Serge Bolshakoff

San Gregorio Sinaita e il suo insegnamento

 

 
San Gregorio Sinaita, con­temporaneo di Palamas, ricondusse in uso sul monte Athos la cosiddet­ta «preghiera dì Gesù» che più tardi, insieme con le idee esicastiche, eb­be grande influenza su San Nilo di Sora.

Questa preghiera è basata su quella del cieco del Vangelo e dice: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». È una preghiera giaculatoria praticata fin dal primi tempi del monachesimo e che tutti i monaci d'Oriente dovevano cono­scere; San Giovanni Climaco, per esempio, ne era a conoscenza e con il tempo furono elaborati parecchi metodi per recitarla.

Gregorio Sinaita nacque in Asia Minore; catturato insieme con il pa­dre e i fratelli dai Musulmani e poi liberato, pare fosse stato molto im­pressionato da questa sua esperienza. Egli si ritirò in un primo tempo a Cipro, poi sul monte Sinai dove fece professione e infine sul monte Athos; qui trovò monaci buoni e pii ma digiuni di mistica che addirittu­ra ignoravano il significato di mistica e di contemplazione.

Nel monaste­ro di Magula però vi erano tre monaci, Isaia, Cornelio e Macario, che recitavano regolarmente la preghiera dì Gesù. Il Sinaita costruì in Mace­donia tre monasteri e incominciò ad insegnare questa preghiera ai mo­naci; visitando poi città e province prese ad insegnarla nelle sue forme più alte a chiunque volesse.

Egli lasciò molti scritti fra cui i più famosi sono: 1) Utilissimi capitoli in acrostico; 2) Altri capitoli; 3) Rigorosa no­tizia sull'esichia e sulla preghiera; 4) L 'esichia e i due modi della pre­ghiera; 5) Come l'esicasta deve starsene seduto in preghiera e non alzar­sene presto.

 

 

La dottrina trinitaria

 

In sintesi la dottrina trinitaria di Gregorio Sinaita è la seguente:

Il Dio unico in tre Persone ha tre distinte Ipostasi per mezzo delle quali Egli si manifesta ed è conosciuto in ogni realtà, che è da Lui tenuta in vita e governata mediante il Figlio e lo Spirito. Nessuna delle tre Persone può essere nominata o pensata al di fuori dell'unità. Nell'uomo non so­lo l'anima è creata a immagine di Dio; anche il corpo, nella sua stessa struttura fisica e in rapporto alle leggi di natura, è come una manifesta­zione della Trinità Santa. L'anima umana poi, è fatta simile alla Trinità nel senso che la mente, la parola e lo spirito non esistono uno senza l'al­tro, sono sempre uno nell'altro, e tuttavia sono distinti fra loro.

Dopo la caduta la mente è condotta in giro come un prigioniero, e non può resistere al male se non rinnovandosi e pregando incessantemente, vivendo in Dio e unita a Dio sulla strada del ritorno a Lui.

La saggezza vera con­siste nella purezza e nell'impassibilità; la saggezza del mondo corrompe la mente facendovi pullulare una quantità di pensieri malvagi. L'azione dello Spirito Santo preserva il cuore dal male e lo libera dai vani pensieri e ne fa la dimora dello Spirito stesso che al cuore comunica quella gnosi (o conoscenza) pura e unica che è l'intuizione della Verità mediante la Grazia.

All'opera della salvezza, che comincia in noi con l'obbedienza, il digiuno e il pensiero costante della presenza di Dio, è necessaria la fe­de viva e operosa. Tutti i battezzati nel Cristo attraversano simbolica­mente le età della Sua vita:

- la Sua concezione è per noi un pegno dello Spirito Santo;

- la Sua nascita è simbolo del nostro sboccio al gaudio spi­rituale;

- il Suo battesimo nell'acqua è figura del nostro nel fuoco purificatore dello Spirito;

- la Sua trasfigurazione è il fonte della nostra contemplazione;

- la Sua crocefissione richiede la nostra morte al mondo;

- la Sua sepoltura simboleggia per noi la preziosa custodia nel cuore dell'a­more divino;

- la Sua risurrezione il risveglio dell'anima alla vita superio­re

- la Sua ascensione il superamento dei limiti sensibili e il rapimento della mente in Dio.

 

 

Le virtù

 

Le virtù sono come l'ossatura dell'uomo spirituale. Al pari delle ossa esse sono tutte essenziali ma alcune ne contengono in sé altre o addirittura le riassumono tutte; tali, per esempio, l'amor di Dio, l'umiltà e la pazienza che libera da ogni timore colui che la possiede in Cristo.

Le vir­tù si riducono a quattro capi: sapienza, fortezza, castità, verità; loro causa e principio è la Sapienza Divina.

Alcune virtù sono naturali, altre sono attive e la terza è Divina, e soltanto chi ha ricevuto il dono dello Spirito Santo può distinguerle nel loro potere, azione e qualità. L'esperienza c'insegna che la pratica del digiuno conduce all'astinenza che facilita la pre­ghiera notturna che a sua volta produce la pazienza; questa porta con sé la fortezza che rende possibile la solitudine nella quale fiorisce la pre­ghiera, intessuta di silenzio e di lacrime, sorgente dell'umiltà. Al di so­pra di queste stanno il ricordo costante dì Dio e la preghiera mentale, mentre l'amor di Dio, in sé e per sé, è il coronamento di tutte le virtù. Le passioni peggiori sono l'accidia e la fornicazione; la preghiera condu­ce l'uomo all'impassibilità.

 

 

La Preghiera di Gesù

 

Per la recitazione della preghiera di Gesù il Sinaita consiglia di sedersi al mattino su uno sgabello e di costringere la mente a discendere dalla testa nel cuore; in tale disposizione si deve incessantemente ripetere dal profondo della propria anima: «Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me», a lungo e fino alla stanchezza.

Si passa poi alla seconda parte della pre­ghiera: «Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me», e dopo averla più volte ripetuta si ritorna alla prima.

Non si ha da prestare alcuna attenzione ai pensieri che possono sorgere; continuando in questa intensa e interio­re supplica al Cristo i pensieri in breve svaniranno e i demoni, loro ispi­ratori, subiranno un'invisibile disfatta per virtù del nome Divino. La mente diventa progressivamente estranea alle cose materiali e pie­na di luce, misteriosamente unita a Dio in uno spirito solo.

Questa pre­ghiera ha come principio la purificazione del cuore per l'azione dello Spirito Santo, volgendolo al servizio Divino; il suo mezzo è il potere illumi­nante dello Spirito che apre la porta alla contemplazione, e il suo termi­ne è il rapimento della mente in Dio.

La preghiera e la virtù sono neces­sarie per conseguire l’unione con Dio; tuttavia sono, per così dire, il cor­po e le ossa. All'anima occorre la Grazia vivificante, cioè il fuoco dello Spirito Divino che muove il cuore e lo riempie di gioia, lo scalda e lo illumina e lo solleva; spazza via le fantasie del peccato e uccide i moti della carne. Otto cose diverse sono necessarie per la contemplazione. Con un'ulteriore ascesa diventano possibili la vera conoscenza ed il sacro ser­vizio spirituale, oltre i quali sì entra nella quiete, nell'ammirazione, nell'amore e nell'estasi da cui derivano, come da una sorgente di latte e miele, le gioie dello Spirito; e si diventa come incorporei e incorruttibili e la carne s'illumina come fuoco.