REGOLA DEI SS. PADRI
 

"Poiché non si deve anteporre nulla alla preghiera" "Bisogna

 sempre pregare senza stancarsi" "Niente t'impedisca di pregare sempre"

REGOLE DEI PADRI SERAPIONE, MACARIO, PAFNUZIO E L'ALTRO MACARIO

LA SECONDA REGOLA DEI PADRI

 

INCOMINCIA LA REGOLA DEI SANTI PADRI   SERAPIONE, MACARIO, PAFNUZIO E L'ALTRO MACARIO

PREAMBOLO

1.Eravamo riuniti a congresso 2. e trovammo che il partito migliore era di chiedere al Signor nostro Iddio di elargirci lo Spirito Santo 3 che ci insegnasse in quali termini stabilire una regola per 4 fratelli, in questa loro vita

 

I - SERAPIONE DISSE 1. che la terra è piena della misericordia di Dio (Ps. 32, 5), 2. e dense sono le schiere di coloro che tendono alle altezze della vita beata. 3. La cosa migliore appare di obbedire nei nostri precetti allo Spirito Santo, 4. né possiamo convalidare per loro conto le nostre proprie parole, se non è la validità delle Scritture a convalidare il nostro ordinamento. 5. Ora, lo Spirito Santo dice: Ecco come è bello e come è piacevole abitare fraternamente insieme (Ps. 132, 1); 6. e anche: Egli che li fa abitare concordi in una casa (Ps. 67, 7). 7. Ed ora che è stata fissata la norma della carità, mostrando la conferma dello Spirito Santo, proseguiamo a dare ben fondati orientamenti.

8.    Vogliamo dunque che tutti i fratelli abitino concordi in una casa piena di gioia. 9. Bisogna però mostrare, con l'aiuto di Dio, in qual modo questa beata concordia si possa attuare con un retto ordinamento. 10. Vogliamo che una sola persona sia a capo della santa riunione 11. e che nessuno si allontani neppure di poco dal suo comando, a destra o a sinistra, 12. ma tutti vi obbediscano con piena sottomissione e letizia, come a un comando del Signore, 13. dato che l'Apostolo dice agli Ebrei: Obbedite ai vostri capi e siate loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi come chi ha da rendere conto delle vostre anime (Ebr. 13,17). 14. Anche il Signore dice: Non voglio il sacrificio, ma l'obbedienza (1 Sam. il, 22; Mt. 9, 13). 15. Coloro che desiderano vivere concordi così agendo, devono poi considerare che per mezzo dell'obbedienza Abramo piacque a Dio e fu chiamato amico. 16. Mediante l'obbedienza gli Apostoli stessi meritarono di essere testimoni fra popoli e tribù. 17. Persino il Signore, discendendo dalle regioni superne a quelle di quaggiù, disse così: Non sono venuto a fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato, del Padre (Giov. 8, 23).

18.    L'obbedienza dunque, convalidata da tanti così illustri fatti e testimonianze, sia osservata a fondo e con grande impegno.

 

Il    - MACARIO DISSE   1. che le forme di cui si era parlato e nelle quali i fratelli devono concretare le virtù di buona convivenza e obbedienza, erano approvate. 2. Ora bisogna mostrare in quale modo abbiano da esercitare il loro compito spirituale quelli che sono a capo. 3.    Il superiore dunque deve mostrarsi quale dice l'Apostolo: Siate modello per i fedeli (1 Tess. 1, 7); 4. tale cioè da saper innalzare l'animo dei fratelli dalle realtà terrene a quelle celesti con le sue doti di soprannaturale carità e verità, 5. poiché il medesimo Apostolo dice: Convinci, esorta, 6. rimprovera con tutta dolcezza (2 Tim. 4, 2). 7.    Bisogna che l'anziano sappia anche discernere in qual modo dimostrare il suo sentimento paterno verso ognuno in particolare. 8. Occorre prima di tutto attenersi assolutamente a un'imparziale giustizia 9. poiché il Signore dice: Sarete misurati con la misura con cui avrete misurato (Matt. 7, 2). 10.    Quando tutti sono presenti alla preghiera, a nessuno sia lecito intonare la lode dei salmi, senza che il superiore gliene abbia dato l'incarico. 11. Si osservi poi questa norma: che nessuno presuma di precedere chi viene prima di lui nel posto in coro o nell'intonare salmi, 12. poiché Salomone dice: Figlio, non ambire il primato (Eccli. 7, 4). 13. Inoltre: Non sederti ad un posto precedente al tuo nel convito, per timore che venga chi è più autorevole di te e ti sia detto: alzati, e tu sia messo in vergogna (Lc. 14, 8-9); 14. e si dice pure: Non montare in superbia, ma abbi timore (Rom. il, 20). 15. Se poi il capo tarda a venire, si deve fargli sapere la cosa e obbedire conforme al suo comando. 16.    Bisogna in seguito mostrare quale esame debba essere fatto di quelli che iniziano la vita monastica. 17. Si deve prima di tutto recidere da costoro la concupiscenza delle ricchezze mondane. 18.    Se poi qualcuno pare venire da una condizione di povertà, 19. ha anch'egli delle ricchezze che occorre recidere, 20. delle quali lo Spirito Santo dice: L'anima mia ha in odio il povero superbo (Eccli. 25, 34). 21. Si deve perciò seguire questa norma: che se è povero, metta giù prima il bagaglio della superbia 22. e così sia accolto. 23. Prima di tutto deve lasciarsi plasmare di umiltà e - cosa assai importante - non faccia assolutamente la sua volontà, ma sia pronto a tutto ciò che gli viene comandato, 24. ricordando quanto dice la Scrittura: Pazienti nelle contrarietà Rom. 12, 12). 25. Una tale persona dunque, che si sia decisa a sbarazzarsi dalla caligine di questo mondo, quando si appressa al monastero, sia lasciata fuori dalla porta per una settimana di fila; 26. e nessuno dei fratelli abbia rapporti con lui, ma lo si metta sempre di fronte a cose dure e faticose. 27. Se tuttavia continuerà a bussare, non gli si neghi di entrare. 28. Lo si deve però istruire sul modo con cui seguire la regola e la vita dei fratelli. 29.    Se poi uno ha molte ricchezze nel mondo, per prima cosa deve adempiere la volontà del Signore 30. e fare ciò che fu comandato al giovane ricco, quando il Signore gli disse: 31. Va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e prendi la tua croce e seguimi (Matt. 19, 21; 16, 24). 32. Non deve dunque serbarsi assolutamente nulla al di fuori della croce, che deve stringere e seguire il Cristo. 33. Il fastigio della croce poi è che per prima cosa si pratichi in tutto l'obbedienza, e niente si faccia secondo la propria volontà, ma si obbedisca al comando dell'anziano. 34. Che se volesse portare al monastero qualcosa dei suoi beni, occorre fargli conoscere a quali condizioni egli e la sua offerta debbano essere ricevuti. 35. Se poi vorrà avere con sé qualcuno dei suoi servi, deve sapere che d'ora innanzi saranno per lui non dei servi ma dei fratelli, per riuscire in tutto perfetto. 36.    Bisogna insegnare ora in qual modo si debbano accogliere gli ospiti di passaggio. 37. Al loro arrivo nessuno accorra a dar risposta al di fuori della persona cui fu commesso tale incarico. 38. Neppure a costui però sia permesso di dire con loro la preghiera e di offrire il bacio di pace, se prima non siano veduti dal superiore. 39. La premurosa dimostrazione dell'abbraccio fraterno che gli compete venga dopo l'orazione in comune. 40. Né sarà lecito ad alcuno di discorrere con gli ospiti di passaggio, se non al superiore e a coloro che il superiore abbia designato. 41.    Quando gli ospiti giungono per il pasto, non sia lecito a chi è di passaggio mangiare con i fratelli, ma solo con il superiore, per poter essere edificato. 42. A nessuno pertanto sia lecito di parlare e non si odano altre parole di alcuno, tranne quelle che si leggono ad alta voce secondo l'uso dalla Scrittura divina, o voglia dire il capo, o colui che egli abbia invitato a parlare di qualcosa.

 

III   - PAFNUZIO DISSE 1. Sono state dette cose grandi e utili, e tutte per il bene delle anime. 2. Tuttavia non bisogna tacere neppure questo punto: quale norma si deve osservare per i digiuni. 3. E nessun'altra testimonianza è adatta a convalidare tale norma meglio di questa: 4. Pietro e Giovanni salivano al tempio circa l'ora nona (Atti 3, 1). 5. Si deve dunque tenere questa regola: che si mangi all'ora nona, tranne la domenica. 6. In tale giorno si deve inoltre essere liberi per Dio. 7. Nel medesimo giorno non si organizzi alcun lavoro ma il sopraddetto giorno passi tutto in inni, salmi e cantici spirituali (Efes. 5, 19). 8.    Occorre inoltre dare istruzioni circa il modo in cui i fratelli devono lavorare. 9. Dall'ora prima all'ora terza ci si dedichi a Dio. 10. Da terza a nona si compia senza lamenti quanto sia stato comandato. 11. Coloro che intendono obbedire fedelmente, devono ricordare quel detto dell'Apostolo: Fate tutto senza mormorare né esitare (Filipp. 2, 14). 12. Ricordiamo pure quella terribile sentenza: Non mormorare come fecero alcuni di essi e morirono per mano dello sterminatore (1 Cor. 10, 10). 13. Inoltre il capo deve affidare la cura di qualsiasi lavoro si debba compiere a un fratello capace, in modo che tutti gli altri obbediscano al suo comando. 14. Bisogna anche indicare in qual modo le infermità e le possibilità dei singoli devono essere considerate. 15. Se qualcuno dei fratelli a causa dei digiuni o del lavoro manuale, 16. come insegnò l'Apostolo dicendo: Lavorando con le nostre mani per non essere a carico a nessuno di voi 1 Cor. 4, 12; i Tess. 2, 9), 17. se qualcuno dunque è oppresso dalla stanchezza, l'anziano deve vedere come dar sollievo a questa stanchezza. 18. Chi invece è robusto di costituzione fisica deve lavorare in ogni modo, considerando come l'Apostolo riducesse in schiavitù il proprio corpo (1 Cor. 9, 27). 19. Tuttavia si osservi particolarmente quel che spesso va ripetuto, e cioè che a nessuno sia lecito fare qualcosa di sua volontà, senza il permesso del superiore. 20. Quanto ai servizi di utilità comune, occorre determinare quali devono compiere, prevenendosi l'un l'altro. Ci si attenga a questa norma: 21. se la comunità dei fratelli è numerosa, il superiore deve organizzare uffici settimanali, in modo che si succedano a turno. 22. La dispensa conviene sia affidata a qualcuno 23. che possa fin da principio dominare tutte le tentazioni della gola 24. e tema la condanna di Giuda che fu ladro fin dall'inizio (Giov. 12, 6; 8, 44). 25. Si ricordi dunque colui che è incaricato di quest'ufficio di meritarsi quella frase dell'Apostolo: 26. Chi ha servito bene, si acquista un posto onorevole (1 Tim. 3, 13. 27. Conviene pure che i fratelli sappiano che quanto maneggiano in monastero, si tratti di tutti gli utensili, sia recipienti sia strumenti, o di ogni altra cosa, tutto è sacro. 28.    E se uno ha trattato tali oggetti con trascuratezza, 29. parteciperà alla sorte di quel tal re Baldassarre che beveva con le concubine nei vasi sacri, e si accorgerà quale castigo meriti. 30. Questi precetti dunque vanno osservati assolutamente e si devono leggere ad alta voce ogni giorno a tutti i fratelli, riuniti insieme ad ascoltarli.

  IV    MACARJO DISSE 1. Colui che è la stessa Verità ci dà conferma, 2. quando dice: Ogni questione sarà decisa sulla dichiarazione di due o tre testimoni (Matt. 18, 16). 3. E ora non si deve passare sotto silenzio neppure questo punto: in che modo i monasteri possano avere fra di loro una sicura pace. 4. Non sarà dunque lecito accogliere da un altro monastero un fratello senza il consenso del superiore; 5. e non solo accoglierlo, ma neppure vederlo; 6. infatti l'Apostolo dice: Perché ha trascurato la prima fede (1 Tim. 5, 12). 7. Se poi ha rivolto preghiera al suo superiore per entrare in un altro monastero, gli sia fatta da questi una commendatizia per il superiore di quel monastero in cui desidera vivere, 8. e a tali condizioni sia ricevuto; 9. in modo però che quanti fratelli troverà ivi, altrettanti sappia che ne avrà prima di lui. 10. E non si badi a ciò che fu, ma si veda alla prova quale cominci ad essere. 11. Nel caso poi che il neo-ricevuto appaia possedere qualcosa, o libro o qualsiasi altro oggetto, non gli sia permesso di tenerlo più oltre, 12. affinché possa essere perfetto, come non ha potuto essere altrove. 13. Se durante una riunione dei fratelli si fa qualche dibattito sulla Sacra Scrittura, e se per caso colui che fu ricevuto edotto nelle Scritture, non gli sia tuttavia lecito intervenire, a meno che lo inviti il superiore. 14.    Se arriva come ospite persona appartenente al clero, 15. lo si deve accogliere con ogni rispetto, come ministro dell'altare. 16. Quando egli è presente, non sia lecito ad altri compiere la parte conclusiva della preghiera, anche se è semplicemente ostiario, perché è ministro del tempio. 17. Se però si tratta dì un ecclesiastico caduto in qualche fallo e sia comprovato che la cosa è vera, a lui non sia lecito concludere la preghiera, ma lo faccia il superiore, o chi viene dopo di lui nella gerarchia, o chiunque altro dei fratelli il superiore abbia designato. 18. A nessuno, neppure agli ecclesiastici, si deve permettere di abitare in monastero, 19. a meno che si tratti di una persona che una caduta in peccato ha indotto ad umiliarsi, ed è un ferito che la medicina dell'umiliazione deve guarire in monastero. 20.    Tanto vi basti da ricordare, vi convenga da eseguire, e sarete irreprensibili.

V. - 1. Ma c'è ancora questo argomento che non va tralasciato: in che modo le colpe dei singoli debbono essere riparate secondo la loro entità. Questa dunque è la norma da osservarsi per la scomunica. 2. se qualcuno dei fratelli ha fatto un discorso inutile, 3. sia reo di tribunale, e per tre giorni sia escluso dalla comunità dei fratelli e a nessuno sia lecito assolutamente accompagnarsi a lui, né parlargli. 4. Se poi uno è stato colto a ridere o a dire scherzi triviali - 5. come dice l'Apostolo: Cose tutte che non convengono (Efes. 5, 4) - 6. stabiliamo che questo tale sia messo a freno con la sferza dell'umiliazione nel nome del Signore per due settimane, 7. poiché l'Apostolo dice: Se qualche fratello fra voi è accusato come maldicente o iracondo o superbo o avaro, e così via segnalatelo e non abbiate relazione con lui; 8. non lo considerate però come nemico, correggetelo come fratello (1 Cor. 5, Il; 2 Tess. 3, 14-15); 9. e ancora in un altro passo: Qualora un fratello venisse colto in qualche colpa, voi che vivete sotto la mozione dello Spirito correggete questo tale con spirito di dolcezza (GaI. 6, 1). 10. Così dovete ammonirvi a vicenda perché ciascuno aiuti l'altro mediante le frequenti umiliazioni a perseverare in monastero non quale reprobo, ma degno di lode e perfetto.

1l.  Inoltre a voi che avete tale incarico, ordiniamo prima di tutto questo: che parzialità per l'uno o per l'altro neppure si nomini fra voi, 12 ma tutti siano amati con eguale affetto e rettitudine di cuore, affinché tutti siano guariti. 13. Perché l'imparzialità è molto cara a Dio, mentre invece la parzialità, da cui nasce l'ingiustizia, gli è estremamente odiosa. 14. Perciò il profeta esclama: Se davvero parlate di giustizia, siano retti i vostri giudizi, o figli degli uomini (Ps. 57, 2). 15. E non vogliamo lasciarvi ignorare che chi trascura di correggere chi sbaglia, dovrà render conto severamente di lui, perché della rovina dell'anima di un fratello si domanderà conto alla mano dell'altro. 16. Siate dunque fedeli e ottimi maestri, per poter edificare gli altri non solo con le parole, ma anche con le azioni. Non è infatti maestro vero chi desidera insegnare solo a parole. 17. Correggete i ribelli, sostenete i deboli, incoraggiate i timidi, siate pazienti con tutti (1 Tess. 5, 14), 18. e quanti ne avrete conquistati, per altrettanti riceverete una mercede eterna; 19. nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a cui sia gloria lode e onore nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

VI   - 1. Beato invero chi legge con fedeltà questi ammonimenti, e beato chi volentieri li ascolta 2 Ma se tanto chi legge come chi ascolta non adempie con cura tutto ciò che è scritto, 3. non solo perderà la sua abitudine ma incorrerà pure nella dannazione che è preparata per il demonio e i suoi angeli. 4. Bisogna pregare senza sosta che il Signore si degni di salvarcene introducendoci  nella gloria per 

i secoli dei secoli  Amen (1 Tesi  5  17 2 Tim. 4, 18).

 

 

LA SECONDA REGOLA DEI PADRI

PREAMBOLO

1.    Essendo riuniti a congresso nel nome del Signor nostro Gesù Cristo, secondo la tradizione dei Padri, uomini santi, 2. ci è parso opportuno

 scrivere ed ordinare la regola da osservarsi nel monastero per utilità dei fratelli, 3. affinché né noi ci troviamo in difficoltà né sia soggetto a dubbi il Superiore che è stato costituito in (questo) luogo. 4. E così tutti, come sta scritto, con animo concorde e con gli stessi sentimenti, onorandosi a vicenda, custodiscano con accurata osservanza quanto è stato ordinato dal Signore.

5.    Anzitutto avendo carità, umiltà, pazienza, mansuetudine, e tutto il resto che è insegnato dal santo Apostolo, 6. sì che nessuno rivendichi qualcosa come suo, ma, come è scritto negli Atti degli Apostoli: Avevano in comune tutto (Atti 2, 44). 7.    Temere poi in tutto, amare e dare ascolto secondo verità a colui che è preposto per giudizio di Dio e ordinazione sacerdotale, 8. poiché se qualcuno pensa di disprezzarlo, disprezza Dio, 9. come sta scritto: Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me; e chi sprezza me, sprezza colui che mi ha mandato (Lc. 10, 16). 10. Quindi senza il suo consenso nessun fratello compia nulla, nulla riceva, né dia nulla; né se ne vada assolutamente da qualche parte, senza una parola di comando. 11.    Dev'essere osservato anche questo: che non si facciano danno a vicenda con chiacchiere inutili, ma ognuno si dedichi  suo lavoro ed ai suoi esercizi (monastici) ed abbia il pensiero (rivolto) al Signore. 12. Nelle adunanze collettive nessuno dei più giovani apra bocca se non è interrogato. 13. D'altronde se qualcuno in privato vuoi ricevere un incoraggiamento o udire una parola (di conforto), lo faccia al momento opportuno. 14.    Quando giunge un pellegrino, non (gli si) offra altro che un'accoglienza umile e (l'abbraccio di) pace. 15.    Per il resto non (ci) si preoccupi donde viene, né a che scopo viene, né quando ripartirà; 16. né (ci) si unisca a lui per chiacchierare. 17.    Bisogna anche attenersi a questo: quando è presente qualsiasi anziano oppure uno che ha la precedenza nell'ordine del salmeggiare, colui che segue non abbia facoltà di parlare, né di fare cosa alcuna che non gli tocchi, 18. ma intervenga soltanto chi risulta precedere nell'ordine, come s'è detto; 19. e questo fino all'ultimo della gerarchia, soprattutto nella preghiera e anche nel lavoro o nel dare una risposta. 20. Se poi chi avrebbe la precedenza è meno istruito ed è inesperto nel parlare, e cede il posto, allora poi parli quello che segue. 21. Tutto però sia fatto con carità, non con animosità o con qualche presunzione (1 Cor. 16, 14). 22.    L'ordinamento poi delle ore canoniche e dei salmi, e il tempo di esercitarsi e di lavorare, siano osservati come poco sopra è stato stabilito. 23. I fratelli adunque abbiano i loro esercizi regolati in modo che fino all'ora di terza leggano, 24. a meno che non si presenti qualche necessità di fare un lavoro in comune, omettendo allora anche i detti esercizi. 25. Dopo l'ora terza, ognuno si dedichi al suo lavoro, fino all'ora nona, 26. e compiano senza mormorazione né di malavoglia quanto è stato loro imposto, come insegna l'Apostolo santo (Cfr. Fil. 2, 14). 27. Se qualcuno poi mormorerà o si mostrerà litigioso o con volontà contraria farà qualche opposizione ai comandi, 28. meritatamente rimproverato, sia tenuto in disparte a giudizio del superiore tanto tempo quanto lo richiede il genere della colpa o fino a che, facendo penitenza, non si sarà umiliato ed emendato. 29. Chi viene punito però non ardisca andarsene altrove. 30. Se poi qualcuno, tra i fratelli che sono nel monastero o dimorano nelle "celle", si mostrerà consenziente al suo errore, sia ritenuto meritevolissimo di scomunica. 31.    All'ora della preghiera, dato il segno, se qualcuno non sarà pronto, lasciando subito ogni lavoro che stia compiendo   poiché non si deve anteporre nulla alla preghiera  sia lasciato fuori a sua vergogna. 32. Ogni singolo fratello farà in modo che nel tempo

 in cui si fanno le letture, tanto di giorno che di notte, allorché si deve rimanere più a lungo a pregare, non cedano alla stanchezza, o senza necessità se ne vadano fuori, 33. perché nel Vangelo è scritto: Bisogna sempre pregare senza stancarsi (Lc. 18, 1); 34. e altrove: Niente t'impedisca di pregare sempre (Eccl. 18, 22). 35. Se invece qualcuno penserà d'andarsene non per

necessità, ma piuttosto per vizio, sappia che se sarà colto in fallo, dovrà essere giudicato colpevole, 36. perché con la sua negligenza trascina anche gli altri a colpa. 37. Nelle vigilie poi, quando tutti sono radunati, è prescritto che chiunque è oppresso dal sonno ed esce fuori, non si dia alle chiacchiere, 38. ma subito ritorni all'opera per cui si è radunati. 39. Nella stessa adunanza poi, quando si legge, tendano sempre le orecchie alla Scrittura ed osservino tutti il silenzio. 40.    C'è anche questo da aggiungere: il fratello che per qualche colpa viene ripreso o rimproverato, abbia pazienza e non risponda a chi lo riprende, ma in tutto si umilii, 41. secondo il precetto del Signore che dice: Dio resiste ai superbi, ma dà la grazia agli umili (Giac. 4, 5); 42. e: Chi si umilia, sarà esaltato (Lc. 14, 11). 43. A chi invece, punito più volte, non si sarà emendato, s'imponga di mettersi per ultimo nell'ordine della comunità. 44. Chi non si sarà emendato neppure così, sia messo fuori della comunità, 45. come dice il Signore: Sia per te come un gentile o un pubblicano (Matt. 18, 17). 46. Alla mensa poi, in particolare, nessuno parli se non colui che è a capo o chi viene interpellato.