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Teofane il Recluso
IL CALORE DEL CUORE
E LA PREGHIERA DI GESÙ

IL FUOCO DELLO SPIRITO E LA PREGHIERA DEL
CUORE
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Non appena questo calore si sarà acceso, i tuoi pensieri si calmeranno, l’atmosfera interiore diventerà limpida, i moti dell’anima, sia buoni che cattivi, ti appariranno chiari fin dal loro nascere e avrai così il potere di allontanare subito quelli cattivi. Questa luce interiore si estende anche alle cose esterne e rende nitida la differenza tra giusto e sbagliato, dandoti la forza di perseverare in ciò che è giusto, nonostante tutti gli ostacoli. Il Signore verrà per diffondere la sua luce sulla tua comprensione, per purificare le tue emozioni, per guidare le tue azioni. Sentirai in te stesso forze di cui prima ignoravi la esistenza. Conserva pure il calore naturale, ma non attribuirgli nessun valore e consideralo solo una specie di preparazione al calore di Dio. Poi, soffrendo per la scarsa risonanza che ha nel tuo cuore il calore divino, prega incessantemente e con gemiti: « Sii misericordioso! Non togliere da me il tuo volto! Fa’ splendere su di me la tua faccia! » Nello stesso tempo, aumenta le pratiche ascetiche, riducendo il cibo e il sonno e aumentando il lavoro. Una coscienza pura e una preghiera incessante a Dio producono generalmente questo calore, ma tutto è nelle mani di Dio
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LA PREGHIERA DI GESÙ E IL CALORE CHE L'ACCOMPAGNA
Pregare
consiste nel rimanere spiritualmente di fronte a Dio nel nostro cuore, nella
glorificazione, nel ringraziamento, nella supplica e nella contrizione: tutto ciò
dev'essere spirituale. La radice di ogni preghiera è il timore di Dio: da esso
nasce la fede in Dio, la sottomissione a Lui, la speranza in Lui e
l'attaccamento a Lui con
sentimento di amore, dimenticando tutte le cose materiali. Quando la preghiera
è efficace, tutti questi sentimenti e moti spirituali sono presenti nel cuore
con tutto il loro vigore.
Ecco cos'è la Preghiera
di Gesù: è una delle tante preghiere brevi, verbale come le altre, il suo
scopo è di concentrare la mente unicamente nel pensiero di Dio.
Per concentrare la mente su una sola
cosa mediante l'uso di una breve preghiera, è necessario prestare attenzione
a far scendere la mente nel cuore: finché la mente rimane
nella testa, dove i pensieri fanno ressa,
non ha tempo di concentrarsi in una sola cosa. Ma quando l'attenzione
scende nel cuore, essa vi attira con sé tutte le forze dell'anima e del corpo.
Questo concentrarsi di tutta la vita umana in un solo punto si riflette
immediatamente nel cuore attraverso una sensazione particolare che è il
preludio del calore che sopraggiungerà.
Questa sensazione,
dapprima tenue, diventa mano a mano più forte, più salda, più profonda, il
tepore dell'inizio si trasforma poco a poco in una sensazione di calore che
concentra l'attenzione su di sé. Così, mentre nelle fasi iniziali l'attenzione
è trattenuta nel cuore da uno sforzo di volontà, con il passare del tempo
questa attenzione, per sua forza intrinseca, dà origine al calore nel cuore. Questo
calore trattiene l'attenzione senza sforzi particolari: perciò le due cose si
sostengono a vicenda e non devono essere separate. La dispersione
dell'attenzione infatti raffredda il calore e questo raffreddarsi indebolisce
l'attenzione.
Ne consegue una regola di
vita spirituale: "Se conservi il tuo cuore davanti a Dio, ti
ricorderai costantemente di Dio"; questa
Le cose cominciano
ad andare male quando il calore scende in parti del corpo più basse del cuore;
e la cosa peggiora ancor di più quando, godendo di questo calore, ci immaginiamo
che questo sia tutto ciò che conta e non ci preoccupiamo più dei sentimenti
spirituali né del ricordo di Dio, ma solo che il cuore abbia questo calore.
Questo
atteggiamento sbagliato può a volte capitare, anche se non a tutti e non
sempre; dev'essere notato subito e corretto perché altrimenti rimarrà
solo il calore fisico che non dobbiamo considerare come qualcosa di spirituale o
di dovuto alla grazia. Questo calore è spirituale solo quando è
accompagnato dall'impeto spirituale della preghiera. Chiunque lo chiama
spirituale quando non c'è movimento è in errore, e lo è ancor di più chi
s'immagina che è dovuto alla grazia.
UN CUORE ARDENTE
Come fecero i nostri asceti, i nostri Padri e maestri ad accendere interiormente
lo spirito di preghiera e a diventare saldi in essa? Il loro obiettivo
fondamentale fu quello di rendere il cuore incessantemente ardente d’amore
esclusivo per il Signore. Dio reclama per sé il cuore perché in esso c’è la
sorgente della vita. Dove c’è il cuore, là c’è anche la coscienza, l’attenzione,
la mente: c’è l’anima intera. Quando il cuore è in Dio, allora l’anima intera è
in Dio e l’uomo rimane incessantemente in adorazione di Dio in spirito e verità.
Alcuni giungono presto e facilmente a questo stadio essenziale: a tanto arriva
la misericordia di Dio! Il timore di Dio li ha scossi profondamente, la loro
coscienza è stata rapidamente stimolata con gran forza, lo zelo è stato acceso
rapidamente in loro e li ha fatti incamminare puri e senza macchia agli occhi
del Signore: il loro ardore nel piacere a Dio ha velocemente trasformato la
piccola fiammella in un fuoco crepitante! Costoro sono anime serafiche, ardenti,
rapide nei loro movimenti, attivissime.
Per altri invece tutto si trascina lentamente. Forse sono indolenti di natura o
forse le intenzioni di Dio su di loro sono diverse, ma il loro cuore si riscalda
solo lentamente. Adempiono tutte le pratiche di pietà. ed esteriormente la loro
vita sembra essere retta, ma non tutto
funziona bene perché il cuore è privo di ciò che dovrebbe contenere. Questo può
capitare non solo ai laici, ma anche a chi vive nei monasteri e addirittura agli
eremiti.
COME ACCENDERE UNA FIAMMA PERENNE NEL CUORE
Ti spiegherò ora come accendere una fiamma perenne nel cuore.
Ricordati come
possiamo ottenere il calore nel mondo fisico:
sfreghiamo l’uno contro l’altro due pezzi di legno e si sprigiona il calore,
subito seguito dal fuoco; oppure lasciamo un oggetto al sole ed esso si riscalda
e, se concentriamo i raggi su di esso, finisce per accendersi. Il metodo per dar
vita al calore spirituale è esattamente lo stesso: lo sfregamento necessario è
rappresentato dalla lotta e dalla tensione della vita ascetica, mentre la
preghiera interiore
rivolta a Dio rappresenta l’esposizione ai raggi del sole.
Il fuoco nel cuore può essere acceso dalla disciplina ascetica, ma questo sforzo
da solo non infiamma velocemente il cuore. Ci sono molti ostacoli sul cammino,
perciò, fin dai tempi più antichi, alcuni uomini pieni di zelo per la salvezza e
maturi nella vita spirituale
—
mossi da ispirazione divina e senza trascurare la loro lotta ascetica
—
hanno scoperto un altro modo di riscaldare il cuore e ci hanno trasmesso la loro
esperienza. Questo metodo sembra più semplice, ma in realtà non se ne viene a
capo se non con difficoltà. La scorciatoia per arrivare al nostro scopo è
la pratica della preghiera interiore al nostro Signore e Salvatore, rivolta a Lui
con tutto il cuore.
Questo è il modo in cui deve essere recitata:
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Rimani con la
mente e l’attenzione nel cuore, nella certezza che il Signore ti è vicino e ti
ascolta, e invocalo con fervore:
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Facendo questo sarà esattamente
come se tu tenessi un oggetto al sole, perché questa preghiera significa
rimanere davanti al volto del Signore, che è il Sole del mondo spirituale.
All’inizio dovrai fissare un momento preciso, alla sera e al mattino, da
dedicare a questa preghiera; poi vedrai che la preghiera incomincerà a portare
frutti, mentre si impadronirà del tuo cuore e vi si radicherà profondamente.
Se osserverai tutto questo con zelo, senza pigrizie ed omissioni, il Signore
volgerà il suo sguardo misericordioso su di te e accenderà una fiamma nel tuo
cuore: questa fiamma testimonia con certezza il risveglio della vita spirituale
nelle parti più intime del tuo essere, è prova sicura che il Signore regna in
te.
Il carattere distintivo di questa situazione in cui il Regno di Dio si rivela in
noi o in cui il fuoco spirituale perenne si accende nel cuore
—
che è la stessa cosa
— è
che tutta la tua persona si concentra sulla vita interiore. La coscienza intera
si raccoglie nel cuore e rimane davanti al volto del Signore: noi sveliamo
davanti a lui tutti i nostri sentimenti e cadiamo ai suoi piedi in umile
pentimento, pronti a consacrare tutta la nostra vita al servizio di Lui solo.
L’anima rimane in questa situazione giorno dopo giorno, dal momento in cui ci
svegliamo fino a quando il sonno non chiude nuovamente i nostri occhi, passando
attraverso tutte le attività e le occupazioni della giornata. Con lo stabilirsi
di una disciplina simile, la sregolatezza, che regnava nell’anima fino a quel
momento, scompare.
L’impressione d’incompletezza e di insoddisfazione che ci turbava prima che
fosse acceso nei nostri cuori il fuoco spirituale, gl’inarrestabili vagabondaggi
del pensiero a cui eravamo soggetti: tutto questo ora scompare. L’atmosfera
dell’anima è ora chiara e sgombra da nuvole: rimane un solo pensiero e un solo
ricordo, quello di Dio. C’è chiarezza in noi e fuori di noi e grazie a questa
chiarezza possiamo notare tutti i movimenti e li possiamo giudicare in base ai
loro meriti nella luce spirituale che proviene dal Signore, oggetto della nostra
contemplazione. Ogni pensiero o sentimento malvagio che assalga il cuore
incontra una ferma opposizione non appena si avvicina e viene respinto. Se
qualcosa di male s’insinua in noi nostro malgrado, viene subito confessato
umilmente al Signore e purificato tramite il pentimento interiore, o la
confessione esteriore, di modo che la coscienza rimane sempre pulita di fronte
al Signore. Come ricompensa per questa lotta interiore, ci viene concessa
l’audacia di accostarci a Dio nella preghiera che arde incessantemente nel
cuore. I1 calore permanente della preghiera è il vero respiro di questa vita,
cosicché il progresso nel nostro cammino spirituale finisce non appena scompare
questo calore, proprio come la vita del corpo finisce non appena cessa il respiro
naturale.
LA TRASFIGURAZIONE DELL’ANIMA E DEL CORPO AD OPERA DEL FUOCO DIVINO
Non pretendo che tutto sia compiuto non appena giungiamo allo stato di comunione
cosciente con Dio. Queste sono solo le fondamenta gettate per un passo
ulteriore, per un nuovo capitolo nella nostra vita cristiana. Da questo momento
ha inizio la trasfigurazione o spiritualizzazione dell’anima e del corpo, mentre
noi partecipiamo sempre più allo spirito di vita che è in Gesù Cristo.
Avendo acquistato padronanza di sé, l’uomo comincia a far entrare in sé tutto
ciò che è vero, santo e puro e a cacciar via tutto ciò che è falso, malvagio e
carnale. Finora aveva fatto sforzi immani per riuscirci, ma veniva poi derubato
dei frutti dei suoi sforzi in ogni momento della giornata: tutto quello che era
riuscito ad ottenere veniva immediatamente distrutto. Adesso tutto è diverso:
l’uomo rimane saldamente piantato sulle gambe senza cedere minimamente di fronte
alle difficoltà e si comporta coerentemente a quello che è lo scopo della sua
vita.
Secondo S. Barsanufio quando riceviamo nel cuore il fuoco che il Signore è
venuto a portare sulla terra (Lc 12,49), tutte le facoltà umane cominciano a
bruciare in noi. Quando, dopo un continuo sfregare, il fuoco finalmente si
accende e i pezzi di legno cominciano a bruciare, essi scoppiettano e fumano
finché non sono accesi completamente. Ma quando sono interamente in fiamme
sembrano invasi dal fuoco e producono una luce e un calore piacevoli, senza più
fumo né scoppiettii. Lo stesso avviene per gli uomini: ricevono il fuoco e
cominciano a bruciare e solo chi lo ha sperimentato può dire quanto fumo e
quanti scoppiettii ci siano; ma quando il fuoco è perfettamente acceso, allora
il fumo e il rumore cessano e regna unicamente la luce. Questa è una condizione
di purezza, e la via per giungervi è molto lunga, ma il Signore è misericordioso
e onnipotente.
Da tutto questo appare evidente che quando un uomo ha raggiunto
il fuoco della comunione cosciente con Dio, ciò che lo attende non è la pace,
bensì una grossa fatica. Ma d’ora in avanti troverà la fatica lieve e ricca di
frutti, mentre prima il lavoro era più arduo e sterile.
DISORDINE INTERIORE E LUCE INTERIORE
Il problema che maggiormente assilla il cercatore di Dio è il disordine
interiore nei pensieri e nei desideri: tutti i suoi sforzi sono tesi a trovare
il modo di eliminare questo disordine. C’è un solo modo per riuscirci: ottenere
il sentimento spirituale, cioè il calore del cuore unito al ricordo di Dio.
Non appena questo calore si sarà acceso, i tuoi pensieri si calmeranno,
l’atmosfera interiore diventerà limpida, i moti dell’anima, sia buoni che
cattivi, ti appariranno chiari fin dal loro nascere e avrai così il potere di
allontanare subito quelli cattivi. Questa luce interiore si estende anche alle
cose esterne e rende nitida la differenza tra giusto e sbagliato, dandoti la
forza di perseverare in ciò che è giusto, nonostante tutti gli ostacoli. In
poche parole inizi ora l’autentica vita spirituale attiva, di cui prima eri
continuamente in ricerca e che, se ti era apparsa, lo aveva fatto solo in modo
sporadico.
Quel desiderio di Dio di cui ho parlato prima porterà anche calore, ma è un
calore momentaneo, che finisce con la fine del desiderio. Invece
il calore che
si sprigiona adesso nel cuore, vi rimane stabilmente e mantiene l’attenzione
della mente sempre fissa nel cuore.
Quando la mente è nel cuore, abbiamo quell’unione di mente e cuore che
rappresenta la reintegrazione del nostro organismo spirituale.
IL FUOCO INTERIORE PERENNE E LA VENUTA DEL SIGNORE NEL CUORE
Il Signore verrà per diffondere la sua luce sulla tua comprensione, per
purificare le tue emozioni, per guidare le tue azioni. Sentirai in te stesso
forze di cui prima ignoravi la esistenza. Questa, luce arriverà: impercettibile
ai sensi e alla vista, invisibile e spirituale, ma efficace come null’altro. Il
sintomo della sua venuta è la nascita di un fuoco costante nel cuore: quando la
mente dimora nel cuore, questo fuoco perenne le infonde il ricordo di Dio e tu
acquisti il potere di dimorare all’interno di te stesso e perciò tutte le tue
potenzialità interiori diventano realtà. Accetti tutto ciò che è gradito a Dio e
rifiuti ciò che è malvagio; compi tutte le azioni con piena consapevolezza della
volontà di Dio al loro riguardo; ottieni la forza di governare l’intero corso
della tua vita, sia interiore che esteriore, ed acquisti la padronanza di te
stesso. L’uomo è generalmente più passivo che attivo; quando sperimenta
coscientemente la venuta di Dio nel suo cuore, egli raggiunge la libertà di
azione. Allora si adempie la promessa: « Se dunque il Figlio vi farà liberi,
sarete liberi davvero » (Gv 8,36). Il Signore ti porta tutto questo e non
qualche cosa di completamente sconosciuto.
NON CERCARE DI MISURARE I TUOI PROGRESSI
Il calore del cuore è una buona cosa che deve essere salvaguardata e mantenuta.
Se si indebolisce, devi continuamente ravvivano, raccogliendoti interiormente e
invocando Dio. Per evitare che questo calore ti abbandoni, devi bandire la
distrazione del pensiero e le impressioni che ti vengono dai sensi, tutte cose
incompatibili con questo stato d’animo. Evita l’attaccamento del cuore a
qualsiasi cosa visibile o l’assorbimento dell’attenzione in qualche
preoccupazione mondana. La tua attenzione a Dio sia incrollabile e la tensione
del tuo corpo non sia mai allentata, come la corda di un arco o come un soldato
durante una sfilata. Ma la cosa più importante è di pregare Dio e chiedergli di
prolungare questo dono misericordioso del calore del cuore.
Se ti viene in mente la domanda « Ci sono arrivato? », adotta come regola una
volta per tutte quella di scacciare senza pietà tutte le domande di questo tipo
non appena ti si presentano davanti. Esse provengono dall’avversario: se indugi
per dare una risposta, l’avversario pronuncerà senza indugio la decisione: « Sì,
ci sei arrivato! Ti sei comportato proprio bene! » Da quell’istante preciso
cominci a montare in superbia, a nutrire illusioni su te stesso e a pensare che
gli altri siano dei buoni a nulla. La grazia svanirà, ma l’avversario ti farà
credere di possederla ancora: così crederai di possedere qualcosa, mentre in
realtà non avrai assolutamente nulla. I santi Padri hanno scritto: «Non
valutarti »; se credi di poter rispondere a qualche domanda riguardante i tuoi
progressi, significa che stai iniziando a misurarti per vedere quanto sei
cresciuto. Ti supplico di evitare questo come eviteresti il fuoco.
I DUE TIPI DI CALORE
Il calore vero è un dono di Dio, ma c’è anche un calore naturale che è frutto
dei nostri sforzi e degli atteggiamenti passeggeri. I due sono lontani quanto il
cielo è lontano dalla terra. All’inizio non si può sapere con chiarezza di
quale tipo di calore si tratti:
questo si manifesta solamente più tardi.
Mi dici che i pensieri ti
stancano, che non ti permettono di restare saldamente davanti a Dio: questo è un
segno che il tuo calore non proviene da Dio ma da te stesso. La primizia del
calore di Dio è l'unione di tutti i pensieri in uno solo e la loro incessante
concentrazione su Dio. Pensa alla donna alla quale si fermò improvvisamente il
flusso di sangue: similmente, quando ricevi il calore di Dio, il flusso dei tuoi
pensieri si arresta.
Che cosa bisogna fare allora? Conserva pure il calore naturale, ma non attribuirgli
nessun valore e consideralo solo una specie di preparazione al calore di Dio.
Poi, soffrendo per la scarsa risonanza che ha nel tuo
cuore il calore divino, prega incessantemente e con gemiti:
« Sii misericordioso!
Non togliere da me il tuo volto! Fa’ splendere su di me la tua faccia! » Nello
stesso tempo, aumenta le pratiche ascetiche, riducendo il cibo e il sonno e
aumentando il lavoro. Infine rimetti tutto nelle mani di Dio.
CALORE FISICO, CALORE LUSSURIOSO, CALORE SPIRITUALE
Secondo Speransky coloro che hanno zelo per la vita spirituale iniziano con
l’invocazione: « Signore, abbi pietà! », ma ben presto superano questa fase;
anche noi abbiamo sperimentato questo. La fiamma, una volta accesa, brucia da sola e
nessuno sa di cosa si nutra. Qui sta il mistero. Solo al momento in cui rientriamo in
noi stessi, troviamo nuovamente l'invocazione: « Signore, abbi pietà! » nei
nostri pensieri.
Le parole di questa preghiera sono: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi
pietà di me », oppure « Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me
».
La fiamma di cui parlo non si accende immediatamente, ma solo dopo molte
fatiche, quando sorge nel cuore un certo calore, che aumenta sempre più e che
brucia sempre più intensamente durante la preghiera interiore. La preghiera al
Signore, offerta dal profondo, genera calore spirituale. I Padri fanno una netta
distinzione fra tre tipi di calore:
1) calore fisico, che è cosa buona ed è il risultato della concentrazione delle nostre facoltà nella regione del cuore tramite l’attenzione e lo sforzo,
2) calore lussurioso e carnale, prodotto in noi dall’avversario,
3) e calore spirituale, sobrio e puro. Quest’ultimo è di due tipi: naturale — frutto cioè dell’unione tra la mente e il cuore — o dono della grazia.
L’esperienza c’insegna come distinguere i vari tipi.
Quest’ultimo calore è pieno di dolcezza e perciò desideriamo conservarlo, sia a
motivo della dolcezza in sé, sia perché reca la giusta armonia ad ogni cosa
interiore. Ma chiunque si sforzi di mantenere ed aumentare questo calore
unicamente a motivo della sua dolcezza, darà vita in se stesso ad una specie di
edonismo spirituale. Perciò coloro che sono sobri, non fanno attenzione a questa
dolcezza, ma cercano soltanto di essere saldamente radicati davanti al Signore,
arrendendosi completamente a Lui e affidandosi nelle sue mani. Costoro non si
adagiano nella dolcezza che promana da quel calore, né vi fissano la loro
attenzione. Ma è anche possibile concentrare tutta l’attenzione su questa
sensazione di dolcezza e di calore, deliziandosi in essa come in una camera o un
vestito caldo, e fermarsi a questo punto, senza cercare di salire più in alto.
Alcuni mistici non vanno oltre questo stadio, e lo considerano come il gradino
più alto raggiungibile dall’uomo: li immerge in una sorta di vuoto, in una
sospensione assoluta di qualsiasi pensiero. Si tratta in questo caso dello «
stato di contemplazione » raggiunto da alcuni mistici.
INTERIORITÀ E CALORE DEL CUORE
Il mondo spirituale è aperto a colui che vive interiormente. Restando nel nostro
intimo e contemplando la visione di un altro mondo, risvegliamo nei nostri
sentimenti spirituali una sensazione di calore, e, a sua volta, questa
sensazione di calore spirituale ci rende capaci di dimorare nell'intimo e risveglia la consapevolezza
dell'esistenza di una realtà spirituale interiore. La vita spirituale progredisce grazie
all'azione reciproca di questi due fattori: l’interiorità e
il calore. Colui che vive
questo sentimento interiore di calore del cuore si ritrova con lo spirito legato e
vincolato, ma lo spirito di una persona che manchi di questo calore vagabonderà
in continuazione. Perciò se desideri un’interiorità più costante,
sforzati di
ottenere il calore del cuore, ma sforzati anche di entrare e di rimanere nel tuo
intimo. Questo è il motivo per cui chi cerca unicamente di raccogliersi nella
mente
—
senza calore del cuore
—
fatica invano: in un attimo infatti tutto scompare. Non c’è
quindi nulla da stupirsi se, nonostante tutta la loro istruzione, gli scienziati
non riescono mai a raggiungere la verità: lavorano soltanto con la testa.
CALORE INTERIORE E ABITAZIONE NEL CUORE
Nella vita spirituale è molto importante riuscire a provare un sentimento di
calore. Chi prova questa sensazione è già raccolto in se stesso nel proprio
cuore. La nostra attenzione è sempre legata alla parte più attiva di noi, perciò
se il cuore è attivo
—
cosa che è resa manifesta da questa sensazione di calore
—
allora noi abitiamo nel cuore.
CONSERVARE IL CALORE E IL RACCOGLIMENTO
Non appena ti svegli al mattino, cerca di raccoglierti interiormente e di suscitare
in te un sentimento di calore. Questa deve essere considerata la tua situazione
normale: non appena essa cambia, puoi essere certo che qualcosa nel tuo intimo
non è in ordine. Dopo che al mattino sei riuscito ad ottenere questa condizione
di calore e di raccoglimento, devi svolgere tutti i tuoi compiti in modo tale da
non distruggere quest’ordine interiore e, non appena ne hai la possibilità, fa’
ciò che è in grado di favorire questa condizione. Non far mai nulla che possa
distruggerla, significherebbe diventare nemico di te stesso.
Datti invece come
regola la conservazione del raccoglimento e del calore, restando con il pensiero
rivolto a Dio. Questa sola cosa ti indicherà poi ciò che devi fare e ciò che
invece devi fuggire.
La Preghiera di Gesù è un aiuto potentissimo in questo. La sua pratica dovrebbe
diventare così a abituale da essere ripetuta incessantemente nel più profondo
del cuore. Ma
quest’abitudine non prenderà piede senza uno sforzo costante. Se ancora non
hai quest’abitudine, devi metterti al lavoro immediatamente. Ho l’impressione
che tu la pratichi solo quando reciti le orazioni previste: la Preghiera di Gesù
ha certamente il suo posto anche lì, ma devi praticarla incessantemente mentre
sei seduto e mentre cammini, mentre mangi e mentre lavori. Se non è saldamente radicata nel tuo cuore, lascia
perdere qualunque altra cosa e pratica unicamente la Preghiera di Gesù, finché
non si sia fissata
in te: questo compito è molto semplice.
Resta in piedi o siediti in atteggiamento di preghiera davanti alle icone e
riporta la tua attenzione dove c'è il tuo cuore, poi, senza fretta, recita la
Preghiera di Gesù ricordandoti costantemente della presenza di Dio. Continua così per
mezz’ora, un’ora o anche di più: agli inizi sarà un pò duro, ma una volta presa
l'abitudine, ti verrà spontaneo come il respiro.
Quando avrai stabilito questa disciplina interiore, la vita spirituale
—
o l'opera spirituale,come viene chiamata
—
inizierà in
te. A questo la prima cosa richiesta è una coscienza pura, irreprensibile non solo nei
confronti di Dio, ma anche di fronte agli uomini, a te stesso e addirittura di fronte agli
oggetti inanimati. Se qualche cosa, anche di poca importanza, s’insinua nei tuoi
pensieri e nelle tue parole e disturba la tua coscienza, pentiti subito
interiormente davanti a Dio che vede tutto e che metterà pace nella tua
coscienza.
Rimane poi la battaglia con i pensieri che continueranno spesso a ronzarti
attorno come zanzare fastidiose. Devi imparare da solo a vincerli: l’esperienza
ti sarà maestra. Voglio però darti almeno un consiglio: è normale che i pensieri
girino intorno alla testa e ciò non ha importanza; stai attento invece a quelli
che ti trafiggono il cuore come una freccia, lasciando un segno come la freccia
lascia una cicatrice. Mettiti subito all’opera e cancella questo segno con la preghiera,
rimpiazzandolo con il sentimento opposto. Ma se si mantiene il calore interiore, casi simili
sono rari e poco gravi.
TUTTO E' NELLE MANI DI DIO
Dove c’è lo zelo, lì è presente anche, come fiamma, la grazia dello Spirito
Santo. La fiamma viene alimentata dall’olio e l’olio spirituale è la preghiera.
Non appena1a grazia tocca il cuore, il seme della preghiera vi è deposto e subito la mente e il cuore
si volgono verso Dio: i pensieri divini allora nascono spontaneamente.
La grazia di Dio orienta l’attenzione della mente e del cuore verso Dio e la
tiene fissa su di Lui. Poiché la mente non resta mai inattiva, quando è rivolta
verso Dio pensa a Lui. Questo è il motivo per cui il ricordo di Dio è il
compagno fedele dello stato di grazia. Il ricordo di Dio non è mai ozioso ma ci
porta immancabilmente a meditare sulla perfezione di Dio e sulla sua bontà, la
sua verità, la creazione, la sua provvidenza, la redenzione, il giudizio e la
ricompensa. Tutte queste realtà insieme costituiscono l’universo di Dio o il
regno dello Spirito. Colui che è pieno dì zelo vive sempre in questo regno e,
nello stesso tempo, il vivere in questo regno aiuta e ravviva lo zelo. Ogni
elemento di questo regno è come un pezzo di legno per il
fuoco spirituale:
tieni sempre un po’ di questa legna a portata di mano e, appena ti
accorgi che il fuoco dello zelo diminuisce, prendi un pezzo di legno della tua
catasta spirituale e attizza il fuoco; vedrai che tutto andrà bene. Da tutti
questi moti spirituali si sprigionerà il timore di Dio e rimarrai in adorazione
davanti a Dio nel tuo cuore. Questo timore di Dio è il custode e il difensore
dello stato di grazia; immergiti in questo timore, rifletti profondamente su di
esso ed imprimitelo a fondo nella coscienza e nel cuore. Ravvivalo costantemente
in te ed esso a sua volta ti riempirà di vita.
La tua soffitta è esattamente come una cella nel deserto. Ti è possibile non
vedere né sentire nulla, puoi leggere un po’ e riflettere, puoi pregare e di
nuovo metterti a riflettere: non c’è bisogno d’altro. Ah, se Dio ci volesse
concedere il calore del cuore e fissarlo in noi. Una coscienza pura e una
preghiera incessante a Dio producono generalmente questo calore, ma tutto è
nelle mani di Dio.
Tratto da: CARITONE DI VALAMO, L'ARTE DELLA
PREGHIERA - Ed. GRIBAUDI, a cui si rimanda per le note e l'approfondimento.