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Giorgio il Recluso

Vita
e insegnamenti
Chi vive negli agi non ha in sé lo Spirito di Dio.
Le grandi consolazioni e le ineffabili gioie sono sempre precedute da dolore e tristezza.
Sii paziente per un po' di tempo e l'Onnisciente avrà pietà e ti consolerà con salvezza eterna. Prega dal profondo del cuore; il cuore penitente è vero sacrificio
«Come la pioggia purifica l'aria e dalla terra umida si sprigionano profumi, cosi le lacrime purificano l'anima e riempiono il cuore di consolazione; esse sono perciò necessarie. Le lacrime che sgorgano da un cuore saldo sono pure come l'acqua che scaturisce dalla roccia e quando prorompono a stento si possono asciugare.
A quella di San Tichone è affine la spiritualità di Giorgio Masurin, un nobile nato a Vologda nel 1789. Privato del padre, ucciso per mano di banditi prima ancora che egli nascesse, Giorgio era stato educato dalla madre e, nel 1807, entrato nell'arma di cavalleria, vi aveva prestato servizio per cinque anni come ufficiale, guadagnandosi la stima dei superiori, dei compagni e dei soldati per la sua onestà, modestia ed elevato senso del dovere. Il 7 settembre 1818, all'età di 29 anni egli, che già durante il suo periodo militare aveva condotta una vita da monaco, sempre intento alla lettura dei libri sacri, alla preghiera e alla meditazione, entrò al monastero di Zadonsk (dove precedentemente aveva vissuto ed era morto san Tichone) come novizio.
Dopo un breve periodo di vita comune insieme con i monaci, Giorgio Masurin si fece recluso e così visse per 17 anni, fino al giorno della sua morte, dapprima in una cella sotterranea e poi in una casa costruita appositamente per lui, trascorrendo i suoi giorni e le sue notti in preghiera, praticando incredibili digiuni e mortificazioni. Quando morì, il 25 maggio 1827 mentre stava pregando davanti all’icona, aveva soltanto 38 anni.
Di quando in quando Giorgio il Recluso ebbe contatti con persone cui faceva un pò da direttore spirituale e con le quali tenne pure corrispondenza; dopo la sua morte si trovarono alcuni trattati, poesie e lettere che furono raccolti e pubblicati in un solo volume.
La sua spiritualità, a somiglianza di quella di San Tichone, è evangelica e di tipo alquanto cupo; il pensiero del Calvario, della sofferenza, della mortificazione e dell'espiazione dei peccati assorbe la sua anima assai più della gioia della Resurrezione, della luce del Tabor e del godimento di Dio e delle sue creature; qualcosa di comune a lui e ai mistici francesi del XVII secolo, i Solitari di Port-Royal, per esempio, Suor Maria dell'incarnazione e l'Abate di Rancé, lo induce a considerare il lato peccaminoso e perverso dell'uomo, sempre propenso all'orgoglio, e a trovare nella sofferenza, nella penitenza e nella mortificazione il solo rimedio alle inclinazioni peccaminose. La vita di questo mondo, egli afferma, è come fumo; passa in fretta e non lascia traccia; la vita vera è nel mondo venturo.
Insegnamenti di Giorgio il Recluso
Scrive il Recluso in una lettera:
«Sii ragionevole e saggio. Preparati all'ora della morte nella penitenza e nella compunzione; preparati a quell'ora in cui per ciascuno si apriranno le porte dell'eternità; è un'ora terribile non solo per i peccatori ma anche per i santi che, con lo sguardo sempre fisso su di Lui, hanno sofferto e pianto; è l'ora che ad ogni uomo segna la vita eterna o l'eterna perdizione. Ricorda la morte e non avrai più desiderio dei godimenti del mondo le cui pompe e vanità ti provocheranno disgusto; cercherai le lacrime ben più che la gaiezza e la dissipazione».
In un'altra lettera così sta detto:
«Soltanto la preghiera al dolcissimo Gesù può mitigare il dolore del cuore e sollevare l'anima al rapimento di una gioia celeste... Nel mare della vita gli affanni non sono che vanità... Colui che oggi siede sul trono domani è nella tomba, anche se oggi porta una corona sarà ben presto sepolto e i vermi consumeranno colui che oggi sta in compagnia degli amici. Tale è la vita».
Ben altro è il Regno dei Cieli e la nostra salvezza consiste nel trovare la strada che vi conduce; a quelli che lo cercano il Recluso dice:
«Chi vuole entrare nel Regno di Dio deve conoscere i comandamenti del Signore Gesù, vivere conformemente ad essi e tenere a mente che è impossibile raggiungere la beatitudine se non attraverso molti dolori. Il Regno non consiste in qualcosa di esterno e visibile; lo si può trovare soltanto nel nostro cuore dopo che si sono sopportate molteplici fatiche e si è ripetutamente invocato il Cristo Gesù; la strada per arrivarci la si troverà segnata nelle vite dei Santi che il Signore Gesù Cristo e la Chiesa Ortodossa hanno glorificato. Davvero questi Santi hanno trovato il Regno di Dio in se stessi, attraverso la fede, la speranza e l'amore; anche per te ciò è possibile, in Dio».
Nelle sue lettere a Maria Kolicev il Recluso afferma che nessun dotto teologo può penetrare le cose celesti se non è umile e staccato dal piaceri del mondo. Chi vive negli agi non ha in sé lo Spirito di Dio; soltanto coloro che dimorano in solitudine e non prestano orecchio al richiamo delle realtà sensibili possono capire se stessi e rendersi conto nello stesso tempo della loro debolezza e del loro niente e della potenza e provvidenza di Dio che ci chiama a salvezza. Appena ci si abbandona alla provvidenza del Padre Celeste si acquista vantaggio e altro non si cerca che la sua santa volontà. Si compia la Tua volontà in cielo e sulla terra!
Dopo l'abbandono alla Divina Provvidenza l'uomo trova la pace della mente e la vera serenità e, per amor di esse, si diparte dal brusio della folla e da ogni vanità; ma conviene non dimenticare che le grandi consolazioni e le ineffabili gioie sono sempre precedute da dolore e tristezza.
Per vivere nel Divino abbandono è necessario pregare sempre e mai perdere tempo invano ché il tempo perduto non può essere ricuperato; del tutto raccomandabili sono inoltre la comunione frequente e la meditazione della morte.
Nelle composizioni poetiche di Giorgio il Recluso c'è qualcosa che ricorda i meravigliosi carmi di San Giovanni della Croce. Ad un certo punto egli scrive:
«Una pesante tristezza mi ha sopraffatto. Da dove, mi chiedo, è venuta sull'anima mia questa nube scura? Tutto è oppressione e tristezza e non so che fare, che cosa intraprendere per disperdere così cupa gravezza. Soffro in questa tenebra ed esperimento in me quasi come una paralisi del pensiero; una certa energia di vita, però, mi incoraggia e mi dà forza per affrontare con costanza le cose che verranno e mi sussurra: Sii paziente per un po' di tempo e l'Onnisciente avrà pietà e ti consolerà con salvezza eterna. Prega dal profondo del cuore; il cuore penitente è vero sacrificio».
A somiglianza del grande mistico di Siria, Sant'Isacco di Ninive, Giorgio il Recluso apprezzò grandemente il dono delle lacrime:
«Come la pioggia purifica l'aria e dalla terra umida si sprigionano profumi, cosi le lacrime purificano l'anima e riempiono il cuore di consolazione; esse sono perciò necessarie. Le lacrime che sgorgano da un cuore saldo sono pure come l'acqua che scaturisce dalla roccia e quando prorompono a stento si possono asciugare».
«L'anima infiammata d'amore accetta con gioia la sofferenza così come il viso bruciato dal sole ama il refrigerio di un vento fresco. Il calore del sole arreca piacere al corpo che ne abbisogna; allo stesso modo le parole di puro amore hanno per l'anima un suono piacevole e dolce».
In una poesia del Recluso troviamo scritto:
«Tutti i tesori del mondo sono per me un niente se manca l'amore e senza di esso tutti gli onori della vita sono bassezza e morte, ché l'amore è per me vita, luce e gioia. Questo triste mondo non conosce tale amore e chiama tenebra la luce».
I componimenti poetici di
Giorgio il Recluso terminano con un inno all'Amor Divino e con un inno all'Amor
Divino terminò pure la sua vita.
Tratto da: Serge Bolshakoff, INCONTRO CON LA SPIRITUALITA’ RUSSA, Società Editrice Internazionale – Torino, a cui si rimanda per le note e l’approfondimento.