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Servo di Dio Frate Ave Maria
(1900-1964)

Hanno detto di lui...
Duca TOMASO GALLARATI SCOTTI (scrittore, nota figura del modernismo
italiano)
Ebbi un ritiro a Sant'Alberto in un periodo piuttosto difficile per me. Come Don
Orione mi aveva detto, qui ho incontrato per la prima volta Frate Ave Maria.
Questo monaco nel suo bianco saio, simile a quello degli Olivetani, che sembra
uscito da una tavola d'oro dei primitivi, ha nella sua voce e ne suo gesto la
soavità del nome mariano… Ho potuto parlargli a lungo… Divenne cieco in un
incidente, si dice; e come la sua pupilla fu fredda al raggio del sole, gli si
accese, entro, la fiamma misteriosa che lo consuma. Chi più re di lui, che
possiede un regno interiore così fondo e vasto e complesso? Chi più re di lui,
che sa condurre per i mendri dell'Inconoscibile con mano certa e passo sicuro?
NINO SALVANESCHI (scrittore, cieco)
Quando ripeteva il nome di Don Orione, traspariva da tutta la persona, specie
dalle mani diafane e affusolate, che vedevo congiungersi strettamente, quale
grata venerazione gli riscaldasse il cuore… Il tempo era volato via con Frate
Ave Maria, e pensavo con mestizia all'addio. Gli chiesi perdono di averlo
affaticato. Non volle, e le parole che disse - ultime - toccarono le più
recondite fibre del mio animo, che ne vibrò tutto, come arpa sfiorata da mano
d'angelo. La melodia soave che si sprigionò dall'intimo del cuore non s'è ancora
spenta né - lo sento - potrà spegnersi più.
Don BRIZIO CASCIOLA (letterato, pioniere dell'ecumenismo in Italia)
Non s'inquieta, non s'irrita mai, sebben non gli manchino i motivi, in un luogo
desolato, povero, dove l'inverno dura, senza esagerare, sei mesi e dove gli
aiuti di ogni genere sono limitati. E' sempre calmo; il sorriso gli è abituale
sulle labbra. Non solo non si lamenta mai di nulla, ma è incapace di dir male di
qualcuno… E nella peggiore delle ipotesi ha un sorriso scevro assolutamente da
malignità, oppure dice una lepidezza di sapore manzoniano. Alcuni anni or sono
chi scrive era solito leggergli, quasi tutti i giorni, alcuni tratti dei nostri
grandi luminari, Ruysbroek, Sant'Agostino, la beata Angela da Foligno, oppure
della vita di alcuni eroi della fede e della carità. Raramente quelle pagine e
quelle azioni furono così ben comprese sulla terra. La sua faccia si illuminava,
un raggio di gioia usciva dal suo intimo e pervadeva tutto il suo aspetto, che
si trasfigurava.
GIOVANNI CENZATO (scrittore)
Frate Ave Maria ha trovato nel silenzio una ricchezza spirituale la cui fama ha
varcato i confini dell'eremo… La sua stanza è squallida; egli dorme su di un
pagliericcio, si ciba di erbe cotte e prega… S'è trascritto il Vangelo e altri
sacri testi in Braille, e vi passa sopra le notti. E' mite, dolce, serafico.
Lunghi capelli gli inanellano le spalle ed ha copiosissima e nerissima barba. La
sua età è ferma, perché quando la vita è ridotta, o elevata, come è per lui, il
calendario, ch'è poi il cilicio di noi laici, non esiste più.
Servo di Dio, Padre MARIANO DA TORINO (cappuccino, conduttore
televisivo)
I visitatori andavano sovente a cercare Frate Ave Maria nell'eremo. E sempre che
andavano, lo trovavano immerso in preghiera, in qualunque ora del giorno, o in
qualunque angolo buio della Chiesa, oppure vicino all'urna di Sant'Alberto
eremita.
Il più interessante era quando i visitatori, dopo qualche preghiera, perché non
si può non pregare quando si vede qualcuno pregare; dopo qualche istante si
facevano coraggio, rompevano il silenzio, si avvicinavano a lui e lo
interrogavano parlando. Ed egli, come se gli avessero fatto il regalo più grande
- che anima bella!… sapeva lasciare la dolcezza della sua contemplazione per far
del bene a qualcuno - e rispondeva, e li accoglieva con tanta benevolenza, e
spiegava la storia dell'eremo e li conduceva all'aperto, si prendeva una boccata
d'aria, di sole e anche di acqua del pozzo di cui raccontavano tanti prodigi
fatti da lui per l'acqua di quel pozzo, e potevano finalmente vedere alla luce
del sole il volto profetico, segnato dal dolore e dalla sofferenza, dalla
cecità, dai digiuni, dalle penitenze, ma coperto da uno splendore di felicità
inenarrabile. E' testimonianza universale di tutti quelli che lo hanno
avvicinato in quasi quarant'anni di eremitaggio, tutti quanti concludevano così:
Finalmente abbiamo veduto un uomo felice sulla terra!
Padre NAZARENO FABRETTI
Conobbi parecchi anni fa l'Abbazia e i suoi eremiti. E conobbi il monaco
personaggio più celebre ed amato del luogo: "Frate Ave Maria". Era un monaco
imponente, aperto ad ogni esperienza di fede, e venerato, già vivo, soprattutto
per le poche ma forti parole che rispondeva ai devoti che lo cercavano. Era un
mistero, ed insieme la manifestazione costante della sua brusca e tenerissima
pietà.
Ma è sempre stato, in quegli anni e in quei momenti, in cui lo avvicinai, da
solo e con altri devoti, una delle immagini più persuasive della misericordia di
Cristo. Era una statua vivente, illuminante, simpatica. Rasserenava. Egli era
sempre appassionante e penetrante nelle nostre attese spirituali. Era cieco ma
bastava vederlo perchè le nostre povere realtà quotidiane e le nostre scelte ne
restassero illuminate. Riconciliava con la vita semplice, essenziale. Aveva una
mimica appena accennata, composta; appena un gesto e parole semplici
illuminavano le verità più profonde. Era uomo che vedeva lontano, si percepiva
che aveva un contatto stabile, caldo, trasparente con Dio.
Col tempo, le sue parole si fecero sempre più rade, ma si riuscì sempre, a
tutti, a capire quello che la sua voce, ma soprattutto il suo silenzio, ci
rispondevano con fierezza ed umiltà insieme.
Negli ultimi anni, le volte che lo rividi, tacito e possente, non riuscii a
capire più le rade parole, Ma fu il suo volto, sempre, a parlare, a rispondere,
a consigliare. Quasi un "miracolo", sempre vivo, per aiutarci a credere, a
vivere, a patire fra le spine dei nostri problemi.
Le sue penitenze, i suoi consigli ci giunsero sempre più spesso da quel volto
ancora e sempre vivissimo. Chi lo ha visto e conosciuto, non dubita d'aver visto
ed udito un santo, ma questo tocca solo alla Chiesa dimostrarlo. Per la nostra
fede. Per la nostra gioia.
Mons. ALBERTO BOVONE (Prefetto della Congregazione per le Cause dei
Santi)
L'Eremo di Sant'Alberto di Butrio, una perla di bellezza naturale e
storico-artistica dell'Oltrepò pavese, dopo un lungo periodo di oblìo e di quasi
abbandono, nei primi decenni di questo secolo è tornato ad essere fucina di vita
e di numerosi visitatori. Il merito di questa ripresa va al Beato Don Luigi
Orione che lo popolò dei suoi Eremiti della Divina Provvidenza e a uno di essi
in particolare, cieco, Frate Ave Maria, splendida figura di santità.
Frate Ave Maria è il tipo di personaggio che, rispetto a quello oggi comunemente
pubblicizzato, celebrato e ambito, ha scelto "l'altra sponda", quella indicata
dal Vangelo e non per servile rinuncia, ma per una volontà di successo non meno
imperiosa di quella che scuote l'ambizione di tanti arrivati che fanno parlare
di sé.