ANONIMO DEL XIV SECOLO

LA NUBE DELLA NON-CONOSCENZA

1. Le preghiere personali di coloro che sono gia avanti nella contemplazione.

Come le meditazioni di coloro che cercano di vivere la vita contemplativa sorgono improvvisamente e senza alcun aiuto esterno, così anche le loro preghiere. Mi riferisco alle loro preghiere private, non a quelle prescritte dalla santa Chiesa. I veri contemplativi non potrebbero stimare maggiormente queste ultime, tanto che ne fanno largo uso, secondo la forma e le regole stabilite dai santi padri prima di noi.

Ma le loro preghiere personali s'innalzano a Dio in maniera spontanea e repentina, senza alcuna premeditazione o altro espediente, né prima né durante la preghiera stessa. E se anche sono fatte di parole, il che capita raramente, si tratta pur sempre di pochissime parole: meno sono, meglio è.

E se si tratta di una piccola parola d'una sola sillaba, a mio parere, è ancor meglio che una di due, ed e più conforme all'opera dello spirito.

Infatti chi si dedica al lavoro contemplativo dovrebbe sempre trovarsi nel punto più alto ed eccelso dello spirito. Che ciò sia vero, lo si può vedete in questo esempio preso dalla realtà quotidiana. Una persona in preda al terrore, per lo scoppio improvviso di un incendio o per la morte repentina di un uomo o per qualcos'altro, raggiunge immediatamente il punto più alto del suo spirito e si sente spinta dalla fretta e dalla necessità a gridare o invocare aiuto. E in qual modo? Certo non con una valanga di parole, e neppure con una semplice parola di due sillabe. Perché mai? Perché gli sembra di perdere troppo tempo per dichiarare il suo urgente bisogno e l'agitazione del suo spirito. Perciò prorompe in un grido lancinante, fatto di una sola parola e di una sola sillaba, come «Fuoco!», oppure «Aiuto!». Come questa breve parola: «Fuoco!», scuote immediatamente la gente e penetra più in fretta nelle orecchie di chi ascolta, così succede con una parolina di una sola sillaba, quando non solo viene pensata o pronunciata, ma è semplicemente formulata in segreto nelle profondità dello spirito. Dire profondità a proposito dello spirito è come dire altezza, perché in questo caso non vi è differenza tra lunghezza e larghezza, altezza e profondità.

E questa parolina penetra nelle orecchie di Dio onnipotente molto prima di un'interminabile salmodia mormorata con le labbra senza pensarci. Per questo sta scritto che «la preghiera breve penetra il cielo»

 

2. Come e perché la preghiera breve penetra il cielo

E perché penetra il cielo, questa breve e corta preghiera di una sola sillaba?  Senz'altro perché viene fatta con tutto il cuore, nell'altezza e nella profondità, nella lunghezza e nella larghezza dello spirito di chi prega così. Nell'altezza, poiché possiede tutta la potenza dello spirito; nella profondità, poiché in questa piccola sillaba è racchiuso tutto ciò che lo spirito sa; nella lunghezza, poiché se potesse sempre sentire quel che adesso prova, griderebbe in continuazione a Dio come fa ora; in larghezza, poiché vorrebbe estendere a tutti gli altri quel che desidera per sé. È a questo punto che l'anima, secondo le parole di san Paolo, «è in grado di comprendere con tutti i santi,  certo non pienamente, ma solo in parte e in una maniera confacente a quest'opera,  qual è la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità»   dell'onnipotente ed eterno Dio, sommo amore e saggezza infinita. L'eternità di Dio è la sua lunghezza, l'amore è la sua larghezza, la potenza è la sua altezza, e la saggezza è la sua profondità. Non c'è da stupirsi se un'anima, così plasmata dalla grazia a stretta immagine e somiglianza di Dio suo creatore, viene subito ascoltata da Dio stesso.

Sì, se anche fosse l'anima di un grande peccatore che è come il nemico di Dio a gridare, spinta dalla grazia, una breve sillaba di tal genere nell'altezza e nella profondità, nella lunghezza e nella larghezza del suo spirito, Dio la sentirebbe ugualmente per via del tono accorato del suo grido, e l'aiuterebbe senz'altro.

Eccone una prova. Se tu dovessi sentire il tuo nemico mortale che, in preda al terrore, grida dal profondo del suo spirito questa breve parola: «Fuoco!» o «Aiuto!», tu senza pensare che si tratta del tuo nemico, ma mosso a pietà, e preso da compassione per il suo grido lancinante, ti alzeresti senz'altro, fosse anche in una notte di pieno inverno  e andresti in suo soccorso per aiutarlo a spegnere il fuoco o per confortarlo e calmarlo nella sua angoscia. Mio Dio!, se un uomo può diventare, per la grazia, così misericordioso da mostrare tanta pietà e compassione per il suo nemico, nonostante l'odio che gli porta, quale pietà e misericordia avrà allora il Signore  che possiede per natura quel che l'uomo ha per grazia  verso l'anima che lancia un tal grado spirituale dall'altezza e profondità, dalla lunghezza e larghezza del suo spirito? Certamente il Signore avrà molto più misericordia, senza alcun confronto, poiché è molto più vicina alle realtà eterne una cosa posseduta per natura, che non una ricevuta per grazia.

3. Come deve pregare il contemplativo e in che cosa consiste la preghiera; quali parole sono più adatte se si intende pregare oralmente.

Perciò dobbiamo pregare nell'altezza e nella profondità, nella lunghezza e nella larghezza del nostro spirito. E non con molte parole, ma con una semplice parola di una sola sillaba.

Quale sarà questa parola? Certo una che si accorda per il meglio alla natura della preghiera. E quale parola corrisponde a questo requisito? Vediamo innanzitutto cos'è essenzialmente la preghiera in se stessa; solo allora potremo sapere più chiaramente qual è la parola che meglio si accorda alla natura della preghiera. Di sua natura la preghiera non è altro che un pio anelito verso Dio, per ottenere il bene e allontanare il male. Poiché tutto il male si può riassumere nel peccato, che ne è la causa e l'essenza stessa, allora quando preghiamo con la ferma intenzione di allontanare il male, non dobbiamo dire né pensare nè intendere nient'altro che questa breve parola: «peccato».

Se invece preghiamo con la ferma intenzione di ottenere il bene, non ci resta che gridare a parole, con i1 pensiero o con il desiderio questa semplice parola, e nessun'altra: «Dio». In Dio infatti si trova tutto il bene: egli ne è la causa e l'essenza stessa.

Non meravigliarti se ho preferito mettere queste parole al posto di altre. Infatti, se potessi trovare delle parole più corte, capaci di riassumere in sé tutto il bene e il male, come fan queste due, oppure se Dio mi avesse insegnato a sceglierne delle altre, avrei certamente preso quelle e avrei lasciato queste. E così che consiglio di fare anche a te.

Non metterti a ricercare delle nuove parole, perché non raggiungeresti mai il tuo obiettivo: al lavoro della contemplazione non si giunge attraverso lo studio, ma solamente per grazia. Perciò non prendere altre parole per la tua preghiera, malgrado io te ne abbia indicate due, se non quelle che Dio ti induce a usare. Ma se Dio ti induce a usare quelle che ti ho proposto, ti consiglio di non lasciarle perdere, sempre che tu faccia uso di parole nella tua preghiera. La loro efficacia consiste nell'essere parole molto corte.

Quantunque abbia raccomandato soprattutto la brevità della preghiera, non ne va assolutamente rallentata la frequenza, poiché, come ho già detto, si prega nella lunghezza dello spirito. Di conseguenza, una tale preghiera non dovrebbe mai interrompersi, se non quando abbia ottenuto pienamente quello a cui mirava. Un esempio a questo proposito lo ritroviamo nella persona in preda al terrore descritta poc'anzi. Essa non la smette di gridare questa breve parola: "Fuoco!" o "Aiuto!", finché non abbia ottenuto il soccorso necessario nella sua disgrazia,

 

4. Dio dona liberamente e senza vie intermedie la grazia della contemplazione, che non si può in alcun modo meritare.

E se mi domandi in qual modo tu possa giungere al lavoro contemplativo, prego Dio onnipotente perché nella sua grande grazia e benevolenza te lo insegni lui stesso. E io faccio veramente una cosa buona a fatti capire che non sono in grado di dirtelo. Non c'è da meravigliarsi: la contemplazione è lavoro di Dio solo, che egli compie di sua volontà nell'anima di quanti gli sono graditi, senza tenere conto dei loro meriti.

Se manca l'aiuto di Dio, non c'è angelo o santo che possa, anche lontanamente, sentire il bisogno di un simile lavoro. E credo che nostro Signore sia disposto a compiere questo lavoro con uguale premura e frequenza, anzi, forse con premura e frequenza maggiori, nei peccatori incalliti, piuttosto che in quanti, rispetto a essi, non l'hanno mai offeso gravemente. E Dio agisce a questo modo perché noi possiamo riconoscere la sua infinita misericordia e onnipotenza: egli lavora come vuole, dove vuole, quando vuole.

Tuttavia, non dà questa grazia, nè compie questo lavoro in un'anima incapace di riceverli, anche se non c'è nessun anima, peccatrice o innocente, in grado di accogliere questa grazia senza l'aiuto della grazia stessa. Né Dio l'accorda in base all'innocenza, né la rifiuta per via del peccato. Fa' bene attenzione a quel che ho detto: la rifiuta, e non la ritira. Ti prego, stà attento a non sbagliarti su questo punto, perché quanto più ci si avvicina alla verità, tanto più si deve stare in guardia dall'errore. Quel che intendo dire è ben chiaro e preciso, ma se non riesci a capirlo, lascialo da parte finché Dio non venga a fartelo comprendere. Fa' dunque così e non ti angustiare.

Attenzione all'orgoglio, che bestemmia Dio nei suoi doni e incoraggia i peccatori. Se tu fossi veramente umile, la penseresti come me riguardo alla contemplazione: Dio  la accorda liberamente, senza tenere conto dei meriti. Questo dono divino è tale che, quando è presente, mette l'anima in grado di possederlo e di gustarlo. È impossibile ottenerlo in altro modo. La capacità di contemplare costituisce una cosa sola con la contemplazione, senza alcuna differenza, cosicché chi è attratto verso il lavoro contemplativo, costui e non altri è in grado di farlo effettivamente. Se Dio non opera in essa, l'anima è come morta, e non sente nè la voglia né il desiderio della contemplazione. Quanto più la vuoi e la desideri, tanto più la possiedi: né più né meno. Tuttavia, non è né la tua volontà né il tuo desiderio, ma un qualcosa di insondabile che ti spinge a volere e desiderare ciò che non conosci. Non preoccuparti, te ne prego, se il tuo intelletto non riesce ad andar oltre: al contrario, continua imperterrito nel tuo lavoro così da avanzare sempre più. Per farla breve, lascia che quel qualcosa di insondabile agisca in te a suo piacimento e ti conduca dove vuole lui. Lascia che sia lui a operare e tu a subire la sua azione. Guarda pure, se ti pare, ma lascialo lavorare da solo. Non immischiarti, come se tu volessi aiutarlo: finiresti per rovinare tutto. Tu devi essere il legno, e lui il falegname; tu la casa, e lui il padrone che vi abita. Per il momento fatti cieco e rigetta il desiderio di sapere il perché e il percome: una simile conoscenza ti sarebbe più di ostacolo che di aiuto. Infatti è già abbastanza se senti dentro dite l'autorevole spinta di quel non so che, e se in questo movimento interiore non hai alcun pensiero particolare nei riguardi di qualsiasi cosa inferiore a Dio: il tuo puro anelito deve andare direttamente a Dio.

Se le cose stanno in questo modo, allora puoi essere ben certo che è Dio in persona, e non altri, a muovere la tua volontà e il tuo desiderio, e senza vie intermedie né da parte tua né da parte sua.

Ora, non aver paura del diavolo, poiché non può avvicinarsi a te più di quel tanto. Infatti, per quanto possa essere scaltro, il diavolo può muovere la volontà di un uomo solo saltuariamente, e per vie traverse. Nemmeno un angelo buono può muovere direttamente e in maniera adeguata la tua volontà. Insomma, non c'è nessun altro che possa farlo, se non Dio solo.

Puoi ben capire da queste mie parole, ma ancor più chiaramente per esperienza, che in quest'opera gli uomini non devono assolutamente far uso dì mezzi e di vie, né possono sperare di giungere alla contemplazione grazie a chissà quali aiuti. Tutti i mezzi efficaci dipendono da Dio, mentre lui non dipende da niente, e nessun mezzo può portare alla contemplazione.

Tutto questo contrasta evidentemente con le  affermazioni di quanti  consigliano di  confidare in se stessi e di affidarsi a "mezzi tecnici", a "vie operative", a "metodi (cosiddetti) efficaci", a presunte "vie iniziatiche ed esoteriche" (nota del curatore Webmaster).