Sergio Bolsakov

INCONTRI CON LA PREGHIERA DI GESU’:
PADRE MISAELE
(Monastero San Panteleimon, Monte Athos)

Ho incontrato il Padre Misaele sul Monte Athos nel 1957; era addetto alla Foresteria di San Pantelei­mon. Di alta statura, diritto, intelligente, sveglio di memoria, accogliente e saggio. Era arrivato all'Athos nel 1896, e amava raccontare il suo passaggio per Mosca - al momento dei preparativi per l'incoronazio­ne dell'Imperatore Nicola II che egli venerava assai, come lo starec Michele di Valaam - mentre era in viaggio verso la Santa Montagna.

Mi trovavo un giorno nella mia bella stanza della Foresteria, sui cui muri stavano appesi i ritratti dell'Imperatore Alessandro III con la moglie Maria, e del Metropolita Filarete di Mosca. Le finestre davano sul balcone coperto di glicini in fiore, ed erano spalancate. Si potevano vedere, in basso, i vasti edifici dell'enor­me Monastero, la chiesa, i giardini; poi le montagne, il cielo azzurro cupo illuminato dal sole del mattino. Seduto presso una finestra, esaminavo il manoscritto dei Racconti di un Pellegrino Russo, che avevo trovato negli archivi della magnifica biblioteca del Monastero. Il manoscritto era vergato con cura, da mano esperta, e la data del suo ingresso negli archivi era di molto anteriore a quella della pubblicazione dei Racconti a cura dell'Archimandrita del monastero di Kazan di Cermissis. Mi interessò assai scoprire, raffrontando il manoscritto con il testo pubblicato, che in quest'ulti­mo mancavano molti brani, e perfino due lunghi racconti.

Sentii bussare alla porta, e il Padre Misaele entrò in camera.

-  Ho detto al domestico Basilio di portarvi del thé, con pane e marmellata, per rifocillarvi un pò.

-  Avete troppi riguardi per me, Padre Misaele: questo mi confonde.

-  Fratello caro, come potrei non aver cura di voi? Siete un visitatore raro. I visitatori russi ortodossi giungono qui ormai di rado; non è più come una vol­ta: ora ne arrivano pochi, e solo per una breve visita. Vengono soprattutto stranieri di ogni nazione, cattoli­che, protestanti, ma più spesso ancora semplici curiosi, senza alcun interesse religioso. Vengono, vanno da un monastero all'altro: bisogna far loro vedere tutto, e avere qualcuno sempre a disposizione unicamente per questo. Vedo che vi state occupando di un manoscrit­to; è scritto assai bene, e in russo.

-  Sapete, Padre Misaele: io lo ritengo l'originale dei Racconti di un Pellegrino. Penso che il Pellegrino abbia visitato la Santa Montagna e scritto la sua storia per il Padre Gerolamo Solomensev, allora confessore. Quando l'Archimandrita di Kazan ha pubblicato que­sto manoscritto, ha fatto molte omissioni, anche di due lunghi racconti.

-  Diamine! E perché mai li ha omessi?

-  Le piccole omissioni si spiegano facilmente. Il Pellegrino è severo verso i teologi di professione, mol­ti dei quali sono divenuti Vescovi. Un simile spirito critico poteva dispiacere ai prelati, e l'Archimandrita di Kazan non desiderava certamente avere difficoltà con la Gerarchia. Il Pellegrino criticava fortemente la Scolastica decadente che allora si insegnava. I due lun­ghi racconti, invece, sono stati omessi per non scanda­lizzare i lettori, specialmente monaci. Dopo tutto, il racconto è opera di un laico, scritta unicamente per il suo confessore, e non per essere pubblicata.

-  Di che cosa parla, in questi racconti?

-  Nel primo, che nel libro è privo dell'inizio, il Pellegrino racconta come passò una notte in un alber­go sospetto, e come si risvegliò quando una troika guidata da un cocchiere ubriaco venne a urtare contro la casa, proprio sotto la finestra della camera in cui egli dormiva.

Ma nel manoscritto si racconta come il Pellegrino fu tentato da una donna di quell'albergo e come risve­gliatosi in lui il desiderio sessuale, la Preghiera abitual­mente incessante si arrestò bruscamente. Il Pellegrino fu salvato dal peccato per l'incidente raccontato. La donna, per parte sua, essendo rimasta paralizzata al momento dell'incidente, fu guarita più tardi dalla pre­ghiera del Pellegrino. Il secondo racconto riguarda una ragazza che fu salvata da un pericolo simile dalla Preghiera di Gesù.

-  Davvero, la Preghiera di Gesù è una grande cosa, soggiunse Padre Misaele. Essa salva veramente dalla morte e dalla vergogna. Ed è vero anche che la Pre­ghiera abituale si arresta quando vi prende il desiderio voluttuoso. Allora occorrono grandi sforzi per ri­prenderla.

-  Se è Così, come può la gente comune praticare questa Preghiera?

-  Non c'è paragone. Il matrimonio benedetto è una cosa, e l'attrattiva sregolata eccitata nel Pellegrino da quella donna, è tutt'altra cosa; è disordine e adulterio. Naturalmente, l'Archimandrita pensava che simili rac­conti potessero turbare quelli che non valutano le cose correttamente. E voi sapete che chi scandalizza i piccoli non sfugge al castigo: nel Vangelo si legge: sarebbe meglio, per il seduttore, non essere mai nato.

Il demonio è assai astuto. Se non riesce con un tranello, ne inventa un altro. Può perfino portare alla rovina servendosi di questa grande Preghiera, se non siamo umili. Capite questo? Io sono venuto qui molti anni fa, nel 1896. Ho visto il Padre Stratonico, ammi­rato dal Padre Silvano: l'Archimandrita Sofronio parla di lui nel suo libro, e anche il Padre Ilarione, autore del volume: Sulle montagne del Caucaso. Il Padre Ilarione viveva sul Caucaso da eremita. Il suo bel li­bro ha già avuto due edizioni, ed ha superato la censu­ra ecclesiastica. Ebbene, il Padre Ilarione non era un teologo di mestiere. E’ possibile che alcune sue pagine siano poco chiare, o suscettibili di interpretazioni erra­te; ma la sua fede era irreprensibile. Il suo libro capitò nelle mani di due monaci nobili e ben educati, il Pa­dre Antonio Bulatovic, dello skit di Sant'Andrea, il Padre Alessio Kyrievskij, del nostro monastero. E tra loro cominciò una contesa: per il primo, il libro di Padre Ilarione è il vertice della saggezza, per il secon­do è pieno dt eresie. Molti monaci furono a poco a poco coinvolti nella controversia, e allora cominciaro­no dei disordini. Centinaia di monaci russi furono de­portati dal Monte Athos per porre fine a tanto scompi­glio. Poi sopravvenne la prima guerra mondiale, e i monasteri russi cominciarono a spopolarsi. Oggi ri­mangono solo i vecchi: non c'è gioventù, nel nostro monastero.

Se i Padri Antonio e Alessio fossero stati veramen­te occupati dalla Preghiera dt Gesù, in tutta umiltà di cuore, non sarebbero mai venuti a contesa. L'assenza di umiltà rende la Preghiera del tutto superficiale ed esteriore: un simulacro di vera preghiera. I dissensi in una comunità di religiosi dimostrano la mancanza di carità fraterna, che esigerebbe una preghiera vera, umi­le e continua. Chi è orgoglioso, intollerante e autorita­rio, non deve praticare la Preghiera di Gesù, se pregan­do continua a peccare e non se ne pente. In questo caso, la Preghiera è per lui una condanna, come per chi si accosta indegnamente al sacramento dell'Euca­ristia.

-  Come riconoscere, Padre Misaele, colui che prati­ca correttamente la Preghiera di Gesù?

-  È facile riconoscere uno così: egli non giudica nessuno. Si racconta dell'Archimandrita di Optino, il Padre Isacco, questo fatto: quando alcuni monaci veni­vano a lagnarsi gli uni degli altri, li ascoltava con atten­zione, poi diceva: «Come, ti ha detto simili parole, e per di più ti ha percosso? Questo è un male intollera­bile in un monastero». E terminava sempre con la stessa ingiunzione: «Va', Padre mio, e chiedi perdono a colui che ti ha ingiuriato e colpito». - «Ma se mi ha offeso e percosso?» - «Sta bene: ma Cristo ha detto: "Se qualcuno ti percuote su una guancia, tu presentagli anche l'altra", Tu sei pieno di voglia di battere il tuo fratello. Egli non avrebbe potuto offenderti senza qualche tua colpa. Fino a che punto hai provocato il tuo fratello? Va', e chiedigli perdono». Il Padre Isacco non giudicava nessuno. Se i Padri Antonio e Ale­ssio l'avessero imitato, tutta quella triste storia che ti ho narrato non avrebbe avuto luogo.

Sii sempre nella pace, fratello Sergio, e sarai salvo.