![]()
Servo di Dio Frate Ave Maria
(1900-1964)

Frate Ave Maria racconta di se
"Fu mio fratello a
dirmi che non avevo più l'occhio. Stetti un mese all'ospedale. Il dottore, a mio
padre, accorso dall'America, che gli chiedeva notizie, rispose che ci voleva un
miracolo. Lo disse in mia presenza: ero disperato... Vi ricordate - scrive alla
mamma, quarant'anni dopo - quando all'ospedale di Porto Maurizio non sapevo
ancora di essere cieco e singhiozzando vi dicevo di dire al professore di fare
presto a sfasciarmi gli occhi perché ero stanco di stare al buio?".
"Con la vista, poco a poco, perdetti anche la pace e la fede. Credetti questo
mondo in balia di una grande mente capricciosa, crudele, ingiusta"
"La Divina Provvidenza mi sopportò misericordiosamente e a tempo opportuno mi
toccò il cuore, il quale, da duro come un macigno, divenne tenero come il
burro".
"Io quando ero tre volte cieco mi vergognavo fino all'avvilimento della mia
cecità fisica e di quella intellettuale; ma non mi vergognavo di essere cieco
moralmente, spiritualmente; ma quando Gesù mi folgorò con la sua Luce, con la
sua verità, la sua grazia, la sua carità, allora dissi a Gesù e lo dissi con
grande entusiasmo: 'Gesù, Tu solo mi basti! Tu sei il mio vero bene!'".
"Non ne hai abbastanza della cecità degli occhi - mi diceva suor Teresa - vuoi
crescere cieco anche nell'anima? Con i molti santi consigli di Suor Teresa e di
altre persone, anime buone, che quali colpi d'assiduo martello sull'incudine,
coperto di molta ruggine, riescono ancora a farlo divenire liscio e lucente...
così, nonostante la mia ostinata accidia, il buon Dio e la Vergine Santissima si
servirono della bocca e di cuori a loro votati per convertirmi da vaso d'uso
infimo in vaso d'uso amorevole".
"Fu appunto col togliermi ogni speranza di godere in questa vita presente che il
buon Dio e la nostra Madre celeste mi obbligarono a sperare grandemente,
unicamente, nei beni eterni, e mi diedero forza di operare in modo di
meritarli".
"Suor Teresa mi parlò di Don Orione in modo da farmi desiderare di conoscerlo,
di udirlo, di parlargli, di rendergli note le mie miserie fisiche e morali,
tutte, tutte, e poi ascoltarlo ancora se mai avesse avuto una parola di
consolazione, di conforto, di speranza anche per me".
"Questo poveretto fu da Don Orione spinto alla conquista delle ricchezze eterne,
della vera luce, della sapienza divina che, lasciandolo disperato (graziosa
disperazione), gli riempì il cuore di gioconda e luminosa speranza e certezza
nella possibilità e facilità di conseguire anche lui la vera felicità nella vera
vita immortale, a cui ogni cuore umano aspira e si sente attratto".
"Il 18 marzo 1920 (avevo 20 anni!) la Piccola Opera della Divina Provvidenza mi
apriva la porta... Man mano che i giorni passavano io andavo sempre più
affezionandomi a Don Orione, tanto che avrei desiderato star sempre con lui,
ascoltare la sua Messa, far da lui la Comunione, sentirlo predicare, far con lui
tutte le altre pratiche di pietà, perché tutto in lui aiutava il raccoglimento,
a meditare, a pregare".
"Un giorno ero con gli altri in ricreazione. Ed a mia insaputa capita Don
Orione, mi viene alle spalle, sopra di esse appoggia i suoi avambracci, e con le
sue mani mi chiude gli occhi. Io credendo che fosse un confratello desideroso di
scherzare, presi la cosa in ridere, e, per meglio far ridere la compagnia,
esclamai: 'come potete che possa conoscervi, se mi tenete chiusi gli occhi con
le vostre mani?'. Allora anche Don Orione sorrise benevolmente".
"Da che fui accolto da Don Orione, credetti, sentii, in mille maniere mi accorsi
di essere fra le mani di un uomo straordinario, e questa fu l'irresistibile
spinta che mi rese totalmente dolce l'abbandonarmi totalmente e con tutta
fiducia alla sua direzione".
"Don Orione mi fece accompagnare a Villa Moffa nel mese di luglio. Ai primi di
agosto ebbero inizio i santi Esercizi spirituali, dettati da Don Felice
Cribellati e da Don Carlo Alferani. Di quel tempo la mia infelice memoria non si
ricorda nulla delle lunghe ed importanti conferenze fatte da Don Orione. Solo mi
ricordo che quando andai a parlargli, mi accolse con festa e mi domandò:
'Ebbene? Ebbene? Come vuoi essere vestito? Da frate o da Chierico?'. Io
sorridevo senza rispondergli e lui rispose subito: 'Ah, lo so, lo so, che tu
vuoi l'abito talare!'. Poi mi disse che per allora potevo vestirmi con l'abito
nero, ma che in seguito, se, come sperava fossero venuti altri ciechi, ci
avrebbe vestiti di lana bianca, con un raggio d'oro sovra il petto.... La notte
dell'Assunta del 1920 ebbi la grazia di ricevere il Santo abito dalle mani del
mio veneratissimo Padre Don Luigi Orione e, grazie a Dio, fu sì povero che forse
il serafico poverello d'Assisi mi avrebbe invidiato".
"Vado a segar legna per la cucina... il sacrestano mi chiama per aiutarlo...
vado pure a sbucciare patate, zucche e rape".
"Se penso a ciò che in breve tempo si operò in me, alla mia decisione risoluta
di dare una buona volta un calcio a questo mondo corrotto e corruttore, maestro
di odio, di invidia, di maldicenza, di impostura, di frodi, di scandali, pieno
di ogni pericolo, tessitore di ogni inganno, devo riconoscere la verità, e la
verità è questa: che non sono stato io a scegliere la parte migliore e a far
bene, ma è il Signore e la Madonna che hanno scelto e fatto tutto per me".
"Venni in questo cantuccio di Paradiso (all'eremo di Sant'Alberto di Butrio),
accolto paternamente, maternamente, fraternamente da quattro anime sante, qui
viventi in carità eroica! Qui manca tutto... Anzi non manca niente a chi vuol
farsi santo!".
"Non sono più chierico, ma frate. Non mi chiamo più Cesare Pisano ma Frate Ave
Maria. Ho tutte le ragioni di credere che questo antico cenobio quasi crollante
sia mia stabile dimora. Il chierico Pisano ora è morto e frate Ave Maria gli ha
preso il posto... Laus et labor: ecco il mio programma! Mamma, quando parlerete
di me non dite più 'quel mio figlio disgraziato...', ma dite 'Frate Ave Maria'.
Tutto, anche quaggiù, è bello se si guarda non perdendo mai di vista il cielo".
"Sono un povero cieco non solo in compagnia di sorella Cecità, ma anche d'altri
acciacchi... con una voce rauca fino a rendersi inintelligibile in un minimo
rumore. Quando s'avvicina l'inverno è come dovessi andare dal dentista... Sono
tutti i gioielli che mi dona il Signore e io sarò tanto balordo da ricusarli?
Forse questi gioielli mi accompagneranno sino alla morte e non mi è lecito
preferirne altri!".
"Io non sono per parlare di Dio agli uomini: è un'arte troppo difficile! Io sono
per parlare degli uomini a Dio; e questa è la cosa più facile, perché richiede
solo un po' di Fede e un po' di Carità, ossia un po' di buona volontà".
"Convertisti in luce le mie tenebre e in gioia la mia tristezza, sicché la mia è
veramente una luminosa e deliziosa notte, perché l'unica mia luce, l'unica mia
gioia sei Tu solo, O Gesù, figlio di Dio! O Gesù, Dio mio! O Gesù, figlio di
Maria!".