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esicasmo:
la preghiera del cuore
DONO DI DIO PER LA COMUNIONE FRA TUTTI GLI UOMINI
Sala delle riunioni della Comunità Serbo ortodossa di Trieste
martedì 8 giugno 2004 ore 18.30
Sintesi dell'incontro
la preghiera del cuore
C'è un'umiltà che viene dal timore di Dio
e ce n'è una che viene dall'amore di Dio. C'è chi è stato reso umile dal timore
di Lui e c'è chi è stato reso umile dalla gioia di Lui. All'uno si accompagna la
compostezza delle membra, l'ordine dei sensi e un cuore sempre contrito;
all'altro, invece, una grande semplicità e un cuore che fiorisce e non può
essere contenuto.
Isacco di Ninive, Prima collezione, 50.
L'uomo e la preghiera. Sarebbe meglio dire l'uomo è preghiera: assetato di verità e di conoscenza, consumato e riscaldato dal fuoco di scoprire e di scoprirsi, desideroso di capire chi è veramente e qual è la sua vocazione, intesa proprio come vocatio , “chiamato ad essere”. Questa è la sorgente da cui scaturisce il bisogno di un senso, di un significato da imprimere alla propria esistenza, investe tutto ciò che sono e tutto ciò a cui mi accosto e, soprattutto, il modo in cui lo sento e ne divento partecipe. Impegna la persona totaliter, anima , corpo e spirito e non risparmia la fatica e la sofferenza. Il cammino intrapreso conosce spesso ostacoli e, qualche volta, amare sconfitte senza escludere il senso di abbandono e una disarmante sensazione di impotenza dinanzi ai propri limiti. Tuttavia il passo, anche se più stanco e più pesante, continua, poiché la ricerca della Verità non viene meno. Verità intesa non come pura coerenza tra il dire e il fare, ma come punto riferimentale imprescindibile, origine e fine dell’homo religiosus:
Signore e Padrone della mia
vita, non darmi uno spirito di ozio, di abbattimento, d'ambizione e di vane
parole. Ma fa' Grazia, a me tuo servo, di uno spirito di castità, di umiltà, di
pazienza e di carità. Signore, mio Re, fa' ch'io veda i miei peccati e che non
giudichi il mio fratello, perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli[1].
Vigilare, stare in ascolto per potersi esprimere a propria volta, per potersi conoscere e riconoscere come creatura chiamata sin dal principio a custodire dentro di sé e, nello stesso tempo, a far traboccare qualcosa di immenso, sterminato, di una dimensione talmente Altra, da poter essere definito con una sola parola: Mistero. E il Mistero, l’Arcano (inteso nel derivato di Archê, ossia di Principio e non come oscurità minacciosa) è l’uomo stesso. Egli è simile ad una foresta, che può offrire frescura e riparo con le sue fronde, protezione e silenzio, ma anche trasformarsi in regno dell’ignoto, mai conosciuto fino in fondo, da esplorare in lungo e in largo affrontando, se necessario, ogni sorta di insidie. Una casa (oîkos), dove la stessa divinità ama rivelarsi:
C'è un'intelligenza pura e c'è
un'intelligenza dello spirito. L'intelligenza pura si ha quando il ricordo dei
pensieri che riguardano le cose del mondo resta in noi senza passione.
L'intelligenza dello spirito, invece, si ha quando, dai pensieri [provocati] dal
loro ricordo, essa è mossa alla contemplazione di queste cose; allora queste
cose non se ne stanno [nell'intelligenza] solo in modo puro e senza passione, ma
questa, con l'occhio dello spirito, scruta il loro intimo e inoltre ne succhia
il gusto dello spirito, tramite la sensazione dei suoi moti[2].
È un appello
rivolto a tutta la persona, affonda nelle radici più profonde del suo essere, è
richiamo ineludibile che riverbera senza sosta negli anfratti dell’interiorità e
spinge ad incamminarsi sui sentieri della Verità , di ciò che realmente sono e
che sono chiamato ad essere:
Allora, prega che ti sia dato un cuore
puro e che lo spirito di rettitudine sia reso saldo in te (Sal 51, 12), ossia
che, liberato dai pensieri corrotti, la Grazia ti riempia di pensieri divini. E
che sia stabilito in te il mondo di Dio, immenso e splendente, fatto di
contemplazioni morali (vita attiva), naturali (contemplazioni degli esseri) e
teologiche (contemplazioni di Dio stesso)[3].
È una consapevolezza intima, che, se può tramutarsi in slancio verso Qualcosa di “Altro”, Infinitamente Grande e Meraviglioso, richiede come indispensabile premessa una presa di coscienza della propria creaturalità e l’accettazione dei limiti insiti in questa dimensione. Accettazione che non equivale a mera passività o a dolorosa rassegnazione, non è annichilimento: è riconoscimento del bisogno di andare al di là di quanto si può vedere e toccare, esigenza di levare gli occhi verso l’alto e di tendere le mani. Non è resa e non è grido di disperazione: l’homo religiosus, l’homo interrogans deve parlare con se stesso e con l’Altro, deve comunicare, sentire , dialogare, ossia avere il coraggio di interpellare e, soprattutto, di lasciarsi interpellare. L’homo religiosus, l’homo interrogans si rivolge con umiltà a se stesso, agli altri e, sommamente, a Dio:
La sobrietà è la piccola finestra dalla
quale Dio si affaccia per mostrarsi allo spirito[4].
Gustare, sentire , offrire il proprio cuore, bussare alla porta dell’Amore Sommo: è tutto l’uomo che si presenta con le paure, le fragilità del suo essere e con il desiderio vivo e vitale di trovarsi, di far fiorire la dignità di imago Dei . Sono rimandi molto concreti e non è un caso se si riferiscono alla fisicità della persona, evidenziando così la realtà e la radicalità di questa sana et sacra inquietudo . Il cuore è il centro dell’uomo, rappresenta la parte più intima e costitutiva del suo essere, è fondamento originario del virgulto creaturale:
Il cuore è l’organo centrale dei sensi
interni, il senso dei sensi, poiché ne è la radice. [...]. Ma la radice non sarà
santa se il cuore non sarà che un ramo dell’essere[5].
La
vigilanza e l’attenzione necessarie a percepire questi richiami, ora sommessi,
ora più forti dentro di sé non esclude i momenti di aridità interiore e di
sofferenza. Spesso le labbra arse dalla bruciante ricerca della Verità, invece
di sentire la frescura dell’acqua
cristallina dell’autenticità, gustano il sapore amaro dell’abbattimento.
L’attesa, la necessità di porre ordine fra i flutti impetuosi delle
preoccupazioni personali e quotidiane che si infrangono sugli scogli del cuore
diventa lotta stremante, senza tregua:
Se vogliamo applicarci a sorvegliare e
raddrizzare la nostra ragione mediante un’attenta sobrietà, non c’è modo
migliore di sorvegliarla se non raccogliendo il nostro spirito disperso al di
fuori delle sensazioni e ricondurlo dentro di noi fino allo stesso cuore che è
la sede dei pensieri[6].
Rientrare in se stessi, diventare sentinelle dei propri giorni fa percepire un respiro nuovo e totalizzante nello svolgersi dell’esistenza, nelle scelte personali più o meno importanti. Il velo qualche volta soffocante della grigia banalità viene levato, spazzato via dalla scoperta che io sono un luogo sacro, che la mia anima , il mio corpo ed il mio spiritus , fragili e bisognosi di purificazione, sono stati creati per essere dimora divina :
I movimenti della lingua e i moti del
cuore nel corso della preghiera sono come delle chiavi. Segue l'entrata nella
stanza, dove la bocca e le labbra tacciono; il cuore, il ciambellano dei
pensieri, la ragione, che domina i sensi, lo spirito, come uccello veloce, con
tutti i loro mezzi e facoltà, con le loro suppliche, non possono che restare
muti, perché è entrato il Padrone di casa[7].
Lo stupore e la meraviglia sono gli zampilli del cuore rinnovato, illuminato dalla certezza vocazionale di essere amato come un fiore delicato, che a suo tempo conoscerà il prezioso istante dello sbocciare, aprendo i petali sotto la calda carezza del sole. Lo sguardo del cuore sarà capace di cogliere ogni cosa in modo nuovo e puro, scorgendo una nuova luce dentro di sé:
Quando nello stesso tempo io pregavo nel
profondo del cuore, tutto quello che mi circondava mi appariva sotto un aspetto
meraviglioso: alberi, erbe, uccelli, terra, aria, luce, tutto sembrava dirmi che
essi esistono per l'uomo, che attestano l'amore di Dio per l'uomo; tutto
pregava, tutto cantava gloria al Signore. Capivo così quel che la Filocalia
chiama "la conoscenza del linguaggio della Creazione" e vedevo com'è possibile
conversare con le creature di Dio[8].
Il cuore si veste di una bellezza nuova, è tavola imbandita a festa, con la tovaglia bianca tessuta e ricamata dalle dita della perseveranza, adornata dalle rose del sacrificio e dai gigli dell’innocenza. Le mani nude e rese un po’ ruvide dalla fatica quotidiana dispongono sapientemente nei piatti del servizio più bello le primizie del piccolo giardino interiore: la brocca dell’acqua per ricordare le lacrime versate; l’ampolla di vino in segno della gioia ritrovata; nei bicchieri di cristallo il desiderio di abbeverarsi alla Fonte della Vera Sapienza.
È il momento dell'attesa, della meditazione silenziosa e colma d'Amore:
Ma se, mentre fai la tua preghiera,
brilla un’altra luce che non so descrivere e l’anima
si riempie di gioia, di
desiderio dell’Assoluto e sgorga un fiotto di lacrime di compunzione, allora
saprai che è una visita e una consolazione di Dio[9].
La tavola, preparata con sollecitudine per essere dono e offerta gradita, diventa il centro della dimora, che ora è avvolta da un aroma soave ed inebriante :
Quando lo Spirito stabilisce la Sua
dimora in un uomo, allora questi non può più cessare di pregare, perché lo
Spirito non cessa di pregare in lui. Ch’egli dorma o vegli, la preghiera non si
separa più dalla sua anima
. Mentre egli mangia o beve o si
corica o lavora o si trova immerso nel sonno, il profumo della preghiera emana
spontaneamente dalla sua anima[10].
Giunge il tempo della fioritura dello spirito, il momento in cui il silenzio stilla sui campi del cuore la rugiada della confidenza più sincera e più intima. Lo spirito si apre totalmente, si lascia inondare dalla Luce:
La preghiera è un’elevazione della mente
e del cuore a Dio, la contemplazione di Dio, l’audace familiarità della
creatura con il Creatore, l’anima
che sta con riverenza davanti a
Lui come davanti al Re ed alla Vita stessa che dà a tutti la vita; l’obbligo di
tutto ciò che lo circonda, il cibo dell’anima, l’atmosfera e luce che dà ardore
alla vita, la purificazione dal peccato; il facile giogo di Cristo, il suo lieve
peso[11].
È un affidamento, un abbandono totale, nell’intima ed incrollabile certezza che non sarò mai lasciato solo, mi sentirò protetto, abbracciato e, soprattutto, guidato. Anzi, di più ancora, poiché anch’io sarò, a mia volta, protagonista, autentico interlocutore dell’Altro, libero di esprimermi con parole, silenzi, suoni, gesti originati dal mio io più profondo, dal mio io divino:
La preghiera è la prova della mia
razionale personalità, della mia somiglianza con Dio, il segno della mia futura
santità e beatitudine. Fui creato dal nulla, son nulla davanti a Dio e non ho
nulla di mio; ma, per la Sua misericordia, Egli mi dotò di ragione e con la mia
libertà posso, volgendo il mio cuore a Lui, continuamente accrescere in me il
Suo Regno infinito, traendone da un’intermittente, inesauribile sorgente, tutte
le grazie, specialmente spirituali[12].
Ora è il tempo dell’ascolto , ora è tempo di lasciarsi inondare dalla luce della Skênôsis (= alzare la tenda) per diventare, a propria volta, skênôma (= tenda, dimora) dello Spirito:
S'innalza l'incenso della mortificazione
della carne, ma anche quello ancor più meritorio della mortificazione della
volontà. E nell'incensiere della preghiera perpetua crepita il fuoco ardente e
dolce, la fiamma immortale dell'amore di Dio![13]
Le mani si stringono al petto, le ginocchia si piegano e, lentamente, toccano il suolo. Tutto è silenzio: il cuore si apre e si lascia inondare nuovamente dalla Luce. Il Sommo Re ora può giungere a visitare la Sua dimora:
Dio è creatore dell'uomo interiore. Ma
Dio comincia ad agire dentro quando l'uomo riconosce che non è niente in tutte
le sue parti e quando si affida totalmente nelle mani di Dio, dell'onnipotenza
divina[14].
Dr. Valentina Dordolo
vdordolo@SoftHome.net
[1] Preghiera di penitenza di Sant'Efrem il Siro prescritta per le settimane di Quaresima.
[2] Isacco di Ninive, Centurie III, 51.
[3] Massimo il Confessore, Centurie teologiche, in J. Gouillard (a cura di), Piccola Filocalia della preghiera del cuore, Milano, Ed. Paoline, 1990, p.135.
[4] Filoteo il Sinaita, Quaranta capitoli sulla sobrietà, 3, in J. Gouillard (a cura di), op. cit., p. 125.
[5] Isacco di Ninive, PG 86, 811-886.
[6] Gregorio Palamas, L’apologia dei santi esicasti, PG 1101s.
[7] Isacco di Ninive, cit. in Wensinck, Mystic Treatises, Amsterdam, 1923, XXII,
pp. 111-118.
[8] C. Carretto (a cura di), Racconti di un pellegrino russo, Assisi, Cittadella Editrice, 1996, p.41.
[9] Simeone il Nuovo Teologo, Capitoli pratici e teologici, 150, PG 120, 603s.
[10] Isacco di Ninive, Filocalia, in Wensinck, op.cit., XXXV, p. 174.
[11] Giovanni di Kronštadt, Sulla preghiera, in D. Barsotti (a cura di), I mistici russi, Torino, Il leone verde, 2000, p. 71. La sottolineatura è mia.
[12] Idem, pp. 78-79.
[13] San Basilio il Grande.
[14] Teofane il Recluso, Varie ispirazioni durante la preghiera, n. 38.
Allegati tratti dai giornali di Trieste
Tratto dal giornale IL PICCOLO martedì 8 giugno 2004-06-09
Oggi alla Comunità serbo ortodossa incontro della Conferenza delle religioni
Sulla strada dell’ecumenismo
La sezione di Trieste della "Conferenza mondiale delle
religioni per la pace " propone una nuova tappa il di avvicinamento ai temi
dell'ecumenismo nella giornata di oggi (alle ore 18.30)
nella sala delle riunioni della Comunità serbo ortodossa di via Genova 12.
L'appuntamento è intitolato » Esicasmo: la preghiera del cuore» - il dono di Dio per la comunione fra tutti gli uomini - e verrà allestito sotto forma di conferenza pubblica a cura della studiosa Valentina Dordolo.
Il culto della » preghiera del cuore » si lega tradizionalmente alla spiritualità delle Chiese d'Oriente.
Portata in auge da San Sergio, il fondatore del monachesimo russo, è una pratica risalente ai Padri del deserto e ai Padri greci del Medioevo bizantino.
La connotazione di «cuore», forte delle radici bibliche e patristiche, accentua il senso della preghiera, rendendola viatico ideale di «un sospiro verso Dio».
In tale ottica la Conferenza mondiale delle religioni per la pace ha voluto dare un nuovo segnale di unità tra i credenti dei vari culti, dando respiro al dialogo interreligioso in atto nel capoluogo: «Come sempre il nostro intento non è quello di disquisire sui fondamenti teologici della preghiera in generale - ha specificato Claudio Caramia, coordinatore della sezione di Trieste della Conferenza mondiale delle religioni per la pace.
La nostra realtà vuole invece condividere la ricchezza spirituale presente nelle tradizioni religiose delle varie fedi - ha aggiunto Caramia - ma tenendo costantemente le distanze da ogni forma di irenismo o di sincretismo». La sezione di Trieste si adopera da alcuni anni in tal senso, promovendo conferenze e incrementando il dibattito grazie alla partecipazione costante di esperti e fedeli in rappresentanza delle religioni presenti sul territorio della intera regione.
La sede di Trieste è una delle sette sezioni distribuite nella penisola. La sede principale si trova a Roma ( Via Pio VIII 38, e-mail wcrpitalia@hotmail.com ) mentre per la attività triestina ulteriori informazioni sono possibili visitando: http://digilander.libero.it/sitoecumenico oppure all'indirizzo di posta elettronica: ecumenico@tin.it.
Francesco Cardella
RELIGIONI PER LA PACE Incontro con Valentina Dordolo
CON LA MENTE NEL CUORE
E' Valentina Dordolo, una studiosa concittadina, a introdurci nei segreti della "preghiera del cuo- re", una pratica spirituale dllfusa nelle Chiese d'Oriente; è stata invitata dalla sezione triestina della Conferenza mondiale delle religioni per la pace.
Martedì 8 giugno la sala delle riunioni della Comunità serbo-ortodossa di via Genova 12 si riempie al di là di ogni previsione; siamo in molti infatti a cogliere l'occasione per approfondire la conoscenza dell'esicasmo, dono di Dio per la comunione fra gli uomini. Apprendiamo che risale alle tradizioni dei Padri greci del Medioevo bizantino e, prima ancora, ai Padri del deserto, e gustiamo le citazioni puntuali che la Dordolo fa con giovanile entusiasmo e con profonda partecipazione.
Le fanno eco poi i rappresentanti delle grandi religioni presenti in sala: dal rabbino Umberto Piperno alla monaca buddhista Malvina Savio, da Sergio Ujcich per l'islamismo a Maura Del Puppo per la comunità Baha'i, dal pastore Dieter Kampen, al padrone di casa, padre Rasko Radovich. Ciascuno di loro, brevemente ma efficacemente, estrae dalla propria religione quella "perla" preziosa che concerne la preghiera del cuore e che permette di fare un'esperienza spirituale dalla luminosità inesprimibile, come dice qualcuno.
Già, perchè il cuore non è solo sede di sentimenti o di emozioni - precisa la Dordolo - ma è radice della vita e del pensiero, sigillo della propria identità interiore e di ogni apertura verso una trascendenza, una relazione personale. Penetrare nelle profondità del cuore significa scorgere il mistero della; persona: per questo la sollecitazione più frequente nelle parole e negli scritti degli esicasti è quella di stare davanti a Dio con la mente nel cuore.
Il cuore è sempre centro e cardine della persona, contiene le disposizioni interiori, da cui dipendono i pensieri e le azioni. «Ci voleva una serata come questa per liberarci dallo stress quotidiano e immergerci insieme nella dimensione spirituale« :
E’ il commento che colgo al volo, mentre ci avviamo a prendere l’autobus, senza fretta, scambiandoci le impressioni filtrate nel cuore per essere trasformate in preghiera.
R.C.
Tratto da: http://digilander.libero.it/sitoecumenico/