Sergio Bolsakov

INCONTRI CON LA PREGHIERA DEL CUORE


 

INSEGNAMENTI DI PADRE EUTIMIO SULLA PREGHIERA DI GESU’

 


Io non conosco altra preghiera che la Preghiera di Gesù che possa essere incessante; per questa, non c'è alcun bisogno di essere in chiesa, o in cella, o di usare dei libri: si può pregarla dovunque, in casa, per strada, in viaggio, in prigione,  in ospedale... Basta solo im­pararla.


Ho trascorso alcuni giorni, verso la fine del 1954, nel monastero greco di Dionisiu, sul Monte Athos. Vi ho conosciuto il Padre Eutimio, nativo di Sinop, ma che era vissuto parecchi anni in Russia, nella zona del Caucaso, prima di abbandonarla durante la guerra civi­le. Aveva allora poco più di sessant'anni, ed era ben noto per la sua saggezza; era anche un po’ “pazzo per Cristo”.

Ho avuto con lui parecchi colloqui indimenti­cabili. Egli era allora bibliotecario del monastero.

Una sera, stavamo seduti sul balcone della sua cella, a strapiombo sul mare. Il tempo era splendido: una tiepida giornata d'autunno. Il sole calava lentamente ad occidente; cielo e mare erano tutti dorati.

- Padre Eutimio, gli dissi, io ho interrogato, a Ko­nevec, il Padre Dorofeo sulla preghiera pura, e il Padre Michele, a Nuovo Valaam, sul limite della preghie­ra. E voi, che cosa ne dite?

- Benché le preghiere collettive, in Chiesa, e anche quelle che facciamo nelle nostre celle, lette o cantate nei libri, siano utilissime, esse sono per loro natura passeggere. Non sempre disponiamo di libri; non pos­siamo passare tutto il nostro tempo in chiesa o in cella: dobbiamo vivere e compiere i nostri doveri. Io non conosco altra preghiera che la Preghiera di Gesù che possa essere incessante; per questa, non c'è alcun bisogno di essere in chiesa, o in cella, o di usare dei libri: si può pregarla dovunque, in casa, per strada, in viaggio, in prigione,  in ospedale... Basta solo im­pararla.

- Ma in che modo?

- Questo non è importante.


INSEGNAMENTO DELLA PREGHIERA DI GESU'

  • Comincia a ripetere la Preghiera da solo, ad alta voce, secondo la tua capacità, nella tua camera, per via, quando non c’è nessuno attorno a te.

  • La Preghiera deve essere ripetuta lentamente, con attenzione, in tono sommesso, come i mendicanti chiedono l’elemosina: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”.

  • Ripeti la stessa preghiera mentalmente, nel tuo spirito, ma adagio e attentamente.

  • In seguito, puoi associare questa Preghiera al ritmo del respiro e ai battiti del cuore. Solamente, non fare questo da solo: devi cercare qualcuno che pratica già la Preghiera esicasta, perché ti indichi quello che devi fare per non restare vittima di pensieri vani e di illusioni.

Occorrono parecchi anni per imparare bene la preghiera esicasta, ma, con la grazia di Dio, si può anche diventare, in breve, un maestro in questa preghiera. Con il tempo, essa diventerà continua. Qualcuno la paragona al mormorio di un ruscello: essa continua in ogni momento, mentre tu cammini, o lavori, o riposi. “Io dormo, ma il mio cuore veglia” (Ct 5,2). Più tardi, non avrai più bisogno né di parole né di pensieri: tutta la tua vita sarà preghiera, come diceva il Padre Dorofeo dello starec Giovanni di Moldavia.
 

 

- Ci sono ancora uomini come lo starec Giovanni?

- Ce ne sono senza dubbio. Anche qui, sul Monte Athos, a Karoulja, ci sono eremiti che hanno una gran­de esperienza della preghiera.

-  Ditemi, Padre Eutimio, è possibile riconoscere chi è arrivato a un alto grado della Preghiera di Gesù?

-  Perché no? E’ certo possibile.

-  Ma come?

- Ecco: se vuoi davvero imparare la Preghiera, sce­gli uno starec umile e sereno, che non giudichi nessu­no, pur essendo magari un pò “pazzo per Cristo”, che non si irriti e non pretenda di imporsi a tutti. Ci sono purtroppo degli starcy che, senza essere riusciti a domi­nare anzitutto se stessi, vogliono dirigere gli altri. Essi conoscono il lato esteriore, tecnico, si può dire, della Preghiera, ma non il suo spirito. Rifletti tu stesso: come potrebbe giudicare gli altri chi invoca continuamente: «abbi pietà di me peccatore?

-  Ditemi, Padre, qual’è la maniera più alta di vivere?

-  Quella di essere “pazzi per Cristo”, senza dub­bio. La saggezza di questo mondo è pazzia davanti al Signore, e viceversa. Ma questo genere di vita è il più penoso, e nessuno deve abbracciarlo senza il consiglio starec.

- E oltre a questo?

- La vita del pellegrino, simile a quella dell'autore dei Racconti del Pellegrino; per il mondo è anch'essa una pazzia. Poi la vita di eremita, di recluso, di cenobi­ta. Ma bisogna sempre ricordare che l'interiore vale più dell'esteriore. Ci sono dei falsi “pazzi per Cristo”, dei pellegrini oziosi, degli eremiti pieni di illusioni, dei cenobiti decadenti. Ci si può salvare dappertutto, anche nel mondo; ma in un monastero o in un èremo è più facile: lì ci sono meno tentazioni. Certo anche in monastero, se non preghi come si deve, cadi in mille vanità e puerilità: non solo perdi il tuo tesoro spirituale, ma diventi peggiore di quello che eri nel mondo. Si  può perfino diventate apostati: capita an­che questo.

-  Suonerà presto il segnale dei Vespri, Padre Eutimio?

-  Sì, presto, rispose. Ecco i primi colpi del simandro: bisogna andare in chiesa.

- Lasciamo il balcone, e per corridoi e scale scendiamo nel catholicon, immerso nella luce del tramonto. La recita dell'ufficio era già cominciata, con la lentez­za e il raccoglimento abituali del Monte Athos. il coro cantava:

 

Luce gioiosa delta Santa Gloria

del Padre celeste: Cristo Gesù!

Giunti al tramonto del giorno

vedendo la luce della sera,

noi cantiamo il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo Dio;

è giusto e santo che ti celebriamo

sempre e dovunque, o Figlio di Dio

che dai la vita al mondo.

 

Quella notte uscii sul balcone della mia cella e con­templai il cielo: un brillio di stelle senza numero. Il Padre Eutimio mi si accostò pian piano: «Tu guardi il cielo. Ammira l'immensità e la bellezza del creato. Non preoccuparti troppo dei mezzi. Un giorno capirai tante cose, quando sarai arrivato sulla vetta della pre­ghiera. Sono cose che con la nostra semplice ragione discorsiva non si possono comprendere: qui occorre una illuminazione. Nel mondo, con tutti i loro affanni, gli uomini non sanno capire tutta la bellezza e la gran­dezza del cielo; ma - Dio mi perdoni il raffronto - come i porci cercano le ghiande, essi guardano solo la terra e le cose che periscono. La vera letizia e la bellezza supreme si aprono davanti a colui che vive in Dio. Sì, la potenza della preghiera è davvero ricolma di grazia. In paragone, tutto il resto è polvere, e vanità delle vanità».