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Servo di Dio Frate Ave Maria
(1900-1964)

Padre Nazareno Fabretti lo ricorda così
Conobbi
parecchi anni fa l'Abbazia e i suoi eremiti. E conobbi il monaco personaggio più
celebre ed amato del luogo: "Frate Ave Maria". Era un monaco imponente, aperto
ad ogni esperienza di fede, e venerato, già vivo, soprattutto per le poche ma
forti parole che rispondeva ai devoti che lo cercavano. Era un mistero, ed
insieme la manifestazione costante della sua brusca e tenerissima pietà.
Ma è sempre stato, in quegli anni e in quei momenti, in cui lo avvicinai, da
solo e con altri devoti, una delle immagini più persuasive della misericordia di
Cristo. Era una statua vivente, illuminante, simpatica. Rasserenava. Egli era
sempre appassionante e penetrante nelle nostre attese spirituali.
Era cieco ma bastava vederlo perchè le nostre povere realtà quotidiane e le
nostre scelte ne restassero illuminate. Riconciliava con la vita semplice,
essenziale. Aveva una mimica appena accennata, composta; appena un gesto e
parole semplici illuminavano le verità più profonde. Era uomo che vedeva
lontano, si percepiva che aveva un contatto stabile, caldo, trasparente con Dio.
Col tempo, le sue parole si fecero sempre più rade, ma si riuscì sempre, a
tutti, a capire quello che la sua voce, ma soprattutto il suo silenzio, ci
rispondevano con fierezza ed umiltà insieme.
Negli ultimi anni, le volte che lo rividi, tacito e possente, non riuscii a
capire più le rade parole, Ma fu il suo volto, sempre, a parlare, a rispondere,
a consigliare. Quasi un "miracolo", sempre vivo, per aiutarci a credere, a
vivere, a patire fra le spine dei nostri problemi.
Le sue penitenze, i suoi consigli ci giunsero sempre più spesso da quel volto
ancora e sempre vivissimo. Chi lo ha visto e conosciuto, non dubita d'aver visto
ed udito un santo, ma questo tocca solo alla Chiesa dimostrarlo. Per la nostra
fede. Per la nostra gioia.