Giovanni Cassiano

 

LA VITA DELL'ABATE PINUFIO

 

 

Dalle Istituzioni cenobitiche

 

1. Il bene dell'obbedienza, che tra tutte le virtù tiene il primato, non ci permette di passa­re del tutto sotto silenzio il comportamento di coloro che diven­nero illustri per la pratica di questa virtù. Pertanto, venendo incontro alle aspirazioni e ai vantaggi dei più avan­zati, esporremo ora un esempio unico di umiltà. Esso è ricavato non dalla vita di un principiante, ma da un monaco giunto alla perfezione e, per di più, abate di un monastero.

Il ri­chiamo varrà, con la sua lettura, non soltanto a istruire i più gio­vani, ma anche a incoraggiare gli anziani a praticare in modo per­fetto la virtù dell'umiltà.

 

2. Abbiamo veduto di persona l'abate Pinufio. Quando an­cora egli era prete in un grande monastero dell'Egitto, posto non lontano dalla città di Panefisi, era divenuto oggetto di grande ve­nerazione per il rispetto dovuto alla sua vita, alla sua età e alla stessa dignità del suo sacerdozio. Perciò, vedendo che per questi motivi non gli riusciva di porre in atto l'umiltà, tanto desiderata dall'ardore del suo spirito, e nemmeno di avanzare nell'esercizio della sottomissione, a cui aspirava, fuggì nascostamente dal mo­nastero e si ritirò tutto solo nelle zone più remote della Tebaide. Giunto là, depose l'abito proprio dei monaci e si rivestì di indu­menti secolari. Quindi raggiunse il monastero di Tabennesi che egli sapeva essere di osservanza più rigorosa degli altri: era per­suaso, in questo modo, di passare ignorato per la lontananza del posto, e di poter facilmente occultarsi per la vastità del monaste­ro e per il gran numero dei fratelli.

 

3. Là egli dimorò per un periodo abbastanza lungo alle por­te del monastero, prostrandosi umilmente alle ginocchia di tutti i fratelli e chiedendo con preghiere insistenti di essere accolto.

Fi-nalmente venne ricevuto non senza molte riserve, come se lui, ormai vecchio e tardo, giunto ormai agli ultimi anni della vita, chiedesse l'ingresso al monastero in quell'età in cui non è più possibile compiacere alle proprie passioni. I fratelli erano inoltre convinti che egli non aspirasse alla vita monastica perché indotto da motivi religiosi, ma costretto soltanto dai bisogni dettati dalla fame e dall'indigenza, e perciò gli venne assegnata la cura e la cu­stodia del giardino, come a un vecchio ormai del tutto inadatto ad ogni lavoro.

 

4. Questo servizio egli lo compì sotto la guida di un altro fratello di lui più giovane, al quale egli era stato affidato, ed era a lui del tutto sottomesso, coltivando così la desiderata virtù dell'umiltà con tanta obbedienza che non solo accudiva alle cure del giardino tutti i giorni e con tutta dedizione, ma si dedicava pure a tutti quei servizi che a tutti gli altri riuscivano difficili e avvilen­ti, e che perciò venivano considerati pressoché ripugnanti. Per di più, anche in piena notte, egli si alzava nascostamente e compiva molti servizi senza che ci fosse alcun testimone e che alcuno se ne avvedesse grazie a quell'oscurità, e così nessuno aveva modo di sorprendere e di conoscere chi avesse compiuto quel lavoro.

Ri­mase nascosto in quella dimora per ben tre anni. Intanto però certi fratelli erano partiti per le varie parti di tutto l'Egitto allo scopo di ricercarlo, e così, finalmente, fu ravvisato da uno di loro che proveniva dalle regioni dell'Egitto, ma a stento poté essere riconosciuto a causa dell'umiltà del suo vestito e per la bassezza del lavoro, al quale era stato addetto.

 

5. Egli infatti, tutto curvo, con in mano un sarchiello, stava liberando dalla terra le radici degli ortaggi e poi, portando sulle sue spalle del letame, lo stendeva su di quelle. Il fratello, alla vista di quel fatto, dopo aver esitato a lungo senza riuscire a ricono­scerlo, decise finalmente di farsi più vicino e così poté osservare non solo più attentamente il suo volto, ma anche udire distinta­mente il suono della sua voce. Allora egli cadde all'istante ai suoi piedi.

Dapprima suscitò, per questo suo gesto, uno straordinario stupore in quanti erano lì presenti, i quali si domandavano per­ché si comportasse così nei confronti di uno, considerato in mez­zo a loro come un novizio e come l'ultimo per essere da ben poco tempo uscito dalla vita del secolo. Ma subito dopo essi furono presi da una meraviglia ben più grande, quando egli rivelò il nome di lui: infatti anche presso di loro quel nome era assai ben noto, circondato com'era da grande opinione.

 

6. Tutti i fratelli implorarono il suo perdono per la loro pas­sata ignoranza, poiché per tutto quel tempo essi l'avevano consi­derato e tenuto come uno dei giovani e dei novizi. E allora, per quanto egli fosse riluttante e in pianto perché si considerava de­fraudato, per l'invidia diabolica, della vita e dell'umiltà da lui lungamente cercata e finalmente e gioiosamente raggiunta, senza per questo aver meritato di finire la propria vita in quella sotto­missione che gli era riuscito di conseguire, i fratelli lo ricondusse­ro al loro monastero e lo custodirono con straordinaria vigilanza perché egli, di nuovo e in modo simile, non fuggisse in qualche altro luogo.

 

 

SECONDA FUGA DI PINUFIO

 

Dimorò colà ancora per poco tempo.

Ripreso nuovamente dallo stesso ardore desideroso di umiltà, approfittando del silen­zio della notte, riuscì a fuggire per raggiungere non già qualche zona vicina, ma regioni sconosciute e straniere, separate da gran­di distanze.

E così, salito su di una nave, cercò di raggiungere i territori della Palestina, credendo di potervi dimorare più nascosto se fosse riuscito a portarsi in luoghi, nei quali perfino il suo nome mai era stato udito. Quando vi fu arrivato, subito raggiun­se il nostro monastero, situato non lontano dalla grotta, nella quale s'era degnato di nascere dalla Vergine nostro Signore Gesù Cristo. Ma non poté rimanervi nascosto se non per un tempo molto breve, conformemente alla sentenza del Signore, allorché parla di una «città edificata sopra un monte» (Mt 5, 14). Infatti alcuni fratelli, giunti fino ai Luoghi Santi dall'Egitto per pregare, lo riconobbero e a forza di preghiere e di suppliche riuscirono a ricondurlo al loro monastero.

 

 

 

Continua.....

 

 GLI INSEGNAMENTI E LE NORME DETTATE DALL'ABATE PINUFIO