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ISACCO DI NINIVE
SUI VARI SANTI FREMITI
E SUL LIMPIDO CORSO CHE CI SONO REGALATI DALLA CLEMENZA DI NOSTRO SIGNORE NEL MOMENTO DELLA PREGHIERA

In questi moti è un grido potente (EB 5,7) che sale dal profondo del cuore, congiunto all'umiltà che procede dalla potenza della gioia
Quando talora capita che per il movimento della grazia uno sia reso degno della preghiera dell'ardore, allora nella preghiera gli accadono moti frequenti e senza numero e preghiere veloci e veementi, pure e fervide, come carboni di fuoco. E in questi moti [è] un grido potente (Eb 5,7) che sale dal profondo del cuore, congiunto all'umiltà che [procede] dalla potenza della gioia.
E di dove [vengono] queste [cose]?
Egli in quei momenti ha ricevuto dalla preghiera, nei suoi moti, di nascosto, un qualche aiuto, ed è stato mosso nell'anima il fuoco dell'ardore, dalla cui gioia l'uomo è umiliato nei suoi pensieri fino agli abissi.
E pertanto sopraggiungono a lui, nella sua preghiera, questi moti: preghiere pure e veementi, che sono frequenti e per la loro veemenza traboccano e si internano assai nel cuore, con uno sguardo non soggetto a inclinazione rivolto al nostro Signore. E per l'esattezza dei pensieri della preghiera che salgono a lui, ad uno in quel momento sembra quasi di essere vicino a nostro Signore anche nel corpo.
Quando poi egli sia reso degno della preghiera della conoscenza, appena si sia imbattutto in una [pur] minima parola di preghiera, subito la preghiera si secca nella sua bocca ed egli cessa assolutamente da ogni moto e, nella sua anima e nel suo corpo, giunge ad un silenzio immobile.
Chi dunque ha camminato per questa via comprenderà gli indizi di entrambe le forme di preghiera che si sono dette.
O forse c'è qualcuno che crede che una di queste sia l'ordine e il moto della preghiera spirituale?
Chi crede ciò comprenda che tutte queste [forme] e altre innumerevoli simili ad esse costituiscono l'ordine della preghiera pura e [sono] pensieri puri e psichici che fremono nell'uomo con lo scopo della preghiera. Nella condotta spirituale invece non c'è preghiera.
Qualsiasi preghiera è pensieri belli, è moti psichici; nell'ordine e nella condotta spirituali invece non ci sono pensieri né moto, ma neppure percezione né impulso dell'anima verso alcunché, perché la natura esce completamente da questi [atti]e da tutto quanto [è] suo, ed [è] in un silenzio indicibile, cui non c'è spiegazione, perché si muove [e] resta in essa l'operazione dello Spirito di santità, oltrepassando il dominio della conoscenza dell’anima.
Che diremo dunque? Dove non ci sono pensieri, cos'è dunque possibile dire a proposito della preghiera e di qualsiasi altra cosa?
Se c'è [qualcuno] che desidera ascoltare [qualcosa] di esatto su quest'ordine, legga nelle parti precedenti il grande discorso redatto da noi sulla preghiera spirituale e di li apprenderà chiaramente tutto il senso di questo pensiero relativo alla condotta della preghiera e i modi coerenti alla sua purezza e alla sua impurità e quale sia il movimento spirituale e perché la preghiera sia chiamata elevazione oltre i moti della psichicità, poiché non c'è preghiera nella spiritualità.
Tutti questi [argomenti] sono da noi li chiaramente esposti.
Tratto da ISACCO DI NINIVE, Discorsi spirituali, ed. Qiqaion, a cui rimandiamo vivamente per l'approfondimento.