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L'invocazione del Nome e la preghiera continua
nella vita di Antonio

A cura di Noelle Devilliers
"O sole, perché vieni a disturbarmi? Sorgi così presto per distogliermi dallo splendore della vera luce".
“La preghiera non è perfetta – diceva – se il monaco ha coscienza di sé e sa che sta pregando”.
"Solo un uomo su diecimila può diventare degno della preghiera spirituale. Essa è un mistero proprio della vita futura, poiché la natura viene elevata in alto e finisce ogni movimento destato dal ricordo delle cose della terra. L' anima non prega una preghiera, ma percepisce le cose spirituali del mondo futuro".
«... respirate sempre Cristo e abbiate fede in lui»
L'invocazione del Nome
Antonio trova la sua gioia nel Nome di Colui che ama, Nome benedetto che brucia come fuoco, guarisce i malati, libera da ogni forma di schiavitù; in esso è racchiusa un'energia divina. Il santo racconta:
Quante volte [i demoni] mi hanno proclamato beato e io li ho maledetti nel nome del Signore (Vita 39,2)!
E al diavolo che si lamentava perché ovunque era combattuto dai cristiani Antonio rispose:
Benché tu sia sempre menzognero e non dica mai la verità, questa volta, anche senza volerlo, hai detto il véro perché Cristo è venuto e ti ha reso impotente, ti ha abbattuto e spogliato (Vita 41,5).
Antonio guariva i malati che venivano a supplicare da lui la guarigione invocando il nome del Signore.
Il demonio, rimproverato nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, uscì e l'uomo fu guarito (Vita 62,3).
Allora Antonio si mise a pregare e invocò il nome di Cristo e la fanciulla si alzò guarita; il demonio impuro era uscito da lei (Vita 71,2).
Antonio non curava i malati dando ordini, ma pregando e invocando il nome di Cristo, in modo che fosse chiaro a tutti che non era lui ad agire ma il Signore che per mezzo di Antonio manifestava il suo amore per gli uomini e curava i malati (Vita 84,1).
Comincia così a prendere forma, fin dalle origini della vita monastica, la preghiera di Gesù: la vita di Antonio ce ne offre una testimonianza luminosa e discreta, secondo lo stile proprio della tradizione orientale. Si può persino scoprire nelle ultime parole del santo ai suoi due discepoli, il fondamento del metodo esicasta che assocerà il respiro all'invocazione del Nome.
Diceva loro: «... respirate sempre Cristo e abbiate fede in lui» (Vita 91,3).
La preghiera continua
Antonio raccomandava ai suoi figli di pregare continuamente, come lui per primo aveva imparato a fare. La sua preghiera è incessante e nutrita delle Scritture di cui nulla gli sfugge, tanto è attento alla lettura. In uno dei rari passi nei quali Antonio acconsente a parlare di sé per trasmettere ai discepoli la propria esperienza spirituale così si racconta:
Volevo tacere e non dir nulla di me pensando che fosse sufficiente quanto ho detto, ma perché non pensiate che io dica queste cose a cuor leggero e crediate invece che vi parlo per esperienza e secondo verità, per questo, anche se sembrerò stolto - ma il Signore che ascolta sa che la mia coscienza è pura e che non parlo da me stesso ma per amor vostro e per incoraggiarvi - vi dirò anche le imprese del demonio che ho potuto vedere. Quante volte mi hanno proclamato beato e io li ho maledetti nel nome del Signore! Quante volte mi hanno predetto la piena del fiume e io dicevo loro: “E a voi che ve ne importa?”. A volte vennero a minacciarmi, mi circondarono come soldati in armi, altre volte mi riempirono la casa di cavalli, belve feroci e serpenti, e io recitavo quel salmo che dice: Questi nei carri e quelli nei cavalli ma noi nel nome del Signore nostro Dio saremo fatti grandi (Sal 19,8), e quelli furono messi in fuga dal Signore grazie alle preghiere. Talvolta vennero nelle tenebre assumendo un aspetto luminoso e dicevano: "Siamo venuti ad illuminarti, Antonio", ma io chiudevo gli occhi e mi mettevo a pregare e subito si spegneva la luce degli empi. Pochi mesi dopo vennero; sembravano recitare i salmi e ripetere parole delle Scritture, ma io come un sordo non ascoltavo (Sal 37,14).
A volte fecero tremare la mia abitazione, ma io continuavo a pregare irremovibile nei miei pensieri. E poi vennero ancora, battevano colPi, sibilavano, danzavano, ma io pregavo e restavo sdraiato recitando salmi per mio conto, e subito i demoni cominciarono a lamentarsi e a piangere come se avessero perduto ogni forza. Io allora rendevo gloria al Signore che ha umiliato la loro audacia e la loro follia e li ha esposti all'infamia (Vita 39).
Abitualmente Antonio tace. Nella preghiera ha già ricevuto "la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto il nome nuovo, che nessuno conosce al di fuori di chi la riceve" (Ap 2,17), tuttavia non può tener nascosti i favori di cui Dio lo colma. Sovente, durante la preghiera, il suo spirito è rapito e i suoi compagni con domande insistenti cercano di scoprire ciò che gli è stato rivelato. La narrazione di tali visioni risente evidentemente della cultura e della mentalità del tempo, ma il loro messaggio non è invecchiato. Viene mostrato il dramma della redenzione e ribadita la necessità del combattimento spirituale. Antonio vi attinge nuove forze per la preghiera e per la lotta spirituale; spesso, d'altra parte, esse si presentano come una risposta a qualche interrogativo o a qualche difficoltà interiore.
Aveva inoltre anche questo carisma. Quando abitava in solitudine sul monte, se per caso ricercava qualcosa fra sé e sé ed era in difficoltà, gli veniva rivelato nella preghiera dalla Provvidenza. Come dice la Scrittura, il beato era istruito da Dio stesso.
In seguito ebbe una discussione con alcuni che erano venuti a trovarlo, a proposito della condotta dell’anima e di quale sarebbe stata la sua dimora dopo questa vita. La notte seguente qualcuno lo chiamò dall'alto e gli disse: "Antonio, alzati, esci e guarda". Antonio uscì - sapeva infatti a chi gli conveniva ubbidire - levò lo sguardo e vide in lontananza un gigante deforme e terribile, che stava in piedi e giungeva fino alle nubi, ed alcuni esseri che sembravano alati e salivano in alto. Il gigante tendeva le mani e ad alcuni impediva di salire, ma altri volavano sopra di lui, riuscivano a passare ed erano trasportati in alto senza fastidi. E quello strideva i denti contro di loro, si rallegrava invece per quelli che cadevano. E subito giunse ad Antonio una voce che diceva: "Comprendi ciò che vedi". Allora gli si aprì la mente e comprese che si trattava del passaggio delle anime e che quel gigante in piedi era il Nemico, invidioso dei credenti, che aveva potere su quelli che gli erano sottomessi e non li lasciava passare, ma non poteva trattenere quelli che non gli avevano ubbidito ed essi riuscivano ad oltrepassarlo.
Come ammonito da questa nuova visione, lottava ancor di più per progredire ogni giorno. Parlava malvolentieri di queste cose, ma siccome restava a pregare più a lungo ed era meravigliato, i suoi compagni lo interrogarono e non lo lasciarono in pace finché fu costretto a parlare come un padre che non può nascondere nulla ai suoi figli. Ma pensava che la sua coscienza era pura e che il suo racconto sarebbe stato utile perché avrebbero imparato che il frutto della vita ascetica è buono e che le visioni spesso sono una consolazione nelle fatiche (Vita 66).
Per sapere qualcosa di più sul modo di pregare di Antonio, possiamo riferirci alle Conferenze di Cassiano, che riportano la testimonianza di abba Isacco.
Per farvi percepire che cosa sia la vera preghiera, vi riferirò delle parole non mie, ma del beato Antonio. L'ho visto rimanere così a lungo in preghiera che spesso i primi raggi del sole lo sorprendevano in estasi e l'ho sentito esclamare nel fervore del suo spirito: "O sole, perché vieni a disturbarmi? Sorgi così presto per distogliermi dallo splendore della vera luce". Sua è anche questa parola celeste e più che umana:
“La preghiera non è perfetta – diceva – se il monaco ha coscienza di sé e sa che sta pregando”.
Anche Evagrio Pontico evoca questo grado elevato di preghiera; l'anima protesa verso il suo Signore e rapita dall'amore supremo riceve la grazia di emigrare da questa terra. Che cosa c'è di più grande che conversare con Dio? Afferma Evagrio:
Quando il tuo intelletto, in un grande desiderio di Dio, a poco a poco esce - per così dire dalla carne e caccia tutti i pensieri della sensibilità, del ricordo e del temperamento, e tu sei divenuto pieno di timore e insieme di gioia, allora puoi pensare di esserti avvicinato ai confini della preghiera.
Evagrio sottolinea soprattutto la rinuncia ad ogni pensiero, Antonio la rinuncia ad ogni ripiegamento su di sé. Secondo Isacco il Siro il rapimento d'amore è un privilegio rarissimo, ma egli assicura che Antonio lo ebbe in dono da Dio. Afferma Isacco:
Solo un uomo su diecimila
può diventare degno della preghiera
spirituale. Essa è un mistero proprio
della vita futura, poiché la natura
viene elevata in alto e finisce ogni movimento destato dal ricordo delle cose
della terra.
L' anima non prega una preghiera, ma
percepisce le cose spirituali del mondo futuro,
cosa che oltrepassa l'umana intelligenza e che è dovuta all'azione dello
Spirito.
Si tratta di uno sguardo
spirituale e non della recita o dell'invocazione di una preghiera.
Essa prende avvio dalla preghiera. Poiché tali uomini hanno
raggiunto la perfezione della purezza e non c'è istante in cui i loro movimenti
interiori non siano in preghiera, come ho detto sopra; e ogni volta che lo
Spirito li scruta li trova intenti alla preghiera e da essa li conduce alla
theoria, cioè alla visione spirituale. Pur non avendo bisogno di lunghe
preghiere o tempi di preghiera prefissati e ordinati - è sufficiente per loro il
ricordo di Dio che subito li trascina all'amore come prigionieri - tuttavia
non trascurano affatto di attenersi alla preghiera, ma le rendono onore stando
in piedi alle ore fissate
oltre a perseverare nella preghiera
continua. Vediamo, infatti,
che sant'Antonio percepì che la sua mente era innalzata mentre stava in
preghiera all'ora nona
(Vita 65).
Tratto da: Noelle Devilliers, ANTONIO E LA LOTTA SPIRITUALE, ED. QIQAJON - COMUNITA' DI BOSE - a cui rimandiamo per l'approfondimento