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Teofane il Recluso
I FRUTTI DELLA
PREGHIERA DEL CUORE

"Il frutto principale della preghiera non è il calore e la dolcezza, ma il timore di Dio e la contrizione".
Se i frutti dell’amore e della pace non risiedono in noi, allora tutto il nostro lavoro è stato inutile e sprecato.
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INDICE |
PARTE PRIMA: L’ATTENZIONE E IL TIMORE DI DIO

LE
PRIMIZIE DELLA PREGHIERA: L’ATTENZIONE E LA CALDA TENEREZZA DEL CUORE
Qualsiasi
regola di preghiera, se viene seguita fedelmente, produce come primizie
l’attenzione e la calda tenerezza del cuore ma questi sentimenti nascono
soprattutto dalla pratica della Preghiera di Gesù, che è ad un livello più alto
della salmodia e delle altre forme di preghiera. L’attenzione fa nascere la
calda tenerezza del cuore, la quale a sua volta accresce l’attenzione. Entrambe
si rafforzano, sostenendosi l’un l’altra. Conferiscono profondità alla
preghiera, stimolando poco alla volta il cuore:
evitando la distrazione e i pensieri futili, conferiscono purezza alla
preghiera. La vera preghiera è un dono di Dio, così come lo sono anche
l’attenzione e la calda tenerezza del cuore.
LA
PREGHIERA DEL CUORE NON SOPRAGGIUNGE MAI PRIMA DEL TEMPO
Dovete sapere che
l’attenzione non deve mai abbandonare il cuore. Tuttavia a volte l’attività del
cuore è solamente mentale, svolta dalla mente, mentre altre volte non solo è
nel cuore ma del cuore, cioè inizia e continua con un sentimento di
calore.
Questa legge è valida non solo per gli eremiti, ma per tutti i cristiani, per
tutti coloro che devono stare davanti a Dio in purezza di cuore, lavorando sotto
il suo sguardo. Se la tua mente è esausta di ripetere le parole della preghiera,
allora prega senza parole, inchinandoti interiormente dal profondo del cuore
davanti al Signore e offrendoti a Lui: questa è vera preghiera. Le parole sono
solo un modo di esprimere la preghiera e agli occhi di Dio hanno sempre meno
valore della preghiera stessa.
La Preghiera del cuore non sopraggiunge mai prima del tempo. Con la sua venuta,
Dio inizia la sua opera in noi, e quando essa acquista stabilità nel cuore,
quest’opera si avvicina sempre più alla sua pienezza. Devi cercare questa
preghiera senza lesinare gli sforzi, allora Dio, vedendo la tua fatica, ti darà
quello che cerchi. La vera preghiera non si può ottenere con sforzi umani: è
dono di Dio. « Cercate e troverete
».
Non hai perso nulla ad
aver pregato senza usare tecniche artificiali per innestare la preghiera: queste
tecniche infatti non sono indispensabili. L’importante non è la posizione del
corpo bensì la disposizione interiore. Il tuo unico scopo è di restare con
l’attenzione nel cuore, guardare verso Dio e implorarlo.
Non ho mai conosciuto nessuno che desse importanza alle tecniche
artificiali. Neanche il Vescovo Ignazio e nemmeno Padre Macario di Optina le
approvano.
FRUTTI NATURALI E FRUTTI DELLA GRAZIA
Nostro compito è
l’arte della Preghiera di Gesù. Dobbiamo cercare di adempierlo molto
semplicemente, con l’attenzione nel cuore, conservando sempre il ricordo di Dio.
Questo produce da solo i suoi frutti naturali: raccoglimento della mente,
devozione e timore di Dio, ricordo della morte, quiete nei pensieri e un certo
calore del cuore. Tutti questi sono frutti naturali della preghiera del cuore,
non sono il frutto della grazia; questo dobbiamo tenerlo ben presente,
altrimenti ci vantiamo agli occhi degli altri e ai nostri e diventiamo
orgogliosi.
La nostra preghiera comincia ad aver valore solo quando sopraggiunge la grazia.
Finché abbiamo soltanto i frutti naturali della preghiera, tutto quello che
otteniamo è inutile, sia in sé che di fronte al giudizio di Dio: la venuta della
grazia è infatti il segno che Dio ha guardato a noi nella sua misericordia.
Non posso spiegarti con precisione come si manifesta questa azione della grazia,
l’unica cosa certa è che la grazia non appare prima che abbiano fatto la loro
comparsa questi frutti naturali della preghiera interiore.
I
FRUTTI NATURALI
SONO
ACCESSIBILI A TUTTI
Il frutto della preghiera è la concentrazione dell’attenzione nel cuore,
accompagnata da un sentimento di calore. Questo è l’effetto naturale. Tutti
possono ottenerlo, e tutti, non solo i monaci, ma anche i laici, possono
giungere ad una preghiera di questo tipo.
Questa attività è semplice, non di alto livello. La Preghiera di Gesù non ha
nulla di miracoloso in sé, ma come ogni altra preghiera breve è verbale e perciò
esteriore. Però può diventare la preghiera della mente nel cuore in modo
assolutamente naturale. D’altro lato, quello che deriva unicamente dalla grazia,
noi dobbiamo soltanto attenderlo: nessuna tecnica può impadronirsene con la
forza.
Quando si tratta della preghiera altamente contemplativa, è necessario
innanzitutto essere purificati dalle passioni, ma qui stiamo parlando della
preghiera semplice, anche se può condurre ad una preghiera più elevata.
Per far progredire con successo la pratica della preghiera è sempre necessario,
all’inizio, lasciar da parte qualsiasi altra cosa, in modo che il cuore sia
completamente libero da distrazioni. Nulla deve intromettersi nella mente: né
volti, né attività, né oggetti; al momento della preghiera tutto dev’essere
messo da parte. Osserva questa regola e non ci sarà mai bisogno di rinunciare a
questa preghiera che può essere detta in ogni momento: non appena sei libero,
ritornaci immediatamente.
Durante le funzioni liturgiche bisogna fare attenzione all’ufficio, ma quando si
legge o si canta qualcosa in modo indistinto ripeti la Preghiera di Gesù.
I PERICOLI DELLA DISTRAZIONE
Per un favore
particolare ti sei concesso una piccola distrazione e non hai vigilato
abbastanza sui tuoi occhi, sulla tua lingua e sui tuoi pensieri. Così il calore
se n’è andato e ti ha lasciato vuoto: ciò è male. Affrettati a ristabilire la
dovuta disciplina interiore oppure a riceverla di nuovo in risposta alle tue
preghiere. Rinchiuditi e non far altro che pregare e leggere cose riguardanti la
preghiera finché la tua attenzione non si unirà a Dio nel cuore e vi si
stabilirà uno spirito di contrizione ed una calda tenerezza:
questo spirito ti farà capire chiaramente se sei sulla buona strada o se te ne
sei allontanato. Sembra che tu consideri l’attenzione come un’austerità
eccessiva, mentre invece è la radice di tutta la nostra vita spirituale
interiore. Questo è il motivo per cui l’avversario vi si accanisce
particolarmente contro, usa tutti i mezzi possibili per rappresentare immagini
attraenti davanti agli occhi dell’anima e suggerisce pensieri di distrazioni o
di favori particolari.
IL
DOLORE NEL CUORE
E’ cosa buona aver
sempre sulle labbra la Preghiera di Gesù o qualsiasi altra preghiera breve.
Vigila soltanto che l’attenzione sia nel cuore e non nella testa: bada a questo
non solo quando sei in preghiera, ma anche in tutti gli altri momenti. Cerca di
arrivare ad una sorta di dolore nel cuore: lo sforzo costante te lo farà
ottenere velocemente. Non c’è nulla di strano in questo: la comparsa di questo
dolore è un effetto naturale, ti aiuterà a concentrarti meglio. Ma la cosa
principale è che il Signore, che vede il tuo sforzo, ti darà aiuto e grazia
nella preghiera. Una disciplina diversa si stabilirà allora nel cuore.
INIZIA LA REINTEGRAZIONE INTERIORE
Continua a
praticare questa regola e piano piano i tuoi pensieri si placheranno sempre più,
mentre la fiacchezza che hai notato guarirà. Se persevererai sulla buona strada,
un dolore apparirà nel tuo cuore e farà sì che i tuoi pensieri si consacrino
unicamente a Dio: così cesserà il loro vagare. Da quel momento, se il Signore lo
concede, inizia la reintegrazione di tutto l’essere interiore e non finirai più
di camminare alla presenza di Dio.
LA
SEDUZIONE DELLE DELIZIE SPIRITUALI
Dici che hai paura
di lasciarti sedurre dalle delizie spirituali: ma non puoi certo pensare di fare
una cosa simile! La preghiera non si pratica a motivo della sua dolcezza, ma
perché è nostro dovere servire Dio in questo modo, anche se la dolcezza si
accompagna sempre ad un servizio autentico. La cosa più importante nella
preghiera è di rimanere davanti a Dio nel rispetto e nel timore, con la mente
nel cuore: questo infatti placa e disperde ogni follia ed instaura la
contrizione del cuore. Questi sentimenti di timore e di dolore alla vista di
Dio, il cuore spezzato e contrito sono gli aspetti principali dell’autentica
preghiera interiore e la verifica di ogni preghiera che ci permette di dire se
la nostra preghiera è come deve essere oppure no. Se essi sono presenti, la
preghiera va bene, se invece sono assenti, la preghiera non sta seguendo il suo
corso normale e deve essere ricondotta alla sua autentica condizione. Se siamo
privi di questo senso di dolore e di contrizione, la dolcezza e il calore
spirituali possono generare l’amor proprio: è l’orgoglio spirituale che porta ad
illusioni perniciose. Allora le delizie e il calore svaniranno, lasciandoci solo
il loro ricordo, ma l’anima continuerà ad immaginarsi di possederli. Di questo
devi avere paura, perciò ravviva incessantemente nel tuo cuore il timore di Dio,
l’abbassamento e l’umile contrizione, camminando sempre alla sua presenza.
Questo è il nocciolo della questione.
L’INSTABILITÀ DELLA DOLCEZZA INTERIORE
Non lasciarti
attirare dalla dolcezza interiore: senza la Croce essa è instabile e pericolosa.
Considera ciascuno migliore di te: senza questa convinzione, anche se tu facessi
miracoli saresti lontano da Dio.
SOBRIETÀ DELLA MENTE E CALORE DEL CUORE
Osserva la regola con zelo e conserva la sobrietà della mente e il calore del
cuore. Se quest’ultimo comincia a venir meno, affrettati a riscaldarlo, convinto
che questa scomparsa è il segno che ti sei allontanato notevolmente da Dio. Il
timore di Dio è ciò che custodisce e ravviva il calore interiore, ma sono
necessarie anche l’umiltà, la pazienza, la fedeltà alle regole e soprattutto la
sobrietà. Vigila attentamente su te stesso, per amor di Dio! Risvegliati se ti
sei assopito e scuotiti in tutti i modi per non cadere addormentato.
SOBRIETÀ E DISCERNIMENTO
I soldati di
Cristo devono vigilare su due cose in particolare:
la sobrietà e il discernimento. La prima è rivolta verso l’interno, il secondo
verso l’esterno. Attraverso la sobrietà osserviamo i movimenti che escono dal
cuore stesso; attraverso il discernimento controlliamo quelli che stanno per
destarsi in esso sotto l’impulso di influenze esterne. La regola per la sobrietà
è questa:
dopo aver scacciato dalla mente ogni pensiero mediante il ricordo della presenza
di Dio, resta sulla porta del cuore e sorveglia attentamente tutto quello che
passa di lì. Soprattutto non permettere che le tue azioni vengano compromesse
dall’emozione e dal desiderio: tutti i mali infatti provengono da lì.
SII
SOBRIO E VIGILANTE
Essere sobri
significa non permettere che il cuore si attacchi a nient’altro che a Dio.
L’attaccamento ad altre cose ubriaca l’anima, che si mette a fare cose
assolutamente indicibili. Essere vigilanti significa vigilare attentamente per
paura che qualcosa di malvagio spunti nel cuore.
UMILTÀ E CALORE DEL CUORE
Sei riuscito a
conservare la condizione di calore spirituale? Dev’essere conservata! Il suo
fondamento è l’umiltà: non appena l’umiltà diminuisce subentra la freddezza.
Quando infatti l’anima inizia a considerarsi importante, il Signore si allontana
immediatamente: l’anima, lasciata così a se stessa, si raffredda. Non basta
continuare a ripetere con le labbra: « Non sono nulla », dobbiamo avvertire la
nostra umiltà nel cuore. Allora il Signore sarà sempre là, lui che crea ed ha
creato ogni cosa dal nulla.
Il Signore ci concederà il calore, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte.
Qual è il nostro contributo a quest’opera? L’umiltà, l’attenzione e una sofferta
sottomissione a Dio dal profondo del cuore:
questi sentimenti devono essere incessanti, qualunque cosa stiamo facendo o
dicendo, sia che ci troviamo seduti sia che stiamo camminando, che siamo a casa
oppure in chiesa. Possa il Signore concederti la sapienza! Leggi le opere dei
santi, riflettici sopra e ricavane tutto ciò che è utile, applicandolo alla tua
vita e alla tua anima.
LE
LETTURE SPIRITUALI. IL TIMORE DI DIO
Hai un libro?
Allora leggilo, rifletti su quanto dice e applica gli insegnamenti a te stesso.
Applicare a se stesso il contenuto di un libro è lo scopo e il frutto della
lettura. Se leggi senza applicare a te stesso quello che leggi, non ne ricaverai
nulla di buono e anzi rischi di farti del male. Accumuli solo teorie nella testa
e finisci per criticare gli altri invece che migliorare la tua vita. Cerca di
avere orecchie e intendere. Se hai una copia della Filocalia, cerca gli
scritti di
Esichio e leggi quello che dice sulla sobrietà. Egli dà delle
indicazioni precise sul modo di controllare e disciplinare i propri pensieri.
Leggi attentamente queste parole, conservale nel cuore e poi agisci come esse ti
suggeriscono.
Dobbiamo sempre aggrapparci saldamente al timore di Dio: è la radice di ogni
conoscenza spirituale e di ogni azione retta. Quando è il timore di Dio a
governare nell’anima, tutto procede bene, sia dentro che fuori. Cerca di
accendere nel tuo cuore questo senso del timore ogni mattina, prima di ogni
altra cosa: continuerà poi a lavorare da solo come una specie di pendolo.
IL
FRUTTO PRINCIPALE DELLA PREGHIERA
Il frutto
principale della preghiera non è il calore e la dolcezza, ma il timore di Dio e
la contrizione.
LA
RADICE DELLA DISCIPLINA INTERIORE
La radice di una
buona disciplina interiore è il timore di Dio. Conserva sempre in te questo
timore: manterrà ogni cosa nella giusta tensione e non permetterà che alcunché
si rilassi, né membra del corpo né pensieri; creerà un cuore vigilante e una
mente sobria e non permetterà né il torpore del corpo né l’oscuramento dello
spirito.
Ma bisogna sempre ricordarsi che la riuscita in qualunque ambito della vita
spirituale è frutto della grazia di Dio. La vita spirituale dipende interamente
dallo Spirito Santo. Anche noi abbiamo il nostro spirito, ma non ha alcun
potere: comincia ad acquistare forze solo quando è invaso dalla grazia di Dio.
ESTASI
Quello che devi
cercare nella preghiera è di stabilire nel cuore un sentimento tranquillo nei
confronti di Dio, ma costante e caloroso, senza aspettarti l’estasi né alcun
altro stato straordinario. Se Dio però ti fa provare questi sentimenti
particolari durante la preghiera, devi essergli grato e non immaginarti che ti
siano dovuti, né devi rimpiangere la loro scomparsa come se fosse una grossa
perdita. Scendi invece da queste altezze verso l’umiltà e la tranquillità dei
sentimenti nei confronti del Signore.
SFORZI DELL’UOMO E FRUTTI DELLO SPIRITO
Se non siamo
adorni di semplicità e di bontà, l’apparenza esterna e l’atteggiamento di
preghiera non ci giovano a nulla. Questo è vero non solo per la preghiera, ma
per qualsiasi fatica o sforzo, come la castità, il digiuno o qualsiasi altro
gesto fatto per amore della virtù. Se non percepiamo in noi abbondanti frutti di
amore, pace, gioia, dolcezza, umiltà, semplicità, sincerità, fede e longanimità,
allora abbiamo faticato senza profitto e invano: infatti l’unico scopo delle
nostre fatiche e dei nostri sforzi era il raggiungimento di questi frutti. Se i
frutti dell’amore e della pace non risiedono in noi, allora tutto il nostro
lavoro è stato inutile e sprecato. Chi avrà faticato in tal modo, nel giorno del
giudizio si dimostrerà simile alle cinque vergini stolte, che vengono chiamate
così perché non avevano nel vaso del loro cuore l’olio spirituale, cioè quella
virtù che abbiamo ricordato prima; così esse furono chiuse fuori dalla festa
nuziale, senza ottenere alcun vantaggio dalla loro verginità. I proprietari che
lavorano in una vigna si sottopongono a tanta fatica nella speranza di ottenere
il frutto, e, se non lo ottengono, tutto il loro lavoro fallisce lo scopo.
Similmente, se non scorgiamo in noi, attraverso l’azione dello Spirito, i frutti
di amore, pace, gioia, umiltà e tutte le altre virtù elencate dall’Apostolo (Gal
5,22), se non ci
sentiamo pienamente sicuri e non abbiamo la percezione spirituale che esse sono
presenti in noi, allora tutta la fatica della castità, della preghiera, della
salmodia, del digiuno, delle veglie, si dimostrerà inutile e senza profitto.
Infatti ci si deve sottoporre a queste fatiche dell’anima e del corpo nella
speranza di ottenere frutti spirituali, e il frutto spirituale portato dalle
virtù è una gioia incorruttibile, concessa dallo Spirito ai cuori dei fedeli.
Perciò gli sforzi e le fatiche vanno considerati semplicemente come sforzi e
fatiche e nient’altro
— come di fatto sono
— e il frutto come
frutto. Ma se qualcuno, per mancanza di conoscenza, arriva a considerare il
proprio sforzo e la propria fatica come frutto dello Spirito, si sbaglia
fortemente e inoltre, con questa opinione falsa, si priva dei veri frutti dello
Spirito, che sono di una grandezza incomparabile.
PARTE
SECONDA: LA GRAZIA DI DIO E LO SFORZO UMANO

LA
CHIAMATA DELLA GRAZIA E LA LIBERA SCELTA DELL’UOMO
Con la prima
chiamata della grazia e con la sua prima comparsa, si apre davanti a noi il
regno spirituale e ci viene concessa la visione di un altro mondo,
indipendentemente dal fatto di desiderarlo o meno. Ma, in seguito, questa
visione, così come il potere di dimorare costantemente in essa, vengono lasciati
alla libera scelta dell’uomo e dobbiamo quindi darci da fare per ottenerli.
NULLA SI OTTIENE SENZA SFORZO
Il Signore voglia
concederti la benedizione di un ardente desiderio di dimorare interiormente alla
sua presenza! « Cercate e troverete
». Cercare Dio: questa
è la regola immutabile per ogni progresso spirituale. Nulla si ottiene senza
sforzo. L’aiuto di Dio è sempre pronto e sempre vicino, ma viene dato solo a
coloro che cercano e si danno da fare, e solo a quei cercatori che, dopo
aver fatto tutto quello che è in loro potere, gridano con tutto il loro cuore: «
Signore, aiutami! » Finché conservi anche solo una piccola speranza di ottenere
qualcosa con le tue forze, il Signore non interviene. E come se dicesse: « Speri
di riuscire da solo? Bene, continua pure! Ma per quanto tu insista a tentare,
non otterrai nulla
». Il Signore ti
conceda uno spirito contrito e un cuore umile e pentito.
L’ALBERO DELLA VITA
L’atteggiamento essenziale del penitente è questo: « Signore salvami, nel modo
che Tu solo conosci. Da parte mia, mi impegnerò senza ipocrisia, senza
deviazioni né fraintendimenti, ma con una coscienza retta, facendo tutto quello
che capisco e che sono in grado di fare
». Chiunque provi
veramente questo sentimento nel cuore è ben accetto a Dio, il quale verrà a
regnare in lui.
Dio è il suo maestro, Dio è colui che prega in lui, Dio è colui che decide e
agisce in lui, Dio è colui che porta frutti in lui, Dio è il suo sovrano. Questo
atteggiamento è il seme e il cuore dell’albero celeste della vita, piantato in
lui.
DIPENDERE DALLA GRAZIA DI DIO
Il primo seme
della nuova vita consiste nell’unione tra la libertà e la grazia; la crescita e
la maturazione dipendono dallo sviluppo di questi due elementi. Quando fa il
voto di vivere secondo la volontà di Dio e per la sua gloria, il penitente deve
dire:
« Tu solo puoi confermare e rafforzare la mia decisione », e da quel momento
deve affidare se stesso nelle mani di Dio ad ogni istante, pregando così: «
Compi tu stesso in me ciò che è gradito alla tua volontà
». In questo modo sarà
Dio ad agire in lui, nella sua coscienza, nella sua volontà e nelle sue azioni
secondo quanto è gradito alla divina volontà.
Ma non appena l’uomo spera di poter realizzare qualcosa in virtù delle sue forze
e della sua abilità, allora si estingue immediatamente l’autentica vita
spirituale, piena di grazia. Con questo atteggiamento il vero frutto non potrà
maturare, nonostante gli sforzi più impensabili.
LA
SERENITÀ ASSOLUTA
La serenità
assoluta della mente è un dono di Dio, ma questa serenità non ci è concessa
senza un intenso sforzo da parte nostra. Non otterrai nulla soltanto con i tuoi
sforzi, ma Dio non ti darà nulla se non lavorerai con tutte le tue forze:
questa legge non conosce eccezioni.
L’UNIONE TRA LA LIBERTÀ E LA GRAZIA
S. Macario di Egitto nel Primo trattato
sulla custodia del cuore, al capitolo 12 afferma che la grazia concessa ad
un uomo « non lega la sua volontà con la forza della necessità, né lo rende
perennemente buono, volente o nolente. Anzi, la potenza di Dio insita nell’uomo
cede il passo alla sua libera volontà, perché sia reso manifesto se la volontà
dell’uomo è in accordo o meno con la grazia
». Da questo momento
ha inizio l’unione tra la libertà e la grazia. Inizialmente la grazia rimane al
di fuori e agisce dall’esterno, poi entra e comincia a prendere possesso di
alcune parti dello spirito: ma fa questo solo se l’uomo le apre la porta di sua
spontanea volontà, se apre la bocca per accoglierla. Se l’uomo lo desidera, la
grazia è pronta ad aiutare. Da solo l’uomo non può compiere o far abitare in sé
ciò che è buono, può però desiderare ardentemente di ottenerlo. A motivo di
questo desiderio, la grazia consolida in lui il bene di cui egli ha sete. E la
cosa procede così finché l’uomo acquista la piena padronanza su di sé e così
diventa capace di compiere ciò che è buono e gradito a Dio.
GLI
SFORZI DELL’UOMO E LA PREGHIERA CONCESSA DALLA GRAZIA
In risposta alla
sua domanda, a volte viene concessa all’uomo la preghiera che viene dalla
grazia, assieme ad un po’ di quiete e alla gioia nello spirito; questo può
capitare anche se l’uomo nella sua miseria spirituale si è sforzato di pregare
unicamente con questo scopo in vista, senza aver raggiunto la dolcezza, l’umiltà
e l’amore e senza adempiere gli altri comandamenti del Signore. Il suo carattere
rimane però quello che era prima: non ha dolcezza perché non ha fatto nessun
sforzo per ottenerla e non si è preparato a riceverla; non ha umiltà perché non
l’ha chiesta e non si è sforzato di essere umile; non ha amore per gli uomini
perché non se ne è preoccupato e non ha pregato ardentemente perché gli fosse
concesso. Chiunque infatti costringa e forzi se stesso a pregare, anche contro
il desiderio del proprio cuore, deve anche forzare
se stesso ad amare, ad essere umile, mite, innocente e generoso. Deve inoltre
sottovalutare se stesso, considerandosi il più misero e il più indegno di
tutti, deve evitare i discorsi oziosi e meditare sempre sulle parole del
Signore, conservandole sulle labbra e nel cuore. Deve inoltre sforzarsi di
evitare l’ira e i discorsi pieni di collera, come sta scritto: « Scompaia da voi
ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza, con ogni sorta di malignità »
(Ef 4,21).
In risposta a questi sforzi il Signore, che vede l’ardore e la fermezza
dell’uomo, gli concederà il potere di compiere senza fatica né coercizione tutte
quelle cose che prima trovava così difficile osservare, nonostante i suoi sforzi
immani, a causa del peccato che dimorava in lui. Tutte queste pratiche di virtù
diventeranno come una seconda natura in lui, perché alla fine il Signore verrà
e dimorerà in lui, ed egli nel Signore: il Signore stesso adempierà in lui senza
sforzo i propri comandamenti, colmandolo con il frutto dello Spirito.
POVERO,
NUDO, CIECO E INDEGNO
Non bisogna aver
paura dell’illusione
. Essa s’impadronisce
solo di quelli che si abbandonano alla vanità, che non appena avvertono un po’
di calore del cuore subito cominciano a pensare di essere già al culmine della
perfezione. In realtà questo calore è solo l’inizio e può anche
dimostrarsi instabile; infatti il calore e la pace nel cuore possono essere
semplicemente qualcosa di naturale: il frutto della concentrazione
dell’attenzione. Dobbiamo faticare a lungo, aspettare pazientemente finché ciò
che è naturale venga rimpiazzato da ciò che è dono della grazia.
È meglio che ciascuno non pensi mai di aver raggiunto qualcosa, ma consideri
sempre se stesso come povero, nudo, cieco e indegno.
COLLABORATORI DI DIO
Il Signore vede i
tuoi bisogni e i tuoi sforzi e tenderà una mano per venirti in aiuto. Ti
sosterrà e ti renderà saldo come un soldato ben armato e pronto ad andare in
battaglia. Non ci può essere sostegno migliore del suo. Il pericolo maggiore è
che l’anima si consideri capace di trovare in se stessa questo aiuto: in tal
caso perderà tutto, il male tornerà a dominarla, si eclisserà la luce che
luccicava ancora debolmente e si estinguerà la fiammella che bruciava appena.
L’anima deve rendersi conto di quanto sia impotente da sola; perciò, senza
attendersi nulla da se stessa, si prosterni umilmente davanti a Dio, e
riconosca nel profondo di non essere nulla. Solo allora la grazia, che è
onnipotente, da questo nulla potrà creare tutto. Colui che in assoluta umiltà si
affida nelle mani di Dio misericordioso, attira a sé il Signore e diventa forte
della sua forza.
Pur dovendoci aspettare tutto da Dio e nulla da noi stessi, cionondimeno
dobbiamo sforzarci con tutte le nostre capacità per creare qualcosa che possa
ricevere l’aiuto divino e che possa essere avvolto dalla potenza di Dio. La
grazia è già presente in noi, ma inizia ad agire solo dopo che noi stessi
abbiamo agito, colmando la nostra impotenza con la sua potenza. Perciò decidi
fermamente l’umile offerta della tua volontà a Dio, dopodiché inizia ad agire
senza esitazione e senza riserve.
LO
SPIRITO DELLA GRAZIA E LO SPIRITO FARISAICO
Quando intraprendi
uno sforzo particolare, non concentrare il cuore e la mente su di esso, ma
consideralo come secondario:
apriti alla grazia di Dio in una resa incondizionata a Lui, come un recipiente
vuoto pronto a riceverlo. Chiunque trovi grazia, la trova per mezzo della fede e
dello zelo, dice S.Gregorio il Sinaita, e non per mezzo dello zelo soltanto.
Per quanto ci diamo da fare a lavorare sodo, finché trascuriamo di arrenderci a
Dio, non riusciremo mai ad attirarci la grazia di Dio, e i nostri sforzi non
produrranno in noi l’autentico spirito della grazia bensì lo spirito farisaico.
La grazia è l’anima della lotta. I nostri sforzi saranno giustamente orientati
finché conserviamo in noi l’umiltà, la contrizione, il timore di Dio, la
devozione per Lui e la consapevolezza della nostra dipendenza dall’aiuto divino.
Se ci compiacciamo di noi stessi e siamo contenti dei nostri sforzi, è segno che
non li stiamo compiendo nel modo giusto o che siamo privi di sapienza.
LA
VERA VITA CRISTIANA È
LA VITA DELLA GRAZIA
La vita è la forza per agire; la vita spirituale è la forza per agire
spiritualmente, secondo la volontà di Dio. L’uomo ha perso questa forza, perciò,
finché essa non è ristabilita in lui, non può vivere spiritualmente,
indipendentemente dal suo desiderio di farlo: per questo motivo il flusso della
grazia nell’anima di un credente è essenziale per una vita cristiana autentica.
La vera vita cristiana è la vita della grazia. Ciascuno può prendere delle
decisioni riguardanti la propria vita di fede, ma quanto all’essere in grado di
agire in base ad esse, è necessario che la grazia sia unita al suo spirito.
Quando c’è questa unione, la forza morale, che fino ad allora appariva solo
temporaneamente assieme ai primi entusiasmi, si imprime nel suo spirito e vi
rimane per sempre. Questo ripristino della forza morale dello spirito è
provocato dall’azione rigenerante del battesimo, attraverso il quale vengono
concesse all’uomo la giustificazione e la forza di agire « secondo Dio nella
giustizia e nella santità autentiche » (Ef 4,24).
LE
VERITÀ INCISE DAL DITO DI DIO
Mi scrivi che a
volte, durante la preghiera, sopraggiunge da sola, da una fonte ignota, la
soluzione a qualche problema che ti angustiava nella tua vita spirituale. Ciò è
bene: è l’autentico modo cristiano di essere ammaestrati dalla verità di Dio. In
questo caso si adempie la promessa: « E tutti saranno ammaestrati da Dio » (Gv
6,45). E così è realmente: le verità vengono incise nel cuore dal dito di Dio e
lì rimangono, salde e indelebili. Non trascurare queste verità che Dio stesso
incide ma mettile per iscritto.
PURIFICANDO LA SORGENTE
Per purificare e guarire l’uomo, la grazia
divina comincia innanzitutto a consacrare a Dio la sorgente e la fonte di tutte
le attività umane. In altre parole la grazia fa convergere la coscienza
dell’uomo e la sua libera volontà su Dio, cosicché, usando questo come punto di
partenza, può ottenere in seguito la guarigione di tutte le facoltà dell’uomo
attraverso il loro stesso movimento: essendo stata sanata e santificata la
sorgente, di conseguenza anche tutte le facoltà che derivano da questa vengono
mano a mano purificate dall’unica fonte.
IL CAMMINO NELLA VITA DELLA GRAZIA
Ecco un riassunto
delle pratiche che aiutano a rafforzare nel bene le facoltà dell’anima e del
corpo e che permettono alla vita della grazia nello spirito di bruciare sempre
più intensamente. Secondo lo zelo e gli sforzi dell’uomo che si consacra a Dio,
la grazia entrerà in lui sempre più profondamente con la sua potenza,
santificandolo e impossessandosene. Ma non ci si può e non ci si deve fermare
qui: questo è ancora solo un seme, un punto di partenza. Questa luce di vita
deve andare più lontano e, permeando l’intera sostanza dell’anima e del corpo,
deve santificarli proclamandoli sua proprietà; sradicando la passionalità
estranea e innaturale che attualmente ci domina, deve innalzare l’anima e il
corpo al loro stato puro e naturale. La luce non deve restare chiusa in se
stessa, ma effondersi su tutto il nostro essere con tutti i suoi poteri.
Ma poiché questi poteri sono inquinati da ciò che è innaturale, il puro spirito
di grazia, quando arriva al cuore, non può entrare immediatamente in essi poiché
l’impurità gli sbarra l’accesso.
Dobbiamo quindi creare qualche canale tra lo spirito della grazia che è
in noi e i nostri poteri, così che lo spirito possa scorrere in essi e guarirli,
come le medicazioni guariscono le piaghe sulle quali vengono applicate.
E’ chiaro che, per essere efficaci, tutti questi canali da un lato devono
possedere i caratteri e le qualità di ciò che ha un’origine divina e celeste,
dall’altro devono venire perfettamente adattati ai nostri poteri, alla loro
configurazione e al loro scopo. Altrimenti non potranno agire come autentici
canali di grazia, né i nostri poteri saranno in grado di riceverne guarigione.
Tali devono essere perciò l’origine e le qualità interiori di questi mezzi di
guarigione. Quanto alla loro apparenza esterna, non possono essere altro che
attività, esercizi, lavori: essi sono infatti applicati a facoltà umane, il cui
carattere distintivo è l’azione.
Ecco quindi quali sono le attività e gli esercizi che fungono da mezzi di
guarigione dei nostri poteri e che li riconducono alla loro purezza ed integrità
perduta:
- digiuni
- lavoro
- veglie
- solitudine
- fuga dal mondo
- padronanza dei sensi
- lettura della Scrittura e dei santi Padri
- assiduità in chiesa
-
confessione e comunione frequenti.
I
DUE MOVIMENTI DELLA LIBERA VOLONTÀ
Quando siamo
ispirati dalla grazia è impossibile non esserne coscienti, ma è possibile
non prestarvi l’attenzione dovuta; così, dopo aver vissuto per un po’ in questo
stato ispirato, ricadiamo nel solito giro di attività dell’anima e del corpo.
Questo stimolo della grazia non porta a termine la conversione del peccatore, la
avvia soltanto: resta poi da lavorare su se stessi, ed è un lavoro molto
complicato. Ma tutto quello che riguarda questo lavoro può essere compiuto in
due movimenti della libera volontà: la conversione del mondo esteriore al
proprio essere interiore e la successiva conversione da se stessi a Dio. Con il
primo movimento l’uomo riacquista la padronanza di sè che aveva perduto e con il
secondo presenta se stesso in offerta a Dio, una libera offerta di olocausto.
Con il primo decide di abbandonare il peccato, con il secondo si avvicina a Dio
e promette di appartenere unicamente a Lui per tutti i giorni della propria
vita.
L’AZIONE DELLA GRAZIA ABBRACCIA TUTTO
Prima della
nascita della vita interiore, prima della manifestazione tangibile dell’azione
della grazia e dell’unione con Dio capita spesso che l’uomo continui ad agire di
propria iniziativa, fin dove le forze glielo permettono. Quando però è sfinito
per il fallimento dei suoi sforzi, allora abbandona finalmente la propria
attività e si offre con cuore indiviso all’azione della grazia che abbraccia
tutto. Il Signore lo visita nella sua misericordia e accende in lui il fuoco
interiore della vita spirituale, e l’uomo esperimenta che non sono stati i suoi
sforzi precedenti a compiere questa grande trasformazione. Del resto, anche la
scomparsa più o meno frequente della grazia divina gli fa capire che neanche il
mantenimento di questo fuoco dipende dai suoi sforzi.
Anche la comparsa frequente di buoni pensieri e di buone intenzioni, l’essere
ripieno di spirito di preghiera
— senza sapere come né
quando
— convincono per
esperienza l’uomo che tutto questo bene è possibile per lui solo attraverso
l’azione della grazia divina, che è sempre presente in lui grazie alla
misericordia del Signore che salva tutti quelli che cercano la salvezza. Egli
offre se stesso al Signore e il Signore soltanto agisce in lui. L’esperienza
mostra che l’uomo riesce in qualcosa solo quando si affida interamente a Dio:
allora non ritorna più indietro, ma cerca di conservare questa grazia in tutti i
modi possibili.
Quelli che amano le teorie sono terribilmente preoccupati dal problema della
relazione tra grazia e libera volontà. Per chiunque abbia la grazia in sé,
questo problema è risolto dall’esperienza. Chi porta la grazia nel proprio
cuore, si arrende completamente all’azione della grazia ed è la grazia ad agire
in lui. Per lui questa verità è più evidente non solo di qualunque verità
matematica, ma anche di qualunque esperienza della sua vita esteriore, perché ha
già cessato di vivere fuori di sé ed è interamente concentrato all’interno. Ora
egli ha un’unica preoccupazione: essere sempre fedele alla grazia che è presente
in lui. L’infedeltà offende la grazia e ne causa la scomparsa o la diminuzione.
L’uomo testimonia la sua fedeltà alla grazia o al Signore non permettendo
— né con pensieri, né
con sentimenti, né con azioni, né con parole
— nulla che sappia
contrario alla volontà del Signore. E viceversa non trascura alcun lavoro o
alcuna impresa che sappia voluta da Dio, a giudicare dal corso degli eventi e
dai suggerimenti fornitigli dai suoi desideri e impulsi interiori. Questo a
volte richiede molta fatica, autocostrizione, rinuncia a se stesso, ma egli è
contento di sacrificare tutto al Signore, perché dopo ognuno di questi sacrifici
riceverà una ricompensa interiore: pace, gioia, e un particolare coraggio nella
preghiera.
Questi gesti di fedele devozione alla grazia, uniti alla preghiera
— che a questo punto è
già continua
— provocano l’aumento
in fervore e in calore del dono della grazia. Quando un fuoco viene acceso, è
necessario il movimento dell’aria per mantenere accesa la fiamma e
incrementarla: esattamente allo stesso modo, quando si accende il fuoco della
grazia nel cuore, la preghiera diventa necessaria perché agisce come una
corrente d’aria spirituale nel cuore.
Che cos’è la preghiera? E’ l’incessante
rivolgersi della mente verso il Signore nel cuore, è il continuo restare davanti
a Dio con la mente nel cuore, accompagnato o meno da invocazioni a Lui, ma con
nel cuore solo sentimenti di devozione e di resa pentita a Lui. In questa
attività, o meglio, in questa disposizione della mente, risiede lo strumento più
adatto per mantenere vivo il calore del cuore e l’intera disciplina interiore,
per disperdere i pensieri malvagi e inutili, per consolidare i pensieri e le
iniziative meritevoli. I pensieri e le intenzioni buone vengono, l’uomo va più a
fondo nella preghiera e in base al loro rafforzarsi durante la preghiera o al
loro scomparire, egli può sapere se questi pensieri e queste iniziative sono
gradite o meno a Dio. Quando sopraggiungono i cattivi pensieri, o quando
qualcosa inizia a turbare l’anima, l’uomo si sprofonda nuovamente nella
preghiera, senza prestare attenzione a quello che sta succedendo in lui, e i
pensieri malvagi svaniscono. Così facendo, la preghiera interiore si impone come
la principale forza motrice in lui e come il legislatore della sua vita
spirituale. Non c’è quindi da stupirsi se tutti i consigli negli scritti dei
Padri mirano prevalentemente ad insegnarci come pregare interiormente il Signore
nel modo migliore.
DUE
TAPPE NELLA PREGHIERA. IL MARTIRIO INTERIORE
Quando facciamo il
primo passo nel cammino della preghiera, preghiamo unicamente con i nostri
sforzi. Indubbiamente la grazia del Signore aiuta chiunque preghi con sincerità,
ma non rivela la sua presenza. Durante questo periodo, le passioni nascoste nel
cuore iniziano ad agire e conducono l’uomo che prega ad un martirio nel quale le
sconfitte e le vittorie si alternano costantemente e nel quale la libera volontà
dell’uomo e la sua debolezza vengono messe in chiara evidenza.
Durante il secondo periodo, la grazia di Dio fa sentire tangibilmente la sua
presenza e la sua azione, unendo la mente con
il cuore e rendendo possibile la preghiera senza distrazioni né fantasticherie,
ma con un cuore pieno di calore e di lacrime. A questo punto i pensieri morbosi
perdono il loro potere di sopraffare la mente.
La prima tappa nella vita di preghiera può essere paragonata agli alberi spogli
durante l’inverno; la seconda, agli stessi alberi coperti di foglie e di gemme
risvegliate dal calore primaverile. In entrambe le fasi il pentimento deve
costituire l’anima e lo scopo della preghiera. Come ricompensa per il
pentimento che l’uomo offre mentre procede ancora con i propri sforzi, Dio
concede, nel momento che ritiene opportuno, un pentimento pieno di grazia; e lo
Spirito Santo, che è entrato nell’uomo, « intercede per lui con gemiti
inesprimibili... intercede per i santi secondo la volontà di Dio » che Lui solo
conosce (Rm 8,26-27).
Da tutto questo risulta abbastanza chiaramente che la ricerca del principiante
per raggiungere il luogo del cuore
— cioè i suoi
tentativi prematuri di accendere l’azione sensibile della grazia
— costituiscono
gravissimo errore perché pervertono l’ordine necessario e la struttura
dell’essenza della preghiera. Un simile tentativo è dovuto all’orgoglio e alla
follia. Così come non è cosa buona per principiante far uso delle pratiche
consigliate dai santi Padri per i monaci provati e per gli esicasti.
IL
POTERE STIMOLANTE DELLA GRAZIA
Lavora, datti da
fare, cerca e troverai, bussa e ti sarà aperto, non lasciarti andare e non
scoraggiarti. Ma nello stesso tempo ricordati che questi sforzi non sono niente
di più che tentativi da parte nostra di attirarci la grazia: essi non sono la
grazia, che invece dobbiamo continuare a cercare. Ciò che più ci manca
è proprio il
potere stimolante della grazia. È molto significativo il fatto che, quando
ragioniamo o preghiamo o facciamo qualcos’altro di questo genere, è come se
stessimo spingendo dall’interno nel nostro cuore qualcosa di estraneo. È quello
che a volte succede: i nostri pensieri o le nostre preghiere producono
un’impressione in noi e il loro effetto scende nel cuore fino ad una certa
profondità; ma poi, dopo un po’, questa impressione viene nuovamente scacciata
— come un bastone
immerso verticalmente nell’acqua viene spinto nuovamente in superficie
— a motivo di una
specie di opposizione del cuore che è disobbediente e non abituato a queste
cose. Subito dopo, la freddezza e la durezza s’impadroniscono nuovamente
dell’anima: prova certa che non si è trattato di un’azione della grazia, ma
solo dei risultati del nostro lavoro e dei nostri sforzi; non fermarti ad
essi come se fossero ciò che cercavi: questa è una pericolosa illusione, è
altrettanto pericolosa che il pensare che vi sia del merito in queste fatiche e
che la grazia deve ricompensarlo. Niente affatto: questi sforzi sono solo la
preparazione necessaria per ricevere la grazia, ma il dono dipende unicamente
dalla volontà del Datore. Perciò, usando attentamente tutti i mezzi già
ricordati, colui che è in ricerca deve sempre camminare nell’attesa di una
visita di Dio il quale non avverte prima di arrivare e giunge da dove non lo
attendiamo.
Il lavoro interiore di trasformazione della nostra vita e del nostro carattere
inizia realmente solo quando sopraggiunge questo stimolante potere della grazia.
Senza di esso, non possiamo aspettarci una riuscita: ci possono essere solo
tentativi infruttuosi. S. Agostino rende testimonianza a questo, perché si
sforzò a lungo da solo, ma ottenne la padronanza di sé solo quando fu invaso
dalla grazia. Lavora quindi con attesa fiduciosa: la grazia verrà a mettere a
posto ogni cosa.
LA
GRAZIA RIPORTA TUTTO ALL’UNITÀ
Finché gli sforzi
dello spirito sgorgano in noi spasmodicamente, prima l’uno e poi l’altro, ora
da una parte e ora dall’altra, rimangono privi di vita. Ma quando la potenza
superiore della grazia divina, inondando lo spirito, riconduce all’unità tutti
questi intrecci di sforzi dispersi, allora si accende il fuoco della vita
spirituale.
SERPENTI E NUVOLE OSCURE
Quando la grazia
non dimora nell’uomo, i demoni si attorcigliano come serpenti nel profondo del
cuore, impedendo assolutamente all’anima di desiderare il bene; ma quando la
grazia penetra nell’anima, allora questi demoni vengono spazzati via come nuvole
oscure e si trasformano in passioni morbose o in distrazioni, con l’intento di
oscurare il ricordo di Dio e di distogliere la mente dal dialogo con la grazia.
LE
ILLUSIONI DEL DIAVOLO E LA GRAZIA DI DIO: COME DISTINGUERLI
Nessuno, se sente
un peccatore che racconta notizie prodigiose sull’azione dello Spirito, sia
esitante o turbato nel pensiero, credendo che l’azione di cui ha sentito parlare
sia opera di demoni, un’illusione. Bisogna cacciar via ogni pensiero blasfemo
come questo. No! L’azione dell’illusione non è questa, non si presenta con
questi attributi. Dimmi una cosa: è mai possibile che il diavolo, l’avversario e
l’assassino dell’uomo, possa diventare il suo medico? È mai possibile che il
diavolo riunisca le parti e le facoltà dell’uomo disperse dal peccato, che le
liberi dal dominio del peccato, che le conduca fuori dalla condizione di
contraddizione e di guerra civile per portarle alla pace santa del Signore? È
mai possibile che il diavolo liberi l’uomo dal profondo abisso della sua
ignoranza di Dio e gli doni la conoscenza viva di Dio, basata sull’esperienza e
che non richiede ulteriori prove esterne? È mai possibile che il diavolo
predichi e spieghi nei dettagli cose riguardanti il Salvatore, che predichi e
spieghi in che modo possiamo avvicinarci a Dio attraverso il pentimento? È mai
possibile che il diavolo ristabilisca nell’uomo l’immagine perduta, che
ripristini la somiglianza con Dio che è stata distorta? È mai possibile che il
diavolo faccia gustare il sapore della povertà spirituale e, assieme ad esso,
quello della resurrezione, del rinnovamento e dell’unione con Dio? È mai
possibile che il diavolo innalzi l’uomo all’altezza della comunione con Dio, una
comunione nella quale l’uomo diventa un nulla, senza pensieri, senza desideri,
interamente immerso in un silenzio estasiato? Questo silenzio è l’assorbimento
di tutti i poteri di un essere umano: essi sono tutti rivolti verso Dio e
scompaiono di fronte alla sua infinita maestà.
L’illusione agisce in un modo e Dio in un altro, Dio che è l’onnipotente Signore
dell’uomo, Dio che è stato ed è il suo Creatore. Egli che ha creato e ricrea,
non rimarrà sempre il Creatore? Perciò ascolta, fratello carissimo, in che cosa
l’azione dell’illusione differisce dall’azione divina.
L’illusione
— quando si avvicina
all’uomo nei pensieri o in sogno, con qualche idea sottile, attraverso qualche
apparizione percepibile con gli occhi, o attraverso una voce dall’alto udibile
dalle orecchie
— non si avvicina mai
come Signore assoluto, ma sempre come un incantatore che cerca di farsi
accettare dall’uomo e di acquistare potere da questa accettazione. L’azione
dell’illusione, sia dentro che fuori dall’uomo, è sempre un’azione che proviene
dall’esterno e che l’uomo può respingere. L’illusione all’inizio lascia sempre
qualche dubbio nel cuore: solo coloro che sono stati conquistati definitivamente
l’accettano senza problemi. L’illusione non riunifica mai l’uomo diviso dal
peccato, non ferma le rivolte del sangue, non conduce l’asceta al pentimento,
non lo rende piccolo ai propri occhi; al contrario, infiamma l’immaginazione,
incoraggia gli accessi d’ira, provoca all’uomo una gioia insipida e avvelenata,
lo lusinga sottilmente, gli ispira compiacimento di sé e instaura nel suo cuore
un idolo: l’Io!
L’UNIONE DELLA MENTE E DEL CUORE E LA LORO IMMERSIONE IN DIO
L’azione divina non è qualcosa di materiale: è invisibile, inaudibile, inattesa,
inimmaginabile, inspiegabile con analogie prese da questo mondo. La sua venuta e
la sua azione in noi sono un mistero. Dapprima mostra all’uomo il suo peccato,
ingigantendolo ai suoi occhi e tenendo sempre sotto il suo sguardo l’orrore del
peccato. Portando l’anima all’autocondanna, l’azione divina gli mostra la caduta
dell’uomo, questo terribile, cupo, profondo abisso nel quale l’uomo cade tramite
il peccato del nostro primo padre. Successivamente, poco alla volta, l’azione
divina concede all’uomo di aumentare l’attenzione e la contrizione del cuore
nella preghiera. Avendo preparato in questo modo il recipiente
— cioè il cuore
dell’uomo
— essa tocca le parti
disperse con un gesto improvviso, inatteso, immateriale ed esse riacquistano
l’unità. Chi le ha toccate? Non so spiegarlo: non vedo nulla, non odo nulla, ma
avverto e sento un improvviso cambiamento dentro di me, dovuto ad un’azione
onnipotente. Il Creatore ha agito ora nel rinnovamento, così come aveva agito un
tempo nella creazione. Dimmi una cosa: il corpo di Adamo, fatto di polvere,
ancora giacente davanti a Dio e privo di un’anima, poteva forse avere una
nozione della vita o qualche sensazione? Quando fu improvvisamente vivificato
dal soffio di vita, poteva forse stabilire se accettano o rifiutano? L’Adamo
creato si sentì improvvisamente vivente, pensante, desiderante. La nuova
creazione è compiuta con la stessa istantaneità. Il Creatore era e rimane il
Sovrano assoluto:
egli agisce con autorità, in modo soprannaturale, ben al di là di qualsiasi
pensiero o concezione, con delicatezza infinita: agisce spiritualmente e non
materialmente.
Ha toccato con la sua mano tutto il mio essere, e subito la mia mente, il mio
cuore, tutto il mio corpo furono riuniti, composti in un’unità singola ed
omogenea. Sono stati immersi in Dio e in Dio rimarranno finché l’invisibile,
incomprensibile, onnipotente mano di Dio li tratterrà.
TRE
TIPI DI DESIDERIO: MENTALE, COMPASSIONEVOLE, ATTIVO
Chi ha
cercato l’aiuto della grazia e ne avverte ora la presenza, dev’essere fermamente
deciso non solo a correggersi, ma anche ad iniziare a farlo immediatamente.
Questo desiderio di correggersi lo ha già guidato in tutti i suoi sforzi
preliminari, ma c’è sempre da aggiungere qualcosa per portarlo a compimento. Ci
sono infatti diversi tipi di desiderio.
C’è il desiderio mentale: la mente
richiede qualcosa e l’uomo produce lo sforzo; questo desiderio presiede al
lavoro preliminare.
C’è poi il desiderio compassionevole: questo nasce sotto
l’influenza degli affetti e dei sentimenti indotti dalla grazia.
C’è infine il desiderio attivo: è il consenso della volontà ad iniziare
immediatamente il compito di rialzarsi dalla condizione in cui si è caduti.
Aiutato dalla grazia di Dio,
adesso devi cominciare.