salvezza.

            E' in questo senso che vorremmo qui parlare delle icone come via alla preghiera contemplativa, cercando di favorire una retta utilizzazione di un grande tesoro di spiritualità della Chiesa.

            La contemplazione delle icone, la preghiera suggerita dal mi­stero della presenza che esse ci portano davanti agli occhi, può essere oggi un metodo facile di preghiera, una via alla semplificazione dello sguardo contemplativo. Ma la qualità della preghiera che tale contemplazione può suscitare è legata al senso sacramen­tale dell'icona, secondo la genuina dottrina della Chiesa, al valore misterico dell'immagine che esse ci porgono e che risponde alla verità della rivelazione; aiutano inoltre l'uomo di oggi, segnato dalla civiltà dell'immagine, disperso interiormente ma alla ricerca di un volto da guardare, di uno sguardo d'amore che lo attiri e lo converta,, nel senso più forte della parola.

            Le nostre considerazioni che vanno in una linea piuttosto pedagogica di un retto utilizzo delle icone per la preghiera, raggiun­gono quanto è stato autorevolmente scritto, specialmente in Germania, sulla Bildmeditation. La metodologia che noi cerchiamo di proporre può essere analogicamente applicata ad altri tipi di preghiera con le immagini. Ma ci sembra di poter offrire, con la specifica trattazione della preghiera con le icone, la forma più alta, esemplare ed ecclesiale di questo tipo di preghiera, in continuità con quella forma princeps della preghiera cristiana che è la meditazione della Parola e dei misteri, alla quale si risponde ade­guatamente con le forme tipiche della orazione cristiana, special­mente delle formule e degli atteggiamenti tipici della preghiera eucaristica.

            Per questo ci sembra opportuno offrire alcune riflessioni teologiche sulla icona e sulla specifica preghiera iconografica, per poter in seguito tratteggiare alcune linee pedagogiche e segnalare alcuni sussidi utili a questo tipo di incontro contemplativo con il mistero.

            Le nostre riflessioni, benché centrate specificamente sulle icone, sono valide per altri tipi di meditazioni fatte con le immagini sa­cre. Anzi, possiamo dire che le indicazioni che noi offriamo non si richiamano ad una tecnica raffinata, che denota un’elite, una forma di preghiera, riservata a pochi cultori iniziati; essa raggiunge, in realtà una delle forme più semplici della contemplazione del Popolo di Dio in Oriente ed in Oc­cidente: la preghiera e la contemplazione attraverso la mediazione delle immagini sacre. La Bibbia dei poveri negli affreschi, nelle vetrate e nelle decorazioni scultoree delle cattedrali medievali può continuare ad essere anche oggi, scuola di preghiera per il popolo di Dio.

            Il Catechismo della Chiesa Cattolica in una nobile integrazione fra la tradizione orientale e quella occidentale ha messo in risalto il valore delle immagini sia per la celebrazione liturgica sia anche per la preghiera personale, comunitaria e familiare ( Cfr. nn. 1159-1162; 2691. 2705).

 

I. TEOLOGIA DELLA PREGHIERA CON LE ICONE

 

            Ogni pedagogia della preghiera sottende una teologia o una ideologia del pregare. Alla base del pregare con le icone noi pos­siamo ritrovare alcune condizioni teologiche fondate sulla parola di Dio e sulla dottrina della Chiesa. Esse lasciano il campo aperto ad una forma di incontro con Dio che si fonda su una genuina dottrina ecclesiale, tipica della tradizione spirituale dell'Oriente cristiano e che nelle sue linee essenziali si richiama alla dottrina del Concilio Ecumenico Niceno II (787), riproposta nel Concilio Vaticano II ed in altri recenti documenti del Magistero della Chiesa.

 

1. Teologia dell'icona: una presenza sacramentale

 

            Le icone sacre della Chiesa, come sono state proposte dalla dottrina dei Padri e dalla tradizione dell'Oriente cristiano, sono una presenza sacramentale delle persone e dei misteri che rappresen­tano. In una sintesi stringata dei valori teologici che la Chiesa ha inteso salvaguardare con la lotta contro gli iconoclasti e la de­finitiva vittoria dottrinale e pratica, sancita dal Concilio II di Nicea, possiamo affermare questi principi fondamentali:

            L'evento dell'incarnazione del Verbo che l'eikon, l'immagine del Padre, giustifica il fatto di circoscrivere o dipingere l'umanità del nostro Salvatore, secondo le Scritture. Il riferimento essenziale dell'immagine è quindi il suo prototipo, la persona di Cristo, di Maria o dei Santi che viene dipinta, nell'insieme del mistero della salvezza. Si tratta quindi di rendere culto a Dio in se stesso o nelle sue opere.

            L'arte dell'icona è sottoposta, come la dottrina, al magistero della Chiesa; essa rimane maestra del mistero rappresentato, in conformità con la parola della rivelazione; ad essa l'artista con umile obbedienza si deve adeguare. La funzione essenziale dell'icona, in continuità con il regime di segni del mistero cristiano, è quella di portare davanti agli occhi quello che la parola porta all'orecchio. Le sante icone hanno lo scopo di suscitare, oltre che la venerazione, anche l'imitazione. Più saranno contemplate le immagini e più i fedeli saranno portati a ricordarsi dei modelli originali, ad adeguarvisi nel loro comportamento, a testimoniare con la vita l'og­getto della contemplazione iconografica ( Cfr. Catechismo... nn. 1159 e ss.)

 

a. Da Cristo immagine del Padre ai santi immagini di Cristo

 

            Come è stato insinuato, il riferimento essenziale dell'icona con­duce a Cristo, immagine del Padre nello Spirito Santo. Se mediante l'incarnazione il Verbo si è fatto in tutto simile all'uomo, eccetto il peccato, ed è apparso in forma umana, non bisogna dimenticare che già nella creazione l'uomo era stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio. In Cristo quindi avviene la riconciliazione di queste due realtà: è uomo ad immagine di Dio; è Dio ad immagine dell'uomo; e quindi, è immagine perfetta di Dio e dell'uomo. Da questo principio teologico si sviluppa il senso più profondo delle immagini di Cristo. E' ormai possibile rappresentare Dio nelle sembianze umane, anche se questo era proibito nell'AT per il pe­ricolo d'idolatria. Anzi, è necessario rappresentare Cristo per con­fessare l'ineffabile mistero dell'incarnazione. Ed è inoltre fruttuoso per l'uomo davanti all'immagine di Cristo rinnovare il senso del perenne mistero dell'umanità di Cristo, della sua ineffabile pre­senza, con la quale egli viene sempre. E' quindi doveroso che le rappresentazioni di Cristo siano conformi alla realtà del Signore, vero Dio e vero Uomo, Crocifisso, Risorto, Giudice glorioso, Mae­stro della Chiesa. Ma poiché l'immagine di Cristo non è statica ma dinamica, egli può essere rappresentato nella varietà dei suoi misteri di vita e di morte, nei molteplici episodi evangelici, nella sua situazione gloriosa. La sua presenza dà valore a queste imma­gini poiché egli è il centro stesso dell'immagine.

            Lo Spirito Santo è indicato nella tradizione orientale come l'iconografo interiore, l'artefice della santità. E' colui che rivela Cristo come immagine del Padre, ma è pure Colui che porta l'uomo alla piena somiglianza con Cristo, scrivendo la sua immagine di santità nell'uomo. Le icone, nel gioco dei simboli e dei colori, vogliono essere come una trasparenza ed una rivelazione di questo lavorio dello Spirito nei cuori dei Santi. Ed ogni rappresentazione, nello Spirito Santo, ha sempre una dimensione trinitaria che si volge in definitiva a lode della Trinità: immagini di Cristo nello Spirito, i santi rispecchiano la perfetta realizzazione in loro del dise­gno di santità. Ogni icona si richiama cosi all'opera dello Spirito Santo.

            La Madre di Dio, variamente rappresentata nelle icone, nei misteri del Figlio e nei suoi titoli, è pure immagine di Dio, tra­sparenza dello Spirito, il Tutto santo, che l'ha resa Tutta santa. Il suo mistero viene sempre rappresentato in funzione della sua comunione con il Figlio e della sua esemplarità per la Chiesa.

            I Santi, con il loro volto o negli episodi della loro vita sono sempre immagini dell'Immagine, tipi dell'archetipo. In essi il San­to, che è Cristo, ed il Tutto Santo, che è lo Spirito, si rivelano per aver portato l'uomo alla realizzazione della sua immagine di santità.

 

b. Dalla parola all'immagine

 

            Nella teologia dell'icona si sottolinea volentieri, come è stato ricordato, la complementarità fra parola ed immagine, fra Lo­gos  ed Eikon, fra l'ascolto e la visione. Quello che la parola porta all'orecchio l'immagine lo porta davanti agli occhi. Il cri­stiano è invitato ad ascoltare e credere, ma anche a vedere e con­fessare la propria fede. Il Vangelo non è soltanto una raccolta di parole ma una storia di salvezza, di episodi nei quali Cristo si rivela nel suo agire verso gli uomini. Prima ancora di parlare, il Verbo con la sua incarnazione, è una immagine che rivela e si rivela.

            E' qui che si trova il rapporto assolutamente necessario fra Vangelo ed icona nella celebrazione liturgica dei misteri. L'icona deve rispondere alla verità della parola rivelata, all'autenticità della storia di salvezza, dell'individuo rappresentato. L'icona dipende in definitiva dalla verità della parola della fede, dalla Bibbia e dalla dottrina della Chiesa. E' al servizio di queste verità. L'icona evan­gelizza, trasmette, cioè, la verità della Scrittura e della dottrina della Chiesa, se prima è evangelizzata, cioè se corrisponde in pieno alla verità.

            Dalla forza della verità della Scrittura, l'icona riceve, con la benedizione della Chiesa, il valore sacramentale che la rende degna di venerazione da parte dei fedeli, come il libro dei Vangeli, perché anch'essa presenta i misteri della salvezza.

            La contemplazione delle icone, anche al di là della liturgia, nell'ambito del tempio o di altri luoghi, è sempre in rapporto con il Vangelo, con la Parola. L'immagine, parola scritta con sim­boli e colori, presenta il mistero ed aiuta, nella contemplazione, ad interiorizzarlo.

            In analogia con la Parola che suscita la risposta della preghiera, mediante l'ascolto interiorizzato nel silenzio, l'icona invita a rispondere con lo sguardo e la venerazione, e a interiorizzarne i contenuti nella contemplazione.

 

c. Un segno sacramentale

 

            L'icona è un segno sacramentale della Chiesa. Questa sacramentalità è molto accentuata in Oriente fino ad affermare che le immagini sacre sono come presenze delle persone e dei misteri che rappresentano.

            La sacramentalità delle icone forse in principio non veniva direttamente da una speciale benedizione impartita dalla Chiesa, ma semplicemente dal contatto vivo delle icone con la liturgia celebrata, con la fede confessata e la preghiera ecclesiale, dalla sacralità del luogo in cui veniva celebrata l'Eucaristia. Oggi esiste in Oriente un rito speciale per la consacrazione delle icone; non manca un analogo rito di benedizione delle immagini neppure in Occidente. L'icona entra così a far parte dell'universo simbolico della liturgia, con il carattere evocativo di una presenza e per es­sere la visibilità dell'invisibile volto di Cristo, di Maria e dei Santi; è uno sguardo amico, una compagnia che nel mistero della comu­nione dei Santi viene confessata ed invocata.

            Con questa benedizione la Chiesa esprime un duplice senti­mento della propria fede: rendere l'immagine un segno sacro, evocativo per la fede dei fedeli della realtà che rappresenta; invitare i fedeli a venerare le persone o i misteri rappresentati.

            Ci sono poi, in Oriente ed in Occidente, immagini che cariche della preghiera e della venerazione dei fedeli diventano come un luogo di rivelazione, una presenza miracolosa.

            Questo inserimento delle icone nel movimento cultuale della Chiesa, ascendente e discendente, quale presenza di grazia e luogo di preghiera, le rende particolarmente adatte ad essere una mediazione per l'incontro con il mistero, nella linea della sacramentalità della Chiesa e della santa liturgia, con il senso positivo di manifestazione visibile delle cose invisibili, con la capacità di su­scitare la fede e l'amore senza i quali non si entra in comunione con il mistero.

            Diventano così luogo dell'incontro delle persone, trasparenza per un rapporto di comunione spirituale fra il credente che vi si accosta con la propria fede e le persone rappresentate che in qualche modo rendono visibile il loro rapporto vivo con noi nella co­munione dei Santi.

 

d. Il luogo di una presenza

 

            Le icone, integrate nella santa liturgia, svelano il mistero della comunione dei santi. In questo  "cielo sulla terra", come gli orientali amano definire la santa liturgia, le immagini visibilizzano i misteri invisibili, le persone presenti ed invocate nelle preghiere e nelle intercessioni.

            Anche il tempio orientale è, nella sua misteriosa ordinazione iconografica, una immagine della Gerusalemme celeste, sintesi della storia della salvezza. Dall'iconostasi e dalle pareti del tempio si fanno avanti le presenze misteriose dei santi raffigurati. La viva ieraticità delle immagini, lo splendore dell'oro e dei colori in tavole, affreschi, mosaici, la posizione frontale delle fi­gure dai grandi occhi, le luci che illuminano i volti, sono altret­tante espressioni del mistero di una presenza che ci viene of­ferta, che si propone a noi; presenza dei  viventi alla destra di Dio, tutti protesi nella contemplazione del mistero della gloria ma anche del disegno di Dio che si realizza nella storia.

            Ovviamente tale presenza che ha qualcosa di sacramentale, come è stato ricordato, rimanda alla presenza viva di Cristo, di Maria e dei Santi nella gloria ed alla misteriosa comunione che la Chiesa vive con loro quaggiù sulla terra. Sono quindi presenze misteriche che conducono alla massima presenza sacramentale di Cristo nell'Eucaristia e ad altre presenze o modi di presenza nei sacramenti, nella parola, nella preghiera della Chiesa. Sono infine presenze evocative della comunione spirituale, cioè della comu­nione nello Spirito, che noi possiamo avere con le realtà celesti nel nostro cuore.

            Sono quindi un invito al dialogo e all'incontro. Sono presenze offerte a noi per entrare in comunione con l'invisibile attraverso le strutture sacramentali visibili. Si aprono come finestre sul mistero reale che esse propongono, senza frapporsi in maniera artificiale fra il credente che contempla e le realtà contemplate. Sono mediazioni per l'incontro della preghiera e quindi tutte re­lative alla realizzazione dell'incontro fra le persone, fra l'orante e Dio rivelato in Cristo e nel suo Spirito, fra il credente ed il volto materno di Maria e la presenza amica dei Santi. Così nella pre­ghiera sono mediazioni per questo incontro sacramentale.

 

2. Il valore di una preghiera autenticamente ecclesiale

 

            La semplice proposta di una teologia dell'icona, nella quale abbiamo rilevato il valore di questa mediazione autenticamente cristiana, ci permette ora di sviluppare alcune riflessioni sul valore specifico di questo tipo di preghiera.

 

a. Pregare nello Spirito Santo

 

            La valorizzazione della preghiera con le icone sta tutta nell'au­tenticità della preghiera cristiana alla quale esse ci guidano. Pre­ghiera quindi che è ascolto della parola e del mistero, accoglienza della rivelazione di Dio, contemplazione sintesi di fede e di arte, dell'ineffabile verità e vita di Dio, in sé e nella sua espansione trinitaria di salvezza nel mondo, nelle grandi opere della creazione e della redenzione. E poi conseguente risposta, animata dallo Spi­rito, nella molteplice sinfonia della preghiera cristiana, per diven­tare vitale impegno di compiere in tutto la volontà del Padre.

            In quale maniera le icone possono favorire questa preghiera cristiana?

            L'icona poiché rivelazione e presenza favorisce l'incontro con il mistero in uno sguardo contemplativo. Preghiamo nello Spirito Santo anche in una maniera semplice, carica di silenzio e di amore contemplativo, quando ci lasciamo guardare e rispondia­mo concentrando la nostra risposta nello sguardo dell'immagine. Fissando gli occhi del corpo e dello Spirito in Cristo Gesù, attirati dalla sua bellezza, scopriamo nell'Icona del Padre la rivelazione fondamentale del suo amore per noi e della sua volontà salvifica; impariamo a guardarci nella nostra immagine, poiché tutti siamo stati fatti ad immagine del primogenito (Rom  8, 29).

            La lunga ricerca del volto di Dio, che è come la sintesi della preghiera dei giusti dell'Antico Testamento, è diventata esperienza di tutti coloro che hanno visto la gloria di Dio rifulgere nel volto di Cristo. L'immagine del Signore mantiene vivo il senso della contemplazione cristiana: contemplare Gesù nella ricchezza dei suoi misteri. Il volto di Cristo contemplato ci permette di entrare in un dialogo di salvezza nella fede, un dialogo di amicizia dove lo sguardo del Signore è come una rivelazione totale della sua per­sona e del suo amore per noi. Le icone misteriche che rappresen­tano episodi della vita del Signore ci aiutano ad entrare nella di­namica del Vangelo, per essere raggiunti nell'oggi della Chiesa da questi stessi misteri salvifici.

            Tutto il movimento della preghiera nello Spirito si indirizza verso Cristo, nell'invocazione del suo nome, nella contemplazione del suo mistero, per favorire la vita in Cristo. Nella contempla­zione dell'icona del Signore converge questo movimento dello Spi­rito; l'immagine si interiorizza per diventare presenza e compa­gnia, favorire l'imitazione, la conformazione ai sentimenti di Cristo.

 

b. Una preghiera alla scuola della Chiesa

 

            Fin dall'antichità cristiana la Chiesa, che ha sentito il bisogno di riprodurre le immagini del Signore, orienta la preghiera litur­gica attraverso queste mediazioni di presenza. Diversamente dalle tecniche del vuoto mentale o dalle tendenze negative di una peda­gogia orazionale che si ispira all'Oriente non cristiano, la Chiesa propone un tipo di preghiera che valorizza le mediazioni per poi trascenderle ed interiorizzarle. Così fa con la parola meditata, con i gesti oranti del corpo. Così fa pure con le immagini.

            Ma in queste mediazioni ecclesiali, che portano spesso la be­nedizione rituale, vi è un'altro elemento della fede della Chiesa. Esse, quando rispondono, come è il caso dell'icona, alla proclama­zione dogmatica e liturgica della dottrina della Chiesa sui misteri rappresentati, portano con sé tutta la forza del mistero rivelato ed approfondito dalla fede della Chiesa. In esse la Chiesa ci offre il mistero, senza astrazioni, con genuinità. Ed il mistero è sempre fondamentalmente Cristo e, in Lui, Maria o i Santi, immagini rea­lizzate delle nuove creature.

            Il mistero dell'immagine corrisponde al fatto stesso di Dio che è lì dinanzi a noi, presente; egli invita al dialogo. E' il mistero del volto, della persona che rivela pure noi stessi, di Cristo che svela l'uomo all'uomo. La proposta di una immagine non soggetti­va della nostra immaginazione, ma oggettiva, con la stessa oggetti­vità della fede, favorisce un incontro nella verità e nell'amore.

            Talvolta questa accoglienza del mistero richiede silenzio, sguar­do che si perde nell'infinito, contemplazione amorosa di ciascun dettaglio dell'immagine, confronto con la parola alla quale l'icona fa allusione. Essa stessa, secondo la più pura tradizione orientale, è frutto di una contemplazione dell'artista, di una personale me­ditazione della parola del Vangelo e della liturgia della Chiesa. L'icona prende corpo attraverso una complessa liturgia di gesti e di successive operazioni pittoriche. E' disegnata come se venisse alla luce una immagine interiore, mentre l'iconografo intensifica il digiuno e la preghiera, per offrire alla Chiesa il frutto maturo di una contemplazione.

            Finalmente l'icona invita alla contemplazione del mistero rive­lato, secondo la dottrina della Chiesa. E' una sua autorevole propo­sta dottrinale e spirituale per i fedeli.

 

c. Un dono della tradizione orientale per l'uomo moderno

 

            L'attrattiva delle icone sull'uomo moderno è un segno della validità e del permanere dei grandi valori religiosi della Chiesa di sempre.

            L'uomo di oggi è avvolto dalle immagini mobili più disparate, dalla cultura della televisione e del cinema, dei rotocalchi e della pubblicità. Immagini spesso banali, deformatrici, interessate. Im­magini che non presentano ideali di vita. Non sono bellezza tra­scendente che rivela la vocazione dell'uomo. Non sono quella bellezza di Dio che l'uomo cerca forse senza saperlo.

            Il cristiano ha bisogno di essere evangelizzato anche nel più intimo; là dove le immagini più disparate hanno rotto forse la tensione ideale verso la vera immagine di Dio. E' curioso notare, come ha scritto Daniel‑Ange, che in alcune famiglie cristiane il posto prima occupato dalla televisione è ora occupato da una bella icona. Tutto un simbolo del cambiamento operato mediante un rinnovamento spirituale!

            In questa fame e sete di bellezza, quella bellezza che deve salvare il mondo, secondo l'espressione di Dostojiesky, la ricerca di Cristo nella preghiera attraverso le icone può essere provvi­denziale.

            L'Oriente, che ha coltivato in maniera stupenda la teologia della bellezza e dell'iconografia, ci svela i suoi tesori; e la stampa o la creatività iconografica ce li rende vicini, a portata di mano.

            Le immagini di Cristo ci rivelano la serietà del Dio dell'AT e la condiscendenza dell'amore che si rivela nel Figlio amatissimo. Il Pantocràtor ci offre la sua maestà e la sua tenerezza; la sua immagine è avvolta nella luce gioiosa anche se appare ieratica. E' vero Dio e vero uomo. Ma lo sguardo è sempre luminoso; porta con sé la luce increata, l'amore trinitario dal quale è scaturito ogni uomo. Indica l'amore immutabile con il quale Dio ama e cerca la sua creatura, la sua immagine.

            Anche l'immagine della Vergine Maria, icona della nuova creatura, è piena di tenerezza, di nobile compostezza. Il suo sguardo rivolto verso il Figlio e verso la Chiesa è un invito a con­fessare Cristo come Signore. Spesso una semplice indicazione della sua mano (nelle immagini dell'Odighitria = colei che indica la strada) rivela la sua missione di orientare tutti verso il Salvatore.

            Tuffarsi nella contemplazione delle icone è ritornare alle sor­genti del Vangelo della salvezza, riscoprire il mistero dell'immagine di Dio che è in noi.

            Per questo, la preghiera con le icone può essere uno stimolo per la meditazione, una scuola di contemplazione per il cristiano di oggi. Aiuta a ricuperare il mistero del volto irripetibile di cia­scuno, il rapporto semplice con Dio attraverso lo sguardo carico di amore; orienta verso la quiete contemplativa e verso la sin­cerità dell'incontro con un Dio che ci guarda dall'icona di Cristo fino alle profondità del nostro essere. Sguardo che scruta gli abissi del cuore dell'uomo, che si apre un varco attraverso l'oscurità delle passioni o delle incertezze, per seminare la luce fino nel più intimo.

            Ma non si può imparare a guardare le immagini di Colui che è immagine di Dio, il Cristo, o di coloro che hanno reso luminosa l'immagine divina della loro umanità, come i santi, senza imparare a scoprire il volto di Dio nelle immagini vive, negli uomini del nostro tempo, in tutte le nascoste presenze di Cristo che chiedono di rendere effettiva la contemplazione della preghiera, in un impegno di amore e di giustizia.

            Così la meditazione iconografica non è alienante. E' scuola di contemplazione e di impegno. Scopre Dio ed il fratello. Va verso il Dio che ci guarda, ma rimane attenta alle indicazioni che si sprigionano dallo sguardo del Cristo, dalla sua parola eterna, dal mistero che le icone rappresentano, perché sia attuato anche oggi.

            L'atteg­giamento di complementarietà fra l'Oriente e l'Occidente, alquanto diverso, può essere espresso con queste parole di Daniel Ange:

            "Qui ancora come Oriente ed Occidente devono tenersi per mano! Il primo abbagliato dagli splendori della visione, il secondo avvinto dalla dolcezza di una certa voce. L'Oriente mi dice: "Vieni e vedi"!; l'Occid­ente:" Ascolta e cammina"! L'Oriente: "Ciò che i nostri occhi hanno visto"; l'Occidente: "Ciò che le nostri mani hanno toccato!" L'Oriente è Giovanni che per primo vede e crede; l'Occidente è Pietro che per primo entra e crede. Giovanni grida: "E' il Signore! ". Pietro si getta in acqua per raggiungerlo. Ma tutti e due insieme, fissano gli occhi sul mendicante della Porta Bella e gli dicono:" Guardaci !". Nella liturgia d'Oriente la Parola vi penetra nello stesso tempo che sono contemplate le icone che la illuminano. Commozione nel sentir proclamare il Vangelo di Natale o dell'Ascensione, pur lasciando gli occhi posarsi sull'icona del mistero" (DANIEL ANGE, Dalla Trinità all'Eucaristia. L'icona della Trinità di Roubliëv, Milano, Ancora, 1984, p.51).

 

II. PER UNA PEDAGOGIA CONCRETA DELLA PREGHIERA CON LE ICONE

 

1. Valori comuni e caratteristiche proprie

 

            Bisogna ricordare che pregare con le icone significa fare una autentica preghiera cristiana, attenta a realizzare il dialogo con Dio, mediante questa particolare mediazione delle immagini. Come in ogni preghiera autentica deve prevalere la ricerca di Dio, della sua presenza, della sua parola, del suo volto. Può avere un posto preminente la proclamazione o meditazione della parola di Dio, dalla quale scaturisce sempre il dialogo della salvezza che è la preghiera. Questa poi, può essere vissuta come meditazione o contemplazione, silenzio adorante, semplice sguardo amoroso inte­riore o fissato nell'immagine. Essa può diventare preghiera sponta­nea con tutte le modulazioni della lode, della supplica, dell'offerta, della intercessione...

            Una preghiera con le icone può svolgersi nell'ambito di una preghiera comunitaria condivisa oppure nel silenzio della preghiera personale. Può essere al centro di una preghiera guidata per un gruppo.

            Come abbiamo detto anteriormente, la preghiera con le icone può essere interiorizzata. L'immagine di Cristo è dentro di noi. L'icona ci rivela questa immagine, ci ricorda questa dignità. An­che gli episodi della vita di Cristo sono davanti a noi, per renderci contemporanei spiritualmente degli stessi eventi di salvezza. Così l'icona della Trasfigurazione del Signore è un invito a partecipare mediante la contemplazione a questo evento.

            Inoltre, la preghiera orienta verso la vita. La contemplazione favorisce l'impegno. La rivelazione del volto di Cristo ci rivela il volto dei fratelli. La preghiera davanti a questo volto di Cristo, Sal­vatore universale, offre alla intercessione per la salvezza di tutti un valore apostolico.

            Si sa che non c'è autentica preghiera dove l'uomo non si la­scia incontrare da Dio nella sua realtà. L'icona favorisce questo incontro nella verità: lasciarsi guardare fino in fondo; imparare a guardare con verità nella nostra vita, come siamo scrutati dal Cristo Maestro e Giudice; in realtà, imparare a non sfuggire quel Dio che ci guarda con infinita tenerezza e misericordia attraverso gli occhi del Buon Pastore che dà la vita per le sue pecore; in­nalzare la nostra preghiera nella contemplazione delle immagini di Maria, per chiedere la sua protezione, ammirare la sua bellezza umana e divina, sentirci attirati dalle sue virtù; contemplare il volto dei Santi che sono amici di Dio, che invitano alla sequela per diventare simili a Cristo, come essi sono ormai arrivati alla somiglianza della santità.

            Certamente, una meditazione iconografica richiede, all'inizio e talvolta in determinate circostanze, una iniziazione all'immagine stessa che si contempla. Per questo sono utili le sobrie, scandite frasi che possono mettere in risalto alcuni dettagli di un'icona di Cristo o di un suo mistero. Può essere anche una meditazione fatta su un testo finalizzato a guidarci alla scoperta del valore teologico di un'icona. Ma si deve lasciar spazio alla contemplazione, all'in­teriorizzazione. La parola non deve coprire l'immagine, deve sem­plicemente suggerire l'imprescindibile, per avviare il dialogo inte­riore nel quale a ciascuno l'immagine può dire parole nuove, spri­gionare sentimenti inediti. Talvolta può essere utile la lettura di un testo liturgico orien­tale che ha rapporto con l'icona, specialmente quando si tratta delle icone dei misteri liturgici, che si ispirano alla celebrazione della Chiesa.

            La densità dell'orazione, il suo valore, dipenderanno in defini­tiva dalla realizzazione dell'incontro con Cristo nella verità, dall’intreccio del dialogo di salvezza che si e' attuato nella preghiera per poi segnare il ritmo della vita.

 

2. Suggerimenti per una preghiera in gruppo

 

            I suggerimenti per la preghiera con le icone che in seguito riportiamo valgono direttamente per una preghiera fatta in grup­po. La preghiera individuale ha ovviamente una sua libera spon­taneità. Ma alcune indicazioni possono essere utili per l'orazione personale davanti all'icona.

            Questi suggerimenti hanno sempre un valore provvisorio e pe­dagogico. La provvisorietà viene appunto da ogni tipo di preghiera che si fa per iniziare o per stimolare un gruppo, per celebrare un mistero della Chiesa. La finalità pedagogica guarda soprattutto a favorire la quotidianità dell'incontro con Dio, anche attraverso immagini diventate familiari, senza il fascino e la novità della pri­ma volta. Con queste premesse è ovvio che non vengono assolutizzati né il metodo né i diversi consigli pedagogici; vengono offerte alcune vie per raggiungere la mèta, per realizzare l'incontro con Dio nella verità; ma ci sono ovviamente scorciatoie che la grazia apre, con o senza la mediazione di questo umile sussidio della Chiesa che sono le immagini, o le icone dell'Oriente cristiano.

 

a. La preparazione dell'ambiente e del gruppo

 

            E' importante partire sempre da un intenso desiderio di pre­ghiera; non per curiosità, ma per volontà di incontrarsi con Dio, affidandosi sempre per questo alla grazia del suo Spirito, alla pre­senza spirituale di Cristo che è in mezzo a coloro che sono riuniti nel suo nome (cf. Mt 18,20). Può giovare molto in questo la scelta del luogo e dell'ora, il tempo a disposizione, la posizione rilassata del corpo, il clima di silenzio che si è creato in precedenza; ma anche il clima di comunione spirituale nella carità fra i parteci­panti; eventualmente anche un gesto di riconciliazione con Dio e con i fratelli che aiuta a pregare nella grazia del Signore e nel dono della comunione spirituale. Sono condizioni valide per ogni tipo di preghiera in comune.

            Al centro del gruppo, in un luogo preminente, deve essere posta l'icona che si vuole contemplare. L'ideale sarebbe una vera icona, fatta secondo tutti i canoni dell'iconografia orientale, benedetta dalla Chiesa, inserita ormai nel luogo sacro della cappella come presenza del mistero che rappresenta. Ma è sufficiente una degna riproduzione di qualche bella icona orientale.

            Si può scegliere con cura una bella immagine di Cristo Pantocràtor o Maestro, una icona di qualche mistero, specialmente in coincidenza con i tempi liturgici. La Chiesa orientale possiede le icone delle dodici feste principali dell'anno liturgico. Se la con­templazione si orienta verso una immagine di Maria, la Theotòkos, si può scegliere con cura una bella immagine di qualcuno dei tipi iconografici più conosciuti (Theotòkos, Odighitria, Platytera, Glikofiloussa, Deisis). Forse è meno felice la scelta di una immagine di un Santo per la preghiera.

            Qualche motivo ornamentale, una candela accesa, un mazzo di fiori davanti all'immagine, può rendere più rilevante la vene­razione per l'immagine sacra. Non si esclude neppure che l'am­biente, come nella liturgia, sia profumato con l'odore dell'incenso; esso indica un desiderio di partecipazione totale di tutti i sensi al mistero contemplato.

 

b. Lo svolgimento della preghiera

 

            Si può iniziare con una invocazione allo Spirito Santo in un clima di silenzio o con un altro canto che indirizzi verso la contemplazione del mistero.

            Per favorire il senso della preghiera come dialogo con Dio si può proclamare un testo biblico che illustri quanto l'icona rappre­senta. In questa maniera si congiunge di nuovo la parola e l'immagine. Questo è facile quando si tratta di un episodio evangelico come l'Annunciazione, la Presentazione al tempio, il Battesimo del Signore...

            Nel clima di silenzio e di preghiera, la guida può illustrare con sobrietà alcuni dettagli dell'immagine per essere personalmente interiorizzati nella contemplazione. Può suggerire una preghiera adatta, con testi tratti dalla liturgia della Chiesa.

            Tutto deve convergere nella contemplazione silenziosa e personale dell'icona, in un largo spazio di tempo che aiuti a compiere l'incontro con la persona ed il mistero che l'icona presenta. Questo tempo di contemplazione può essere alimentato dall'interiorizzazione dell'immagine nel proprio cuore, da semplici preghiere ripetitive come la  preghiera di  Gesù, da intensi sguardi nei quali con semplicità si concentrano i sentimenti di fede e di amore, dalla gioia di sentirsi guardati, aprendo il cuore alla grazia dell'incontro ...

            La dimensione comunitaria della preghiera, anche in questo momento di silenzio contemplativo, può essere espressa dalla consapevolezza della comunione di tutti nello stesso mistero ecclesiale, attorno a Cristo, unico Maestro, nell'unico Spirito, formando un solo corpo, pregando gli uni per gli altri, in una esperienza di co­munione contemplativa nella preghiera.

            Se si crede opportuno, al prolungato tempo di preghiera silen­ziosa e contemplativa può seguire, secondo le diverse modalità, una comunicazione orante dei sentimenti che l'immagine suscita, con sobrietà e con verità. Più opportunamente si possono fare delle semplici preghiere spontanee di lode, supplica, offerta, in­tercessione, con tutte le modalità suggerite dall'autentica preghiera della Chiesa.

            Ma tutte queste preghiere non devono ostacolare l'incontro personale nella verità, l'ascolto di Dio e l'Amen con il quale ciascuno si consegna amorevolmente al Padre per compiere la sua volontà, termine ultimo di ogni autentica preghiera, gesto impegnativo di ogni rendimento di grazie e glorificazione del santo nome di Dio.

            Il momento della preghiera può chiudersi con la recita o il canto comunitario del Padre nostro. Talvolta può essere utile, nel clima che si è creato, continuare il momento comunitario con uno scambio di esperienze sulla preghiera.

            Si tratta di una forma semplice, di una serie di suggerimenti puramente indicativi, che la saggezza di chi guida un gruppo di preghiera potrà combinare in diverse maniere.

            Nella preghiera personale, come è stato già ricordato, la libertà dell'orante saprà far tesoro di alcune indicazioni pedagogiche proposte per il gruppo.

            Non si dovrà mai tralasciare qualche indicazione che tenda un ponte fra la preghiera e la vita. Davanti ad ogni immagine si ha la consapevolezza che essa svela il mistero della nostra vita. L'immagine siamo noi; l'icona è il fratello; la Madre di Dio e i Santi sono con noi per aiutarci in un impegno di santità. I misteri rivelati sono presenti nella vita e nella missione della Chiesa per il mondo.

 

Conclusione

 

            Abbiamo voluto offrire alcune linee essenziali di teologia e di pedagogia per pregare con le icone. Siamo convinti, anche per esperienza, del valore di questa preghiera che è radicata nella grande tradizione ecclesiale di Oriente. In un momento in cui le tecniche della preghiera sembrano improntate soltanto alla sapien­za dell'Oriente delle grandi religioni, è giusto ricordare che esiste quell'Oriente cristiano che ha conservato con la dottrina dei Padri il genio semita, l'antropologia biblica, il senso della bellezza e l'in­dirizzo positivo della preghiera, radicato nel mistero dell'Incar­nazione.

            Ora che tanti indizi invitano a respirare con i due polmoni, quelli della Chiesa indivisa di Oriente e di Occidente, la riscoperta delle immagini non deve essere soltanto un fatto puramente este­tico o culturale. Prima ancora di una reintroduzione dell'icona nella santa liturgia di Occidente, questa si apre soavemente a rav­vivare la contemplazione, ad essere una guida per la preghiera, a nutrire l'incontro con Dio come una presenza sacramentale che invita al dialogo e vuole evangelizzare l'uomo della civiltà dell’immagine.

            Tutta l'insistenza nella teologia e nella pedagogia dell'icona per la preghiera è radicata nella convinzione teologica dell'Oriente cristiano, che qui troviamo una presenza che interpella ed invita al dialogo della salvezza che è la preghiera e la contemplazione, anche al di là della liturgia, nella cappella dell'orazione o nell'an­golo della stanza di ogni cristiano.

Questa e' la convinzione che con precisione ci trasmette un grande testimone della tradizione orientale, un profeta della Chiesa indi­visa del futuro, S. Bulgakov, in questo celebre testo sull'icona: "Secondo la credenza ortodossa, l'icona è un luogo di presenza di grazia, come una apparizione di Cristo (e poi della Madonna, dei Santi, e in genere di quanto e' rappresentato sull'icona) per pregarlo.

            Questa apparizione di Cristo nella sua raffigurazione per ascol­tare le preghiere a Lui rivolte, non la compiono né la tavola né i colori. L'ortodosso prega davanti all'icona di Cristo, come davanti a Cristo stesso, che gli si presenta nella sua icona, però l'icona in sé, luogo di questa presenza, resta soltanto un oggetto e non di­venta certo un idolo. L'esigenza di avere con sé e davanti a sé l'icona proviene dalla concretezza del sentimento religioso che non si accontenta della sola contemplazione spirituale, ma cerca anche una vicinanza diretta, sensibile, come è naturale per l'uomo com­posto di anima e corpo... La venerazione delle sante icone si fonda quindi non solo sul contenuto stesso della persona e degli avveni­menti in essi raffigurati, ma sulla fede in questa beata presenza che viene data dalla Chiesa in forza del rito di santificazione dell’icona... Mediante la santificazione nell'icona di Cristo avviene misterioso incontro di colui che prega con  Cristo.

            Proprio per favorire questo incontro con Cristo nella preghiera, l'icona oggi può essere un mezzo provvidenziale perché l'uomo possa avvicinarsi a contemplare la gloria di Dio che rifulge nel volto di Cristo, della Madre di Dio, dei Santi. E per scoprire la presenza dell'immagine di Dio in ogni fratello. Affinché da una in­tensa preghiera scaturisca un intenso impegno di amore evangelico.

 

Bibliografia:

 

            Per avviare una concreta meditazione con le icone, oltre ai testi posposti nella Bibliografia, segnaliamo il libro che abbiamo pubblicato con 16 meditazioni iconografiche insieme ad una ampia introduzione sulle icone: Oración ante los iconos. Los misterios de Cristo en el año litúrgico, Barcelona, CPL, 1993.

 

AA.VV., El gran libro de los iconos rusos, Madrid, Ed. Paulinas 1991; S. BABOLIN, Icona e conoscenza. Preliminari d'una teologia iconica, Padova, Gregoriana libreria editrice, 1990; J. CASTELLANO, Icona, in Dizionario Enciclopedico di Spiritualità, Roma, Città Nuova, 1990, pp. 1241-1251; CLEMENT O., Le visage interieur, Paris, Stock, 1978; D. DE FURNA, Ermeneutica della pittura, Napoli 1971; M. DONADEO., Le icone, immagini dell'invisibile, Brescia, Morcelliana, 1980; ID., Icone della Madre di Dio, Brescia, Morcelliana, 1982; P. EVDOKIMOV., Teologia della bellezza. L'arte dell'icona, Roma 1981; G. GARIB , Le icone  festive della Chiesa ortodossa, Milano, Ancora,1985.

ID., Le icone mariane. Storia e culto, Roma, Città Nuova, 1987; ID., Le icone di Cristo. Storia e culto, Roma, Città Nuova, 1993; J.A. MARIN JIMENEZ,Iniciación a la lectura de los iconos, Onda, Amarcar, 1990; T. SPIDLIK- P. MIQUEL, Icône, in DSp. VII, Paris 1987, 1224-1239.  M.G. MUZIJ, Trasfigurazione. Introduzione alla contemplazione delle icone. E. Paoline, 1987; H.J.M .NOUWEN, La belleza del Señor. Rezar con los iconos, Madrid, Narcea, 1988; L. OUSPENSKY, Théologie de l'icône, Paris, Cerf, 1982.

G. PASSARELLI, Iconostasio, Madrid, Publicaciones Claterianas; versione dall'italiano.

M. QUENOT , El icono, Bilbao, Desclée de Brouwer, 1990; E. ROS, Reflexión sobre el icono sacro bizantino, Barcelona 1984; ID., Iconografía mariana bizantino rusa, Barcelona 1984; ID., Iconos hagiofánicos bizantinos rusos, Barcelona 1984; D. ROUSSEAU, L'icona, splendore del tuo volto, E. Paoline 1990; E. SENDLER, L'icône, image de l'invisible. Eléments de Théologie, esthétique et tecnique, Paris, Desclée de Brouwer, 1981;

C. VON SCHONBORN, L'Icône du Christ. Fondements théologiques élaborés entre le premier et deuxiéme concile de Nicée (325-787), Fribourg 1978; Icone russe in Vaticano. Cento capolavori dai musei della Russia, Roma, Fratelli Palombi Editori, 1989.

Sono importanti le due lettere di Giovanni Paolo II e del Patriarca Dimitrios I sulle icone in occasione del XII centenario del Concilio di Nicea II (887- 1987): testi completi in italiano in "Il Regno Documenti" 1 marzo 1988, 148-156.


 

 

                                                                APPENDICE

 

                                             MEDITAZIONE ICONOGRAFICA

 

                                  La Vergine del Segno o grande Orante di Jaroslav

 

 

            NB. Come doveroso complemento delle pagine sulla meditazione con le icone offriamo una concreta proposta di meditazione iconografica che presenta la Vergine Maria come orante e modello dell'orante contemplativo cristiano. E' bene servirsi di una riproduzione grande dell'icona a colori, di una cartolina o di un’immaginetta.

 

Testo biblico: Lc 1,39-56.

 

            Contempliamo l'icona della Vergine del segno o grande Orante di Jaroslav che è dinanzi a noi, dinanzi ai nostri oc­chi. Occhi per contemplare una presenza iconografica. Oc­chi per una contemplazione cristiana nello Spirito Santo. Quindi, in un clima di preghiera. In una corrispondenza con la parola che è stata proclamata; perché l'immagine por­ta dinanzi agli occhi ciò che la Parola porta all'orecchio. Ma la parola e l'immagine conducono al cuore, luogo della con­templazione di Maria, luogo della contemplazione del cristiano.

 

I nomi

 

            Ogni icona ha un nome dato dall'artista e dalla tradizio­ne. Attraverso il nome conosciamo la realtà. Il nome più es­senziale è Maria, personaggio unico ed irrepetibile. Il titolo che racchiude tutto il mistero e tutta la missione di Maria è Theotokos, Madre di Dio.

            Quest’immagine viene chiamata Vergine del Segno. Essa allude, infatti, al testo profetico di Isaia: Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio che chiamerà Emmanuele, Dio con  noi (Is 7, 14). Maria.in quest’immagine è la profezia compiuta, l'illustra­zione vivente della profezia di Isaia, secondo quanto l'Angelo annunzia a Giuseppe (Mt 1, 22‑23).

            Viene chiamata anche Grande Orante di Jaroslav. Orante per il suo atteggiamento di preghiera, un tipo iconografico detto Blachernitissa, dal santuario di Blacherne, presso Costantinopoli. Di Jaroslav perché è il tipo originale, con il Bambino Gesù come un medaglione, esistente nella Catte­drale russa della città di Jaroslav, commissionata nel secolo XIII da Costantino il Saggio e posta nell'abside del tempio, come immagine della Chiesa orante, dell'assemblea liturgica del popolo di Dio.

            Ma il suo nome è anche quello di Panaghia, Tutta Santa, anzi di Grande Panaghia, per le dimensioni grandi dell'immagine, in perfetta proporzione con il luogo che doveva occupare (cm. 194x120). Tutta santa e cioè tutta rivestita di santità, la santità del Panaghion, il Tutto Santo, lo Spirito Santo che l'avvolge nel segno del manto o omophorion di porpora che ricopre tutta la sua persona a partire dal suo capo, bello e maestoso, quale sede stessa della sapienza e della bellezza umana e divina, secondo una espressione del Patriarca Atenagora I. Possiamo anche chiamarla Platytéra, più ampia, anzi più ampia dei cieli, Colei che contiene l'Incontenibile, perché colui che non può essere racchiuso nei cieli si è racchiuso nel suo seno. E finalmente la possiamo chiamare Theophora o Christophora, Portatrice di Dio, o di Cristo. Ella, infatti, porta Cri­sto, lo offre e lo manifesta. E come un Ostensorio vivente che reca in sé il mistero di Dio fatto uomo.

 

Il mistero

 

            Il mistero rappresentato è in realtà atemporale. E sempre Maria in quest’immagine. Ma alla luce della Parola possia­mo pensare al mistero concreto di tale icona e di tale presen­za. E' Maria dopo l'annuncio dell'angelo, la Vergine della Visitazione e del Magnificat, la Vergine della nascita di Gesù e dell'adorazione dei pastori e dei Magi, che hanno contem­plato il mistero del Dio fatto uomo, della Vergine che offre il Figlio, della Sede della sapienza, della Madre del Re, della nuova casa di Dio, della nuova tenda e del nuovo tempio, della Gerusalemme nuova e della Chiesa futura. E' pure la Vergine che ci rimanda all'altro segno, quello di cui parla l'Apocalisse, la donna incinta (Ap 12).

 

Elementi estetici

 

            All'interno delle immagini vi è una estetica misteriosa che colpisce nella proporzionalità degli elementi geometrici. Un misterioso triangolo dalle pieghe del manto verso l'alto. Un chiaro rettangolo, formato dalle linee del tappeto sul quale poggiano i suoi piedi. Un altro triangolo s’indovina nella perfetta simmetria delle tre aureole -Maria e gli angeli-, che con­vergono verso l'aureola del Bambino.

            Il fondo d'oro caldo rappresenta il mistero divino nel quale Maria s’inscrive: un fondo d'oro che pare trasparire nel manto regale di Maria, ma anche nel suo vestito. Fondo d'oro nel qual è inscritto specialmente il Bambino, Luce da Luce, nato prima dei secoli, Dio con noi. Rendono ancora più smagliante l'icona i colori bianco, rosso‑porpora dell'omophorion mariano, del cuscino quasi ricamato con ornamentazioni di foglie, il rosso intenso del vestito di Gesù e degli angeli, il verde scuro della veste di Maria.

 

Maria: la donna, Theotokos

 

            Maria appare nella sua bellezza e compostezza. E una donna, tra il cielo e la terra. E alta e proporzionata, come ad esprimere la suprema bellezza e l'estetica umana e divina,

interna ed esterna. Non è una dea, è una donna, una nostra sorella.

            Il suo volto è bello, proporzionato: occhi grandi e pro­fondi, naso affilato, bocca piccola. Il suo capo coperto è ampio, come sede della sapienza, elegantemente ricoperto con la parte superiore dell'omophorion. Sulla fronte una stella, come anche ai due lati delle spalle, in perfetto triangolo. Se­gni antichi della sua verginità, prima, durante, dopo il par­to. Il mantello che la ricopre totalmente è il segno della san­tità, della pienezza di grazia, della nuova creatura plasmata dallo Spirito Santo. Il suo volto, raccolto e bello, con gli oc­chi che guardano dentro al mistero, ma anche che guardano noi. E' la Tota pulchra. I suoi piedi, graziosamente infilati nelle pantofole regali, la indicano come regina, che sempre può entrare al cospetto del Re, con la sua preghiera, come la regina Ester. La contempliamo così come dimora di Dio, la Sposa, la Madre, la Theotókos.

 

Il Verbo fatto carne

 

            Il centro dell'icona, e quindi il centro stesso della Vergi­ne Madre, è il medaglione che contiene la figura di Gesù, l'Emmanuele, il Dio con noi, secondo la profezia di Isaia. Come i dignatari dell'impero bizantino portavano sul petto l'immagine ricamata del Sovrano, così la Basilissa, la Regina che è Maria, porta l'immagine clipeata del suo Figlio. Egli viene fuori di un cerchio d'oro che è la luce increata. L'au­reola bianca porta appena disegnati i tratti della croce glo­riosa. Le sue mani Si aprono in un gesto che viene come pro­lungato dalle braccia della Madre. In alcune icone Gesù por­ta il rotolo della legge e della rivelazione, con la sua mano si­nistra, congiungendo le dita, benedice. E Rivelatore e Sacer­dote. Il suo volto, con la fronte ampia, indica che è l'Anzia­no dei secoli, Figlio dell'eterno Padre. Il suo vestito di dupli­ce colore indica la sua natura divina ed umana. Le pieghe del manto di Maria cadono in forma di tenda, di tempio. Cristo è il Dio fra noi. E Maria è la tenda ed il tempio della nuova alleanza. A destra e a sinistra, sul lato superiore, gli Arcan­geli Gabriele e Michele, sono in adorazione del mistero dell'Incarnazione.

 

La Vergine orante

 

            La figura di Maria in quest’icona viene chiamata specifi­camente Orante. Essa, infatti, è rappresentata come nelle an­tiche pitture catacombali come la figura di Colei che prega, con le mani distese in forma di croce. Le mani protese verso l'alto indicano già una piena disponibilità ad accogliere la grazia, come un vuoto totale che chiede di essere colmato. Ed è anche come l'immagine di un ricettacolo, quasi il baci­no di una fonte dalla quale sgorgherà l'acqua della vita. Non è difficile leggere in quest’icona alcuni degli atteggiamenti più caratteristici della preghiera di Maria.

            Prima di tutto quello dell'interiorità, dell'accoglienza e meditazione della Parola, Parola che nel suo cuore e nel suo seno diventa carne, vita, il Figlio di Dio e il Figlio di Maria. Atteggiamento di sublime contemplazione, di interiorità piena, di una forza che l'attira dentro. Meditava queste cose e le confrontava nel suo cuore(cf. Lc 2,19.51). I suoi oc­chi sono raccolti in questo mistero. Guardano dentro senza lasciare di guardare fuori. Il centro della sua vita è Cristo. Lì vive, in questa magnifica interiorità.

            Il gesto della preghiera, espresso dalle sue mani distese verso il cielo, con le eleganti maniche, attorno ai polsi, indi­ca diversi elementi della preghiera di Maria che sale dal cuo­re, in sintonia con la preghiera di Cristo, anch'egli, come ab­biamo notato, con le braccia aperte.

            E' la Vergine orante del ringraziamento, della benedizio­ne, della lode, del racconto, dell'adempimento delle meravi­glie e delle promesse di Dio. La Vergine del Magnificat. E' la Vergine dell'offerta. Vergine del sì della nuova alleanza, che risuona all'unisono con la preghiera del Verbo che viene in questo mondo per fare la volontà del Padre (cf. Lc 1, 38; Eb 10, 7.9). Maria si offre, ed offre il Figlio al Pa­dre, lo offre e lo mostra a noi. Vergine, quasi in un atteggia­mento sacerdotale. Perché in lei risplende come in nessun'altra creatura, fuori di Cristo, il sacerdozio regale dei cristiani. Vergine dell'epiclesi. Le mani alzate di Maria nell'Incarnazione, anticipano quelle mani in preghiera nell'Ascensio­ne, nella supplica per la venuta dello Spirito Santo, e le mani in umile atteggiamento di preghiera della Deisis, o Interces­sione. Come qualcuno ha scritto: Per difendere la nostra cau­sa, ella stende sul mondo le sue mani immacolate. (Fozio). Preghiera di epiclesi per la discesa costante su di noi del Paraclito. Preghiera di ardente intercessione per la salvezza del mondo, per la salvezza di tutti.

 

Icona della chiesa in preghiera, icona del cristiano che prega

 

            Maria, la grande orante, è anche l'icona che rivela la realtà stessa della Chiesa in preghiera e dell'orante cristiano. Anche la Chiesa, come Maria, è l'orante. Porta in mezzo all'assemblea dei fedeli la presenza di Cristo, l'Emmanuele, Dio con noi. Nella Parola e nell'Eucaristia. Chiesa che con­templa, che ringrazia, che intercede, che offre e si offre, che ardentemente supplica per l'effusione dello Spirito su ogni carne. Maria è l'icona del cristiano. Di ciascuno di noi. Anche noi portiamo il mistero di una presenza, di Cristo che abita per la fede nei nostri cuori. Anche noi siamo dimora e tem­pio dello Spirito Santo. Anche noi siamo, come Maria, theophori e christophori, portatori di Dio e di Cristo. E le nostre mani si aprono in preghiera.

            La vera icona siamo noi, icona vivente. E Maria ci rivela quello che siamo. Così la grande orante di Jaroslav, con un messaggio che viene da lontano, dai secoli trascorsi e da ter­re lontane, ci rivela quello che noi siamo oggi.

            Cristiani chiamati alla contemplazione, cristiani abitati dal mistero, abilitati per pregare.

            Anche quest’immagine ci ricorda e ci rivela come è possibile, come è doveroso, quanto sia realmente possibile pregare con Maria, pregare come Maria.

            La nostra contemplazione può chiudersi con la recita di una strofa dell'inno Akàthistos o la evocazione di questo mistero della Vergine come è posposto da una preghiera del Rotolo di Ravenna, proposta dalla Chiesa nel Messale Romano il 20 dicembre:

 

Tu hai voluto, o Padre, che all'annunzio dell'Angelo

La Vergine Immacolata concepisse il tuo Verbo eterno,

e avvolta dalla luce dello Spirito Santo

divenisse tempio della nuova alleanza:

fa' che aderiamo umilmente al tuo volere,

come la vergine si affidò alla tua parola.

Per Cristo nostro Signore.