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Startsi del
XIX secolo
Daniele di Acinsk e Teodoro Kuzmic
1. Lo
Starec Daniele di Acinsk
«La preghiera usciva a torrenti dal suo cuore, come un fiume celeste, e la sua mente era, senza posa, così intenta all'orazione che egli sovente interrompeva il suo dire, colpito da estasi.
Trattando dei mistici russi dello scorso secolo non direttamente collegati ai discepoli di Paisio Velickovskij non si può tacere il nome dello starec Daniele di Acinsk, nato in Ucraina nell'anno 1784. Questi, dapprincipio, aveva scelto la carriera militare e, soldato di artiglieria nel 1807, aveva poi preso parte alla battaglia di Borodino nel 1812 ed aveva trascorso in seguito un periodo di tre anni in Francia insieme con le truppe di occupazione russe; ad un certo punto però, vuoi ispirato dalla lettura della Bibbia o, forse, influenzato dalla spiritualità protestante o dall'ideologia delle sette russe, era venuto alla conclusione che un vero cristiano non può uccidere il prossimo neppure in guerra; alla vigilia della promozione da anziano sottufficiale aveva perciò abbandonato la sua batteria senza esserne autorizzato e si era ritirato in un monastero. In conseguenza di ciò la corte militare nel 1823 condannò il disertore Daniele Demenko ai lavori forzati in Siberia. Al termine della pena il condannato andò a stabilirsi nel piccolo centro siberiano di Acinsk dove, senza mai ricevere gli ordini sacri né entrare a far parte di una famiglia religiosa, condusse vita solitaria, quasi da recluso, svolgendo all'occasione attività di direttore spirituale e acquistandosi in breve tempo fama di santità.
Nei ricordi di un contemporaneo troviamo queste significative parole: «La preghiera usciva a torrenti dal suo cuore, come un fiume celeste, e la sua mente era, senza posa, così intenta all'orazione che egli sovente interrompeva il suo dire, colpito da estasi.
Egli parlava di Dio, del Redentore e del Suo insegnamento e della Sua Passione, della beatitudine dei giusti e del castigo dei peccatori e le sue parole, sempre utili e salutari, erano a tal punto dettate dall'amore che non c'era cosa che egli potesse discutere senza versar lacrime.
Il suo corpo aveva una certa non so qual trasparenza, il suo viso, simpatico e sereno, era ben colorito. Sovente egli digiunava per una settimana di seguito ed anche più, assai spesso si confessava e si accostava alla mensa sacra del Corpo e del Sangue di Cristo».
Il grandissimo numero di persone che si rivolsero a Daniele per consigli di vita spirituale comprendeva gente di ogni età, badesse, monache e monaci, preti, laici; egli fu in modo particolare il consigliere di coloro che volevano saggiare la qualità e l'intensità della loro vocazione. La badessa Susanna del monastero Znamenskij di Irkutsk. per esempio, prima di entrare in religione non riusciva a decidere la scelta del convento adatto, essendole parsi tutti ugualmente buoni quelli che aveva visitati e riferisce il suo colloquio con Daniele: «Gli chiesi che mi indicasse un convento ma egli rispose: "Io non sono Dio ma soltanto un uomo e non è escluso che ti consigli un luogo dove la vita potrà forse apparirti insopportabile e dove ti adatteresti a rimanere, patendoci assai, solo perché io te l'ho ordinato. Ma quando Dio stesso dispone le cose anche la sofferenza diventa lieve". Alla mia richiesta di benedizione replicò: "In quel preciso momento tu stessa verrai a conoscenza, il tuo cuore parlerà e ne avrai la sensazione. Là rimarrai ringraziando il Signore".
Durante il viaggio da Acinsk a Irkutsk andavo chiedendomi come sarebbe potuta avverarsi la cosa predettami dallo starec. I molti monasteri della Russia che avevo visitato mi avevano lasciato indifferente nel senso che mi erano sembrati tutti buoni allo stesso modo: il cuore non mi diceva nulla. Andavo a Irkutsk per venerare le reliquie di Sant'Innocente di Irkutsk, il grande operatore di miracoli, e adempiere così ad un voto che avevo fatto durante una malattia. Dopo una breve sosta al monastero Voznesenskij (dove soddisfeci al mio voto) proseguii per la città; cammin facendo vidi un convento circondato da un basso muro al di là del quale si potevano scorgere degli edifici e il cui giardino mi sembrò un paradiso. Decisi che avrei visitato questo convento invece di ritornare direttamente dalla città al monastero. Quando mi avvicinai alla porta principale m'investì un acuto profumo di fiori; mi arrestai di botto mentre qualcosa come una voce interiore mi comandava di non ritornare più indietro. Il mio cuore sperimentò una gioia singolare e parve dirmi: "Rimani qui". Immediatamente mi risovvenni delle parole di Padre Daniele come se egli fosse presente e quando entrai in chiesa la vista del grande Crocifisso mi fece così profonda impressione che rimasi a lungo immobile».
Al discepolo suo Doroteo, Daniele una volta disse:
«Va', fratello, come apostolo al seguito di Cristo, per il sentiero stretto; non portare con te nel viaggio né sacca, né bastone, né denaro. Il Signore ti nutrirà e non ti abbandonerà; a metà cammino incontrerai un vescovo che ti prenderà con sé e farà di te un monaco».
Il che puntualmente si verificò a Kungur, a mezza strada fra Acinsk e Kiev, dove il vescovo Eulampio di Jekaterimburg, trasferito a Orel, incontrò Doroteo e, presolo con sé, lo condusse nella Russia europea e lo fece entrare al monastero Beloberezskij.
Un'alta opinione di Daniele nutrì pure San Serafino di Sarov, il più grande mistico del secolo XIX che la Chiesa russa abbia canonizzato.
2. Lo Starec Teodoro Kuzmic
Nello stesso periodo visse e morì in Siberia il misterioso eremita Teodoro Kuzmic che fondate ragioni inducono a identificare con la persona dello zar Alessandro I. Questi era per sua natura un mistico e mai aveva cessato di rimproverarsi l'assassinio, avvenuto nel 1801, del proprio padre Paolo I, pur senza essere egli mai stato direttamente implicato nel complotto.
Secondo un racconto attendibile, nel 1825 l'imperatore Alessandro, dato per morto, salpò per la Terra Santa e un soldato sconosciuto fu sepolto in sua vece; ritornato in Russia durante il regno del suo fratello minore Nicola I, Alessandro sarebbe andato a vivere da eremita in Siberia.
Effettivamente, fra Teodoro Kuzmic e lo Zar scomparso le rassomiglianze non mancarono, tanto nel fisico come nel carattere, e la mentalità dell'eremita siberiano si rivelò assai affine sotto parecchi aspetti a quella appunto dei mistici aristocratici del regno dì Alessandro I.
Tratto da: Serge Bolshakoff, INCONTRO CON LA SPIRITUALITA’ RUSSA, Società Editrice Internazionale – Torino, a cui si rimanda per le note e l’approfondimento.