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TESTI RARI SULL’ESICASMO E LA PREGHIERA DI GESU’

Un Monaco della Chiesa Orientale
PREGHIERA DI GESù E VITA TRINITARIA
IL NOME DI GESÙ E LO SPIRITO SANTO
1 - Il nome di Gesù ebbe un posto eminente nella predicazione e nell'opera degli Apostoli: predicavano nel Nome di Gesù, guarendo i mali nel Suo Nome; ed erano soliti dire a Dio: « Concedi ai tuoi servi che segni e prodigi possano essere fatti nel Nome del tuo santo Figlio Gesù » (Atti, 4, 29,30). E così « il Nome del Signore Gesù era magnificato » (Atti, 19,7).
E’ solo dopo la Pentecoste che gli Apostoli annunciarono il Nome « con potenza ». Gesù aveva detto: « Riceverete potenza, quando lo Spirito Santo scenderà su di voi ». In questo « pentecostale» uso del Nome di Gesù è reso evidente il legame che unisce lo Spirito e il Nome. Un tale uso « pentecostale » non è limitato agli Apostoli, ma concesso a tutti « coloro che credono ». A tutti son dette le parole di Gesù: « Nel mio Nome cacceranno i demoni parleranno nuove lingue... porranno le mani su i malati e li guariranno » (Marco, 16,17,18).
E' solo la nostra scarsa fede e il poco amore che ci ostacolano di invocare il Nome nella potenza dello Spirito. Se intraprendiamo sinceramente la via del Nome, ci troveremo capaci (senza vanità, senza troppo riguardare noi stessi) di manifestare la gloria di Nostro Signore e di aiutare gli altri uomini attraverso i « segni ».
Colui, il cui cuore è un vascello del Sacro Nome, non esita ad andare qua e là a ripetere a coloro che hanno bisogno di lenimento spirituale o corporale le parole di Pietro: «Non ho argento né oro: ma quello che ho lo dono a te: nel Nome di Gesù Cristo di Nazareth, alzati e cammina » (Atti, 3,6).
Oh, che lo Spirito della Pentecoste possa venire e imprimere in noi a lettere di fuoco il Nome di Gesù!
2 - L'uso pentecostale del Nome, è un solo aspetto del nostro avvicinarci al Sacro Spirito attraverso il Nome di Gesù. Pronunciando il Nome possiamo avere un barlume della relazione tra lo Spirito e Gesù. Vi è un rapporto d'amore tra Gesù e lo Spirito. Nel ripetere il Nome di Gesù ci troviamo all'incrocio, così per dire, dove questi due « movimenti » si incontrano.
3 - Quando Gesù fu battezzato, « lo Spirito Santo discese sopra di Lui con l'aspetto corporeo di una colomba » (Luca, 3,22). La discesa della colomba è la migliore espressione dell'attitudine dello Spirito verso il Signore. Ora tentiamo, mentre diciamo il Nome di Gesù, di inserirci, se si può dire così, nel movimento di Gesù verso lo Spirito, mentre lo Spirito diretto dal Padre scende in Gesù. Tentiamo di unire noi stessi, per quanto è possibile, a questo volo di colomba (« Oh, avessi io ali di colomba..., Salmo, 55,6), e ai dolci sentimenti espressi dalla sua voce... « La voce della tortorella è stata udita nella nostra terra » (Cantico dei Cantici, 2,12).
Prima di fare « intercessione per noi con gemiti ineffabili » (Romani, 8, 26), lo Spirito era ed eternamente rimane in amorosa attesa di Gesù. L'Apocalisse mostra lo Spirito insieme alla Sposa (che è la Chiesa), mentre sospirano la venuta del Signore. Quando invochiamo il Nome di Gesù, noi possiamo considerarlo come il sospiro e l'aspirazione dello stesso Spirito Santo, come l'espressione del desiderio e della brama dèllo Spirito. Potremo così essere ammessi (se ce lo permette la nostra umana e debole capacità) dentro il mistero della relazione di amore tra lo Spirito Santo e il Piglio.
4 - Complementarmente il Nome di Gesù può aiutarci ad essere in armonia con il vincolo d'amore tra il Signore e lo Spirito. Gesù fu concepito da Maria « di Spirito Santo » (Matteo, 1,20). Egli rimase, durante la sua vita terrena (e tuttora) il perfetto ricevitore del Dono; lasciò che lo Spirito prendesse completo dominio di Lui, essendo « fatto crescere dallo Spirito » (Matteo, 4, 14). Egli dichiarò « lo Spirito del Signore è sopra di me » (Luca, 4, 18). In tutto ciò Gesù mostrò un'umile docilità allo Spirito Santo.
Nel pronunciare il Nome di Gesù, noi possiamo (per quanto sia possibile ad un uomo) insieme a Lui divenire obbedienti allo Spirito. Ma possiamo anche unirci a Lui, inserendoci nel punto di irraggiamento dello Spirito che è Cristo: « Egli prenderà ciò che appartiene a me, ve lo donerà... » (Giovanni, 16, 15); « Io manderò in voi» (Giovanni, 16, 7).
Possiamo vedere nel Nome di Gesù il fuoco dal quale lo Spirito si irradia nel genere umano, possiamo vedere Gesù come la bocca dalla quale lo Spirito è alitato. Così, nell'implorazione del Nome di Gesù, possiamo associare noi stessi con questi due momenti: il completamento di Gesù con lo Spirito, l'invio dello Spirito da Gesù...
Crescere nell'Invocazione del Sacro Nome significa crescere nella conoscenza dello « Spirito del Figlio » (Galati, 4, 6).
IL NOME DI GESÙ E IL PADRE
5 - La nostra lettura del Vangelo rimarrà superficiale finché vi vedremo soltanto un messaggio rivolto agli uomini o un genere di vita offerto agli uomini. Il cuore del Vangelo è il misterioso rapporto di Gesù col Padre, il segreto del Vangelo è Gesù rivolto verso Lui. Questo è il mistero fondamentale della vita del Signore. L'invocazione del Nome di Gesù ci può fornire qualche reale, sebbene debole e passeggero, partecipazione a questo mistero.
6 - « In principio era il Verbo » (Giovanni, 1,1). La persona di Gesù è la Parola vivente pronunciata eternamente dal Padre. Come il Nome di Gesù, per una speciale divina dispensazione, è stato scelto per significare la vivente Parola proferita dal Padre, possiamo dire che questo Nome partecipa in una certa misura a questa eterna emissione della Parola. I
n un modo antropomorfico (facile a correggere) possiamo dire che il Nome di Gesù è l'unico vocabolo umano che il Padre pronuncia da sempre. Il Padre genera eternamente il suo Verbo e dona sempre se stesso attraverso la generazione del Verbo. Se ci sforziamo di avvicinarci al Padre attraverso l'Invocazione del Nome di Gesù, dobbiamo innanzi tutto, pronunciando il Nome, contemplare Gesù come l'oggetto dell'amore e della donazione del Padre. Dobbiamo sentire (nel nostro modo limitato) l'effusione di questo amore e questo dono nel Figlio.
Abbiamo visto la colomba discendere sopra di lui, ascoltiamo ora la voce del Padre: « Tu sei il mio figlio diletto, in Te mi sono compiaciuto» (Luca, 3, 22).
7 - E adesso introduciamoci con
umiltà nella coscienza filiale di Gesù. Dopo aver trovato nella parola « Gesù »
la dichiarazione del Padre: « Mio Figlio! », Gesù non ha altro scopo che di
rivelare il Padre e di esserne il Verbo. Non solo le opere di Gesù, nella vita
terrena furono atti di perfetta obbedienza al Padre: « Il mio cibo è nel fare
la volontà di colui che mi ha inviato »; non solo la morte sacrificale di Gesù
adempie la instancabile domanda dell'Amore (del quale il Padre è la fonte):
«Nessuno ha più grande amore di colui che fa gettito della propria vita... »
(Giovanni, 15, 13), ma tutta l'essenza di Gesù è l'espressione perfetta del
Padre. Gesù è « la luminosità della sua gloria, l'immagine manifesta della sua
persona (Ebrei, 1, 3).
E’ questo
eterno orientamento del Figlio verso il Padre, il suo eterno rivolgersi a Lui
che noi dovremmo esperimentare nel Nome di Gesù. Vi è più nel Sacro Nome che il
« volgersi verso il Padre ». Nel dire « Gesù » possiamo in qualche misura
congiungere il Padre e il Figlio, e comprendere la loro unità rendendola
nostra. Nel medesimo momento che pronunziamo il Sacro Nome, Gesù stesso dice a
noi come disse a Filippo: « Non credi tu che Io sia nel Padre ed il Padre in
me?... Credimi che Io sono nel Padre e il Padre è in Me »(Giovanni, 14, 10).
VEDI ANCHE:
Un Monaco della Chiesa Orientale
1)
LA PRATICA DELLA
PREGHIERA ESICASTA
Schema e uso
dell’invocazione del Nome di Gesù
2)
L’INVOCAZIONE
DEL NOME COME VIA SPIRITUALE
Consigli pratici
3)
L'INVOCAZIONE DEL
NOME COME CULTO
Come trasfigurare la
vita con la Preghiera di Gesù
4) IL NOME DI
GESU' COME EUCARESTIA
5) IL NOME E LA PIENEZZA TOTALE