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TESTI RARI SULL’ESICASMO E LA PREGHIERA DI GESU’
Un Monaco della Chiesa Orientale
IL NOME DI GESù COME EUCARESTIA
1 - Vi è un uso « eucaristico » del Nome di Gesù nel quale tutti gli aspetti che abbiamo visto sino ad ora, sono riuniti e unificati.
2 - La nostra anima pure è un
Cenacolo dove un'invisibile Santa Cena può essere celebrata in ogni momento. Il
Signore segretamente dice, come allora, « intensamente ho desiderato mangiare
questa Pasqua con voi » (Luca, 22, 1).... dov'è il luogo del raduno, ove
mangerò la Pasqua coi miei discepoli? (Luca, 22, 11) ... là preparate » (Luca,
22, 12).
Queste parole si possono adattare non solamente alla visibile Santa Cena, ma si
possono applicare anche alla interiore Eucarestia, che, quantunque soltanto
spirituale, è altrettanto reale. Nella visibile Eucarestia Gesù è offerto sotto
gli aspetti di pane e vino, nella Eucarestia spirituale Egli può essere espresso
e designato dal Sacro Nome soltanto.
L'invocazione del Nome può venire trasmutata in una Eucarestia.
3 - Il significato originale di
« Eucarestia » è: rendimento di grazie; la nostra Sacra Cena interiore sarà
innanzi tutto un ringraziamento per il gran dono fatto a noi dal Padre nella
persona del Suo Figlio: « In lui... lasciateci offrire il sacrificio della
preghiera a Dio continuamente... » (Ebrei, 13, 13). La Scrittura immediatamente
spiega la natura di questa preghiera: « ... che è il frutto delle nostre labbra
nell'atto di pronunciare il ringraziamento al Suo Nome ». Così l'idea del Nome
è unita con quella del ringraziamento.
Possiamo, non soltanto, mentre pronunciamo il Nome di Gesù, ringraziare il Padre
di averci dato il Suo Figlio o indirizzare la preghiera al Nome del Figlio
stesso, ma possiamo fare del Nome del Figlio la sostanza e il sostegno del
sacrificio della lode resa al Padre, l'espressione delle nostra gratitudine
della nostra offerta di ringraziamento.
4 - Ogni Eucarestia è un’offerta: «Ciò che essi possono offrire al Signore è un'offerta in purezza di cuore » (Malachia, 3 ,3). Non possiamo offrire al Padre un dono migliore della Persona del Suo Figlio; così ciò che noi presentiamo a Dio forma un'unica cosa con l'offerta che Gesù fa eternamente di Se stesso. Come potremo, infatti, da soli offrire Cristo? Al fine di dare un concreto aspetto alla nostra offerta, troviamo aiuto nell'invocare il Nome di Gesù, il quale si trasforma così in pane e vino.
5 - Il Signore, nella Sua Cena,
offrì ai discepoli pane ridotto in frammenti e vino versato nel calice: Egli
offrì la vita in dono a noi, il Suo corpo e il Suo sangue pronti per
l'immolazione. Quando noi offriamo Gesù al Padre, lo offriamo sempre come
vittima immolata e trionfante insieme: « Degno è l'Agnello immolato di
ricevere... onore, e gloria e benedizione » (Apocalisse, 5, 12). Pronunciando il
Nome di Gesù siamo certi di venir purificati dal sangue dell'Agnello; questo è
l'uso espiatorio del Sacro Nome. Ciò non significa un sacrificio diverso
da quello della croce; il Sacro Nome, sacrificalmente usato, applica a noi, qui
e ora, i frutti della Redenzione compiuta una volta per sempre. Sotto tale
aspetto ci aiuta, nell'esercizio del sacerdozio universale, a rendere
spiritualmente attuale e presente l'eterno sacrificio di Cristo.
L'uso sacrificale del Nome di Gesù ci ricorda anche la nostra unione con Gesù,
sacerdote e vittima: in Lui, nel Suo Nome, offriamo la nostra anima e il nostro
corpo: « Nelle offerte bruciate e nei sacrifici per i peccati, tu non trovi
gradimento: allora dissi, Signore vengo » (Ebrei, 10, 6, 7).
6 - Non vi è santa Messa senza
la comunione: la nostra interiore Eucarestia. La nostra interiore Eucarestia è
anche ciò che la tradizione chiama « comunione spirituale », la quale è un
nutrimento attraverso la fede, del Corpo e del Sangue di Cristo senza usare gli
elementi visibili del pane e del vino.
Il pane di Dio è Colui che viene dal cielo, e dona la vita al mondo. « Io sono
il pane di vita » (Giovanni, 6, 33, 48). Gesù rimane sempre il Pane di vita che
possiamo ricevere in cibo, anche quando non partecipiamo agli elementi
sacramentali: « E’ lo spirito che dà la vita: la carne non serve a nulla »
(Giovanni, 6, 63).
Noi possiamo avere una partecipazione spirituale ed invisibile al Corpo e al
Sangue di Cristo, interiore e reale avvicinamento al Signore che è distinto da
ogni altra forma di Comunione con Lui, e che è un dono speciale, una grazia
peculiare di affinità tra Nostro Signore, come nutritore e come cibo, e noi
stessi partecipi (quantunque in forma spirituale) di questo cibo. Ora questa
comunione del divino Pane di vita, o del Corpo e del Sangue del Salvatore
diventa più facile quando si invoca il Sacro Nome, quando pronunciamo il Nome
del Signore con l'intenzione di nutrire la nostra anima.
Una tale comunione può essere rinnovata quando si voglia. Non vogliamo
diminuire la venerazione verso la Messa come è praticata nella Chiesa. Ma
confidiamo che chiunque segue la via del Nome possa esperimentare che il
Nome di Gesù è cibo spirituale e comunica alle anime affamate il Pane di vita:
« Signore donaci eternamente questo pane » (Giovanni, 6, 34). In questo pane,
in questo Nome, troviamo noi stessi uniti con tutti quelli che condividono lo
stesso nutrimento Messianico: « Noi, essendo molti, siamo un unico pane e corpo:
poiché noi siamo tutti partecipi di questo solo pane » (1Corinti, 10, 17).
7 - Attraverso l'Eucarestia noi
« mostriamo la morte del Signore sino alla venuta » (Corinti, 11, 26).
L'Eucarestia è una anticipazione del regno eterno.
L'uso « eucaristico » del Nome di Gesù ci conduce al suo uso « escatologico »
che è l'invocazione del Nome in connessione con la « fine e con la venuta di
Nostro Signore ».
Questa invocazione del Sacro Nome dovrebbe costituire l'ardente aspirazione
alle unione definitiva con Gesù nel Regno dei cieli. Questa aspirazione è in
rapporto con la fine del mondo e la trionfale venuta di Cristo, ma essa ha una
relazione più prossima alla occasionale e, se noi lo chiediamo, sempre più
frequente discesa di Cristo nella nostra esistenza terrena, alla sua prodigiosa
ed efficace partecipazione nella nostra vita di ogni giorno. E ancor più è in
relazione alla venuta di Cristo nell'ora della nostra morte, una aspirazione
alla morte concepita come la lunga attesa della venuta dell'Amico « che non
avendo visto, amiamo » (Pietro, 1, 8), una chiamata all'incontro supremo, e qui
ed ora uno slancio del cuore oltre la barriera.
In questo modo di dire « Gesù », è racchiusa la nostalgica parola di Paolo: «
Quando Cristo, che è la nostra vita, apparirà... » (Colossesi 3, 4) e il pianto
di Giovanni, « Vieni, Signore Gesù » (Apoc. 22 ,20) è già implicito.
VEDI ANCHE:
Un Monaco della Chiesa Orientale
1)
LA PRATICA DELLA
PREGHIERA ESICASTA
Schema e uso
dell’invocazione del Nome di Gesù
2)
L’INVOCAZIONE
DEL NOME COME VIA SPIRITUALE
Consigli pratici
3)
L'INVOCAZIONE DEL
NOME COME CULTO
Come trasfigurare la
vita con la Preghiera di Gesù
4) PREGHIERA DI GESù E VITA TRINITARIA
5) IL NOME E LA PIENEZZA TOTALE