ORIGENE

PREGARE  INCESSANTEMENTE

 

 

Dal trattato “Sulla Preghiera”

 

Ritengo che le stesse parole pronunciate dai fedeli nell’orazione, specialmente quando pregano con lo spirito e con l’intelletto, contengano una virtù divina, la quale come una luce sorta nella mente e  uscita dalla bocca della persona che prega, estingue il veleno spirituale che le potenze avverse istillano nelle anime che trascurano l’orazione e non osservano ciò che raccomanda Paolo secondo l’insegnamento di Cristo : “Pregate incessantemente” (1Ts 5,17).

La scienza e la dottrina, infatti, o la fede, scagliano dall’anima del fedele in  preghiera come un dardo che sconfigge definitivamente e ferisce a morte gli spiriti nemici di Dio che bramano irretirci nei lacci del peccato. Inoltre, dato che gli atti di virtù e l’adempimento dei precetti fanno parte della preghiera, prega incessantemente chi unisce l’orazione alle opere di bene e le buone azioni all’orazione. Il precetto “pregare incessantemente” può essere ritenuto possibile solo in  questo modo e cioè affermando che tutta la vita del fedele è una grande e continua preghiera, di cui quella detta comunemente orazione non costituisce che una parte. Tuttavia essa deve compiersi non meno di tre volte al giorno come appare chiaro dal profeta Daniele, che sotto la minaccia di un gravissimo pericolo pregava tre volte al giorno.

L’ultima preghiera viene indicata con queste parole: “Le mie mani alzate come sacrificio della sera” (Sal 140,2).

Ma senza questo genere di preghiera non passeremo bene neanche le ore della notte, giacché Davide dice: “Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode per i tuoi giusti decreti” (Sal 118,62) e negli Atti degli Apostoli si narra che a Filippo Paolo pregava e lodava Dio insieme con Sila, tanto che furono sentiti anche dagli altri detenuti.

Se anche Gesù prega e non prega invano, ma ottiene con la preghiera ciò che forse non avrebbe ottenuto senza di essa, chi di noi sottovaluterà la preghiera? Dice infatti Marco: “Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava” (Mc 1,35).

E le parole: “io sapevo che sempre mi dai ascolto” (GV 11,42) pronunciate dal Signore e scritte dall’evangelista, dimostrano che chi prega sempre, è sempre esaudito.

Quante cose potrebbe raccontare ciascuno di noi se ora, ricordando con animo riconoscente i benefici ricevuti, volesse per questo rendere lode a Dio?

Spesso infatti, per un qualsiasi fedele “Dio ha spezzato le mascelle dei leoni ed essi si sono dissolti come acqua che si disperde” (Sal 57,7-8). Spesso abbiamo anche saputo che i trasgressori dei comandamenti divini, dapprima vinti e inghiottiti dalla morte, sono stati salvati da un sciagura così grande mediante la penitenza, perché, anche quando erano rinchiusi nel ventre della morte, non hanno disperato della salvezza.

Ecco ciò che mi è sembrato necessario esporre dopo l’enumerazione di coloro ai quali la preghiera ha giovato, per distogliere chiunque aspira a una vita spirituale in Cristo dal chiedere nell’orazione beni insignificanti e terreni e sospingere i lettori di questo scritto verso le grazie mistiche, di cui le cose precedentemente esposte erano le figure.