![]()
INCONTRO CON PADRE
ARCADIO
(Monastero Pskov-Pecerskij)

Sappiamo bene che le pietre che si trovano sulla riva del mare o di un fiume, hanno gli spigoli acuti, fino a quando cadono nell'acqua; là, lo sfregamento dell'una contro l'altra, le leviga e le arrotonda come palle o uova. La vita comune agisce allo stesso modo: essa ci insegna l'umiltà, la pazienza, la dolcezza, la generosità.
Il Padre Arcadio, in piedi sul balcone della sua cella, stava dando il becchime ai piccioni. Era un bell’uomo, sui cinquant'anni, alto di statura; sempre di buon umore e assai accogliente.
- Ditemi, Padre Arcadio, come fate ad essere sempre così lieto e sereno?
- Il Padre Arcadio rispose con un sorriso: «E perché dovrei essere triste? Sono in buona salute, nutrito, vestito, calzato... Abito in una buona cella, servo la chiesa in qualità di diacono, lavoro da falegname nell'officina del monastero, leggo libri edificanti e pratico la preghiera. Cosa potrei volere d'altro? Quelli che desiderano di più, si espongono, secondo l'apostolo Paolo, a molte pene e passioni: sono schiavi ora dell'avarizia, ora della vendetta, ora del desiderio carnale, ora della brama del potere. Quando non raggiungono l'oggetto desiderato, diventano cattivi e irritabili; quando lo raggiungono, sono timorosi di perdere ciò che hanno ottenuto; così sono sempre infelici. Voi, Sergio Nikolaevic, se volete conservare la serenità dello spirito, vivete con semplicità, lontano dagli intrighi, e tutto andrà bene. Il Padre Ambrogio di Optino diceva spesso: «Vivi semplicemente, e camperai cent’anni».
- Nel monastero, questo è possibile; ma nel mondo?
- Il Padre Ambrogio aggiungeva: «Si può vivere nel mondo, ma in maniera nascosta, senza mettersi in mostra».
- Ma se si cade in peccato, che fare?
- E’ semplice, Sergio Nikolaevic. Ascolta, in proposito, una storia dei Padri del Deserto. Un giorno un giovane monaco venne a trovare un Anziano e gli disse: «Che cosa devo fare, Padre? io ricado sempre nello stesso peccato». - L'Anziano gli risponde: «Se cadi in peccato, rialzati e fai penitenza». - «Ma fino a quando?» - «Fino alla morte». Ecco il segreto, Sergio Nikolaevic, per vivere serenamente. Nel mondo, nessuno è senza peccato. L'apostolo Giovanni il Teologo ha scritto proprio su questo argomento. Ma per ogni peccato, c'è la penitenza: e questa ci salva incessantemente, sia dall'orgoglio e dallo spirito altero, sia dalla disperazione.
- Suppongo, Padre Arcadio, che la Preghiera di Gesù sia molto adatta a questo caso. In essa si ripete continuamente: «Signore, abbi pietà: Kyrie, eleison».
- E’ vero, Sergio, fratello mio. Noi pecchiamo non solo ogni ora, ma ogni minuto, in azione e in pensiero. Facilmente accettiamo dei prilog, cioè dei pensieri vani, dubbiosi, voluttuosi, blasfemi: e stiamo a esaminarli da ogni parte. Assai spesso acconsentiamo ad essi, e se non cadiamo nel peccato di opera è solo perché non ne abbiamo l'occasione. La preghiera di Gesù è assai raccomandabile, in questi casi. Se nel tuo spirito si leva un pensiero di bestemmia, o il desiderio carnale di una donna, o se senti l'impulso a dire cose sgradevoli al tuo prossimo, o anche a percuoterlo, allora rivolgiti alla Preghiera di Gesù: dì a bassa voce o mentalmente: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore». Devi dirlo lentamente, con attenzione dolente: allora quei pensieri ti lasceranno. E anche se tu li accetti e cadi, non scoraggiartene, ma ripeti continuamente la stessa preghiera: e il tuo spinto troverà pace.
Prima del peccato, i demoni ci presentano Dio misericordioso, pronto a perdonare tutto e sempre. Così, ad esempio, ci suggeriscono che se un uomo giovane e forte cade in un peccato carnale, Dio glielo perdonerà facilmente: è la natura! Ma dopo il peccato, i demoni tornano a presentarci Dio come un giudice severo e senza pietà, per portarci alla disperazione. Così, spingono alcuni agli scrupoli; e da questi alla follia o anche al suicidio. Chi invece chiede costantemente il perdono di Dio, rimane umile e in pace. Sant’Antonio il Grande ha visto una volta la terra intera disseminata di trappole diaboliche; atterrito, chiese a Dio: «Ma allora, chi potrà salvarsi?». E la risposta fu: «L'uomo umile». Ecco perché è importante ripetere continuamente la Preghiera di Gesù. Ma molti, anche tra i monaci, dicono che essa è inutile: che l'ufficio corale e la preghiera privata, in cella, sono sufficienti. Ma noi non possiamo stare sempre in chiesa o in cella, e le tentazioni ci seguono dovunque. Inoltre, se la lettura e il canto potessero salvarci, allora, come scriveva lo starec Basilio di Poliano-Merulja, i lettori e i cantori sarebbero dovunque dei modelli di virtù; ora, vediamo bene che non è sempre così. Anche se cantano mirabilmente e leggono ottimamente, la loro attenzione si concentra più sul canto e sulla lettura come tali - per cantare e leggere a regola d'arte - che non sul contenuto dei testi cantati o letti. Certo, esistono anche cantori e lettori davvero spirituali
- Ditemi, Padre Arcadio, quale è la vita più perfetta? La vita attiva, come quella dei cenobiti, o la vita puramente contemplativa, come in un eremo o in uno skit?
- Per ogni cosa c'è un tempo opportuno. Il nuovo venuto deve entrare in una comunità, per smussare le proprie asperità. Sappiamo bene che le pietre che si trovano sulla riva del mare o di un fiume, hanno gli spigoli acuti, fino a quando cadono nell'acqua; là, lo sfregamento dell'una contro l'altra, le leviga e le arrotonda come palle o uova. La vita comune agisce allo stesso modo: essa ci insegna l'umiltà, la pazienza, la dolcezza, la generosità. Una volta acquistate tutte queste virtù, allora, a una certa età, verso la cinquantina, ci si può dare alla vita solitaria; prima, è spesso la fantasia, o la vanità, o un'alta opinione di noi stessi a guidarci.
Ma chi è già ben levigato e abituato alla Preghiera di Gesù, può, anzi deve scegliere la vita solitaria, e disporsi a passare ad un mondo diverso, al mondo spirituale. «Perché alla fine io giudico l'uomo dalla condizione in cui lo trovo». Secondo la Scrittura, colui che, come le vergini sagge, è sempre preparato, trova nella Preghiera di Gesù l'olio per la lampada della sua anima; quando viene chiamato, è pronto a passare all’altro mondo.
Nelle ektenie (litanie), noi preghiamo per ottenere una fine così: «Dacci la fine cristiana della nostra vita senza sofferenza, senza rimorso, e la buona sentenza al tribunale terribile di Cristo»
Ecco la Preghiera di Gesù: chi la pratica correttamente è sempre umile, semplice, generoso, buono. Che cosa possiamo desiderare di più?
Il mattino d'estate era splendido. Le croci dorate delle chiese bianche, rosa, gialle, splendevano nel cielo azzurro, Tra il verde tenero degli alberi del nord, gli uccelli cantavano. Una pace gioiosa regnava dappertutto.