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PAFNUZIO
VITE DI MONACI COPTI
Il racconto di apa Pseleusio, discepolo di Giovanni, a Pafnuzio

L'asceta Giovanni
Egli da giovane non si prese una moglie, e progrediva in ogni cosa. Egli era vergine fin dalla fanciullezza e sfuggiva ogni contatto con le donne, avendo timore della parola che è scritta: « Chi guarderà una donna per desiderarla ha già commesso peccato con lei nel suo cuore» (Mt. 5, 28), e « il desiderio ha concepito e ha partorito il peccato, e il peccato divenuto adulto ha generato la morte » (Giac 1, 15). Ed egli avanzava così con ogni umiltà e quindi vide un sogno, come se vedesse di fronte a sé un uomo glorioso che gli diceva: « Nessuno può servire due padroni; o ama l'uno o lo odia (Mt. 6, 24). Così è anche per te, fratello mio Pseleusio, che ti sei proposto un compito buono secondo che è scritto nell'Apostolo: "Nessun soldato si immischia [nelle faccende della vita, per essere gradito a Colui che] lo ha fatto soldato. E se uno è un atleta non prende la corona se non combatte bene” (2Tim 2, 4-5). Tu vincerai a destra e a sinistra ». E subito divenne invisibile quello che parlava con lui ed egli cessò dì vederlo.
Un vecchio, provvisto della conoscenza delle Scritture, abitava presso Giovanni e questi andava spesso da lui e lo interrogava circa le letture che venivano fatte nella chiesa, ed egli era molto amante dei poveri, e spesso gli confidava le sue preoccupazioni e quello lo incoraggiava con le Sacre Scritture. Dunque, quando fu mattina, andò da lui e gli raccontò il sogno che aveva visto affinché lo consigliasse. Il vecchio gli disse: « rinuncia a tutto ciò che hai, prendi la tua croce e segui il tuo Signore e lascia i morti seppellire i loro morti (Mt. 8, 22). Non hai udito il Signore che proclama nei Vangeli: "Nessuno che ponga mano all'aratro e si volti indietro si dirige al Regno dei cieli"? (Lc. 9, 62). E questa espressione "guarda indietro", indica le preoccupazioni del mondo vano e le sue materie e che noi non le conosciamo. Ora, dunque, mio caro fratello, non vorrei che tu andassi e mi lasciassi, a causa della tua sapienza e del tuo venire da me che è pieno di utilità. Ma io, d'altra parte, voglio che tu avanzi nella vocazione che ti è stata assegnata. Sorgi e vai dai fratelli che ti vestano con l'abito monacale, ed essi ti insegneranno come ti conviene comportarti ».
E quindi egli andò, secondo che il vecchio aveva detto. Andò dai fratelli nel luogo chiamato [breve lacuna] e molto debole, mentre il suo viso e tutto il suo corpo erano molto pallidi a causa della grande ascesi, secondo che è scritto: « Ali di colomba dipinte d'argento e i lati del collo del colore dell'oro »(Sal. 67, 14). Egli disse ciò a proposito del levare le braccia del vecchio nel modo delle ali, secondo le Scritture, e il fulgore dell'argento lo assomigliava alle preghiere sante e il colore dell'oro al pallore delle ascesi secondo che è scritto: « Beati i puri di cuore perché essi vedranno Dio » (Mt. 5, 8).
Egli era un primogenito e faceva veglie molto spesso e mangiava molto spesso erbe selvatiche come Giovanni Battista del quale hanno testimoniato che il suo cibo erano locuste e miele selvatico (cf. Mt. 3, 4) [breve lacuna] per la purezza del suo cuore e la purezza del suo corpo ».
Disse il padre santo apa Pseleusio: « Egli vede molte visioni spesso ed ogni cosa che dice si avvera. Egli vedeva nelle sue visioni come Daniele che aveva visioni ».
Disse ancora apa Pseleusio: « Dopo che venni da lui, cioè quello di cui ho parlato prima, cioè Giovanni, del quale ho raccontato tutte queste cose, egli mi accolse con grande cordialità e non trovai nulla nella sua residenza se non soltanto tre pani per gli stranieri che fossero capitati, perché non si dicesse che il vecchio non mangiava pane. E dopo che rimasi presso di lui lo pregai che mi mettesse l'abito monacale e gli chiesi se non gli dispiacesse di darmi gli insegnamenti opportuni per l'edificazione monacale. E mi disse: "No, fratello mio Pseleusio. Sta scritto: Le tue parole furono dolci nella mia gola, o Signore, più del miele sulla mia bocca (Sal 119, 103). Poiché mi hai chiesto, figlio mio, circa l'insegnamento: Siate ornati per le cose esteriori, e saporiti col sale, come il Salvatore disse nel Vangelo ai suoi apostoli: Voi siete il sale della terra (Mt 5, 13), siate pacifici e misericordiosi; come il nostro Signore (anche) disse: Ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi, siate furbi come serpenti e semplici come colombe (Mt. 10, 16). Egli li mandò come pecore ma non raccomandò di imitare l'incuria delle pecore e di non preoccuparsi dei pensieri dei demoni [breve lacuna] rilassati, né di porre il cuore nel mangiare e nel bere e nel piacere, perché il nostro nemico il diavolo cammina tendendo insidie all'uomo ghiottone, come un leone, cercando di divorare le nostre anime".
Dopo che ebbi passato alcuni giorni presso di lui mentre egli mi diceva queste e simili parole, gli chiesi che mi conducesse in un posto da solo. E cosi mi portò qui e rimase presso di noi alcuni giorni finché mi insegnò la vita solitaria nel deserto e mi diede delle regole e il modo di combattere i pensieri dei demoni ed il combattimento aspro. Egli mi lasciò da solo finché il mio fratello Zabulon venne da me.
Aniano e Paolo
E io, Pafnuzio, gli dissi: « Ti
prego di rivelarmi quello che hai visto ». Allora rispose il vecchio e mi disse:
« Poiché tu me lo chiedi te lo dirò e nulla ti sarà nascosto. Ciò che è nascosto
presso gli uomini lo Spirito te lo rivela ».
Gli dissi: « Per favore, padre mio, non lasciar fuori il tuo servo ».
Egli rispose dicendomi: « Poiché me l'hai chiesto te lo dirò ». Disse: « Andai
per un po' nel deserto interiore, per due giorni di cammino, e trovai delle
piccole palme in una valle ed una fonte di acqua e degli alberi intorno
all'acqua. Sedetti presso la fonte per riposarmi un pò essendo stanco per il
viaggio, dicendo: «Vi è un fratello qui o no?". Mentre pensavo cosi guardai e
vidi un uomo; vi erano delle palme e portarono un po' d'acqua perché
bevessi.
Io volevo rimanere presso di loro in quel luogo, ma mi ricordai del mio fratello
Zabulon e non potei starne lontano, come dice l'Apostolo: “Pur essendosi aperta
per me una grande porta nel Signore, non riposai nel mio spirito [poiché non
trovavo] Tito mio fratello" (2 Cor. 2, 12-13). E ancora: "Io ho piantato, Apollo
è colui che raccolse, Dio Colui che fece crescere" (1Cor. 3, 6).
Io dissi loro: "In che modo siete venuti qui? E che cosa mangiate e quali sono i
vostri nomi e di dove siete e come fate le sinaxeis stando qui?".
Essi dissero: "Siamo originari di Suan e andavamo d'accordo fin da quando
eravamo nel mondo, essendo amici fra noi. Andavamo insieme alla chiesa tutte le
sere e le mattine, per ascoltare le Sacre Scritture che venivano lette e le
letture nel Vangelo: Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me, e
chi non prenderà la sua croce e mi seguirà, non è degno di me (Mt. 10, 37-38).
Dopo che udimmo queste parole di vita dalla bocca del nostro Signore Gesù Cristo
nostro Salvatore amante degli uomini, ed altre simili, cioè: Chi ama la sua
anima la perderà e chi perderà la sua anima a causa mia la troverà, ed inoltre:
Se l'uomo guadagna tutto il mondo e perde la sua anima, che cosa darà l'uomo in
cambio della sua anima? (Mt 16, 25-26). Dopo che udimmo ciò fummo d'accordo fra
noi, e la parola di Dio fu dolce per noi più che il miele e la cera, e fissammo
fra noi un giorno per andarcene dalla città.
Restammo qualche giorno dicendo: Forse sono i demoni che ci tentano. Ma
dopo che riconoscemmo che era il pensiero buono che ci chiedeva di non
scoraggiarci, demmo il superfluo ai poveri, prendemmo
un po' di pane, ed uscimmo dalla città, salimmo su una piccola barca e andammo
alla montagna nel luogo chiamato pKooh e restammo con dei santi fratelli che
erano in quel luogo, poiché vi era abbondanza in quel tempo, secondo
Dio.
tratto da: VITE DI MONACI COPTI - Città Nuova Editrice a cui si rimanda per l'approfondimento.