MODI ORANDI SANCTI DOMINICI

 

 

I nove modi di pregare di san Domenico

 


Allora il suo cuore era colmo di profondo rimorso, e ricordava le parole del Vangelo che più volte aveva detto a voce così alta in modo che si potessero capire bene:

«O Dio, abbi pietà di me peccatore»

 

Mentre Domenico pregava in questo modo, splendevano in lui l'amore di Davide, il fuoco di Elia, la carità di Cristo e la sua devozione verso Dio


 

I


 

COME PRIMA COSA DOMENICO S'INCHINAVA UMILMENTE DI FRONTE ALL'ALTARE come se Cristo, simboleggiato attraverso l'altare (con la Croce), non fosse soltanto figura astratta, ma come se fosse fisi­camente presente.

Diceva le parole di Giuditta: «Tu sei il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati» [Gdt 9,11b]. Per la sua umiltà, la donna cananea ottenne ciò che chiedeva [Mt 15,25-28]. E la stessa cosa successe al figlio perduto [Lc 15,21-24]. E conti­nuava: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto» [Mt 8,8]; e infine: «Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola» [Sal 119,107].

Poi, rimanendo in piedi, Domenico inclinava il capo e guar­dava umilmente a Cristo per venerarlo quale suo vero capo. Alla luce della magnificenza di Dio, Domenico si rendeva conto della sua limitatezza e si dedicava totalmente all'adorazione di Cristo.

E questo, insegnava, dovevano farlo anche i fratelli ogni qual­volta incontravano la Croce, segno dell'umiliazione di Cristo. Da­vanti alla grandezza di Cristo, che fu umiliato così tanto per noi, dovremmo inchinarci devotamente.

Ai fratelli consigliava anche di inchinarsi con corpo e anima di fronte alla Trinità, ogni qualvolta venisse pronunciato: «Sia gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo». In questa umile po­sizione, come viene rappresentata nell'immagine, con il profondo inchino del capo e con parole di affetto, cominciava la preghiera.

 

 

II

 

 

SAN DOMENICO PREGAVA SPESSO SDRAIATO CON IL VISO A TERRA. Al­lora il suo cuore era colmo di profondo rimorso, e ricordava le parole del Vangelo che più volte aveva detto a voce così alta in mo­do che si potessero capire bene: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» [Lc 18,13b]. Pieno di rispetto e di devozione ripeteva continuamente,le parole dì Davide: «Ho peccato; ho agito da ini­quo» [2Sam 24,17] e intanto piangeva e sospirava con forza. Quindi pregava: «Per i molti miei peccati» [Ger 30,1 4b] non sono degno di scorgere la sommità dei cieli perché «contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» [Sal 51,6]. E dal salmo che cominciava con le parole: «Dio, con i nostri orec­chi abbiamo udito» [Sal 44,2], recitava a voce alta e con profonda umiltà: «Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra» [Sal 44,26]. E ancora pregava: «lo sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola» [Sal 119,25].

 

Una volta, quando insegnò ai suoi confratelli come sia neces­sario pregare con grande rispetto, disse loro: «I Magi erano dei re e tuttavia erano umili: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono” [Mt 2,1 la]. E’ sicura­mente così: abbiamo trovato il Figlio di Dio, divenuto uomo, in­sieme a Maria, serva del Signore: "Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati" [Sal 95,6]».

E ammoniva i giovani fratelli con le seguenti parole: «Se non potete lamentarvi delle vostre colpe, perché non ne avete alcuna, allora pensate ai tanti peccatori che hanno bisogno di misericor­dia e amore. A causa loro hanno sospirato i profeti e gli apostoli; e quando Gesù vide i peccatori, pianse amaramente a causa loro. Allo stesso modo pianse anche Davide mentre pregava: “Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, perché non custodiscono la tua parola" [Sal 119,158]».

 


III

 
 

In collegamento al modo di pregare descritto in precedenza e con la stessa intenzione si alzò da terra e si colpì con una catena di ferro, dicendo: «La disciplina mi ha indirizzato di nuovo verso lo scopo» [Sal 18,36].

Da questo deriva ciò che vale per l'intero Ordine: tutti i fratelli devono ricordare, pieni di ammirazione, l'esempio di san Domenico. Alla vigilia di tutte le feste liturgiche devono, dopo la compieta, durante la recitazione del salmo «Pietà di me, o Dio, se­condo la tua misericordia» [Sal 51,3] o «Dal profondo a te grido, o Signore!» [Sal 130,1] ricevere frustate sulla nuda schiena con una verga di legno. Questo deve portare all’espiazione dei peccati propri o di altri, della cui elemosina essi vivono.

Da questo santo esempio non si può sottrarre nessuno per quanto possa essere senza peccato.

 
 

IV

 
 

SAN DOMENICO era poi solito andare davanti all'altare o nella sala capitolare. PIENO DI ATTENZIONE FISSAVA IL CROCIFISSO INGINOCCHIANDOSI UNA O PIÙ VOLTE.

Trascorreva così frequentemente il suo tempo, dopo la com­pieta, fino a mezzanotte, stando a lungo in piedi e inginocchian­dosi poi di nuovo come l'Apostolo [Ef 3,14] o il lebbroso nel Van­gelo, che pregava in ginocchio: «Se vuoi, puoi guarirmi» [Mc 1,40b]. O anche come Stefano che cadeva in ginocchio e implora­va ad alta voce: «Signore, non imputar loro questo peccato» [At 7,60b].

Così crebbe in san Domenico una grande fiducia nella miseri­cordia di Dio per se stesso, per tutti i peccatori, e anche per la fe­deltà dei giovani confratelli che egli aveva inviato a predicare agli uomini.

A volte non poteva trattenere la sua voce e allora i suoi fratel­li lo sentivano pregare: «A te grido, Signore; non restare in silen­zio, mio Dio... » [Sal 28,1]. E in seguito pronunciava alcune paro­le simili prese dalla Sacra Scrittura. Talvolta però parlava solo nel suo cuore, così che non si potesse sentire la sua voce e s'inginocchiava a lungo, immerso profondamente in se stesso.

Con questo modo di pregare sembrava che il suo spirito aves­se pervaso il cielo; il suo viso irradiava improvvisamente gioia e si asciugava le lacrime che sgorgavano dagli occhi. Era come se pro­vasse un grande desiderio, così come lo sente un assetato che giunge infine alla fonte, o come un viandante che, dopo un lungo viaggio, è vicino alla sua patria. Egli acquistava nuova forza ed energia e ciò si mostrava nei gesti visibilmente commossi e tutta­via dignitosi. Ripetutamente si alzava e s'inginocchiava di nuovo.

Il piegare le ginocchia era diventato per lui così abituale che anche in viaggio, addirittura per strada o nelle locande dopo le fa­tiche del cammino, mentre gli altri dormivano, era solito pratica­re questo particolare tipo di preghiera. La preghiera in ginocchio era espressione del suo personale modo di adorare. E ai suoi fra­telli insegnava a pregare così, più con l'esempio, come mostra la rappresentazione, che con molte parole

 

 

V

 
 

Quando SAN DOMENICO era in convento STAVA IN PIEDI DIRITTO DAVANTI ALL'ALTARE. Stava saldamente sui piedi e assumeva una posizione eretta, senza appoggiarsi. Allora teneva le mani spalanca­te davanti al petto come un libro aperto.

In questo atteggiamento rimaneva raccolto e assorto profon­damente come se leggesse veramente alla presenza di Dio. Sembrava che contemplasse nella preghiera le parole di Dio e che le ri­petesse sempre con grande sensibilità e gioia interiore. Pregava regolarmente così perché era il modo di pregare di nostro Signo­re, come si legge in Luca: «Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il libro del profeta Isaia» [Lc 4,16-17a]. E nel Salmo si dice: «Ma Finees si alzò e pregò, allora cessò la pe­ste» Sal 106,30].

Talvolta DOMENICO INTRECCIAVA LE MANI E LE ALZAVA COSÌ UNITE DAVANTI AGLI OCCHI, totalmente assorto in se stesso. Non di rado te­neva le mani all’altezza delle spalle come il prete è solito fare du­rante la celebrazione della Messa. Allo stesso tempo sembrava ascoltare con attenzione qualcosa che proveniva dall'altare. Se si fosse vista la sua devozione mentre stava dritto in piedi e pregava, si poteva pensare di vedere un profeta che parla con un angelo o con Dio; che ascolta e che poi in silenzio riflette su ciò che gli è stato rivelato.

 

In viaggio Domenico si allontanava spesso di nascosto per tro­vare il tempo per pregare. Stando in piedi si rivolgeva con tutti i sensi direttamente al cielo. Se lo si fosse ascoltato parlare con la sua debole voce, avrebbe rivelato con profonda commozione al­cune delle meravigliose parole della Sacra Scrittura, come se gli fossero state appena donate dalla fonte del Salvatore: «Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza» [Is 12,3].

I fratelli erano profondamente commossi quando potevano vedere il loro padre e maestro in tali momenti di preghiera. E per i veri umili tra di loro era il miglior modo di imparare ciò che la preghiera rispettosa e perseverante significa: «Ecco, come gli oc­chi dei servi alla mano dei loro padroni; come gli occhi della schiava alla mano della sua padrona, così i nostri occhi sono ri­volti al Signore nostro Dio, finché abbia pietà di noi» [Sal 123,2].

 

 

VI

 
 

Molto spesso si poteva osservare COME IL SANTO PADRE DOME­NICO, PREGANDO, ALLARGASSE LE BRACCIA E LE MANI A FORMA DI CROCE E CERCASSE DI STARE POSSIBILMENTE DIRITTO IN PIEDI.

In questo modo pregò anche quando, per sua intercessione, Dio risuscitò un giovane di nome Napoleone nella sacrestia della chiesa di San Sesto a Roma. E così stava in piedi anche in chiesa durante la celebra­zione della Messa quando fu rialzato da terra (come raccontò la santa suora Cecilia, lì presente e che lo vide con molti altri). Così distese le braccia anche Eliseo quando riportò in vita il figlio della vedova e si chinò sopra il fanciullo [2Re 4,34].

Allo stesso modo pregava quando salvò un pellegrino inglese che annegava nel fiume vicino a Tolosa. Così pregò anche il Si­gnore quando salì in croce con braccia e mani distese, «con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudi­to per la sua pietà» [Eb 5,7b].

 

Ma questo modo di pregare san Domenico lo utilizzava solo quando, ispirato da Dio, presagiva che sarebbe accaduto qualcosa di grande e meraviglioso grazie alla forza della sua preghiera. Non tratteneva i suoi fratelli dal pregare in questo modo, ma neppure lo consigliava loro.

Quando riportò in vita il soprannominato ragazzo, pregò stando in piedi con braccia e mani aperte a forma di croce. Ciò che intanto però disse, non lo sappiamo. Forse ripeté le parole di Elia: «Signore, Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo» [1Re 17,21b].

Tutti ammirarono molto il suo modo di pregare. Ma né i fra­telli e le sorelle, né i signori cardinali e gli altri che osservarono il suo inusuale e ammirevole modo di pregare, ricordavano le paro­le che egli nel frattempo diceva. In seguito non ritenevano oppor­tuno chiedere nulla al santo e portentoso Domenico, poiché tutti mostravano verso di lui grande rispetto e stima.

Con lentezza e gravità, con maturità e attenzione recitava le parole dei Salmi che contenuto questa preghiera: «Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te grido giorno e not­te. Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani» [Sal 88, 2.l0b]. E allo stesso modo pregava: «Signore, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alla mia supplica» e di seguito: «A te protendo le mie mani», e: «Rispondimi presto, Si­gnore» [Sai 143, 1a.6a.7a].

Così ogni uomo,umilmente intenzionato, può comprendere e condividere la preghiera e l'insegnamento del nostro Padre in questa forma, quando si sente meravigliosamente attirato dalla forza della preghiera verso Dio. O ancora meglio: se egli percepi­sce per una segreta ispirazione che Dio effonde una grazia straor­dinaria, per se stesso o per qualcun altro. Mentre Domenico pregava in questo modo, splendevano in lui l'amore di Davide, il fuoco di Elia, la carità di Cristo e la sua devozione verso Dio. Questo diventa visibile nell'illustrazione.

 

 

VII

 
 

SPESSO SI VEDEVA DOMENICO DURANTE LA PREGHIERA ALLUNGARSI IN TUTTA LA SUA ALTEZZA VERSO IL CIELO, come una freccia lanciata diritta verso l'alto da un arco teso. Nel frattempo ALZAVA LE MANI SOPRA LA TESTA E DISTENDEVA LE BRACCIA. Le mani si toccavano. A volte erano un poco aperte come se volessero ricevere qualcosa dal cielo.

Si credeva che, in questi momenti, egli ottenesse una grazia maggiore e che, rapito fuori di sé, ricevesse da Dio per l'Ordine che aveva fondato il dono dello Spirito Santo: la gioia interiore che donava a lui e agli altri fratelli una vita secondo le beatitudin­i. Così, chiunque può ritenersi felice, anche se in estrema po­vertà, in profonda tristezza, anche se perseguitato, affamato e as­setato di giustizia.

In tali momenti il Padre santo sembrava come rapito in spiri­to nel «Santo dei Santi» e nel terzo cielo [2Cor 12,2]. Quando pregava così agiva poi come un vero profeta, se doveva fare un rimprovero a qualcuno, se dava disposizioni o predicava.

Il Padre santo trascorreva solo poco tempo in questo atteggia­mento di preghiera e, tornato in sé, dava l'impressione di arrivare da un lungo viaggio. Era simile a un pellegrino e lo si poteva fa­cilmente cogliere dal suo aspetto e dal suo comportamento.

Una volta, mentre pregava da solo, i suoi confratelli lo senti­rono citare le parole del profeta: «Ascolta la voce della mia supp­lica, quando ti grido aiuto, quando alzo le mie mani verso il tuo santo tempio» [Sal 28,2].

E insegnava ai suoi fratelli, con parole sante e con il suo esempio a pregare con perseveranza, ripetendo spesso i seguenti ver­setti dei Salmi: «Ecco, benedite il Signore, voi tutti, servi del Si­gnore; voi che state nella casa del Signore durante le notti. Alzate mani verso il tempio e benedite il Signore» [Sal 134,1-2]. E pregava ancora: «Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; ascolta la mia voce quando t'invoco. Le mie mani alzate come sacrificio della sera» [Sal 141,1.2b].

 

 

VIII

 
 

Naturalmente il beatissimo padre Domenico conosceva anche un altro modo di pregare perfetto, solenne e di valore, che egli uti­lizzava soprattutto dopo la preghiera corale liturgica o in seguito alla preghiera collettiva di ringraziamento dopo i pasti. Riflessivo e, contemporaneamente, pervaso da uno spirito di devozione, corroborato dalle preghiere liturgiche che venivano cantate nel coro o nel refettorio, il Padre si ritirava poi in un luogo solitario. Rimaneva quindi nella sua cella o altrove per leggere o pregare, raccolto in se stesso e alla presenza di Dio.

Là sedeva dunque in tutta tranquillità e apriva un libro dopo aver fatto il segno della croce. Leggeva e lasciava che il suo spiri­to si commuovesse alla lettura, al punto da sembrargli di ascolta­re il Signore che gli parlava, come dice il Salmo: «Ascolterò che cosa dice il Signore» [Sal 85,9] e il seguito. Sembrava avesse un animato colloquio con un compagno; a volte era chiaramente un ascoltatore impaziente, a volte rimaneva tranquillo: argomentava discuteva, poteva ridere e piangere allo stesso tempo. Volgeva lo sguardo verso qualcosa di preciso per poi ritornare a guardare a terra; quindi parlava nuovamente tra sé con molta tranquillità e si colpiva al petto.

Se un curioso lo avesse osservato in segreto, avrebbe avuto l’impressione di vedere Mosè nel beatissimo san Domenico: come lui, era andato nel deserto ed era arrivato sul monte di Dio, l’Oreb, come lui, aveva visto il roveto ardente dal quale il Signore gli aveva parlato e davanti al quale egli si era prostrato.

Questa esperienza profetica sul monte di Dio, la faceva anche Domenico quando veniva condotto dalla lettura alla preghiera, dalla preghiera alla meditazione e dalla meditazione alla visione diretta.

Quando leggeva da solo s'inchinava spesso davanti al libro e mostrava venerazione nel baciarlo, soprattutto se si trattava del li­bro dei Vangeli o se leggeva le parole che Cristo stesso aveva pro­nunciato. Di tanto in tanto volgeva altrove il viso e lo copriva con il suo mantello, oppure nascondeva il volto tra le mani o lo copriva discretamente con il suo cappuccio. Quindi piangeva per di­spiacere e struggimento. Si rialzava e inclinava la testa come se volesse ringraziare una personalità importante per la benedizione ricevuta.

In seguito si tranquillizzava interiormente e, raccolto in se stesso, riprendeva a leggere il libro.

 

IX

 


Domenico usava questo modo di pregare quando peregrinava a un paese all'altro, ma soprattutto quando giungeva in una re­gione disabitata. Qui meditava in modo particolarmente intenso e si dedicava totalmente alla contemplazione. A volte diceva al suo compagno di viaggio: in Osea sta scritto: «La condurrò nel deser­to e parlerò al suo cuore» [Os 2,16]. Per questo si allontanava spesso dal suo compagno. A volte lo anticipava, ma preferiva seguirlo a una certa distanza. E quando camminava da solo pregava e un fuoco interiore si accendeva durante la sua meditazione [cf Sal 39,4]

Mentre camminava assorto nella preghiera, muoveva a volte le mani come se volesse scacciare via faville e soprattutto mosche davanti al viso. E inoltre faceva il segno della croce come per proteggersi da qualcosa.

Secondo i fratelli al Santo fu concessa, attraverso questo mo­di pregare, una visione più completa della parola di Dio. E così gli ­furono donati forza e coraggio per predicare in modo convincente, e un rapporto familiare con la profondità dello Spirito Santo, che gli permise di scoprire segreti nascosti.

 

 Tratto da PETER DYCKHOFF, Pregare con il corpo - Alla scuola di san Domenico, ed. ANCORA a cui si rimanda per le note, il commento e l'approfondimento