
Servo di Dio Frate Ave Maria
(1900-1964)

Don Orione parla di Frate Ave Maria
Alcune espressioni del Beato Luigi Orione riguardanti Frate Ave Maria.
Don Orione si interessava molto della salute di Frate Ave Maria, che sapeva
cagionevole.
A Don Draghi, direttore dell'Eremo scrive: "Ho ricevuto la tua lettera del 25
corr., ed ho appreso con dolore le notizie non buone sulla salute di Frate Ave
Maria. Mi conforti in modo tutto particolare Frate Ave Maria, al quale dirai che
l'ho messo nelle mani e nel cuore della Madonna della Divina Provvidenza"
(28.9.1925).
A Frate Ave Maria Don Orione inviava persone in crisi, bisognose di luce, di
conforto:
"Caro Don Draghi... Ti presento il Conte Paolo Pani: ha bisogno di parlare a
Frate Ave Maria. Usategli tutte le ospitalità e cortesie, che veramente ben le
merita" (29 Settembre 1931).
Don Orione confidava nella sapienza e prudenza di Frate Ave Maria.
" Verrà facilmente a prendere il posto da Eremita il Cav. Bono; se viene,
ricevilo pure. Leggerai a Frate Ave Maria la lettera che unisco a questa mia, e
gli dirai che preghi. La lettera deve restare secreta; poi Fra Ave Maria mi farà
sapere qualche cosa, ciò che Dio gli ispira (5.12.1933). "Ti mando una seconda
lettera; deve restare riservata, cioè segreta. Tu la leggi a Frate Ave Maria, a
cui ne ho già mandata un'altra. Gli dirai che detti a te la sua risposta, e poi
tu me la mandi subito, ed io la manderò al giovane, che l'aspetta..." (La
luminosa note di un cieco, 147) "Sopratutto in cose di vocazione, abbiate
confidenza in Frate Ave Maria" consigliava Don Orione ai probandi. "Le sue
preghiere vi otterranno la perseveranza" (La luminosa notte di un cieco, 148)
R"Caro Don Draghi, Ti accompagno il Sig. Marchese Ruggero Bracco, che io
conosco, e che è tale che può stare nell'Eremo, senza disturbare la vita
religiosa. Egli viene a S. Alberto per poter illustrare con dei dipinti ad olio
od acquerello il Santuario, la grotta del santo e la Cappella, - e, al tempo
stesso, gli concedo di poter dipingere Frate Ave Maria. Gli dirai che lasci fare
in Domino, come fece S. Francesco di Sales e il Beato Don Bosco, - tutto in
santa semplicità e letizia, non pensando che a glorificare Iddio" (3.4.1933).
Il Fondatore additava il pio eremita ad esempio di vita religiosa.
"Tu fa pure scuola a Fra Antonio, che mi fai piacere; ma digli che come Fra Ave
Maria, nel suo spirito di buon religioso, benedice la sua cecità e ne celebra
anche il suo 25° anniversario, lui, Frate Antonio, benedicendo la sua ignoranza
letteraria, che lo ha preservato dall'andarsi a perdere, e ricordi a se stesso
la ispirata frase della divina scrittura "quia non cognovi litteraturam, intravi
in templum Domini". Oh quanti Eremiti si sono fatti santi nel deserto, senza
sapere altro che Gesù Cristo e Gesù Crocifisso (5.11.1937, a Don Masci)
Gli chiedeva preghiera: "Speriamo che Frate Ave Maria possa stare meglio; digli
che preghi secondo la mia intenzione...". "Ho bisogno che egli preghi, perché
un'ottima signora nostra benefattrice guarisca da certo male che la fa soffrire
tanto. Desidero proprio questa grazia" (La luminosa notte, 147)
Don Orione raccontò varie volte del "miracolo del pozzo di Sant'Alberto che, già
secco, quando quando lui inviò a Sant'Alberto 50-60 chierici. "Direte a Frate
Ave Maria che vada sulla bocca del pozzo e reciti tre Pater noster, e Dio
benedirà l'obbedienza...". Cosa che Frate Ave Maria fece. "Arrivarono i
chierici, e ci fu abbondanza d'acqua per tutti, nel mese che rimasero là; ma, il
giorno dopo la loro partenza, l'acqua mancò improvvisamente; e questo fu anche
riprova del prodigio: quel prodigio operato dall'umile obbedienza di Frate Ave
Maria".
I due santi, poi, si davano reciprocamente la 'colpa' del prodigio. "E' stata la
fede di Don Orione. Io ho solo pregato" (La luminosa notte, 150-151).
Don Orione parla di Frate Ave Maria come di "un'anima bella!" e più volte
esprime giudizi di santo su di un altro santo. "Potrei giurare - attesta un
giorno - che ho visto Frate Ave Maria sollevato da terra tanto così, mentre
stava leggendo la imitazione di Cristo". E spiegava che era entrato
silenziosamente dalla porta semiaperta e, stette lì un poco, e silenziosamente
se ne andò.
La stima di Don Orione verso Frate Ave Maria era tanta da fargli arrivare a
dire: "Non mi meraviglierei che facesse miracoli". "Certo non è meno santo di
alcune tra le più note figure viventi" (La luminosa notte, 148).