![]()
Lettere di Antonio il Grande ai monaci suoi figli
LETTERA 2
Sulle prescrizioni della legge e
l'incarnazione di Dio il Verbo

Pertanto occorre che noi diventiamo liberi, affinché possiamo gioire nel momento della sua venuta. Per la stoltezza della condizione che ha assunto, noi siamo diventati sapienti; per la sua povertà, noi siamo diventati ricchi e per la sua debolezza, noi siamo diventati forti
Quanto a me, misero prigioniero di Gesù Cristo, dico che da questo tempo in cui ora ci troviamo ci è dato di trarre gioia, ma anche lamenti e pianto
In verità vi dico, fratelli miei, che quando i venti sono moderati ogni marinaio si compiace di se stesso. Ma è quando sopravviene un mutamento nei venti che si vede la conoscenza dei marinai esperti. Anche voi dunque riflettete su questo tempo in cui ci troviamo, su ciò che significa.
1. Antonio scrive ai suoi figli amati nel Signore e manda loro il saluto.
O amati nel Signore, Dio non ha visitato il creato una volta soltanto, ma lo fa in ogni momento dall'inizio del mondo alla sua fine. Pertanto, Dio sta con chiunque cerchi il Signore con zelo e con amore ascoltando i suoi insegnamenti, e a costui fa dono dello Spirito santo.
Poiché le facoltà spirituali congiunte al corpo vennero a indebolirsi e alterarsi a causa dei moti dell'anima, fino a morire, e poiché gli uomini non riuscivano più a ricordare la loro natura originaria, ma erano diventati "come animali" e "adoravano le creature al posto del Creatore", allora il Creatore di tutto, in forza della sua bontà, visitò il creato con le sue leggi che danno la vita. Coloro che furono meritevoli di tale grazia e agirono secondo la legge con tutta la forza e la volontà, ricevettero lo Spirito della filiazione e vennero istruiti dallo Spirito santo, sì da poter adorare il Creatore "come si conviene". A questo proposito, l'apostolo Paolo ha detto che "tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa, avendo Dio predisposto qualcosa di meglio in vista di noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi".
2. In virtù del suo grande amore, essendo egli il Dio di tutto, volle visitare la nostra debolezza istituendo Mosè come legislatore e donandoci la legge attraverso le sue mani. Inoltre, questi pose le fondamenta della vera casa, la chiesa unica e spirituale, poiché intendeva ricondurre il creato alla sua natura originaria. Egli cominciò a costruire la casa ma non la completò; anzi se ne andò abbandonandola. Allora Dio stabili dopo di lui la schiera dei profeti in quello stesso Spirito: anche questi costruirono sulle fondamenta poste da Mosè, ma senza completare l'opera; anzi se ne andarono abbandonandola. In seguito, i nostri padri spirituali, vedendo che il male non aveva cura, capirono che nessuna creatura era in grado di sanarlo, ma soltanto l'avrebbe potuto il Figlio Unigenito del Padre, sua immagine eterna attraverso il quale fu tutto il creato che è a sua somiglianza. Allora fu certo che egli soltanto sarebbe stato il salvatore e il medico, ed essi con ardore pregarono per noi, poiché siamo uniti a loro come membra. "Non v'è forse balsamo in Galaad? Non c'è più nessun medico? Perché non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo?". "Le abbiamo dato la nostra cura ma non è guarita. Fuggiamo dunque da lei".
Allora Dio il Verbo, nel suo ineffabile amore, venne a noi secondo le parole dei profeti puri: "Figlio dell'uomo, fa' il tuo bagaglio da deportato". Ora, "egli era perfetto a immagine di Dio, senza aver usurpato la condizione di uguale a lui, tuttavia si umiliò e prese la condizione di servo.
Egli assunse le sembianze di noi uomini, escluso il peccato, fino a morire sulla croce. Per questo Dio lo esaltò e gli diede un nome al di sopra di ogni altro, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio in cielo e in terra si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore a gloria di Dio Padre".
D'ora innanzi, o amati, sia a voi manifesta questa parola: il Padre, nella sua bontà, "non risparmiò il proprio Figlio Unigenito, ma lo consegnò" per salvarci dai nostri peccati e dalle nostre colpe. Egli si umiliò per noi e "con le sue sofferenze ci guarì. Con la parola della sua potenza" ci riunì da tutte le parti della terra e del mondo abitato, diventando per noi risurrezione e salvezza dai nostri peccati e insegnandoci che siamo membra gli uni degli altri.
3. Io vi chiedo, fratelli amati, in nome del Signore Gesù Cristo, di comprendere bene questo grande disegno: Dio il Verbo sì è fatto simile a noi in tutto escluso il peccato. Ogni essere razionale deve capirlo secondo la vera intelligenza e saper distinguere il bene dal male, così da poter essere liberato nella venuta di Cristo. Dunque, coloro che sono liberati e si comportano secondo il suo disegno sono chiamati suoi servi, e sebbene tale nome non costituisca la perfezione, tuttavia essere giusti nel momento opportuno è la perfezione che conduce all'adozione filiale.
4. Poi, quando nostro Signore Gesù Cristo vide che i suoi discepoli erano pronti a ricevere lo Spirito della filiazione, che lo conoscevano bene e che erano stati istruiti dallo Spirito santo, disse loro: "Non vi chiamo più servi, ma amati e fratelli, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi". Pertanto, coloro che apprendono la realtà della loro natura spirituale, pronunciano queste parole: “Noi non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi per essere timorosi, ma lo Spirito della filiazione per mezzo del quale chiamiamo il Padre: Abbà", Ora, Signore, abbiamo compreso tutta la grazia che ci hai concesso, e "se siamo figli, siamo anche eredi di Dio, amati e coeredi di Cristo".
Che queste parole vi siano dunque chiare, e chi non si prepara a levarsi con tutte le sue forze sappia che la venuta redentrice del Signore diventerà la sua condanna, "perché noi siamo per gli uni odore di morte che conduce alla morte e per gli altri odore di vita che conduce alla vita". E ancora: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione".
Io vi chiedo, fratelli amati, in nome di nostro Signore Gesù Cristo, di non rinunciare alla vostra salvezza, ma che ognuno di voi "laceri il suo cuore e non le sue vesti", altrimenti, dopo aver indossato l'abito monastico, ci prepareremmo alla condanna, "perché è vicino il tempo in cui ciascuno sarà giudicato secondo le sue azioni".
Data la complessità del discorso, avrei voluto scrivervi più a lungo; tuttavia mi fermo, poiché è detto: "Da' un'occasione al sapiente e diventerà ancora più sapiente".
Vi mando il mio saluto nel Signore, dal più piccolo al più grande, e che la grazia del Signore sia con voi, fratelli amati, nei secoli dei secoli. Amen.

LETTERA 3
Esortazioni ad agire secondo il
vangelo
1. Miei figli amati, l'uomo dotato di ragione che si prepari a essere libero per il giorno della venuta di nostro Signore Gesù Cristo, deve conoscere se stesso nella sua natura spirituale. Chi conosce se stesso infatti, conosce anche i disegni del Creatore rispetto alle sue creature amate nel Signore, e sa che esse parteciperanno all'eredità eterna nella comunione dei santi. Per questo anch'io vi chiedo, nel nome di nostro Signore Gesù Cristo, di adoperarvi nel compiere il vostro dovere verso il Signore, affinché venga concesso a voi tutti lo Spirito del discernimento. In tal modo potrete distinguere e capire come l'amore che ho per voi non sia un amore carnale, bensì spirituale. Questa è la ragione per cui non vi abbiamo chiamato con i vostri nomi carnali, ma con quelli che sono imperituri: chi conosce il suo vero nome percepisce il nome della verità. Giacobbe si chiamava così inizialmente, quando, nella notte, era in compagnia dell'angelo; ma una volta che si fece giorno fu chiamato Israele, la cui traduzione è "l'intelletto che vede Dio".
Io so che voi non ignorate come coloro che osteggiano la virtù cerchino sempre di annientare la verità; ma Dio si prende cura ad ogni istante delle sue creature, fin dal principio del mondo e per l'eternità. Pertanto a quelli che con tutto lo slancio del loro cuore desiderano venire al Creatore, egli insegna a farsi adorare come si conviene. Ora, a causa della grande debolezza e del peso del nostro corpo e della battaglia che ci viene mossa dai nemici malvagi, i sensi puri del corpo si sono avvizziti e quelli dell'anima sono diventati privi di forza. L'anima non è dissolta con il corpo, poiché la sua sostanza è immortale; non riesce tuttavia a liberarsi con la sua giustizia. Non ha potuto quindi ricercare ciò che le è proprio al fine di ritornare alla sua condizione originaria. Per questo Dio ha agito con l'anima secondo la sua bontà, insegnandole ad adorare il Padre come si conviene; perché Dio è uno e anche la natura spirituale sussiste nell'unità.
Queste parole vi siano ben chiare, miei amati: se tutti quelli che si riuniscono per vivere insieme non sono un cuor solo, si procureranno dei conflitti e prepareranno a se stessi una condanna.
2. Quando il Creatore, rivolgendosi alla creatura, vide che la sua piaga si era allargata e che aveva bisogno di medici per guarire, nostro Signore Gesù Cristo, che della creatura è creatore e guaritore, le inviò davanti degli ammonitori. Noi non temiamo di dire che il grande profeta Mosè, colui che diede la legge, fu uno di questi ammonitori. Lo Spirito che agì su Mosè è lo stesso che ha agito su tutti i puri venuti dopo di lui: tutti loro hanno parlato per il Figlio Unigenito di Dio. Anche Giovanni fu uno degli ammonitori, poiché "la legge è esistita fino a Giovanni".
Inoltre: "dai giorni di Giovanni, il regno di Dio soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono". Tutti questi "pneumatofori" sapevano che nessuna creatura sarebbe stata in grado di curare una ferita così grande. Avrebbe potuto farlo soltanto la bontà del Figlio Unigenito, che il Padre ha mandato per salvare il mondo: egli è infatti il potente medico capace di curare questa ferita sempre più grave.
3. Nella sua bontà, il Padre "non ha risparmiato il suo Figlio Unigenito, ma lo ha consegnato" per i nostri peccati. E il Figlio Unigenito, allo scopo di liberarci dalle nostre colpe, si è umiliato per noi, guarendoci tutti. Con la potenza della sua parola ci ha radunati da ogni parte della terra, offrendo ai nostri cuori di poter elevarsi da essa e insegnandoci che noi tutti siamo membra gli uni degli altri.
Io dunque vi chiedo, nel nome nel Signore, di riflettere sulla Scrittura e di sapere che queste cose sono comandamenti del Signore. E’ importante per noi conoscere l'immagine che nostro Signore Gesù Cristo ha assunto a causa nostra: egli è diventato in tutto simile a noi, escluso il peccato. Pertanto occorre che noi diventiamo liberi, affinché possiamo gioire nel momento della sua venuta. Per la stoltezza della condizione che ha assunto, noi siamo diventati sapienti; per la sua povertà, noi siamo diventati ricchi e per la sua debolezza, noi siamo diventati forti. Ed egli è diventato per noi tutti risurrezione, vanificando il potere della morte su di noi.
D'ora innanzi godiamo del riposo e non abbiamo bisogno di un altro Gesù nella carne, poiché la venuta di nostro Signore Gesù ha reso buona la nostra servitù, distruggendo tutti i mali. Egli disse allora ai suoi discepoli: “D'ora in poi non vi chiamerò più servi, ma fratelli”. Quando furono prossimi a ricevere lo spirito di filiazione, lo Spirito santo insegnò loro ad adorare il Padre come si conviene.
Quanto a me, misero prigioniero di Gesù Cristo, dico che da questo tempo in cui ora ci troviamo ci è dato di trarre gioia, ma anche lamenti e pianto, poiché molti della nostra condizione si sono rivestiti della parvenza della devozione. Alcuni di loro, dopo essere stati liberati dalla venuta del Cristo, hanno operato con tutto il loro cuore. Di questi io mi rallegro. Altri "ne hanno rinnegata la forza", operando secondo la volontà del loro cuore e della loro carne, cosicché la venuta del Signore ha finito col diventare per loro un castigo. Di questi io mi dolgo. Altri ancora hanno riflettuto sulla lunghezza e sulla dimensione del tempo, permettendo che i loro cuori s'indebolissero. Hanno respinto da sé l'atteggiamento della devozione e sono diventati come bestie. Anche per questi io piango, dato che anche per loro la venuta di Cristo nostro Signore si è trasformata in castigo.
Quanto a voi, o amati nel Signore, siate consapevoli del momento e offritevi con tutto il cuore a Dio.
4. Io in verità, miei amati nel Signore, vi ho scritto come si scrive a persone dotate di ragione, in grado di comprendere ciò che si trova scritto nei libri divini. Io so che chi conosce la Scrittura conosce Dio e conosce i disegni che egli compie per le sue creature.
Queste parole giungano chiare presso di voi. Come ho già detto in principio, non vi ho scritto con amore carnale, ma con l'amore spirituale di Dio, che è glorificato nell'assemblea dei santi.
Sappiate in cuor vostro che quanti per voi chiedono a Dio il fuoco che il Signore Gesù gettò sulla terra, lo getteranno nei vostri cuori, affinché possiate esercitarvi nelle vostre decisioni e nelle vostre facoltà e siate in grado di distinguere tra il bene e il male, tra chi sta a destra e chi sta a sinistra, tra le cose certe e quelle dubbie.
Sapendo che il demonio è tiranno, nostro Signore ha rivolto ai suoi discepoli questo comandamento: "Non accumulatevi tesori sulla terra"; e anche quest'altro: "Non angustiatevi per il domani, poiché il domani ha già il suo affanno".
In verità vi dico, fratelli miei, che quando i venti sono moderati ogni marinaio si compiace di se stesso. Ma è quando sopravviene un mutamento nei venti che si vede la conoscenza dei marinai esperti. Anche voi dunque riflettete su questo tempo in cui ci troviamo, su ciò che significa.
Su questo discorso, e su quanto vi è in esso di oscuro, avrei molte altre parole da rivolgervi, ma come si suol dire: "Da' un'occasione al sapiente e diventerà ancora più sapiente".
Mando a voi tutti, dal più piccolo al più grande, il saluto nel Signore. A lui la gloria, nei secoli dei secoli. Amen.
Tratto da: Antonio il Grande, Secondo il vangelo – ed. Qiqajon, Comunità di Bose – a cui rimandiamo per l’approfondimento.