STAREC PARTENIO DI KIEV

 

 

VITA E SPIRITUALITA'

 


«Il conseguimento del vero stato di preghiera è cosa incredibilmente ardua, e sovente l'anima, in questo suo sforzo, si sentirà mancare, ma, ottenuta che sia, la preghiera rimarrà nel cuore come una piaga inguaribile che nulla potrà più cancellare; l'amor di Dio si acquista soltanto con la continua preghiera»

 

«Ogni mezzo sia da noi usato per acquistare la pace della mente che massimamente assicurano la preghiera e la solitudine»

 

«Per il monaco la via più sicura di salvezza è quella della solitudine vissuta in continua preghiera, poiché senza preghiera la solitudine è insopportabile e senza solitudine la preghiera è impossibile»


 

Fra quei mistici che non sono esplicitamente e direttamente legati all'insegnamento di Paisio Velickovskij e dei suoi discepoli i più famosi sono quelli di Kiev e fra essi, da ricordarsi per primo, lo starec Partenio della Laura di Kiev, nato in provincia di Tula nel 1790 e il cui nome, da secolare, fu Pietro Krasnorevcev.

Entrato a suo tempo nella scuola ecclesiastica della sua provincia, una notte aveva avuto la visione di una colomba bianca librantesi su di lui e «da quel momento, scrisse egli in seguito, il mio cuore si riempì di indicibile dolcezza e del desiderio di qualcosa di non terreno. Nulla nel mondo poté più attrarmi, tutto mi apparve disgustoso e a tutto divenni indifferente; mi fu di peso vivere insieme con gli altri».

I suoi genitori, l'altro figlio dei quali, Basilio, già era monaco, avevano tanta stima della saggezza di Pietro, da chiedere sempre il suo consiglio prima d'intraprendere checchessia. Nel 1814 egli che precedentemente e in seguito ad un'altra visione era entrato nel seminario di Tula, andò a Kiev per un pellegrinaggio e visse alcuni mesi nella Laura, senza tuttavia potervi entrare stabilmente fino al 1819 per l'opposizione dei genitori che non volevano separarsi da lui; finalmente, nel 1824 Pietro fece la sua professione religiosa nelle mani dell'archimandrita Antonio e in religione assunse il nome di Pafnuzio; in seguito fu nominato diacono e consacrato prete e fu appunto in questo periodo che fu gratificato di mirabili visioni.

Nominato confessore della Laura nel dicembre 1830, egli che personalmente mai conobbe le tentazioni della carne, ebbe molto a stupirsi e rattristarsi per le manifestazioni delle fragilità umana e si convinse che la preghiera è l'unica salvezza contro le incessanti suggestioni diaboliche.

Il 1° giugno 1838 il metropolita Filarete di Kiev ricevette la professione di Pafnuzio a megaloskemos per la quale egli assunse il nome di Partenio e in virtù della quale prese a celebrare quotidianamente la Liturgia e a recitare gli uffici e le preghiere prescritti.

Nel corso di una visione la Madonna gli disse che far professione di megaloskemos significa votarsi alla preghiera per il mondo intero e l'arcivescovo Antonio di Voronez, grande mistico egli stesso, così ebbe a scrivergli: «La professione di megaloskemos consiste nell'altezza e profondità incommensurabili della umiltà cristiana fondata sulle parole medesime del nostro Salvatore Gesù Cristo: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore". Così facendo si trova la pace dell'anima, ché queste poche parole racchiudono il mistero della nostra salvezza».

Ad un certo momento Partenio, da lungo tempo stanco della sua fatica di direttore spirituale, smise di ricevere gente ma una visione lo costrinse a riprendere il suo compito; la morte sopraggiunse per lui il venerdì santo dell'anno 1855 e la sua sepoltura ebbe luogo il lunedì di Pasqua. I numerosi e brevi scritti dì genere pedagogico ed esortativo che egli lasciò furono poi raccolti e pubblicati dopo la sua morte.

 

 

La spiritualità di Partenio

 

Assai diversa da quella dei Reclusi di Zadonsk, la spiritualità di Partenio non ha in sé niente di triste o morboso ma piuttosto irradia serenità:

 

«La solitudine e la preghiera, scrive Partenio, sono al di sopra di ogni cosa eccellenti e colui che ha raggiunto lo stato di preghiera non ha più tempo per pensare alle cose terrene, sente il peso dei rapporti e delle conversazioni umane come pure di ogni altra cosa che lo stacchi dal Signore. Il conseguimento del vero stato di preghiera è cosa incredibilmente ardua, e sovente l'anima, in questo suo sforzo, si sentirà mancare, ma, ottenuta che sia, la preghiera rimarrà nel cuore come una piaga inguaribile che nulla potrà più cancellare; l'amor di Dio si acquista soltanto con la continua preghiera».

 

Lo starec specifica però che ogni nostro sforzo per conseguire la preghiera continua può ricevere coronamento soltanto mediante la Grazia:

 

«Senza l'ausilio divino l'uomo non può rispondere né della sua vita corporale né delle condizioni dell'anima sua; privato dell'assistenza di Dio egli non sarebbe neppure in grado di toccare la soglia della sua stanza. Alla volontà umana compete unicamente il desiderio del bene e la ricerca dei mezzi appropriati per raggiungerlo, ma Dio solo può realizzare il bene e portarlo a compimento; il male, invece, ha origine esclusivamente in noi.

Se vogliamo evitare la confusione di mente e conservare lo spirito di preghiera dobbiamo sottrarci a trattenimenti e conversazioni, a tutto preferire la solitudine e meditare sovente sulla morte.

Se vogliamo possedere la purità perfetta dobbiamo guardarci da ogni attaccamento, sia pure spirituale, a cose e persone; dobbiamo amare il prossimo come noi stessi; di amore perfetto, ma senza avviticchiarci a nessuno, né dobbiamo desiderare la presenza della persona amata o godere al pensiero di essa.

Ogni mezzo sia da noi usato per acquistare la pace della mente che massimamente assicurano la preghiera e la solitudine».

 

La perdita della pace di mente, dono della Grazia, è per Partenio la sciagura più grande:

 

«La perdita della Grazia è la più terribile di tutte; nulla è più miserabile della condizione dell'uomo escluso dalla Carità e ben raramente si può riacquistare la Grazia perduta se non per mezzo dì atti eroici. Dobbiamo perciò vigilare continuamente ché se la Grazia ci è liberamente data per misericordia Divina, tutti i nostri sforzi sono necessari per conservarla».

 

Il grado più alto di vita spirituale consiste nell'abbandono completo alla volontà di Dio, afferma Partenio:

 

«La povertà assoluta per amore di Cristo è immensa ricchezza per l'anima, ma richiede forte e incrollabile fiducia nella Divina Provvidenza. Conserva questa fiducia senza venir meno e Dio non permetterà mai che ti manchi il pane od altra cosa, ma se lasci adito al sia pur minimo dubbio o cerchi l'aiuto degli uomini o confidi in te stesso, dalla Provvidenza sarai a te stesso abbandonato; nell'oscurità Pietro poté camminare sulle acque finché non dubitò nel suo cuore. La Divina Provvidenza non conosce limiti a nostro riguardo e Dio invisibilmente ci conduce; nulla avviene senza che Egli lo voglia e ad ogni cosa è stato fissato il giorno e l'ora. Confida in Dio ed Egli avrà cura dite, ma se incominci ad affannarti per la tua sorte la Sua onnipotente Provvidenza si ritrarrà anche se il Suo aiuto non vena ugualmente meno».

 

Partenio ricorda ancora che l'abbandono alla Provvidenza Divina ci può essere suggerito soltanto dallo Spirito Santo presente nel nostro cuore:

 

«Lo Spirito Santo abita nei cuori semplici e mitezza e semplicità, più delle altre virtù, attirano su di noi la misericordia di Dio e la Grazia; alla semplicità interiore deve corrispondere un'adeguata semplicità di comportamento esterno che ne è la manifestazione...

Per il monaco la via più sicura di salvezza è quella della solitudine vissuta in continua preghiera, poiché senza preghiera la solitudine è insopportabile e senza solitudine la preghiera è impossibile; al di fuori della preghiera non c'è unione con Dio e senza unione con Dio la salvezza è tutt'altro che sicura».

 

 

Tratto da: Serge Bolshakoff, INCONTRO CON LA SPIRITUALITA’ RUSSA, Società Editrice Internazionale – Torino, a cui si rimanda per le note e l’approfondimento.