
JEANNE GUYON
METODO
SEMPLICE PER L'ORAZIONE

1. TUTTI SONO CHIAMATI A
FARE ORAZIONE
1. Tutti sono adatti all'orazione ed è una disgrazia terribile che quasi
tutti si mettano in mente di non essere chiamati all'orazione. Siamo tutti
chiamati
all'orazione, come tutti siamo chiamati alla salvezza. L'orazione non è altro
che affetto del cuore e amore.
Amare Dio, occuparsi di lui, è cosa assolutamente necessaria. San Paolo ci
ordina "pregate incessantemente" (1Ts 5,17). Il Signore ci dice:
"Lo dico a tutti: vegliate e pregate" (Mc 13, 33-37). Tutti possono
dunque fare orazione, e tutti devono farla. Convengo, però, che non tutti
possono meditare, e pochissimi vi sono adatti. Così non è questa
l'orazione che Dio chiede, né quella che si vuole da voi.
2. Chiunque voi siate, se volete salvarvi, venite tutti a fare orazione.
Bisogna vivere di orazione, come bisogna vivere d'amore. "Ti consiglio di
comprare da me oro purificato dal fuoco, per diventare ricco" (Ap 3,18). Vi
è più facile averlo di quanto pensiate. "Chi ha sete venga; chi vuole
attinga
gratuitamente l'acqua della vita" (Ap 22, 17) e non divertitevi "a
scavare cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l'acqua" (Ger
2,13).
Venite, cuori affamati che non trovate nulla che vi accontenti, e sarete
pienamente saziati.
Venite, poveri afflitti che siete sopraffatti dalle sofferenze e dalle
tribolazioni, e vi saranno alleviate.
Venite, voi ammalati, dal vostro medico, e non abbiate paura di affrontarlo
perché siete carichi di malattie. Esponetegli i vostri mali e ne sarete
liberati.
Venite, figli, accanto a vostro Padre, ed egli vi accoglierà fra le braccia
colme d'amore.
Venite, povere pecore erranti e smarrite, avvicinatevi al vostro pastore.
Venite, gente ignorante e semplice, siete tutti adatti all'orazione; voi che
credete di non esserne capaci: siete voi i più idonei.
Venite tutti, senza eccezione: Gesù Cristo vi chiama tutti.
Coloro che
sono privi di cuore non vengano, ne sono dispensati, perché occorre un cuore
per amare. Ma chi è senza cuore? Venite, dunque, a dare questo cuore a Dio, e
imparate il modo per farlo.
3. Tutti coloro che vogliono fare orazione possono. E questa la chiave
della perfezione e della sovrana felicità, il mezzo efficace per liberarci da
tutti i vizi e acquisire tutte le virtù. Non vi è infatti che una cosa da
fare per essere perfetti, ed è di camminare alla presenza di Dio. Dio stesso ce
lo dice: «Cammina davanti a me e sii integro" (Gn17, 1). Solo l'orazione
può darvi questa presenza e darvela continuamente.
4. Bisogna dunque imparare a fare un'orazione che
possa farsi in ogni tempo, che non distolga dalle occupazioni esteriori, che i
principi, i re, i prelati, i preti, i magistrati, i soldati, i bambini, gli
artigiani, i lavoratori, le donne e i malati, che tutti possano fare, carissimi.
Non è l'orazione della mente ma l'orazione del
cuore.
Non può essere un'orazione di pensiero, miei carissimi, perché lo
spirito dell'uomo è così limitato che se pensa a una cosa, non può pensare
a un'altra. Ma è l'orazione del cuore, quella che non può essere interrotta
dalle occupazioni dello spirito. Nulla può interrompere l'orazione del cuore,
se non gli affetti sregolati. E quando una volta si è gustato Dio e la
dolcezza del suo amore, è impossibile gustare altra cosa che lui.
5. Nulla è così facile come l'avere Dio e
gustarlo. Egli è più presente in noi di noi stessi. Ha più lui il desiderio
di donarsi a noi che noi di possederlo. Solo la sua ricerca è facile e
naturale quanto l'atto del respirare.
Sì, voi che siete così semplici, che pensate di
non essere buoni a nulla, voi potete vivere di orazione e di Dio stesso così
facilmente e continuamente come vivete dell'aria che respirate. Non sareste
dunque dei criminali, se non lo faceste? Lo farete certamente quando ne avrete
imparato il cammino, che è il più facile del mondo.
2. MODO DI FARE ORAZIONE
Vi sono due modi per introdurre le anime nell'orazione di cui ci si può e
ci si deve servire per un certo tempo. Uno è la meditazione, l'altro la
lettura
meditata.
1. La lettura meditata non consiste in altro che nel prendere alcune verità
forti per la speculazione e per la pratica, preferendo l'ultima alla prima, e di
leggere nel modo seguente. Prendere la verità di propria scelta, quindi
leggerne due o tre righe, digerirle e gustarle, cercando di coglierne il succo
e di rimanere fermi su ciò che si sta leggendo fino a quando vi si trova gusto,
e non passare oltre fino a che quel punto non sia divenuto insipido. Dopo
questo, riprendere altrettanto e fare la stessa cosa, non leggendo più di mezza
pagina per volta.
Non è la quantità della lettura che porta giovamento, ma il modo di
leggere. Le persone che corrono tanto, non traggono mai beneficio da ciò che
leggono. Sono simili ad api che possono estrarre il succo dai fiori non
sorvolandoli, ma solo riposandovisi. Leggere molto serve più alla scienza
scolastica che alla mistica. Ma per trarre vantaggio dai libri spirituali,
bisogna leggere in questo modo. E
Sono certa che se si facesse così, ci si abituerebbe a poco a poco,
attraverso la lettura, all'orazione, verso la quale ci si sentirebbe ben
disposti.
2. L'altro mezzo è la
meditazione, che si fa nell'ora scelta allo scopo e non nel tempo della lettura.
Credo che sarebbe opportuno organizzarsi in questo modo: dopo essersi messi alla
presenza di Dio con un atto di fede viva, bisogna leggere qualcosa di
sostanzioso e soffermarcisi dolcemente, non con il ragionamento ma solo per
fissare lo spirito, ricordando che l'esercizio principale deve essere la
presenza di Dio, e che soggetto deve essere piuttosto il fissare lo spirito
che l'esercitarlo con il ragionamento.
Poi dico che bisogna che la fede viva di Dio presente nel fondo dei nostri
cuori ci porti ad immergerci profondamente in noi stessi, raccogliendo tutti i
sensi interiormente e vegliando a che non si disperdano all'esterno. Questo
gioverà molto, sin dall'inizio, per disfarsi di tante distrazioni e per
allontanarsi dagli oggetti esteriori, per avvicinarsi a Dio che non può essere
trovato altro che in fondo a noi stessi e nel nostro centro che è il Sancta
Sanctorum dov'egli abita. Egli Promette che "se uno... osserverà la mia
parola, il Padre mio lo amerà e verremo a lui e prenderemo dimora presso di
lui" (Gv 14, 23). Agostino accusa se stesso per tempo che ha
perduto senza aver cercato prima Dio in questo modo.
3. Quando dunque si è così
immersi in se stessi e vivamente penetrati da Dio, quando i sensi sono tutti
raccolti verso il centro (cosa che provoca un po' di sofferenza inizialmente, ma
che poi è facile, come spiegherò); quando dunque l'anima è in questo modo
raccolta in se stessa, e si occupa dolcemente e soavemente della verità
letta, non ragionandovi molto su, ma assaporandola, eccitando la volontà con
l'affetto piuttosto che con la riflessione, e quando l'affettività è
toccata, bisogna lasciarla riposare dolcemente e in pace, per assimilare ciò
che ha gustato.
Come una persona che non facesse che masticare un'ottima carne non se ne
nutrirebbe, pur sentendone il gusto, se non cessasse un po' quel movimento per
inghiottire, lo stesso avviene quando l'affettività è commossa. Muoverla
ancora vorrebbe dire spegnere il suo fuoco e togliere all' anima il suo
nutrimento. Bisogna ch'ella possa inghiottire, mediante un breve riposo
amoroso, pieno di rispetto e di fiducia, ciò che ha masticato e gustato.
Questo metodo è davvero necessario e farebbe avanzare di più l'anima in
poco tempo di quanto farebbe qualsiasi altro in non so quanti anni.
4. Ma, poiché ho detto che l'esercizio diretto e principale deve essere la
vista della presenza di Dio, quello che anche si deve fare il più fedelmente
possibile è di richiamare i sensi quando si dissipano.
E' un modo breve ed efficace per combattere le distrazioni. Coloro infatti
che vogliono combatterle
direttamente,
non fanno che irritarle ed aumentarle. Invece immergersi e semplicemente
raccogliersi in Dio vuoi dire combatterle indirettamente e senza pensarci, ma
in modo estremamente efficace.
Avverto anche i novizi di non correre di verità in verità, di soggetto in
soggetto, ma di fermarsi sullo stesso finché vi provano gusto. È il modo
per penetrare al più presto le verità, per gustarle e imprimersele nel
cuore.
Dico che inizialmente raccogliersi è difficile a causa dell'abitudine che
l'anima ha preso di essere completamente volta all'esterno. Ma quando vi si è
un
po' abituata, grazie alla violenza che si è fatta, questo le diventerà molto
facile, sia perché si sarà abituata, sia perché Dio, che non chiede che di
comunicarsi
alla sua creatura, le manderà delle grazie abbondanti e un gusto sperimentale
della sua presenza che glielo renderà estremamente facile.
3. SECONDO GRADO DI ORAZIONE
1. Il secondo grado è chiamato da alcuni contemplazione, da altri
orazione di semplicità. Ed è di quest'ultimo termine che dobbiamo
servirci qui, essendo più idoneo di quello di contemplazione che ne produce
altri.
Quando dunque l'anima si è esercitata, come è stato detto, per qualche
tempo, ella sente che a poco a poco le viene data la facilità di affezionarsi
a Dio. Ella comincia a raccogliersi più facilmente. L'orazione le diviene più
facile, dolce e gradevole Capisce che è la strada per trovare Dio e sente il
profumo dei suoi unguenti.
Bisogna allora ch'ella cambi metodo, poi che faccia con fedeltà e coraggio
quello che sto per dire, senza stupirsi di tutto ciò che le potrebbe accadere.
2. In primo luogo, non appena si mette alla presenza di Dio
con fede e si raccoglie, rimanga per un certo tempo in questo stato in
rispettoso silenzio. Se, fin dall'inizio, facendo il suo atto di fede, ella
dovesse avvertire qualche gusto della presenza di Dio, che rimanga là, senza preoccuparsi di nessuno né di andare oltre, e conservi ciò che le
è donato
finché dura.
Se se ne va, ella ecciti la sua volontà con qualche tenera affezione. E
se sin dalla prima affezione dovesse ritrovarsi nella sua dolce pace, che vi
rimanga.
Bisogna soffiare dolcemente il fuoco e, non appena è acceso, smettere di soffiare,
diversamente si spegnerebbe.
3. Chiedo che non si finisca mai l'orazione senza rimanere, al termine,
qualche momento in rispettoso silenzio.
È inoltre
di grande importanza che l'anima vada all'orazione con coraggio, e che vi
porti un amore puro e privo di interesse. Che non vi vada mai per ottenere
qualcosa da Dio, ma solo per piacergli e fare la sua volontà. Un servitore
infatti che non serve il suo padrone che in vista della ricompensa, è indegno
di essere ricompensato.
Andate dunque all'orazione non per voler godere di Dio, ma per esservi
com'egli vuole. Questo farà sì che sarete uguali nelle aridità come nello
stato di ricchezza e che non vi stupirete mai né dei rifiuti di Dio né delle
aridità.
4. L'ARIDITÀ
1. Poiché Dio non ha altro desiderio che quello di donarsi all' anima
amorosa che vuole cercarlo, spesso si nasconde per risvegliarla dalla sua
pigrizia
e obbligarla a cercarlo con amore e fedeltà. Ma con quale bontà egli
ricompensa la fedeltà della sua amata! E le sue apparenti fughe, quale seguito
hanno di amorose carezze!
Si crede allora che sia una fedeltà maggiore e una più importante
testimonianza del proprio amore cercare l'Amato con lo sforzo intellettuale e a
forza d'azione, e che questo lo farà presto tornare. No, credetemi, anime
care, non è la condotta di questo grado. Bisogna che attendiate il ritorno
dell'Amato con amorosa pazienza, lo sguardo abbassato e umiliato, con
un'affezione frequente ma tranquilla, un rispettoso silenzio.
2. Con questo modo di agire gli dimostrerete che è lui solo che amate e che
cercate solo il suo piacere, e non il piacere che avreste ad amarlo. Ecco
perché sta scritto: "Non ti smarrire nel tempo delle aridità e
dell'oscurità. Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose.
Affidati a lui ed egli ti aiuterà; segui la via diritta e spera in lui.
Voi che temete il Signore,
sperate i suoi benefici, la felicità eterna e la misericordia" (Si 2,
2-9). Sarete pazienti nell'orazione. E quand'anche non riusciste in tutta la
vita a impegnarvi in altra orazione che nell'attesa paziente, umile,
disponibile, rassegnata e serena del ritorno dell'Amato: che meravigliosa
orazione è questa! Potrete intramezzarla con lamenti amorosi: è un procedimento che affascina il cuore di Dio e più di qualsiasi altro lo obbliga
a tornare.
5.
L'ABBANDONO
1. E qui che deve iniziare l'abbandono e la
donazione di tutto il nostro
essere a Dio. Convincersi fortemente che tutto quanto ci capita di momento in
momento è ordine e volontà di Dio e che è tutto quanto ci necessita.
Questa convinzione ci renderà contenti di tutto e ci farà guardare in Dio
- e non dalla parte della creatura - tutto ciò che ci succede. Vi scongiuro,
carissimi fratelli, che volete donarvi a Dio, chiunque voi siate, di non
riprendervi indietro una volta che vi sarete donati completamente a lui, ma di
pensare che una cosa donata non è più a vostra disposizione.
2. L'abbandono è l'elemento fondamentale di tutta la via, ed è la chiave
di tutta l'interiorità. Chi sa abbandonarsi bene, presto sarà perfetto.
Bisogna
dunque tenersi fermi nell'abbandono, senza ascoltare ragionamenti o riflessioni.
Una grande fede dà luogo a un grande abbandono. Bisogna affidarsi a Dio e "sperare contro ogni speranza" (Rm
4, 18).
3.L'abbandono è la rinuncia ad ogni pensiero per noi stessi per lasciarci
andare completamente alla guida di Dio.
Tutti i cristiani sono invitati ad abbandonarsi. A tutti, infatti, è detto:
"Non affannatevi per il domani; il Padre vostro celeste sa di che cosa
avete bisogno" (Mt 6,36); "Affida al Signore la tua attività e i
tuoi progetti riusciranno" (Pr 16, 3); "Manifesta al Signore la tua
via, confida in lui: compirà la sua opera" (Sai 37,5). L'abbandono deve
dunque essere, sia interiormente sia esteriormente, un lasciarsi andare totale
nelle braccia di Dio, dimenticandoci molto di noi stessi e non pensando che a
Dio. Il cuore rimane così sempre libero, contento e privo di vincoli.
4. Per quanto riguarda la pratica, bisogna perdere continuamente ogni
volontà propria nella volontà di Dio, rinunciare a tutte le inclinazioni
particolari,
per quanto buone possano sembrare. Non appena se ne avverte la nascita, mettersi
nell'indifferenza e desiderare solo ciò che Dio ha voluto sin dall'eternità.
Essere indifferenti ad ogni cosa, sia per quanto riguarda il corpo sia per
quanto riguarda l'anima, per i beni temporali e per quelli eterni. Lasciare il
passato nell'oblio, il futuro alla provvidenza e offrire il presente a Dio.
Accontentarci del momento attuale che ci porta con sé l'ordine eterno di
Dio su di noi, e che costituisce per noi una dichiarazione altrettanto
infallibile
della volontà di Dio, che è comune e inevitabile per tutti. Non attribuire
nulla alla creatura di quanto accade, ma guardare ogni cosa in Dio e considerare
tutto come venuto infallibilmente da Dio, salvo il nostro stesso peccato.
Lasciatevi dunque condurre da Dio, com'egli vorrà,
sia dentro sia fuori voi stessi.
6.
L'ORAZIONE DI SEMPLICE
PRESENZA DI DIO
1. L'anima fedele ad esercitarsi, come è stato detto,
nell'affezione e nell'amore del suo Dio, è tutta stupita di sentire ch'egli a
poco a poco s'impadronisce di lei. La sua presenza le diviene così facile che
non potrebbe non averla. Le è data per infusione, come l'orazione.
L'anima sente allora la calma impadronirsi a poco a poco di lei. Tutta la
sua orazione consiste nel silenzio. E Dio le infonde un amore, che è
l'inizio
di una felicità ineffabile,
Oh, se mi fosse consentito di continuare nei grandi infiniti che seguono! Ma
bisogna fermarsi qui perché questo è solo per i principianti, in attesa che
Dio manifesti quello che potrà servire per tutti gli stati.
2. Bisogna accontentarsi di dire che allora è molto
importante far cessare l'azione e l'operazione, per lasciare agire Dio. "Fermatevi e sappiate che io sono Dio"
(Sai 46, Il), ci dice egli stesso per bocca di Davide. Ma la creatura ama così
tanto quello che fa, che non si rende conto che è la velocità della sua corsa
che le impedisce di vedere i suoi passi, e che l'azione di Dio, divenendo più
abbondante, assorbe quella della creatura. Così come vediamo che il sole, via
via che sorge, assorbe a poco a poco tutta la luce delle stelle, che si
distinguevano benissimo prima ch'esso apparisse. Non è per mancanza di luce che
non si distinguono più le stelle, ma per eccesso di luce. Lo stesso qui. La
creatura non distingue più la sua azione perché una luce forte assorbe
tutte le sue piccole luci indistinte e le fa venire completamente meno poiché
il suo eccesso le supera tutte.
3. Così, coloro che accusano questa orazione di pigrizia, s'ingannano. Ed
è per mancanza di esperienza che dicono così. Oh, se volessero darsi un po'
da fare per farne esperienza! In poco tempo sarebbero esperti e sapienti in
materia.
Dico dunque, che questa debolezza nell'operare non viene per carestia, ma
per abbondanza. La persona che ne farà l'esperienza, lo capirà bene. Ella
sentirà che non si tratta di un silenzio infruttuoso causato da carenza, ma
di un silenzio umile e pieno, frutto di abbondanza. Davide lo aveva sperimentato
quando disse: "Solo in Dio riposa
l'anima mia" (Sal 62, 1).
4. Due tipi di persone tacciono: le une per non aver nulla da dire, le altre
per averne troppo. Lo stesso avviene in questo grado. Si tace per eccesso e non
per difetto.
L'acqua provoca la morte a due persone in modo assai diverso. Una muore di
sete, l'altra annega. Una muore per mancanza, l'altra per abbondanza. Qui è
l'abbondanza che fa cessare le operazioni.
È dunque
importante, in questo grado, rimanere quanto più a lungo possibile in
silenzio, come ci mostra chiaramente un bimbo attaccato al seno della madre.
Egli comincia a muovere le labbra per fare venire il latte. Ma quando il latte
viene con abbondanza, si accontenta di inghiottirlo senza fare più alcun
movimento. Se ne facesse, nuocerebbe a se stesso. Farebbe scivolare il latte e
sarebbe obbligato a staccarsi.
Bisogna, anche nel nostro caso, prima muovere le labbra dell'affetto. Ma
quando il latte della grazia scorre, non vi è altro da fare che rimanere in
riposo, deglutendo dolcemente. E quando il latte cessa di venire, muovere un
pochino, come il bambino fa con le labbra. Chi facesse diversamente, non
potrebbe approfittare di questa grazia.
5. Che cosa succede a quel bambino che inghiottisce dolcemente il latte,
senza muoversi? Chi potrebbe credere ch'egli si nutre così? Tuttavia, più
succhia in pace, più il latte gli giova. Che cosa succede, dico, a quel
bambino? Che si addormenta sul seno di sua madre.
Quest'anima tranquilla nell'orazione, si addormenta spesso del sonno
mistico, in cui tutte le facoltà tacciono, fino a quando ciò che era
temporaneamente
a lei dato diviene per essa quasi uno stato. Come vedete, qui l'anima è
guidata in modo naturale, senza imbarazzo, senza sforzo, senza studio, senza
artificio.
L'interiorità non è una roccaforte che si conquista con la forza, bensì
con l'amore. Così, seguendo dolcemente questa piccola consuetudine in questo
modo, si giungerà presto all'orazione infusa. Dio non chiede cose straordinarie
o troppo difficili. Al contrario, si compiace molto dei procedimenti semplici e
infantili.
6. Tutto ciò che vi è di più grande nella religione, è ciò che vi è di
più facile. I sacramenti necessari sono i più facili. Lo stesso per le cose
naturali. Volete andare al mare? Imbarcatevi su un fiume e senza sforzo, ci
arriverete. Volete andare a Dio? Prendete questa via così dolce, così agevole
e in poco tempo ci arriverete, in un modo che vi sorprenderà.
Oh, se voleste provare! Vi accorgereste che quello che vi è stato detto è
troppo poco, e che l'esperienza che ne fareste vi porterebbe ben oltre quello
che si dice!
Di che cosa avete paura? Perché non vi gettate subito fra le braccia
dell'Amore, che le ha stese sulla croce solo per ricevervi! Che rischio si può
correre nell'affidarsi a Dio e nell'abbandonarsi a lui? Non v'ingannerà, se non
in un modo molto piacevole, dandovi più di quanto possiate attendervi. Coloro
invece che si attendono tutto da loro stessi, potrebbero sentire il rimprovero
che Dio ha messo sulla bocca di Isaia: "Ti sei stancata in tante tue vie, ma
non hai detto:
'È inutile".
(Is 57,10).
7.
IL RIPOSO
1. Quando l'anima è giunta qui non ha bisogno di altra preparazione che del
suo riposo. E qui infatti che la presenza dli Dio durante il giorno, che è
frutto dell'orazione, comincia ad essere infusa ed è quasi continua. L'anima
gioisce nel suo profondo di un'indicibile felicità. Trova che Dio è più in
lei di lei stessa. Non ha che una cosa da fare per trovarlo, ed è di
immergersi in se stessa. Non appena chiude gli occhi, si trova presa e in
orazione. E' stupita di un bene così grande, e dentro di sé ha luogo una
conversazione con Dio che tutto ciò che è esterno non può interrompere.
2. Di questo stato di orazione si può dire quello che è detto della
Sapienza: «Insieme con essa, mi sono venuti tutti i beni"
(Sap 7,11). Le
virtù, infatti, scorrono gradevolmente in quest'anima che le pratica con
tanta facilità che sembrano esserle naturali. Ella ha in sé un germe di vita
e di fecondità che rende l'anima incline a tutto ciò che è buono, e
insensibile a tutto ciò che è cattivo.
Ch'ella rimanga dunque fedele in questo stato e che si guardi bene dal
cercare un'altra disposizione, diversa dal suo semplice riposo, sia per la
confessione, sia per la comunione, l'azione, o l'orazione. Non deve fare nulla
se non lasciarsi colmare da questa effusione divina.
Non voglio parlare delle preparazioni necessarie
per i sacramenti, ma solo della disposizione interiore
8.
IL SILENZIO
1. "Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui"
(Sal 37, 7). Il motivo per cui il silenzio interiore è così necessario, è
che essendo il Verbo la parola eterna ed essenziale, occorre, perché sia
ricevuto nell'anima, una disposizione che abbia qualche rapporto con ciò
ch'egli è. Ora è certo che per ricevere la Parola, bisogna prestare
l'orecchio ed ascoltare. L'udito è il senso fatto per ricevere la parola che
gli viene comunicata. L'udito è un senso passivo e non attivo, che riceve e
non comunica. Poiché il Verbo è la Parola che deve comunicarsi all'anima e
rivivificarla, bisogna che questa sia attenta.
2. Ecco perché ci sono tanti luoghi che ci esortano ad ascoltare Dio e a
renderci attenti alla sua voce. Se ne potrebbero citare molti, ma ci
accontenteremo
di ricordare questi: "Ascoltatemi attenti, o popoli; nazioni, porgetemi
l'orecchio" (Is 51, 4); "Ascoltatemi, voi tutti, portati da me fin
dal seno materno, sorretti fin dalla nascita" (Is 46, 3); "Ascolta,
figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza" (Sal 45,
11).
Bisogna ascoltare Dio e rendersi attenti a lui,
dimenticare
se stessi e ogni interesse. Queste due sole azioni - o meglio non-azioni perché
sono assolutamente passive - attirano l'amore della bellezza ch'egli stesso
comunica. Ascoltare ed essere attenti, dimenticare se stessi.
Il silenzio esteriore è estremamente necessario per coltivare il silenzio
interiore, ed è impossibile coltivare la propria interiorità senza amare il
silenzio e il ritiro. Dio ce lo ha detto per bocca del suo profeta: "La
attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (Is
2, 14). Il mezzo per occuparsi di Dio interiormente è forse quello di occuparsi
esteriormente di mille sciocchezze? È impossibile. Quando la
debolezza vi porta a disperdervi al di fuori, bisogna fare un piccolo sforzo
per rientrare in sé, sforzo al quale bisogna essere fedeli ogniqualvolta si è
distratti o dissipati.
Sarebbe poca cosa fare orazione e raccogliersi per mezz'ora, se non si
conservasse l'unzione e l'orazione durante tutto il giorno.