MACARIO IL GRANDE



OMELIE SPIRITUALI

OMELIA 33: PREGHIERA E INABITAZIONE

OMELIA 40: PREGHIERA E CARITA'

OMELIA 41: CON UN CUORE UMILE E POVERO

OMELIA 42: LA LOTTA INTERIORE

 

Omelia 33

PREGHIERA E INABITAZIONE

1.  La nostra preghiera non deve consistere in atteggiamenti del nostro corpo: gridare, rimanere in silenzio, oppure piegare le ginocchia; dobbiamo piuttosto attendere con un cuore sobrio e vigilante che Dio venga e visiti l'anima introducendosi per tutte le sue vie d'accesso, i suoi sentieri e i suoi sensi. E così, solo se il nostro cuore è radicato in Dio, potremo far silenzio quando si deve fare silenzio e potremo alzare la voce e pregare levando grida quando si deve gridare. Come il corpo quando è intento a un'occupazione vi si applica interamente, tutto preso dal lavoro, e tutte le sue membra si prestano mutuo soccorso, così anche l'anima tutta, senza lasciarsi sviare né distrarre dai pensieri, deve darsi alla supplica e all'amore per il Signore, deve impegnarsi con tutte le sue forze, raccogliersi, radunare tutti i suoi pensieri e consacrarsi all'attesa del Cristo.

2.  Egli allora la illuminerà, le insegnerà la vera supplica, le farà dono di una preghiera pura, spirituale, degna di Dio e dell'adorazione in spirito e verità. Chi è dedito al commercio non si preoccupa soltanto di realizzare un guadagno, ma cerca di maggiorarlo e accrescerlo in tutti i modi passando da un progetto all'altro, correndo da un espediente all'altro, e sempre si affretta da ciò che non arreca profitto a ciò che è più redditizio. Così anche noi dobbiamo disporre la nostra anima in molti modi e con arte per ottenere il vero e grande guadagno, Dio che ci insegna a pregare in verità. Così il Signore troverà riposo nella buona volontà dell'anima, farà di essa il suo trono di gloria, vi si assiderà e vi riposerà. Questo abbiamo sentito dire dal profeta Ezechiele a proposito degli animali spirituali aggiogati al carro del Signore; ce li presenta infatti tutti coperti di occhi come è l' anima che porta Dio, o piuttosto che è portata da Dio: essa infatti diventa tutto occhio.

3.  E come una casa abitata dal padrone è tutta ben ordinata, bella, adorna, così anche l'anima ove il Signore abita e dimora è adorna di ogni bellezza. Essa ha come suo ospite e guida il Signore con i suoi tesori spirituali. Guai a quella casa dalla quale è partito il padrone e in cui non vi è il Signore! Sarà deserta, devastata, colma di ogni sozzura e disordine. Là, secondo la parola del profeta, dimorano struzzi e demoni; in una casa abbandonata infatti vi sono gatti, cani e ogni sorta di impurità. Guai a quell'anima che non si rialza dalla sua funesta caduta e che non diventa dimora del buon padrone di casa, il Cristo, ma rimane nella sua impurità e ospita in essa quanti la convincono o la forzano a odiare il suo Sposo e vogliono corrompere i suoi pensieri lontano dal Cristo.

4.  Ma quando il Signore vede che l'anima si raccoglie con tutte le sue forze, che sempre cerca il Signore, lo attende giorno e notte e grida a lui, secondo il comandamento con il quale ha ordinato di pregare incessantemente in ogni situazione, allora le farà giustizia, come ha promesso, la purificherà da ogni sua malizia e la farà comparire dinanzi a sé quale sposa pura e senza macchia. Se tu credi che tutto questo è vero, e lo è, bada a te stesso, vedi se la tua anima ha trovato la luce che la guida, il vero cibo e la vera bevanda, cioè il Signore. Se non li hai, cerca giorno e notte perché tu possa riceverli. Quando vedi il sole, cerca il vero sole perché sei cieco. Quando contempli la luce, guarda nella tua anima se hai trovato la luce vera e buona. Tutte le realtà visibili, infatti, sono ombra delle vere realtà dell'anima. Oltre l'uomo visibile, infatti, ve n'è un altro interiore con occhi che Satana ha accecato e orecchie che egli ha reso sorde. E Gesù venne a risanare quest'uomo interiore.   A Lui gloria e potenza con il Padre, lo Spirito santo nei secoli. Amen.

 

 

Omelia 40

PREGHIERA E CARITÀ

1 Quanto all'ascesi visibile e [quanto a sapere] quale opera sia più grande e prioritaria, questo dovete sapere, diletti, che tutte le virtù sono legate le une alle altre come in una catena spirituale. L'una è connessa all'altra: la preghiera alla carità, la carità alla gioia, la gioia alla mitezza, la mitezza all'umiltà, l'umiltà al servizio, il servizio alla speranza, la speranza alla fede, la fede all'obbedienza, l'obbedienza alla semplicità.  D'altra parte anche i mali sono legati l'uno all'altro: l'odio alla collera, la collera all'orgoglio, l'orgoglio alla vanità, la vanità alla mancanza di fede, la mancanza di fede alla durezza di cuore, la durezza di cuore alla negligenza, la negligenza all'indolenza, l'indolenza all' acedia, 1 'acedia all'impazienza, l'impazienza all'amore per il piacere. E le altre membra del vizio sono legate le une alle altre. Così anche dall'altra parte, nel bene, le virtù sono legate e connesse le une alle altre.

2.  La perseveranza nella preghiera è il punto capitale di ogni buona sollecitudine e culmine di tutte le opere; per essa possiamo ogni giorno venire in possesso anche delle altre virtù chiedendole a Dio. Essa procura per quanti ne sono giudicati degni la comunione con la santità di Dio e con la forza dello Spirito e l'unione al Signore della disposizione interiore in una indicibile carità. L'amore spirituale, infatti, fa bruciare di passione divina e di ardente desiderio di Dio chi si costringe ogni giorno a perseverare nella preghiera, e questi riceve la grazia della perfezione santificante dello Spirito.

3.  Domanda: Alcuni vendono i beni, danno la libertà agli schiavi e osservano i comandamenti, tuttavia non cercano di ricevere lo Spirito in questo mondo. Così vivendo entrano nel regno dei cieli?

Risposta:  E un discorso delicato. Alcuni infatti dicono che vi è un solo regno e una sola geenna, ma noi asseriamo che vi sono molteplici gradi, differenze e misure sia nel regno che nella geenna. Come vi è un'unica anima per tutte le membra ed è lei che in alto lavora nel cervello e in basso muove i piedi, così anche la divinità contiene tutte le creature del cielo e quelle del profondo abisso e ovunque riempie la creazione, benché esista anche al di fuori delle creature poiché non ha misura né limite. La divinità ha cura degli uomini e dispone di ogni cosa secondo ragione. E poiché alcuni pregano senza sapere che cosa cercano, altri digiunano, altri adempiono un servizio, Dio che è un giudice giusto dà a ciascuno la ricompensa secondo la misura della sua fede. Quello che fanno, lo fanno per timore di Dio, ma costoro sono tutti figli, re, eredi.

4.  Nel mondo alcuni sono omicidi, altri dissoluti, altri ladri, alcuni invece distribuiscono i loro beni ai poveri. Il Signore ha cura di questi e di quelli. A quelli che fanno il bene dona il riposo e la ricompensa. Vi sono infatti misure abbondanti e misure esigue, e pure nella luce e nella gloria vi è diversità. Anche nella geenna e nel castigo vi sono stregoni e ladri e altri che hanno commesso colpe lievi. Ma quanti affermano: "C'è un unico regno e un'unica geenna, e non vi sono gradi diversi" hanno torto. Quanti ve ne sono ora nel mondo che frequentano i teatri e si danno ad altri disordini e quanti ve ne sono che pregano Dio e lo temono. Dio si occupa di questi e di quelli quale giusto giudice prepara il riposo per gli uni e il castigo per gli altri.

5.  Vi sono uomini che, attaccati ai carri i cavalli, li guidano lanciandosi gli uni contro gli altri perché ciascuno lotta per abbattere e vincere l'avversario; così nel cuore di quanti lottano vi è un teatro nel quale gli spiriti malvagi combattono contro l'anima, mentre Dio e gli angeli contemplano la lotta. Ad ogni istante l'anima genera molti nuovi pensieri, e ugualmente anche la malizia dentro al cuore. L'anima possiede molti pensieri segreti e li produce e li genera ad ogni momento, e pure la malizia possiede molteplici pensieri e attività e ad ogni momento genera nuovi pensieri contro l'anima. Il cuore infatti è un auriga che aggioga il carro dell'anima, tiene le redini dei pensieri e corre contro il carro di Satana, giacché anche questi ha allestito il suo contro l'anima.

6. Domanda: Se la preghiera è un riposo, come mai alcuni dicono: "Non possiamo pregare" e non perseverano nella preghiera?

Risposta:  Il riposo stesso, quando abbonda, dona viscere di misericordia e incita a diversi servizi, quale visitare i fratelli e adempiere al ministero della parola. E la natura stessa richiede che si vada a visitare i fratelli e si dica loro una parola. Nulla, che sia stato gettato nel fuoco, può rimanere nell'identica natura, ma forzatamente è anch'esso trasformato in fuoco. Allo stesso modo se getti dei ciottoli nel fuoco, la pietra diventa incandescente; e chi vuole immergersi e inoltrarsi nel mare, sarà sommerso dai flutti in mezzo all'oceano e scomparirà, ma chi si è inoltrato nell'acqua fino a una data distanza vuole poi risalire, navigare, raggiungere il porto e vedere gli uomini sulla terraferma. Così anche nelle realtà dello Spirito, se uno si inoltra nelle profondità della grazia e poi si ricorda dei suoi compagni, la natura stessa vuole andare verso i fratelli per adempiere alla carità e assicurare il ministero della parola.

7.  Domanda: Come possono coesistere nell'anima due presenze, la grazia e il peccato?

Risposta:  Se getti della legna sul fuoco acceso sotto una pentola di rame, la fiamma si ravviva e ciò che è all'interno della pentola cuoce e bolle, poiché fuori vi è il fuoco che brucia, ma se per trascuratezza non vi si getta della legna, il fuoco comincia a smorzassi e a spegnersi. Così anche la grazia, il fuoco celeste, è dentro di te e fuori di te. Se preghi e consegni i tuoi pensieri all'amore del Cristo, ecco hai gettato della legna, e i tuoi pensieri diventano fuoco e si immergono nel desiderio di Dio, ed anche lo Spirito si ritira come fosse diventato esterno a te, esso resta tuttavia dentro di te e si manifesta fuori di te. Ma se uno diventa negligente e si dà per un poco alle cose del mondo o a distrazioni, la malizia viene di nuovo, riveste l'anima e comincia a far soffrire tutto l'uomo. L'anima allora si ricorda del riposo di prima e comincia ad affliggersi e a rattristarsi sempre più spesso.

8.  Di nuovo il cuore si volge a Dio; il riposo di prima ricomincia ad avvicinarsi a lui ed esso riprende a cercare con più grande fervore. "Ho bisogno dite, Signore!" dice. A poco a poco si accosta a lui il fuoco che lo infiamma e gli dona il riposo, al modo in cui l'amo a poco a poco trae il pesce dall'abisso. Se non fosse così e l'uomo non gustasse l'amarezza e la morte, come potrebbe discernere ciò che è amaro da ciò che è dolce, la morte dalla vita, e rendere grazie al Padre datore di vita, al Figlio e allo Spirito santo nei secoli? Amen.

 

Omelia 41

CON UN CUORE UMILE E POVERO

1.  Il vaso prezioso dell'anima si trova a grande profondità, come è detto da qualche parte: Egli scruta l'abisso e il cuore. Quando l'uomo infatti si fu allontanato dal comandamento e si trovò sotto una sentenza di collera, il peccato lo ridusse in suo potere, e il peccato è come un abisso di amarezza, sottile e profondo; penetrato nell'uomo, prese possesso dei pascoli dell'anima fin nei più profondi recessi. Potremmo paragonare l'anima e il peccato unito ad essa a un albero enorme dai molti rami, le cui radici sono immerse nelle profondità della terra; allo stesso modo il peccato, penetrando nell'anima, ne ha occupato i più profondi recessi, è diventato abitudine e predisposizione, è cresciuto con ciascuno dall'infanzia sviluppandosi con lui e insegnandogli il male.

2.  Quando l'energia della grazia divina ricopre l'anima nella misura della fede di ciascuno e questa accoglie l'aiuto dall'alto, la grazia ricopre l'anima ancora parzialmente. Nessuno pensi che tutta l'anima sia illuminata. Dentro di essa resta ancora molto spazio per il peccato e sono necessarie all'uomo molta pena e fatica per accordarsi alla grazia che ha ricevuto. Per questo motivo la grazia divina iniziò a visitare l'anima parzialmente, pur potendo purificare l'uomo e portare a compimento la sua opera in un istante; fa così per mettere alla prova la libera volontà dell'uomo e vedere se mantiene integro l'amore di Dio e in nulla si unisce al malvagio, ma consegna tutto se stesso alla grazia. E così l'anima, che nel tempo ha dato buona prova di sé e non ha contristato in nulla la grazia, né le ha arrecato offesa, a poco a poco riceve aiuto. E la grazia stessa prende posto nell'anima e si radica nelle regioni e nei pensieri più profondi quando l'anima offre molteplici e buone prove e corrisponde alla grazia, finché viene tutta avvolta dalla grazia celeste che finalmente regna in essa.

3.  Ma se uno non possiede una grande umiltà, viene consegnato a Satana e spogliato della grazia divina venuta a lui, e subisce la prova di numerose tribolazioni, e allora appare manifesta la sua presunzione perché egli resta ignudo e miserabile. Chi è ricco della grazia di Dio deve custodirsi in grande umiltà e contrizione di cuore e ritenersi un povero, uno che nulla possiede. Ciò che ha, infatti, non gli appartiene, un altro glielo ha dato e, quando vuole, glielo toglie. Chi si umilia in questo modo davanti a Dio e agli uomini può custodire la grazia che gli è stata data, come dice il Signore: Chi si umilia sarà innalzato. Anche se è un eletto di Dio, si consideri riprovato e, pur essendo fedele, si reputi indegno. Tali anime infatti sono gradite a Dio e sono vivificate nel Cristo, al quale è gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

 

Omelia 42

LA LOTTA INTERIORE

1.   Se le mura di cinta di una grande città sono state distrutte ed essa è deserta, conquistata dai nemici, a nulla le giova la sua grandezza; bisogna cercare che in proporzione alla sua grandezza abbia anche solide mura che impediscano ai nemici di entrare. Così anche le anime adorne di conoscenza, sapienza e intelligenza del cuore, sono come grandi città, ma occorre cercare che siano fortificate dalla potenza dello Spirito, perché i nemici non vi penetrino e le rendano deserte. I sapienti di questo mondo, Aristotele, Platone, Isocrate, muniti di profonde conoscenze, erano simili a grandi città ma rese deserte dai nemici, perché lo Spirito di Dio non era in loro.

2.  E invece i semplici, partecipi della grazia, somigliano a piccole città fortificate dalla potenza di Cristo; essi tuttavia, perduta la grazia, si perdono per due ragioni: o perché non sopportano le tribolazioni che sopravvengono, oppure perché, sedotti dai piaceri del peccato, si trattengono in essi. Chi viaggia infatti non può compiere il tragitto senza prove. E come al momento del parto la mendicante e la regina soffrono le stesse doglie, e come la terra del ricco e quella del povero, se non vengono lavorate come si deve, non possono portare il giusto frutto, così anche nel lavoro dell'anima né il sapiente, né il ricco non regnano insieme alla grazia se non attraverso la pazienza e molteplici tribolazioni e fatiche. Tale deve essere la vita dei cristiani. Il miele è dolce e non ammette in se stesso nulla di amaro né di velenoso, così anch'essi in ogni circostanza, buona o cattiva, sono buoni, come dice il Signore: "Siate buoni come il Padre vostro celeste". Ciò che danneggia e contamina l'uomo è all'interno, come dice il Signore: Ciò che rende immondo l'uomo è interno all'uomo. Dal cuore infatti provengono i pensieri malvagi.

3.  E' dentro l'anima dunque che serpeggia e avanza lo spirito del male, immateriale, sempre in movimento, è un velo di tenebra, è l'uomo vecchio del quale devono spogliarsi quanti si rifugiano in Dio per rivestire l'uomo celeste e nuovo, che è il Cristo. Nulla di esterno dunque può nuocere all'uomo, ma soltanto lo spirito di tenebra che vive, agisce e abita nel cuore. Ciascuno dunque deve conquistare la vittoria nella lotta dei pensieri affinché nel suo cuore risplenda il Cristo, al quale è gloria nei secoli. Amen.

(Tratto da PSEUDO-MACARIO, Spirito e fuoco, ed. Qiqaion a cui si rimanda vivamente per l'approfondiemnto)