ANDRE’ GOZIER
Monaco benedettino dell’Abbazia de la Source (Parigi)

PREGHIERA E ORAZIONE PURA

 

 

1. PREGHIERA

 

«Se uno desidera pregare in segreto per proprio con­to, semplicemente entri (nell’oratorio) e preghi... con fer­vore interno » (RB 52).

 

Che cos'é l'orazione

 

L'orazione è respiro, è nutrimento; l'orazione è sete, conversazione, sguardo, deserto, muro, orizzonte sconfinato, gioia non di questa terra.

E’ roveto ardente, bagno di sole,

E’ un dono, anche se ha sovente un prezzo molto alto. E’ un dono che bisogna chiedere « Chiedete e riceverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7 8). Bisogna convincersi che essa è necessaria e che è feconda.

L'orazione è pensare a qualcuno che si ama. Per Benedetto è un collocarsi alla presenza di Dio: « Egli sente ciò che gli si dice, anzi vede anche ciò che si pensa» (RB 7).  Inutile usare molte parole.

Molto spesso dopo aver superato distrazioni, vuoto o impressione di « tempo perso», l’orazione lascia nell' anima il gusto di «tornarci su». Questo perchè chi prega non è solo. Con lui opera Dio, anzi, soprattutto Dio.

 

 

Come pregare

 

Si distinguono diverse forme di preghiera:

-      la meditazione o concatenamento di idee, per esempio su scene del Vangelo, testi della messa;

-      la preghiera affettiva, nella quale predominano gli affetti, per esempio su Maria;

-      l’ orazione di semplicità, una « presenza » cioè nella la quale ci si contenta di uno sguardo semplice su un mistero, per esempio sulla Trinità, sull'incarnazione, sull' eucaristia.

Uno dei grandi principi della vita di orazione è la fedeltà: «Se tu conoscessi il dono di Dio! » (Gv 4,10).

Nell'orazione si deve pregare per quelli che si ama­no ma, soprattutto, nell'orazione si devono meditare i misteri divini, Dio in se stesso. E’ un incontro intimo e spontaneo con Gesù, che si risolve in un ab­bandono fiducioso. Occorre mirare a che lo sguardo interiore si apra, che si spalanchi l'occhio interiore. E questo si verificherà quando il Cristo verrà scoperto come persona viva e amata.

Nell'orazione l'anima attiverà a capire d’essere anche lei amata dal Signore.

L’orazione ha lo scopo di trasformare in preghiera tutta la nostra vita. Per questo, se ne potrà attingere luce forza per superare le nostre difficoltà, per assolvere ai doveri del nostro stato, per perdonare, per conoscere che cosa vuole Dio da noi. E’ nella preghiera che si intuisce in quale direzione deve andare il nostro camminare, quali decisioni è opportuno prendere. Nell’orazione la volontà di Dio si fa nostro nutrimento.

Ma non ci si dà all'orazione unicamente per se stessi: lo si fa per Dio. Ci si dà all orazione per trovarvi quell’amore che si vuole dare a Dio e quella conoscenza che alimenterà l’amore.

E’ opportuno sapersi fermare su un testo del van­gelo molto breve, ma occorre anche sapersene stac­care.

E’ indispensabile perseverare nell'orazione anche quando questa si fa difficile.

Bisogna morirci: quando sopraggiungono periodi di aridità e di tenebre, in determinati casi questo di­venta causa di luce.

L'orazione è un esercizio molto puro delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità.

Infine, l'orazione si fa apostolica e redentrice. Nell’orazione si scoprirà che Dio interviene nella trama degli eventi anche più insignificanti, che parla per boc­ca dell'abate, dei fratelli, degli ospiti.

È pregando che si impara a pregare.

Più si prega più si sente il bisogno di pregare. Meno si prega meno si sente il bisogno di pregare. L'orazione è un campo: in questo campo è nasco­sto un tesoro. Occorre scavare senza stancarsi.

L’orazione è un incontro amoroso.

Lui desidera ascoltarci, desidera parlare: occorre che noi ce ne rendiamo conto attraverso la fede: si tratta di una sorta di “risveglio”.

Per l’orazione sarà opportuno seguire il consiglio che San Benedetto dà nel Prologo della sua Regola: “Prima d’ogni cosa (ricorda) che tutto ciò che di buono imprendi ad eseguire, devi con insistente preghiera chiedere che sia compiuto da lui”.

C'è da aspettarsi anche che Dio dia l'impressio­ne di tirarsi indietro, ma ciò è per invitarci ad anda­re più lontano a cercarlo. E’ un suo tipico modo di procedere perché non ci fermiamo a quel poco di Dio che abbiamo scoperto. Dio sembra fuggire, ma è una fuga in avanti: egli tocca, eccita, poi fugge e rilancia. Questo contatto a cuore a cuore Dio non lo interrom­pe mai. Se siamo noi a interromperlo, egli lo riattiva per altre vie, su altri sentieri.

Bisogna perseverare, accettare di essere messi al­la prova, lasciare da parte ciò che ci è di inciampo, preferire Dio a ogni altra cosa, imitare in tutto Gesù Cristo, rinnovare nella speranza il nostro desiderio di lui e la nostra attesa, senza cercare in nessun altro soddisfazione. Egli ci tirerà fuori da noi stessi, ci strapperà a noi stessi e riverserà nel nostro cuore un più alto grado di carità.

Il Signore si nasconde per farsi cercare con più ardore dall'anima. Il re-incontro viene differito per­ché nell'orante cresca il vuoto nel quale ospitare Dio e perché questi un giorno trovi finalmente in pienez­za colui che cercava. Quando sembra che Dio non risponda immediatamente ai nostri desideri, è segno che vuole farci doni più grandi. Dio trascura la no­stra richiesta perché ha di mira disegni più profondi.

Il Signore chiama l'anima dalla vetta di un mon­te più alto,  cioè la chiama a un amore più grande: co­sì a poco a poco la innalza, la fa crescere. Ma prima di raggiungerlo sulla vetta che egli le indica, l'anima deve discendere nella valle (RB 7) e molto più in basso quanto più alta è la vetta.

 

 

Scopo dell'orazione

 

Ecco allora che appare sempre più chiaro lo sco­po dell'orazione: « Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito » (1Cor 6,17).

«Il Maestro è qui e ti chiama» (Gv 11,28).

 

 

2. PREGHIERA PURA

 

«Breve e pura dev'essere la preghiera, salvo che non la protraggano l'ardore e l'ispirazione della grazia divina» (RB  20).

 

Purità di cuore

 

La lettura assidua della Bibbia e dei commenti che ne hanno fatto i Padri della Chiesa o i grandi mae­stri della vita spirituale sarà sempre la trama di fon­do della preghiera del monaco. Ma leggere non è pre­gare. La lettura prepara alla preghiera. Cassiano (360-435 ca.), un giornalista ante litteram, che si re­cò a “intervistare” i monaci dell' Oriente, tornò in Occidente con Le Collazioni, che erano conosciute da Benedetto (RB 42 e 73):  in esse la purità di cuore è presentata come scopo della vita del monaco. Da que­sta purità sgorgherà la preghiera pura.

 

 

Raccogliere la manna

 

Dopo un certo tempo, quasi sempre breve, il sog­getto che era abituato a meditare sui testi della Bib­bia o della liturgia non è più in grado di farlo. Si tratta allora di accettare questo «trattamento» da parte di Dio: è la cosiddetta «notte» che cade sull'anima, not­te che va sempre più oscurandosi: l'anima cammina al buio, in una totale assenza di Dio, in un vuoto as­soluto. Con questo «trattamento» l'anima è invita­ta a superare le impressioni dei sensi, a fondarsi sulla fede e a comportarsi unicamente seguendo la fede. L'anima deve imparare a ricevere. Ricevere che co­sa? La manna. Non è più sufficiente imbrigliare le proprie idee: occorre situarsi di fronte a Dio in una attenzione fatta d'amore. L'anima deve imparare a mendicare, a vivere di nuda fede, a sopravvivere nel deserto interiore per ricevervi la manna. Tale è l'o­razione del monaco.

Preghiera « pura », nel significato più alto del ter­mine, significa non soltanto pura da pensieri cattivi o fuorvianti, ma libera di qualsiasi sviluppo di idee, pensieri o concetti,

Cercare sempre più frequentemente nella preghie­ra pura un contatto intimo con l'Assoluto, contatto che si instaura nel silenzio quasi totale delle nostre facoltà, rientrare nel proprio profondo, lasciarsi «co­lare» fino a toccare il fondo segreto del nostro esse­re dove abita Dio e da dove egli irradia in noi la sua vita: ecco il vertice, l’essenza dell’orazione.

Si tratta di vivere un mistero di presenza. Occorre arrivare a sacrificare le nostre conoscenze specifiche per lasciare tutto lo spazio a Dio solo. L’anima offre allora a Dio un terreno libero e sgombro di ogni ostacolo. Eccola allora pronta ad accogliere passivamente l'operazione di Dio, che agisce nel profondo dell'anima.

 

 

Tratto da Andrè Gozier, UNA REGOLA ANTICA PER TEMPI NUOVI, ed. Paoline, a cui si rimanda per l'approfondimento.